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lunedì 4 febbraio 2008
Tutti a Roma il 23 febbraio per le unioni civili!
Care e cari, vi scrivo nuovamente per ricordarvi che sabato 23 febbraio alle ore 10.30 la Linfa, Lega italiana nuove famiglie, sta organizzando un'importante iniziativa sulle unioni civili chiamata "un Politico per Due" presso la Sala delle Conferenze dell'Authority per la Privacy di Piazza Montecitorio 123A. Ogni politico (parlamentari e segretari di partito) "adotterà" simbolicamente una coppia consegnandole un certificato di Unione Civile e impegnandosi pubblicamente a farlo diventare, al più presto, da simbolico a reale. Dato il delicato momento politico che apre lo scenario delle elezioni anticipate sara' importante capire chi nella prossima legislatura sara' a favore delle unioni civili e chi contro. Per questo chiediamo il massimo impegno da parte vostra per partecipare a questa iniziativa e per portare gente. Chiunque puo' partecipare, singoli coppie, famiglie. E' importante che dimostriamo di essere in tanti per chiedere che i diritti civili siano riconosciuti anche nel nostro Paese. Tutte le informazioni anche per i vostri amici e conoscenti sono disponibili sul sito www.linfa.tv Per qualsiasi richiesta o informazione, scrivere a: presidente@linfa. tv Contiamo nella vostra partecipazione. Un caro saluto Alessandro Zan Presidente nazionale Linfa Lega Italiana Nuove Famiglie presidente@linfa. tv
martedì 4 dicembre 2007
GRUPPO EVERYONE: "ABBIAMO POCHE ORE PER SALVARE LA VITA A MAKWAN"

COMUNICATO STAMPA
4 dicembre 2007
IRAN, GIOVANISSIMO GAY A MORTE
GRUPPO EVERYONE: “ABBIAMO POCHE ORE PER SALVARE LA VITA A MAKWAN”
AL VENTUNENNE OMOSESSUALE ERA STATA SOSPESA LA SENTENZA DI MORTE DUE
SETTIMANE FA, DOPO LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE “FIORI PER LA VITA IN
IRAN” CONDOTTA DA EVERYONE. IL CASO E’ STATO PERO’ RIESAMINATO DAI
GIUDICI IRANIANI E LA CONDANNA CONVALIDATA. L’ESECUZIONE E’ FISSATA A
GIORNI. L’APPELLO STRAZIANTE DELLA FAMIGLIA: “SALVATE IL NOSTRO
MAKWAN”
IL GRUPPO EVERYONE CHIEDE L’INTERVENTO IMMEDIATO DEL GOVERNO ITALIANO
E DEL PARLAMENTO EUROPEO, NONCHE’ DI TUTTA LA SOCIETA’ CIVILE, E
LANCIA LA CAMPAGNA “CUORI PER LA VITA DI MAKWAN”
Makwan Moloudzadeh ha ventun anni (è nato il 31 marzo 1986) ed è stato
condannato a morte per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia)
secondo il Codice Penale iraniano, che prevede la pena capitale.
Stando alla motivazione addotta dal Governo Iraniano, il giovane,
all’età di 13 anni, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali con un
altro ragazzo.
Makwan, che era stato oggetto della campagna internazionale “Fiori per
la vita in Iran” lanciata dal Gruppo EveryOne (www.everyonegroup. com)
– con centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente
Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e
progressista –, aveva ottenuto, il 15 novembre scorso, la sospensione
della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia
iraniano, l’Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva
definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso
dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah, nell’Iran
dell’ovest, e successivamente confermata l’1 agosto – “una violazione
dei precetti islamici e delle leggi morali terrene”.
Nella serata di oggi 3 dicembre la famiglia di Makwan ha contattato
telefonicamente Ahmad Rafat, giornalista di AKI – ADN Kronos
International e membro del Gruppo EveryOne, dando l’allarme: il caso
di Makwan è stato riesaminato dall’Autorità Giudiziaria di Teheran, e
ieri, domenica 2 dicembre, è arrivata la drammatica sentenza presso il
carcere di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo.
“E’ necessaria un’azione internazionale di protesta immediata, che
coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la
società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere
che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato
condannato è la sua omosessualità “. E’ l’appello lanciato da Roberto
Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne,
che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal
Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh. “Abbiamo sperato
che l’Iran avesse mostrato compassione per Makwan” continuano “ma la
campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT
in tutto il mondo è rimasta inascoltata. Ci si stupisce inoltre di
come qualcuno, anche sulla stampa internazionale, abbia definito
‘child offender’ Makwan, che era egli stesso un bambino quando amò un
coetaneo.”
“I familiari di Makwan sono sconvolti” afferma Ahmad Rafat di
EveryOne. “Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, per Makwan,
perché i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il
momento del’esecuzione solo la sera prima della stessa.”
Il Gruppo EveryOne chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed
e-mail al Ministro della Giustizia e al Presidente dell’Iran. Su ogni
cartolina va disegnato un cuore e scritto “Noi amiamo Makwan. Makwan è
innocente e deve vivere”. Una campagna d’amore, quella rilanciata da
EveryOne, perché in Iran chi ama in modo diverso – i gay e le lesbiche
– è considerato un criminale e subisce le pene più terribili, fino a
quella di morte.
“Abbiamo pochissimo tempo” concludono i leader di EveryOne Malini,
Pegoraro e Picciau. “Agite subito, chiedete ad amici e conoscenti di
inviare alle autorità iraniane quante più lettere e cartoline
possibile, perché i giudici e il presidente della Repubblica Islamica
devono sapere che uccidono un innocente, che ogni anno imprigionano,
torturano e uccidono migliaia di innocenti.”
Per il Gruppo EveryOne : Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario
Picciau, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Arsham Parsi, Christos
Papaioannou, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Alessandro
Matta
Per maggiori informazioni:
Gruppo EveryOne
(+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup. com :: info@everyonegroup. com
Ecco a chi inviare cartoline, lettere, fax ed e-mail:
Head of the Judiciary
His Excellency Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi
Ministry of Justice, Panzdah Khordad (Ark) Square, Tehran, Islamic
Republic of Iran
Email: info@dadgostary- tehran.ir
(In the subject line: FAO Ayatollah Shahroudi)
Fax: 011 98 21 3390 4986
(If the call is not answered first time, please keep trying. When it
is answered, say “fax please”.)
Leader of the Islamic Republic
His Excellency Ayatollah Sayed Ali Khamenei, The Office of the Supreme
Leader Islamic Republic Shahid Keshvar Doust Street, Tehran, Islamic
Republic of Iran
Email: info@leader. ir
President His Excellency Mahmoud Ahmadinejad – The Presidency
Palestine Avenue, Azerbaijan Intersection, Tehran, Islamic Republic of Iran
Fax: 011 98 21 6 649 5880
Email: dr-ahmadinejad@ president. ir
E-mail: via web: http://www.presiden t.ir/email/
Speaker of Parliament
His Excellency Gholamali Haddad Adel Majles-e Shoura-ye Eslami
Baharestan Square, Tehran, Islamic Republic of Iran
Fax: 011 98 21 3355 6408
Email: hadadadel@majlis. ir
Presidente del Majlis-e Shoura-e Islami (Assemblea consultiva islamica):
hadadadel@majlis. ir
Embassy of Iran in UK
info@iran-embassy. org.uk
Ambassy of Iran in Turkey
Tehran Street, No.10 Davaklidere, Ankara - Turkey P.O.Box: 33
Fax +90-312 4632823
Email: iranembassy@ hotmail.com e info@iran-embassy. org.uk
Ambasciata Iran in Italia
Via Nomentana, 361-363
00162 Roma (RM)
Fax. 06 86328492
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APPELLI,
DIRITTI UMANI,
omofobia
venerdì 30 novembre 2007
APPELLO DI AMNESTY CONTRO LA TORTURA DEGLI OMOSESSUALI IN ARABIA
Amnesty International è venuta a conoscenza del fatto che due uomini sono stati condannati, da una Corte di al-Baha nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, a 7000 frustate ciascuno con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali. Un terzo uomo sembra sia stato condannato, sempre dalla stessa Corte, a 450 frustate per reati legati alla droga.
Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che sono detenuti a causa del loro orientamento sessuale. La punizione inflitta a questi uomini è considerata una tortura.
La fustigazione è utilizzata in Arabia Saudita per punire un certo numero di reati fra i quali quelli sessuali. Può fra l’altro essere utilizzata a discrezione del giudice in alternativa o in aggiunta ad altre punizioni.
La condanna può essere eseguita infliggendo la pena con un numero variabile di frustate (da una dozzina a qualche migliaio), che di solito vengono inflitte in più riprese, in un intervallo compreso tra le due settimane e un mese.
L’Arabia Saudita è Stato parte della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT) e perciò viola gli obblighi del trattato imponendo pene che contravvengono anche al diritto consuetudinario.
firma l’appello
Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che sono detenuti a causa del loro orientamento sessuale. La punizione inflitta a questi uomini è considerata una tortura.
La fustigazione è utilizzata in Arabia Saudita per punire un certo numero di reati fra i quali quelli sessuali. Può fra l’altro essere utilizzata a discrezione del giudice in alternativa o in aggiunta ad altre punizioni.
La condanna può essere eseguita infliggendo la pena con un numero variabile di frustate (da una dozzina a qualche migliaio), che di solito vengono inflitte in più riprese, in un intervallo compreso tra le due settimane e un mese.
L’Arabia Saudita è Stato parte della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT) e perciò viola gli obblighi del trattato imponendo pene che contravvengono anche al diritto consuetudinario.
firma l’appello
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Urjent Action - Help Stop deportation of gay Iranian from the US
To Whom It May Concern
IRQO is an international, non-profit, queer human rights organization based in
Toronto, Canada with key workers in Europe and Iran. IRQO helps Iranian gay,
lesbian, bisexual and transgendered refugees all over the world. We help when
Iranian lesbians or gay men who are threatened with deportation back to Iran.
We also help Iranian LGBTs (lesbian, gay, bisexual, transgender) obtain asylum
in friendly countries.
Iranian who are homosexuals are a uniquely identified group who are severely
looked down upon and subject to mistreatment and humiliation, including
torture at the hands of the current Islamic Republic of Iran for their sexual
orientation. Homophobia runs deep into the Iranian government policies and
homosexuality is considered a criminal act, punishable by lashing, hanging,
stoning, cutting in half by a sword, or other methods of torture.
However, IRQO believes in a brighter future and would not let the hatred stop
us from achieving our hopes of becoming useful members of society.
Hassan Parhizkar is a homosexual Iranian national, currently in the USA and
being threatened with being deported back to Iran by ICE [Immigration and
Customs Enforcement]
IRQO is deeply concerned that Hassan Parhizkar would be subject to torture and
would face the death penalty upon his deportation to Iran on account of his
homosexuality. The U.S. Government’s action in deporting Mr. Parhizkar to Iran
is clearly prohibited by the United Nations Convention Against Torture and
Other Forms of Cruel, Inhuman, or Degrading Treatment, ratified by the United
States in 1992, and by congressionally enacted policy giving effect to CAT. As
the United States congress made clear, it is the policy of the United States
not to:
Expel, extradite, or otherwise effect the involuntary return of any person to
a country in which there are substantial grounds for believing the person
would be in danger of being subjected to torture, regardless of whether the
person is physically present in the United States.
The signataries of this letter do so in testimony and support of Hassan
Parhizkar’s request for relief from the U.S. government to stop his
deportation to Iran and for acceptance of his deferred action request as
witnesses for the tortures and persecution suffered by Iranian gay and lesbian
nationals by the Islamic Republic of Iran.
Sincerely yours,
The undersigned
please sign here:
http://www.ipetitions.com/petition/ irqo-hassan
IRanian Queer Organization - IRQO
Formerly Persian Gay & Lesbian Organization - PGLO
www.irqo.net
info@irqo.net
tel: 001-416-548- 4171
IRQO is an international, non-profit, queer human rights organization based in
Toronto, Canada with key workers in Europe and Iran. IRQO helps Iranian gay,
lesbian, bisexual and transgendered refugees all over the world. We help when
Iranian lesbians or gay men who are threatened with deportation back to Iran.
We also help Iranian LGBTs (lesbian, gay, bisexual, transgender) obtain asylum
in friendly countries.
Iranian who are homosexuals are a uniquely identified group who are severely
looked down upon and subject to mistreatment and humiliation, including
torture at the hands of the current Islamic Republic of Iran for their sexual
orientation. Homophobia runs deep into the Iranian government policies and
homosexuality is considered a criminal act, punishable by lashing, hanging,
stoning, cutting in half by a sword, or other methods of torture.
However, IRQO believes in a brighter future and would not let the hatred stop
us from achieving our hopes of becoming useful members of society.
Hassan Parhizkar is a homosexual Iranian national, currently in the USA and
being threatened with being deported back to Iran by ICE [Immigration and
Customs Enforcement]
IRQO is deeply concerned that Hassan Parhizkar would be subject to torture and
would face the death penalty upon his deportation to Iran on account of his
homosexuality. The U.S. Government’s action in deporting Mr. Parhizkar to Iran
is clearly prohibited by the United Nations Convention Against Torture and
Other Forms of Cruel, Inhuman, or Degrading Treatment, ratified by the United
States in 1992, and by congressionally enacted policy giving effect to CAT. As
the United States congress made clear, it is the policy of the United States
not to:
Expel, extradite, or otherwise effect the involuntary return of any person to
a country in which there are substantial grounds for believing the person
would be in danger of being subjected to torture, regardless of whether the
person is physically present in the United States.
The signataries of this letter do so in testimony and support of Hassan
Parhizkar’s request for relief from the U.S. government to stop his
deportation to Iran and for acceptance of his deferred action request as
witnesses for the tortures and persecution suffered by Iranian gay and lesbian
nationals by the Islamic Republic of Iran.
Sincerely yours,
The undersigned
please sign here:
http://www.ipetitions.com/petition/ irqo-hassan
IRanian Queer Organization - IRQO
Formerly Persian Gay & Lesbian Organization - PGLO
www.irqo.net
info@irqo.net
tel: 001-416-548- 4171
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domenica 21 ottobre 2007
DIRITTI UMANI IN PIAZZA
Cari amici
Il 10 dicembre cade l'anniversario della Dichiarazione Universale dei
Diritti dell'Uomo proclamata dall'ONU.
Questo documento è uno dei meno conosciuti in Italia e non è un caso
che le numerose violazioni (palesi ed occulte) che si compiono nel
nostro paese siano da ricondurre anche alla scarsa informazione in
materia.
La proposta è quella di promuovere per DOMENICA 9 DICEMBRE una
manifestazione (denominata DIRITTI UMANI IN PIAZZA) in una delle
piazze principali di Roma (eventualmente piazza del Popolo) a cui sono
invitate tutte le associazioni che hanno a cuore la promozione dei
diritti umani.
La manifestazione dovrebbe prevedere due attività principali :
1) la distribuzione gratuita alla cittadinanza della Dichiarazione
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
2) la distribuzione di materiale associativo da ciascuno stand delle
associazioni aderenti
Le associazioni aderenti sono invitate a proporre eventuali altre idee
che possono essere realizzate nell'ambito dell'iniziativa.
Al momento attuale abbiamo bisogno di conoscere quante e quali
associazioni e/o organizzazioni sono interessate ad aderire (dovremmo
conoscere non più tardi del 10 novembre quanti sono gli interessati al
fine di inoltrare la domanda di occupazione di suolo pubblico al
municipio competente).
L'UAAR può mettere a disposizione i propri gazebi alle associazioni
che non dovessero disporne.
Attendiamo un vostro riscontro
------------ --------- --------- --------- --------- -------
IL COORDINATORE DEL CIRCOLO UAAR DI ROMA
Francesco Seaverio Paoletti
roma@uaar.it - 360 0227998
Il 10 dicembre cade l'anniversario della Dichiarazione Universale dei
Diritti dell'Uomo proclamata dall'ONU.
Questo documento è uno dei meno conosciuti in Italia e non è un caso
che le numerose violazioni (palesi ed occulte) che si compiono nel
nostro paese siano da ricondurre anche alla scarsa informazione in
materia.
La proposta è quella di promuovere per DOMENICA 9 DICEMBRE una
manifestazione (denominata DIRITTI UMANI IN PIAZZA) in una delle
piazze principali di Roma (eventualmente piazza del Popolo) a cui sono
invitate tutte le associazioni che hanno a cuore la promozione dei
diritti umani.
La manifestazione dovrebbe prevedere due attività principali :
1) la distribuzione gratuita alla cittadinanza della Dichiarazione
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
2) la distribuzione di materiale associativo da ciascuno stand delle
associazioni aderenti
Le associazioni aderenti sono invitate a proporre eventuali altre idee
che possono essere realizzate nell'ambito dell'iniziativa.
Al momento attuale abbiamo bisogno di conoscere quante e quali
associazioni e/o organizzazioni sono interessate ad aderire (dovremmo
conoscere non più tardi del 10 novembre quanti sono gli interessati al
fine di inoltrare la domanda di occupazione di suolo pubblico al
municipio competente).
L'UAAR può mettere a disposizione i propri gazebi alle associazioni
che non dovessero disporne.
Attendiamo un vostro riscontro
------------ --------- --------- --------- --------- -------
IL COORDINATORE DEL CIRCOLO UAAR DI ROMA
Francesco Seaverio Paoletti
roma@uaar.it - 360 0227998
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lunedì 15 ottobre 2007
PETIZIONE ABOLIZIONE DEL REATO DI OMOSESSUALITà IN NICARAGUA
Estimad@s amig@s:
Les invitamos a sumarse con su firma a la petición de eliminación del
Arto. 204 en el código penal de Nicaragua.
Este artículo panaliza las relaciones entre personas del mismo sexo.
Nicaragua es el único país de latinoamerica que aún penaliza este tipo
de relaciones.
La dirección donde pueden firmar es la siguiente:
http://www.petitiononline.com/nicaragu/
Un abrazo a tod@s
Sam Montiel
Grupo Lesbico Nicaraguense Safo
Les invitamos a sumarse con su firma a la petición de eliminación del
Arto. 204 en el código penal de Nicaragua.
Este artículo panaliza las relaciones entre personas del mismo sexo.
Nicaragua es el único país de latinoamerica que aún penaliza este tipo
de relaciones.
La dirección donde pueden firmar es la siguiente:
http://www.petitiononline.com/nicaragu/
Un abrazo a tod@s
Sam Montiel
Grupo Lesbico Nicaraguense Safo
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martedì 25 settembre 2007
APPELLO PER LA LIBERTà IN IRAN
RICEVO E INOLTRO:
Ieri a New York il presidente Ahmadinejad, ha dichiarato agli studenti
della Columbia University, che in Iran gli omosessuali non sono
perseguitati perché in Iran non ci sono omosessuali.
Il codice penale Iraniano punisce gli atti omosessuali, così come
l'adulterio, con pene che vanno dalle 100 frustate all'impiccagione o
alla lapidazione. Sappiamo che queste leggi non rimangono sulla carta,
che vengono applicate, e che in Iran i gay e le lesbiche vengono
perseguitati, denunciati, che la polizia esegue pedinamenti e falsi
appuntamenti per arrestare persone che vengono indotte alla
confessione con la tortura e punite con le frustate o nei casi più
gravi con la morte.
Un recente rapporto dell'ILGA (International Gay and Lesbian
Association) riferisce che nel mondo sono non meno di 85 i paesi dove
l'omosessualità è criminalizzata; oltre all'Iran, in Afghanistan,
Yemen, Arabia Saudita, Emirati Araba, Nigeria, Sudan, è prevista la
pena di morte.
E' del 2006 un rapporto di OUTRAGE! dove sono riportate moltissime
testimonianze e una stima degli omicidi di stato dei gay in Iran, dai
primi anni del regime degli ayatollah ad oggi, pari a 4000.
E' necessario che gli stati europei si impongano come regola giudica
interna e come indirizzo politico comunitario di non estradare o
rimpatriare, come nel caso di Pegah, persone verso paesi dove viene
applicata la pena di morte e qualora esista anche il minimo rischio di
vita per queste persone.
Per un paese a cultura giuridica avanzata è intollerabile che persone
che non hanno commesso alcun crimine vengano punite duramente o
addirittura mandate a morte. Che venga dai paesi occidentali uno
esortazione verso l'abolizione di norme tanto ingiuste e crudeli, così
come dall'Europa è stata richiesta una moratoria sulla pena di morte.
E' necessario che si apra un confronto su questo tema tra i paesi
occidentali e i paesi a cultura islamica. Se si arrivasse ad usare la
forza nei confronti dell'Iran, per i difensori dei diritti civili
sarebbe impossibile svolgere il proprio compito, oggi già estremamente
difficile. Senza che questo comprometta ulteriormente relazioni già
tanto difficili, è importante che venga presa una ferma posizione di
abominio nei confronti della persecuzione degli omosessuali.
Arcigay Arcilesbica e Lamanicatagliata, hanno promosso un appello per
chiedere al governo italiano di adoperarsi contro le esecuzioni
capitali in Iran.
Per dare la propria adesione: http://www.dirittiu mani-iran. org/
FRANCESCA GROSSI
Segreteria Nazionale Arcilesbica
Ieri a New York il presidente Ahmadinejad, ha dichiarato agli studenti
della Columbia University, che in Iran gli omosessuali non sono
perseguitati perché in Iran non ci sono omosessuali.
Il codice penale Iraniano punisce gli atti omosessuali, così come
l'adulterio, con pene che vanno dalle 100 frustate all'impiccagione o
alla lapidazione. Sappiamo che queste leggi non rimangono sulla carta,
che vengono applicate, e che in Iran i gay e le lesbiche vengono
perseguitati, denunciati, che la polizia esegue pedinamenti e falsi
appuntamenti per arrestare persone che vengono indotte alla
confessione con la tortura e punite con le frustate o nei casi più
gravi con la morte.
Un recente rapporto dell'ILGA (International Gay and Lesbian
Association) riferisce che nel mondo sono non meno di 85 i paesi dove
l'omosessualità è criminalizzata; oltre all'Iran, in Afghanistan,
Yemen, Arabia Saudita, Emirati Araba, Nigeria, Sudan, è prevista la
pena di morte.
E' del 2006 un rapporto di OUTRAGE! dove sono riportate moltissime
testimonianze e una stima degli omicidi di stato dei gay in Iran, dai
primi anni del regime degli ayatollah ad oggi, pari a 4000.
E' necessario che gli stati europei si impongano come regola giudica
interna e come indirizzo politico comunitario di non estradare o
rimpatriare, come nel caso di Pegah, persone verso paesi dove viene
applicata la pena di morte e qualora esista anche il minimo rischio di
vita per queste persone.
Per un paese a cultura giuridica avanzata è intollerabile che persone
che non hanno commesso alcun crimine vengano punite duramente o
addirittura mandate a morte. Che venga dai paesi occidentali uno
esortazione verso l'abolizione di norme tanto ingiuste e crudeli, così
come dall'Europa è stata richiesta una moratoria sulla pena di morte.
E' necessario che si apra un confronto su questo tema tra i paesi
occidentali e i paesi a cultura islamica. Se si arrivasse ad usare la
forza nei confronti dell'Iran, per i difensori dei diritti civili
sarebbe impossibile svolgere il proprio compito, oggi già estremamente
difficile. Senza che questo comprometta ulteriormente relazioni già
tanto difficili, è importante che venga presa una ferma posizione di
abominio nei confronti della persecuzione degli omosessuali.
Arcigay Arcilesbica e Lamanicatagliata, hanno promosso un appello per
chiedere al governo italiano di adoperarsi contro le esecuzioni
capitali in Iran.
Per dare la propria adesione: http://www.dirittiu mani-iran. org/
FRANCESCA GROSSI
Segreteria Nazionale Arcilesbica
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MONITORAGGIO SULLE DISCRIMINAZIONI IN EUROPA
Con la direttiva 2000/43/CE l’Unione europea ha adottato una normativa per vietare le discriminazioni basate sulla razza o sull’origine etnica nell’ambito di occupazione, formazione, sanità, protezione sociale, istruzione e accesso a beni, servizi e alloggi. Inoltre ha anche adottato la direttiva 2000/78/CE che vieta la discriminazione per motivi di disabilità, età, religione o credo e orientamento sessuale, applicabile solo al lavoro e alla formazione.
La gran parte degli Stati membri ha cercato di adeguare la propria legislazione nazionale a queste due direttive ma, soprattutto al di fuori dell’ambito lavorativo, esistono ancora considerevoli differenze da uno Stato all’altro.
Lo scorso 4 luglio la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica on line per misurare il livello di discriminazione negli Stati membri: l’obiettivo principale è quello di voler conoscere l’opinione dei cittadini sul problema, chiedendo loro anche possibili soluzioni.
E’ possibile rispondere al questionario on line entro e non oltre il 15 ottobre 2007:
http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch
La gran parte degli Stati membri ha cercato di adeguare la propria legislazione nazionale a queste due direttive ma, soprattutto al di fuori dell’ambito lavorativo, esistono ancora considerevoli differenze da uno Stato all’altro.
Lo scorso 4 luglio la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica on line per misurare il livello di discriminazione negli Stati membri: l’obiettivo principale è quello di voler conoscere l’opinione dei cittadini sul problema, chiedendo loro anche possibili soluzioni.
E’ possibile rispondere al questionario on line entro e non oltre il 15 ottobre 2007:
http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch
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