domenica 3 agosto 2008

Ed è più che mai il 28 giugno




Bologna orgogliosa festeggia il Gay Pride

Il 28 giugno è il giorno del Gay Pride; rappresenta una data importante perchè ricorda gli scontri di “Stonewall”, in quella notte del 27 giugno 1969 in cui la polizia fece irruzione in un bar gay di New York, lo “Stonewall Inn”. Le incursioni della polizia nei bar gay e nei night club in quegli anni non erano una novità, ma qualcosa stava crescendo, nel frattempo il movimento gay assumeva una connotazione inedita, era più forte, forte di una consapevolezza inguaribilmente politica e di un senso di comunità e di appartenenza oramai irreversibile. Nessuno si sarebbe più lasciato calpestare, fu una vera e propria rivolta, una prima cosciente rivendicazione di diritti vissuta come comunità. Nasceva allora la consapevolezza politica di quella lotta, di un movimento che instancabile viveva il significato dalla parola uguaglianza, e da allora ne avrebbe domandato risposte concrete all'interno della società civile. L'anno successivo il Gay Liberation Front organizzò una marcia cui parteciparono dai 5000 ai 10000 uomini e donne e da allora in quella data si organizzano marce in tutto il mondo per festeggiare l'Orgoglio Gay, ricordando la forza spirituale e il coraggio di quella che può legittimamente definirsi minoranza oppressa. L'episodio di “Stonewall” rappresenta a pieno titolo il movimento di liberazione omosessuale; da allora il 28 giugno è stato eletto come giornata mondiale dell'orgoglio gay lesbico bisessuale e transessuale, Gay Pride. Quest'anno è Bologna ad ospitare il Pride, come 13 anni fa. Molte cose sono cambiate da allora, ma la città di Bologna è ancora il punto di riferimento della comunità glbt italiana, sede di numerose associazioni, movimenti e gruppi dotati di un'identità propria, forti di quella maturità che deriva da anni di lotta, di forza, di cambiamento. Diverse le voci, unico il coraggio. Un minuto di silenzio ricorda le vittime dell'omofobia più violenta che affligge il nostro paese, di cui 14 le vittime di omocidi a sfondo d'odio negli ultimi due anni, senza contare gli innumerevoli stupri, le violenze, le aggressioni, i suicidi, gli attacchi dal mondo delle istituzioni e delle autorità religiose, la negazione dei diritti fondamentali. La violenza più grave, ancora oggi è il peso della condanna sociale, dell'etichetta discriminatoria imposta sugli omosessuali ed i transessuali nei luoghi del quotidiano,nelle città, nei luoghi di lavoro, e ciò che è più grave nelle famiglie. É questa condanna che paralizza e mortifica la democrazia, nelle sue forme esteriori più sottili, nelle sue minacce implicite o esplicite; la paura di perdere il posto di lavoro, l'affetto degli amici e delle persone più care relega gli omosessuali ed i transessuali al silenzio, all'autocensura, di questa paura si fa gioco perchè si sente voce forte di quel silenzio imposto con l'inganno. Non mi sento di condannare gli omosessuali ed i transessuali che oggi non sono qui perchè hanno paura di essere riconosciuti in televisione, afferma Vladimir Luxuria, e ringrazio quanti sono qui a dar loro voce, forza e coraggio. Piazza Otto Agosto gremita di gente, ha sollevato la sua voce di gioia, inguaribilmente orgogliosa di avere coraggio.

GAY PRIDE 2008 BOLOGNA



..anche quest'anno eravamo al Pride!!!!!!!!!!!
festa di laicità dignità libertà!

martedì 3 giugno 2008

Festa di laicità: alla ricerca di valori comuni

Il posto delle chiese

La città di Bologna si sta preparando ad accogliere la festa dell'Orgoglio Gay, quindicesimo Pride nazionale di quel movimento che ha visto Bologna come epicentro del movimento politico di rivendicazione dei diritti della comunità GLBT del nostro paese. Nell'ambito della manifestazione sono state organizzate conferenze, mostre, rassegne che aprono al dibattito sui diritti, intese come percorso ideale di autocoscienza e rivendicazione politica. La piattaforma del movimento per i diritti continua a farsi portavoce dei tre valori fondamentali: laicità, parità, dignità. La laicità dello Stato è istato il tema specifico della rassegna organizzata a Palazzo D'Accursio, che ha visto la partecipazione straordinaria di personalità eminenti quali Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi. Durante gli incontri si è parlato di laicità partendo dalla storia europea, dalle sue radici di tolleranza, dalla libertà di critica e di scienza, fondatrice della stessa identità della cultura occidentale. Il dibattito si è aperto sul posto delle chiese entro l'orizzonte democratico, sulla libertà di espressione e sull'autonomia della politica. L'incontro, moderato da Sergio Lo Giudice, ha visto gli interventi di Sergio Staino, celebre fumettista, Erika Tomassone, pastora della Chiesa Valdese di Pisa e di Paolo Flores d'Arcais, direttore di MicroMega. Sergio Lo Giudice ha inaugurato la discussione ricordando il principio essenziale della libertà religiosa, attraverso una riflessione sui rapporti tra le diverse religioni e tra le religioni e la società civile nelle sue scelte, le sue convinzioni, i suoi spazi, nella sua espressione culturale come nel suo tessuto politico. Spesso questi spazi si sopravanzano, lasciando scoperti dei nuclei ideologici che diventano abitudine, e vengono naturalizzati in quanto tali, perchè relegati entro la stigma sociale cui si abbandonano le convinzioni religiose e morali delle minoranze, le loro forme espressive, i loro valori, i loro spazi decisionali. La società civile spesso è stata richiamata dalle autorità religiose anche sui contenuti e le forme espressive di ciò che viene proposto sul piano culturale. Ricordiamo tra tutti la rassegna Gender Bender, incentrata sulla tematica dello slittamento di genere, sull'identità di genere e l'orientamento sessuale, che ha ricevuto diversi richiami da parte della curia bolognese nelle sue passate edizioni, accusata di essere “portatrice di barbarie”. In questo senso appare estremamente importante ridefinire i concetti di democrazia, di laicità, di libertà, ristretti in uno spazio sempre più labile, precario, inquinato da un'accondiscendenza piuttosto marcata, facilmente occultata nell'indistinzione di pubblico e privato, moralità e dogma, valori morali e religione. Flores d'Arcais interviene in modo puntuale sulla definizione di laicità entro l'orizzonte democratico. La democrazia, afferma, non coincide affatto con l'imposizione della morale e dei valori della maggioranza numerica; i principi che sono alla base della democrazia garantiscono il rispetto della libertà di ciascuno, a prescindere dalla sua eventuale credenza religiosa. Non siamo di fronte ad una mera democrazia plebiscitaria, che decide su ogni aspetto della vita dei suoi cittadini in base ad una maggioranza puramente numerica: esiste una sfera inviolabile di libertà descritta nei principi delle Costituzioni che appartiene a ciascuno, su cui neanche la maggioranza può deliberare. La democrazia, inoltre, è basata sulla pari dignità di ciascun cittadino; questa parità di esprime quando ognuno porta argomenti razionali entro l'orizzonte decisionale, parlando a proprio nome, al pari di ogni altro pari. Quando invece si afferma di parlare in nome di una presunta divinità ci si pone al di fuori degli argomenti razionali basati sui fatti e si parla in nome di un presunto assoluto, imponendo un punto di vista che inavitabilemente si pone come verità assoluta, non confutabile.

sabato 17 maggio 2008

Ed è più che mai il 17 maggio: giornata mondiale contro l'omofobia

Come ogni anno la comunità GLBT internazionale celebra il 17 maggio, giornata mondiale contro l'omofobia. È il Parlamento Europeo ad istituire la ricorrenza, promossa dalla comunità internazionale su iniziativa di Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003). In seguito alla movimentazione, il 18 gennaio 2006 il Parlamento Europeo emette la risoluzione sull'omofobia proclamando una giornata mondiale da celebrarsi il 17 maggio di ogni anno, data in cui, nel 1990, l’Assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) eliminava finalmente l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali “intendendo così mettere fine a più di un secolo di omofobia medica”. Sembrano tempi lontani eppure sono passati solo 18 anni da questo riconoscimento così elementare. La risoluzione del Parlamento Europeo ribadisce inoltre la sua ferma condanna ad ogni discriminazione basata sull'orientamento sessuale e chiede agli Stati membri di proteggere le persone gay lesbiche bisessuali e transessuali da discorsi ed atti a sfondo di odio e di istigazione alla violenza, sollecitando inoltre gli stati membri ad “adottare disposizioni legislative volte a porre fine alle discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso in materia di successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità e sicurezza sociale”. Pone inoltre i suoi Stati sotto la grande responsabilità di assicurare un'uguaglianza sostanziale agli omosessuali, combattendo ogni crimine d'odio e comportamento di disprezzo e discriminazione legato all'orientamento sessuale. Se pensiamo ai passi da giganti che ha fatto il movimento per i diritti non possiamo dimenticare le sue origini e il valore di chi ha lottato in prima persona per rendere possibile oggi poter parlare di omosessualità e di diritti. Eppure c'è ancora molta strada da fare, se ancora oggi i locali gay vengono incendiati, come è successo al “Coming out” di Roma, o le sedi delle associazioni gravemente danneggiate e devastate, come è accaduto meno di un mese fa al Circolo Mario Mieli di Via Efeso a Roma. La violenza inarrestabile ed il clima di intolleranza nel nostro paese stanno crescendo, raggiungendo in questi ultimi anni un picco altissimo, rendendo quanto mai attuali e legittime le rivendicazioni della comunità gay in materia di diritti elementari. Molte le iniziative in tutta Italia, manifestazioni, film, feste, sit in informativi e mostre, che pongono l'accento sul valore della conoscenza, della condivisione, del rispetto. Le associazioni, i gruppi e le realtà impegnate per i diritti degli omosessuali interverranno inoltre nella manifestazione di Verona, che ricorda la tragedia del giovane ragazzo ucciso brutalmente da una banda di giovani estremisti di destra. Gli interventi sui temi della violenza, della paura, dell’omofobia appaiono perfettamente coerenti con gli intenti della manifestazione.

lunedì 4 febbraio 2008

Tutti a Roma il 23 febbraio per le unioni civili!

Care e cari, vi scrivo nuovamente per ricordarvi che sabato 23 febbraio alle ore 10.30 la Linfa, Lega italiana nuove famiglie, sta organizzando un'importante iniziativa sulle unioni civili chiamata "un Politico per Due" presso la Sala delle Conferenze dell'Authority per la Privacy di Piazza Montecitorio 123A. Ogni politico (parlamentari e segretari di partito) "adotterà" simbolicamente una coppia consegnandole un certificato di Unione Civile e impegnandosi pubblicamente a farlo diventare, al più presto, da simbolico a reale. Dato il delicato momento politico che apre lo scenario delle elezioni anticipate sara' importante capire chi nella prossima legislatura sara' a favore delle unioni civili e chi contro. Per questo chiediamo il massimo impegno da parte vostra per partecipare a questa iniziativa e per portare gente. Chiunque puo' partecipare, singoli coppie, famiglie. E' importante che dimostriamo di essere in tanti per chiedere che i diritti civili siano riconosciuti anche nel nostro Paese. Tutte le informazioni anche per i vostri amici e conoscenti sono disponibili sul sito www.linfa.tv Per qualsiasi richiesta o informazione, scrivere a: presidente@linfa. tv Contiamo nella vostra partecipazione. Un caro saluto Alessandro Zan Presidente nazionale Linfa Lega Italiana Nuove Famiglie presidente@linfa. tv

sabato 2 febbraio 2008

INTERVISTA STORICA AD ADELE FACCIO

Archivio Partito radicale www.radicali.it

Faccio Adele - 29 dicembre 1992
Adele Faccio: partorire è un lusso
Il simbolo delle battaglie femministe all'attacco: il maschio non è padrone della vita


SOMMARIO: Sulla proposta del presidente del Consiglio Giuliano Amato di rimettere in discussione la legislazione sull'aborto viene intervistata Adele Faccio che respinge ogni tentativo di tornare indietro. Non solo in Italia, ma anche in Francia e negli Usa avanza il tentativo »dei maschi di ristabilire il loro potere sulle donne, rappresentato dal potere di metterle incinte . »Partorire è il più gigantesco atto d'amore che ci sia e non tutte sono nelle condizioni fisiche, psicologiche e ambientali per compierlo

(IL GIORNALE, 29 dicembre 1992)


»Siamo pronte tutte, noi donne, a tornare in piazza per difendere il diritto-dovere all'aborto . Adele Faccio, simbolo di tutte le più radicali battaglie abortiste, dopo le dichiarazioni di Amato ha riscoperto la grinta di una volta. Quasi un fuoco »sacro , che le fa dire: »Sono andata anche in galera, volontariamente, per questa legge. La 194 non e proprio quello che volevamo, soprattutto perché non è riuscita a diffondere la contraccezione. Ma di tornare indietro non si parla proprio. Le donne non sono più disposte a far figli come pecore .


D. - E' preoccupata per questa ondata revisionista?

R. - Si molto. Non e un fatto che riguarda solo l'Italia Sono tornata dalla Francia poco tempo fa e anche lì ho sentito questi discorsi. Negli Stati Uniti è lo stesso. Sono terrorizzata da quel che sta accadendo. Dietro c'è una volontà precisa dei maschi di ristabilire il loro potere sulle donne, rappresentato dal potere di metterle incinte. Da millenni i maschi sono abituati ad essere padroni della vita, forse inconsapevolmente. E non si arrendono di fronte alle conquiste femminili .


D. - Ma questa legge, anche secondo Pannella, non funziona per molti aspetti. Modificarla non potrebbe essere un bene?

R. - »La legge non c'entra. Nessuno dovrebbe ficcare il naso in una questione squisitamente femminile. Certo, se la coppia va d'accordo, anche il padre deve dire la sua. Ma se non e così, solo la madre ha il diritto di scegliere se dare la vita o no. Partorire è il più gigantesco atto d'amore che ci sia e non tutte sono nelle condizioni fisiche, psicologiche e ambientali per compierlo .·


D. - Ma parlando così non si toglie a quell'atto tutta la sua naturalità? Non lo si rende più difficile da accettare?

R. - Proprio questo è l'errore culturale che per secoli ha imprigionato la donna: fare un figlio è nell'ordine della natura. Lo è, d'accordo. Ma oggi, con i problemi spaventosi che affliggono l'umanità, si può aver paura di accettare una gravidanza .


D. - E basta la paura, per rifiutare un figlio? Non si può vincerla?

R. - »Se una donna ha paura già vuol dire che non è in grado di fare un figlio. Vale la pena di vincersi? Quante pessime madri ci sono in giro per quest'errore? No, bisogna pensarci bene, essere sicure prima di accettare la maternità. Alcune, come me, hanno avuto il lusso di potersi concedere un figlio. Altre non hanno questa possibilità .


D. - E' un lusso diventare madre?

R. - »Certamente. L'aborto è da evitare al massimo con una contraccezione diffusa e sicura. Ma la donna deve avere questa possibilità che la cultura, la società, la Chiesa, la cosiddetta "morale" vogliono ancora negarle .


a.m.g.

venerdì 1 febbraio 2008

CONSERVAPEDIA, LA WIKI PER I VALORI CRISTIANI E AMERICANI

articolo di Marco Vozza:
http://inlibera.blogspot.com/2007/03/conservapedia-la-wiki-per-i-valori.html

È "l'enciclopedia conservatrice sulla quale si può fare affidamento", necessaria perchè nella nostra società "proliferano i valori anticristiani ed antiamericani".
E visto che wikipedia è troppo liberale, ecco la nascita di conservapedia (che mantiene la stessa grafica dell'originale), l'encilopedia on-line dei conservatori americani.

Gli orrori di cui si macchia wikipedia sono moltemplici, secondo Andy Schlafly, avvocato conservatore creatore di conservapedia, ed allora ecco riportare le versioni libere da "correzioni politiche" su tematiche quali l'omosessualità ("un disordine mentale", "qualcosa influenzato dall'intorno familiare") o l'aborto.

Ovvio che anche la conservapedia abbia le sue regole per editare le varie voci, facilmente consultabili in 6 semplici Comandamenti
... e come poteva essere altrimenti?
Etichette: Cose dell'altro Mondo, Riflettere fa bene

FIRENZE: CORSO DI FORMAZIONE PER LA SALUTE DI GAY LESBICHE E TRANS

tratto da: http://notiziegay.blogspot.com

Presentazione del corso di formazione per i Volontari del Consultorio della Salute della Comunità Queer organizzato da IREOS, centro servizi autogestito della comunità queer di Firenze, in collaborazione con la Azienda Sanitaria di Firenze.
Il corso si articola in 2 tavole rotonde, 8 lezioni, e due laboratori (30 ore), dal 2 febbraio al 12 aprile 2008. La presentazione prevede una tavola rotonda dal titolo “Gay, lesbiche, trans: pazienti imprevisti”, alla quale prenderanno parte Francesca Circolo, Direttrice U.O. Educazione alla Salute ASL 10, il Prof. Carlo Conti, Presidente del Centro Italiano di Sessuologia, Barbara Santoni, psicologa IREOS e Annamaria Imbarrato, psicologa Arcilesbica Firenze.

Per informazioni: Firenze, Associazione IREOS, via dei Serragli 3 - 055/216907 www.ireos.org

martedì 4 dicembre 2007

1 dicembre a Napoli: i gesuiti assaltano il presidio per la prevenzione

tratta da NapoliGayPress

E’ stato preso d’assalto il gazebo organizzato, con regolare placet delle autorità competenti, in piazza del Gesù Nuovo dall’Ospedale Cotugno insieme ad Arcigay, nella “Giornata mondiale di lotta all’Aids e di solidarietà alle persone sieropositive”.

A guidare un gruppo di parrocchiani dell’Immacolata al Gesù Nuovo verso le 12,30 dello scorso 1 dicembre il parroco in persona, il quale, usando toni aggressivi all’indirizzo dei volontari e dei medici che svolgevano informazione ai numerosi cittadini che sostavano, ha urlato «è vergognoso quello che state facendo», ed ancora, brandendo uno dei preservativi, «come vi permettete di distribuire questi cosi davanti alla mia chiesa!» Incurante poi della risposta di uno dei medici che tentava di spiegare che il preservativo è uno strumento di prevenzione, il prete della chiesa dedicata al medico beato Giuseppe Moscati, ha tentato di strappare uno dei poster per la prevenzione dell’Arcigay, ed ha concluso il numero dicendo, «volete venirmelo a mettermene uno pure sull’altare? Basta ora chiamo l’assessore e vi faccio sgomberare a tutti quanti».

Ma sono stati i volontari a richiedere l’intervenuto delle autorità laiche della città, ed in particolare del consigliere della Seconda Municipalità Pino De Stasio, che era in zona.

Sbalordito di quanto accaduto Salvatore Simioli, presidente dell’Arcigay di Napoli, che afferma

«Poiché non è la prima volta che si verifica una cosa del genere in questa piazza come in altri posti della città sarà necessario presto creare presidi laici per restituire lo spazio pubblico a tutti i cittadini. D’ora in avanti», conclude Simioli, «piazza del Gesù Nuovo sarà la piazza preferita per le nostre manifestazioni»

GRUPPO EVERYONE: "ABBIAMO POCHE ORE PER SALVARE LA VITA A MAKWAN"


COMUNICATO STAMPA

4 dicembre 2007

IRAN, GIOVANISSIMO GAY A MORTE

GRUPPO EVERYONE: “ABBIAMO POCHE ORE PER SALVARE LA VITA A MAKWAN”

AL VENTUNENNE OMOSESSUALE ERA STATA SOSPESA LA SENTENZA DI MORTE DUE

SETTIMANE FA, DOPO LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE “FIORI PER LA VITA IN

IRAN” CONDOTTA DA EVERYONE. IL CASO E’ STATO PERO’ RIESAMINATO DAI

GIUDICI IRANIANI E LA CONDANNA CONVALIDATA. L’ESECUZIONE E’ FISSATA A

GIORNI. L’APPELLO STRAZIANTE DELLA FAMIGLIA: “SALVATE IL NOSTRO

MAKWAN”

IL GRUPPO EVERYONE CHIEDE L’INTERVENTO IMMEDIATO DEL GOVERNO ITALIANO

E DEL PARLAMENTO EUROPEO, NONCHE’ DI TUTTA LA SOCIETA’ CIVILE, E

LANCIA LA CAMPAGNA “CUORI PER LA VITA DI MAKWAN”

Makwan Moloudzadeh ha ventun anni (è nato il 31 marzo 1986) ed è stato

condannato a morte per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia)

secondo il Codice Penale iraniano, che prevede la pena capitale.

Stando alla motivazione addotta dal Governo Iraniano, il giovane,

all’età di 13 anni, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali con un

altro ragazzo.

Makwan, che era stato oggetto della campagna internazionale “Fiori per

la vita in Iran” lanciata dal Gruppo EveryOne (www.everyonegroup. com)

– con centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente

Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e

progressista –, aveva ottenuto, il 15 novembre scorso, la sospensione

della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia

iraniano, l’Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva

definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso

dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah, nell’Iran

dell’ovest, e successivamente confermata l’1 agosto – “una violazione

dei precetti islamici e delle leggi morali terrene”.

Nella serata di oggi 3 dicembre la famiglia di Makwan ha contattato

telefonicamente Ahmad Rafat, giornalista di AKI – ADN Kronos

International e membro del Gruppo EveryOne, dando l’allarme: il caso

di Makwan è stato riesaminato dall’Autorità Giudiziaria di Teheran, e

ieri, domenica 2 dicembre, è arrivata la drammatica sentenza presso il

carcere di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo.

“E’ necessaria un’azione internazionale di protesta immediata, che

coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la

società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere

che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato

condannato è la sua omosessualità “. E’ l’appello lanciato da Roberto

Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne,

che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal

Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh. “Abbiamo sperato

che l’Iran avesse mostrato compassione per Makwan” continuano “ma la

campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT

in tutto il mondo è rimasta inascoltata. Ci si stupisce inoltre di

come qualcuno, anche sulla stampa internazionale, abbia definito

‘child offender’ Makwan, che era egli stesso un bambino quando amò un

coetaneo.”

“I familiari di Makwan sono sconvolti” afferma Ahmad Rafat di

EveryOne. “Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, per Makwan,

perché i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il

momento del’esecuzione solo la sera prima della stessa.”

Il Gruppo EveryOne chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed

e-mail al Ministro della Giustizia e al Presidente dell’Iran. Su ogni

cartolina va disegnato un cuore e scritto “Noi amiamo Makwan. Makwan è

innocente e deve vivere”. Una campagna d’amore, quella rilanciata da

EveryOne, perché in Iran chi ama in modo diverso – i gay e le lesbiche

– è considerato un criminale e subisce le pene più terribili, fino a

quella di morte.

“Abbiamo pochissimo tempo” concludono i leader di EveryOne Malini,

Pegoraro e Picciau. “Agite subito, chiedete ad amici e conoscenti di

inviare alle autorità iraniane quante più lettere e cartoline

possibile, perché i giudici e il presidente della Repubblica Islamica

devono sapere che uccidono un innocente, che ogni anno imprigionano,

torturano e uccidono migliaia di innocenti.”

Per il Gruppo EveryOne : Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario

Picciau, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Arsham Parsi, Christos

Papaioannou, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Alessandro

Matta

Per maggiori informazioni:

Gruppo EveryOne

(+ 39) 334-8429527

www.everyonegroup. com :: info@everyonegroup. com

Ecco a chi inviare cartoline, lettere, fax ed e-mail:

Head of the Judiciary

His Excellency Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi

Ministry of Justice, Panzdah Khordad (Ark) Square, Tehran, Islamic

Republic of Iran

Email: info@dadgostary- tehran.ir

(In the subject line: FAO Ayatollah Shahroudi)

Fax: 011 98 21 3390 4986

(If the call is not answered first time, please keep trying. When it

is answered, say “fax please”.)

Leader of the Islamic Republic

His Excellency Ayatollah Sayed Ali Khamenei, The Office of the Supreme

Leader Islamic Republic Shahid Keshvar Doust Street, Tehran, Islamic

Republic of Iran

Email: info@leader. ir

President His Excellency Mahmoud Ahmadinejad – The Presidency

Palestine Avenue, Azerbaijan Intersection, Tehran, Islamic Republic of Iran

Fax: 011 98 21 6 649 5880

Email: dr-ahmadinejad@ president. ir

E-mail: via web: http://www.presiden t.ir/email/

Speaker of Parliament

His Excellency Gholamali Haddad Adel Majles-e Shoura-ye Eslami

Baharestan Square, Tehran, Islamic Republic of Iran

Fax: 011 98 21 3355 6408

Email: hadadadel@majlis. ir

Presidente del Majlis-e Shoura-e Islami (Assemblea consultiva islamica):

hadadadel@majlis. ir

Embassy of Iran in UK

info@iran-embassy. org.uk

Ambassy of Iran in Turkey

Tehran Street, No.10 Davaklidere, Ankara - Turkey P.O.Box: 33

Fax +90-312 4632823

Email: iranembassy@ hotmail.com e info@iran-embassy. org.uk

Ambasciata Iran in Italia

Via Nomentana, 361-363

00162 Roma (RM)

Fax. 06 86328492

domenica 2 dicembre 2007

Sulle Unioni Civili a Roma. E' il momento di reagire contro lo strapotere vaticano!!!!




ricevo e inoltro:

Care amiche e cari amici,

tutti stiamo seguendo ciò che accade in questi giorni, ma soprattutto

in queste ore, sulla questione unioni civili a Roma.

L’ingerenza vaticana, ora dopo ora, si fa sempre più insistente nei

confronti del Sindaco di Roma e dei suoi consiglieri comunali. Il

Sindaco di Roma è stato convocato ieri in Vaticano e, secondo quanto

riportato oggi dalla stampa (vedi per tutti il Corriere della Sera a

pagina 16), ha dato rassicurazione alle eminenze dello Stato

teocratico sul fatto che dell’approvazione del registro delle Unioni

civili ” non se ne farà nulla”. Il virgolettato non è nostro!

Abbiamo il dovere di tentare tutto il possibile affinché la delibera

sulle unioni civili a Roma venga discussa e, speriamo, approvata.

Ricordiamo che questa iniziativa è stata richiesta da oltre 10.000

cittadini e ora, nel rispetto delle regole, deve essere discussa entro

i primi di dicembre dal Consiglio Comunale.

Vi proponiamo di organizzare insieme una fiaccolata in Piazza del

Campidoglio –sotto il cavallo di Marco Aurelio- per martedì 4 dicembre

dalle ore 18.00 alle ore 20.30 . Provvederemo a inoltrerare le

richieste per i permessi alla questura e al Comune.

Ci auguriamo davvero che tutte le associazioni Glbt, le Associaizoni

laiche, i partiti che hanno a cuore la difesa della laicità dello

Stato e tanti cittadini, vogliano segnalarci la loro adesione inviando

una email a m.iervolino@radicali.it o a sergio.rovasio@gmail.com.

Un caro saluto!

Massimiliano Iervolino

Segretario Associazione Radicali Roma

Sergio Rovasio

radicale, segr. generale Gruppo Rnp alla Camera

Massimiliano Iervolino

Segretario Associazione Radicali Roma

via di Torre Argentina 76

00186 Roma


m.iervolino@radicali.it

www.radicaliroma.com

sabato 1 dicembre 2007

L'AVVENIRE ALL'ATTACCO SULLE LEGGI ANTIOMOFOBIA

L’IDEOLOGIA DEL «GENERE» QUEL GRIMALDELLO DIETRO UNA CAUSA BUONA di MARCO TARQUINIO

Non sempre ai titoli corrispondono testi coerenti e conseguenti. Ma

qualche volta accade. E non è sempre u­na buona notizia. La riprova la

offre – nuovo caso in questa legislatura – il la­vorìo parlamentare

intorno a una pro­posta di legge dall’intitolazione sugge­stiva e, per

certi versi, emozionalmente coinvolgente eppure in grado di far

scat­tare più di un serio allarme. Ci riferiamo al testo unificato

elaborato in Commis­sione Giustizia della Camera per stabili­re

«Misure contro gli atti persecutori e la discriminazione fondata

sull’orienta­mento sessuale o sull’identità di gene­re ». Un testo

sbrigativamente ribattez­zato «legge anti-omofobia» (ma non so­lo e

soltanto di questo si tratta) e fatto passare per un «adeguamento» a

«obbli­gatori » standard normativi europei (che in realtà obbligatori

non sono affatto). Un progetto, lo diciamo subito a scanso di

equivoci, che non inquieta di certo per l’obiettivo che suggerisce –

l’impegno contro persecuzioni e discriminazioni per motivi di ordine

sessuale –, ma per le categorie giuridiche che punta a intro­durre nel

nostro ordinamento e per il mo­do in cui persegue questo fine

dichiara­to, appunto, sin dal titolo.

Il primo allarme viene fatto suonare dal­l’incipit del titolo della

bozza – «Misure contro gli atti persecutori» – e cioè

dal­l’importazione nel codice penale italia­no del cosiddetto reato di

molestia gra­ve e insistente ( stalking). Un’operazione purtroppo

condotta all’insegna di un’in­determinatezza che disorienta e

sgo­menta. La norma, se davvero venisse va­rata, punirebbe infatti

«chiunque reite­ratamente, con qualunque mezzo, mi­naccia o molesta

taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico» o

arriva a «pregiudicare in maniera rile­vante il suo modo di vivere».

Come s’in­tuisce facilmente, le possibili applica­zioni di una simile

vaghissima norma su­gli «atti persecutori» sono tante, troppe. Si va

dalla situazione in cui un corteg­giatore asfissiante importuna una

mal­capitata a quella di un capo ufficio che impartisce disposizioni,

soggettivamen­te male accolte, a un suo dipendente. Ma si potrebbe

anche arrivare – perché no? – alla condizione di «infelicità»

procura­ta a un ‘sottoposto’ da chi applica una qualunque forma di

disciplina (regole as­sociative, obblighi e doveri legati a un

particolare status).

Il secondo allarme nasce da un vizio a­nalogo a quello di cui ci

siamo appena oc­cupati – la genericità – rafforzato da una dose d’urto

di malizia legislativa. La se­conda parte del titolo del testo

unificato – «(Misure) contro la discriminazione fondata

sull’orientamento sessuale o sul­l’identità di genere» – è, del resto,

elo­quente. E il senso complessivo dell’arti­colo 3 è scoperto:

l’obiettivo ideologico perseguito è infatti l’introduzione

nel­l’ordinamento italiano del concetto fi­nora sconosciuto di gender

( genere), ren­dendolo sostanzialmente equivalente a «orientamento

sessuale», e di creare la base per sostituirlo a quelli di «uomo»,

«donna» e «sesso». Puntando, per di più, a equipararlo a «razza»,

«etnia», «nazio­ne » e «religione».

La malizia sta nel mezzo prescelto. Una regola orientata, secondo un

sentimen­to giustamente condiviso, a sanzionare intollerabili atti di

violenza e di discrimi­nazione compiuti, per motivi di ordine

sessuale, contro la persona viene fatta e­volvere in una norma posta a

presidio di una pretesa categoria discriminata (gli o­mosessuali). Ma

la malizia sta anche nel­la strumentalità di tutto questo. Sembra

quasi – e senza quasi – che si voglia for­giare un grimaldello in

grado di spalan­care altre porte legislative. E che si pre­tenda di

farlo, in forza di legge, nel nome della «categoria» sostituita alla

«perso­na », del «genere» dissociato dal «sesso biologico» ovvero

dell’opzione culturale sovraordinata alla natura.

C’è da augurarsi che in Commissione Giustizia della Camera, e non

solo lì, ci si ripensi. Che si corregga seriamente il ti­tolo, e si

riveda saggiamente il testo.

venerdì 30 novembre 2007

APPELLO DI AMNESTY CONTRO LA TORTURA DEGLI OMOSESSUALI IN ARABIA

Amnesty International è venuta a conoscenza del fatto che due uomini sono stati condannati, da una Corte di al-Baha nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, a 7000 frustate ciascuno con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali. Un terzo uomo sembra sia stato condannato, sempre dalla stessa Corte, a 450 frustate per reati legati alla droga.

Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che sono detenuti a causa del loro orientamento sessuale. La punizione inflitta a questi uomini è considerata una tortura.

La fustigazione è utilizzata in Arabia Saudita per punire un certo numero di reati fra i quali quelli sessuali. Può fra l’altro essere utilizzata a discrezione del giudice in alternativa o in aggiunta ad altre punizioni.

La condanna può essere eseguita infliggendo la pena con un numero variabile di frustate (da una dozzina a qualche migliaio), che di solito vengono inflitte in più riprese, in un intervallo compreso tra le due settimane e un mese.

L’Arabia Saudita è Stato parte della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT) e perciò viola gli obblighi del trattato imponendo pene che contravvengono anche al diritto consuetudinario.

firma l’appello

Urjent Action - Help Stop deportation of gay Iranian from the US

To Whom It May Concern

IRQO is an international, non-profit, queer human rights organization based in

Toronto, Canada with key workers in Europe and Iran. IRQO helps Iranian gay,

lesbian, bisexual and transgendered refugees all over the world. We help when

Iranian lesbians or gay men who are threatened with deportation back to Iran.

We also help Iranian LGBTs (lesbian, gay, bisexual, transgender) obtain asylum

in friendly countries.

Iranian who are homosexuals are a uniquely identified group who are severely

looked down upon and subject to mistreatment and humiliation, including

torture at the hands of the current Islamic Republic of Iran for their sexual

orientation. Homophobia runs deep into the Iranian government policies and

homosexuality is considered a criminal act, punishable by lashing, hanging,

stoning, cutting in half by a sword, or other methods of torture.

However, IRQO believes in a brighter future and would not let the hatred stop

us from achieving our hopes of becoming useful members of society.

Hassan Parhizkar is a homosexual Iranian national, currently in the USA and

being threatened with being deported back to Iran by ICE [Immigration and

Customs Enforcement]

IRQO is deeply concerned that Hassan Parhizkar would be subject to torture and

would face the death penalty upon his deportation to Iran on account of his

homosexuality. The U.S. Government’s action in deporting Mr. Parhizkar to Iran

is clearly prohibited by the United Nations Convention Against Torture and

Other Forms of Cruel, Inhuman, or Degrading Treatment, ratified by the United

States in 1992, and by congressionally enacted policy giving effect to CAT. As

the United States congress made clear, it is the policy of the United States

not to:

Expel, extradite, or otherwise effect the involuntary return of any person to

a country in which there are substantial grounds for believing the person

would be in danger of being subjected to torture, regardless of whether the

person is physically present in the United States.

The signataries of this letter do so in testimony and support of Hassan

Parhizkar’s request for relief from the U.S. government to stop his

deportation to Iran and for acceptance of his deferred action request as

witnesses for the tortures and persecution suffered by Iranian gay and lesbian

nationals by the Islamic Republic of Iran.

Sincerely yours,

The undersigned

please sign here:

http://www.ipetitions.com/petition/ irqo-hassan

IRanian Queer Organization - IRQO

Formerly Persian Gay & Lesbian Organization - PGLO

www.irqo.net

info@irqo.net

tel: 001-416-548- 4171

lunedì 26 novembre 2007

COME DIRE... OMOFOBIA?

immagini di manifesti pubblici ed iniziative a carattere omofobo raccolte sul sito:
http://www.giusykei.com/omofobia.html

INTOLLERANZA LEGALIZZATA

ARTICOLO DI DADA KNORR

Nel giugno '94, la scrittrice bengalese Taslima Nasreen, ricercata dalla polizia del Bangladesh, è sfuggita all'arresto. E' ricercata per "insulto all'Islam", essendo stata colpita da una "fatwa" (sentenza di morte) da parte di un gruppo integralista islamico che ha denunciato il suo impegno femminista ed i contenuti politici del suo ultimo romanzo.
La persecuzione della libera espressione è forte nel mondo isalmico così come nei paesi occidentali, anche se in questi ultimi si "persegue" e "punisce" con metodi più blandi e senza mettere troppo in evidenza il legame sia pur strettissimo che esiste tra Codici Penali e dogmi e dettami delle gerarchie ecclesiastiche. Per quello che riguarda il fenomeno delle "condanne religiose a morte", sarà utile fare un piccolo riassunto di quello che risulta essere il caso più eclatante di persecuzione della libertà d'espressione, amplificato dai mass media negli ultimi anni: il caso Rushdie.
Il 14 Febbraio 1989, dall'Iran, l'ayatollah Khomeini fa un proclama religioso (fatwa) col quale chiede la morte dello scrittore Salman Rushdie, a causa del suo libro "Versi satanici" che viene definito "offensivo per l'Islam". Khomeini dichiara solennemente che chi ucciderà Rushdie... si guadagnerà il Paradiso. Da questo momento inizia la persecuzione dello scrittore, del suo libro e degli altri suoi libri, dei suoi editori e traduttori, e persino di chi "osa" prenderne le parti.
In 45 paesi a maggioranza religiosa musulmana viene messo al bando il libro; le relazioni diplomatiche con l'Iran si fanno difficili per molti Paesi occidentali; migliaia di politici, editori, scrittori di tutto il mondo appoggiano Rushdie e boicottano incontri culturali, politici ed economici con l'Iran.
Il proclama dell'ayatollah ha scatenato da allora una triste serie di fatti: il movimento integralista musulmano Amal ha cercato di ottenere l'espatrio di Rushdie dalla Gran Bretagna in cambio di ostaggi che già da tempo avrebbe dovuto liberare. Fanatici hanno bruciato in pubblico "Versi satanici", assaltato librerie e organizzato manifestazioni durante le quali vengono fatti morti e feriti. Alcuni librai codardi tolgono dalle vetrine il libro "incriminato".
La "fatwa" ha provocato anche omicidi di persone direttamente coinvolte nelle vicende: l'11 luglio del 1991 il traduttore giapponese del libro, Hiroshi Higarashi, viene ucciso a coltellate; otto giorni prima il traduttore italiano Ettore Capriolo era stato accoltellato sfuggendo per fortuna all'assassinio. Nonostante la frenetica attività dell'ICSDR (il comitato internazionale in difesa di Rushdie) la Fatwa viene di continuo rinnovata, e persino i musulmani che vi si oppongono vengono attaccati (due musulmani che vi si erano pubblicamente opposti sono stati uccisi in Belgio nel 1989).
Come ha fatto notare l'islamista Bruno Etienne, gli integralisti islamici hanno usato la Fatwa per tentare di ricompattare con l'odio in comune le varie fazioni musulmane; il libro di Rushdie, definito blasfemo probabilmente senza neanche averlo letto, è servito ad uno sporco gioco di potere dei leaders religioso/politici dell'Islam. Salman Rushdie non era musulmano quando ha scritto i "Versi satanici": nonostante ciò si è piegato a "chiedere scusa" agli integralisti musulmani; si è poi riavvicinato all'islamismo dichiarando di appartenervi, e sperando così di pacificarsi. Ma il fatto è che il libro "Versi satanici" non può essere ritenuto offensivo se non da menti intolleranti. Oltretutto, i versetti... satanici citati nel libro esistono veramente nel Corano. Anche se gli integralisti avessero accettato le scuse e la semi-conversione dello scrittore, il problema non sarebbe meno evidente: l'integralismo religioso che condanna senza cognizione, che usa la fede per istigare all'assassinio, che considera offensiva qualsiasi critica.
Rushdie non è che uno tra i tanti scrittori e attivisti politici che subiscono sequestri, censure, punizioni, o debbono espatriare (come molti iraniani) per rimanere vivi. L'Iran non è l'unico paese dove vige ancora una serie di norme impensabili fatte rispettare anche tramite sanzioni: come le pesanti punizioni per il "Bi-hejabi", mancata copertura del corpo e del capo delle donne, alle quali è "religiosamente" consentita l'esposizione in pubblico del solo viso e del palmo delle mani. L'Egitto, nel 1991, ha condannato lo scrittore Alaa Hamed a otto anni di prigione per un suo libro. Nel 1992 l'Iran ha condannato a 50 frustate e a una multa il caricaturista che raffigurò Khomeini sulla rivista "Farad", sequestrata; processo ripetuto l'anno scorso perché la pena è stata considerata "troppo mite". Casi di sequestri e chiusura di giornali e riviste sono all'ordine del giorno in tanti Paesi. Mentre definiscono "sozzura" ogni tipo di cultura diversa dalla loro, gli integralisti religiosi si offendono "a morte" con chi interpreta i loro dogmi e la loro cultura in modo ad essi spiacevole. Costoro ritengono d'avere il monopolio circa le verità religiose e tante altre cosette; gli integralisti musulmani si appellano ai loro fratelli occidentali in base alla causa comune, ed ottengono spesso risposte positive ed ispirate: Giovanni Paolo II ha espresso nel marzo del 1989 solidarietà a Khomeini; l'arcivescovo di Canterbury, Carey, lo ha fatto nel 1991, e così via... verso all'autorizzazione all'omicidio degli "infedeli". In un articolo apparso su "Micromega" nel 1993, la giornalista polacca Irena G.Gross denuncia l'appoggio dato dal clero polacco alla campagna anti- Rushdie, e lo collega ad una generale strategia di istigazione all'odio e all'ostracismo verso coloro che non si adeguano ai canoni di pensiero graditi al clero, ad un clero molto attaccato al potere politico ed economico. In Italia, le campagne denigratorie volte ad ottenere la censura di film, giornali, vignette, libri, sono infinite*.
Ma come possono essere punite, in Paesi che si dichiarano a favore della libera espressione, la satira, la critica politica, la differente interpretazione di fatti religiosi? Le vie del Signore (e dei Signori politici) sono infinite: gli articoli dei Codici penali che sanciscono la punibilità di "offese" a capi di Stato, a pubblici ufficiali, alla bandiera, alla patria, alla religione, a ministri del culto... lasciano un margine larghissimo di discrezione ai giudici, e perciò permette la persecuzione del libero pensiero attraverso l'incasellamento nei "reati d'opinione". In Italia, attraverso recenti casi, è stata messa in discussione la legittimità di tali articoli di legge. Tra i casi più eclatanti, quello del 1988 accaduto a Eloisa Manciati, di Orvieto, alla quale fu fotografato e sequestrato dall'automobile l'adesivo con la scritta "Papa Wojtyla? No, grazie", accusato di oltraggio al Papa ed alla "religione di Stato". Sebbene la religione cattolica non sia più religione di Stato secondo il Nuovo Concordato (1984), la Corte Costituzionale ha decretato che, supponendo che essa sia la religione della maggioranza degli italiani ("incarna un'antica ininterrotta tradizione del popolo italiano"), gli articoli di legge in questione vanno ancora applicati. E li applicano eccome! Denuncia a Cuore, nel 1991, per un fotomontaggio col Papa, effettuata dalla DC bolognese. Denuncia ai "Jack Daniel's Lovers" per aver riadattato una canzone di Bon Jovi dal convincente titolo "Clerophobia", effettuata dal gruppo "Famiglia domani" che addirittura si appellò al decreto Mancino antirazzismo (pensa te: fare opposizione verrà considerato istigazione all'odio razziale e religioso?) e chiese di farne vietare l'esecuzione ai concerti. Denuncia contro una discoteca di Terracina per aver inserito in un collage decorativo la figura di Paolo VI. Senza citare la denuncia per vilipendio al Papa durante il Meeting '91 di Fano e tante altre, ... . Nel giugno del '94 la Digos ha sequestrato a Brescia uno striscione "Ieri stragisti Oggi ministri" perché ritenuto oltraggioso nei confronti del Governo. La trasmissione "Blob" è stata perseguita per oltraggio alla figura del Presidente del consiglio. Un carro del famoso Carnevale di Viareggio è stato messo sotto accusa nell'ottobre del '93 per aver rappresentato il Papa e Clinton su un elicottero da guerra che sorvola la Somalia. E non parliamo delle "adunate" per le crociate contro la "bestemmia": qualche tempo fa il direttore del giornale "Il Carroccio" ha spiegato che i Paesi debbono punire chi bestemmia... per non attirarsi l'ira di Dio.
Sta di fatto che il nostro codice penale giudica "una bestemmia" qualsiasi espressione che non sia condivisa dal "credente standard" (tra poco credente Standa); recenti sentenze affermano che "costituisce vilipendio l'affermare che i dogmi sono invenzione dei preti e che la Chiesa cattolica insegna il contrario di quanto voluto da Gesù". Come si vede, corriamo il rischio di essere puniti per qualsiasi critica alla religione ed alla sua storia.
Il "vilipendio" (Ida Magli, nel suo ultimo saggio*, spiega come significhi "ritenere vile", e anche nella sua accezione simbolica "appendere all'ingiù") simboleggia nella nostra cultura ancora fortemente patriarcale il non riconoscere la sacralità dei Padri che ci governano l'anima e la vita. La critica è consentita... finché non tocca l'autorità ed il dominio, finché non mette in dubbio i sacri paramenti del Re (ricordiamo il Re nudo). Non è consentito rovesciare ciò che è eretto (o Diritto) e mettersi alla pari con chi dall'alto domina; il "popolo sovrano" continua ad essere una balla.
In un interessante articolo apparso su "Volontà" (1/1994), lo storico del diritto Italo Mereu fa interessanti annotazioni sul concetto di vilipendio e di separazione nel diritto tra Stato e Chiesa; egli spiega sapientemente come spesso le riforme del diritto siano da considerarsi solo "nominali", perché nella sostanza vengono solo dati nuovi nomi a vecchi istituti. Basti pensare al Nuovo concordato che in realtà non ha cambiato una virgola dei privilegi della religione cattolica, che viene ancora considerata religione "di Stato". L'art. 3 della Costituzione italiana recita "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione... di religione..." eppure poco dopo l'art. 7 dichiara i cattolici privilegiati di una particolare intesa con lo Stato. Mereu ricorda che si è poco lontani da quello stato di "tolleranza" che veniva citato nello Statuto Albertino "La religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi". E non si tratta qui di tolleranza voltairiana, cioè ove tutti si considerano alla pari con gli altri al di là dei credo politici o religiosi: si tratta di tolleranza di coloro che si considerano portatori dell'unica vera Fede (vedi Pivetti) nei confronti degli "altri" che non ce l'hanno o non la vogliono.
Offendere e schiacciare costoro è ampiamente consentito dalla legge e dalle forze "dell'ordine". Mereu cita anche l'art. 292 del nostro c.p., che punisce con la reclusione da uno a tre anni chi offende la bandiera nazionale o altro emblema dello Stato: siamo al feticismo e all'apologia del simbolo, sarà possibile d'ora in poi mandare a quel paese la nazionale di calcio senza incorrere nelle ire della legge? Eppure anche la Corte Suprema USA ha dichiarato che offendere la bandiera fa parte di quelle libertà complessive che si ritengono appunto rappresentate dalla bandiera.
Del resto gli statunitensi sono fanatici della bandiera (e purtroppo anche della pena di morte) ma gli resta quel primo emendamento alla loro carta costituzionale che sancisce il divieto per lo Stato di legiferare in materia di pro o contro le religioni. Purtroppo invece nella maggior parte degli altri paesi, oltre al nostro, vige la "confessionalità": lo Stato cioè obbliga i cittadini ad appartenere ad una religione. Nel 1989, ad una protesta del relatore speciale dell'ONU per la libertà religiosa (circa l'impossibilità di professare liberamente altre religioni nell'Arabia Saudita), le autorità arabe rispondevano sprezzantemente di ritenere musulmani TUTTI gli abitanti dell'Arabia Saudita e che quindi il problema non si poneva.
La Conferenza Islamica del 1981, riguardo ai diritti dell'uomo (sic), ha dichiarato che questi erano comunque sottoposti alla Sharia, cioè all'insieme di leggi derivanti dal Corano e testi attigui. Ciò significa enormi restrizioni alla libertà di pensiero, alla libertà delle donne, alle libertà civili, in 46 paesi del mondo.
Ma l'intolleranza è legalizzata ovunque: in Germania, ad esempio, nel 1988, l'avvocato Gottfried Niemetz è stato processato per vilipendio alla religione cattolica sulla base della testimonianza di due integralisti che affermavano ch'egli avesse bestemmiato ad una conferenza pubblica; in realtà l'avvocato stava citando un caso di blasfemia ch'egli aveva difeso, ma nemmeno la prova video della conferenza è riuscito a fargli ottenere la completa assoluzione. Altro caso più recente: nel febbraio 1994 il rettore dell'università tecnica di Dresda ha comunicato al gruppo "Rotes Forum" la cancellazione dalla lista dei gruppi studenteschi autorizzati ad operare nell'università, questo perché Rotes Forum aveva effettuato un volantinaggio di denuncia della crociata cattolica contro varie sette religiose e contestato una iniziativa cattolica su questo tema. L'associazione tedesca "Bund Gegen Anpassung" (Lega anticonformista) lavora da tempo per la denuncia di questi casi di prevaricazione e censura e per l'abolizione del "par.166", l'articolo che in Germania punisce il vilipendio alla religione.
Anche in Inghilterra vari fatti, oltre al caso Rushdie, hanno fatto sì che l'Associazione "Article 19" chiedesse l'abolizione dell'articolo di legge che prevede la punizione dei "blasfemi", articolo che era stato appunto invocato contro Rushdie dai musulmani integralisti in UK.
Varie sono le reazioni all'integralismo religioso, dettate di volta in volta dalle corbellerie esternate dal clero, dalle censure subite, dall'incazzatura popolare...
In Olanda, nel 1987, alcune femministe tedesche hanno denunciato il cardinal Adrianus Simonis, che aveva pubblicamente affermato che le donne sono per natura inferiori e subordinate agli uomini (processo non vinto solo per presunto "vizio di procedura", ehm.
Dal Belgio, nel Maggio di quest'anno, è giunta notizia da Gand di un "invito" redatto da un gruppo di artisti e anticlericali per un processo al Papa.
Anche in Polonia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, sono stati lanciati appelli (vedi quello di qualche anno fa della rivista magiara "Arancia") contro la censura operata da Stato e Chiesa cattolica su riviste, programmi TV, gruppi politici e culturali non graditi.
E come sempre, per far passare come legittimi i loro assalti, gli integralisti si servono del presupposto dogmatico che la maggioranza delle popolazioni siano fedeli ai loro principi; non per niente, anche in Italia, la Chiesa cattolica ha fatto pressioni sulle 'autorità', ed il pretore di Modena Persico, nel 1986, mise sotto inchiesta l'Associazione per lo Sbattezzo per verificare se fosse "legale" rifiutarsi di essere conteggiati/e tra le pecorelle al servizio di Wojtyla, iniziate alla "fede" col tradizionale rito,... in età non adulta.

Dada Knorr

note:
*ricordiamo la denuncia contro Roberto Benigni per il suo "Wojtylaccio" a Sanremo nel 1980; ed anche la persecuzione del film "La via lattea" di Luis Bunuel nel 1969, e contro il film "I Diavoli" di Ken Russel nel 1971. Ed ancora: le denunce al film "Je vous salue Marie" di Jean-Luc Godard nel 1985, ad "Ave Maria" di Jean Richard nello stesso anno. Contro il film di Sergio Nasca "Malia" nel 1976 e "Nel più alto dei cieli" di Silvano Agosti nel 1978. Contro "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese nel 1988 e contro "Brian di Nazareth" dei Monthy Pyton, oppure contro la canzone "Like a Prayer" di Madonna, contro varie vignette del "Satyricon" de La Repubblica, de "Il Male", contro la gag su San-Remo del trio Lopez-Marchesini-Solenghi; giungiamo sino al linciaggio simbolico da parte di una folla ben "istruita" contro la cantante irlandese Sinead O' Connor, colpevole d'aver osteggiato il Papa e quindi posta al bando in molti paesi... cattolici.
*Ida Magli - Sulla dignità della donna. La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla. Ed.Guanda 1993.

Per altre informazioni:
AAVV - Salman Rushdie, il silenzio dell'Occidente. Ed.Sonda 1992.
-"Coscienza e libertà" n. 2/1993, Dossier ONU e libertà religiosa.
-"Coscienza e libertà" n. 17/1991, sulla libertà religiosa nei paesi musulmani. PS: questa pubblicazione, dell'Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa, sono un continuo inneggiare alle doti del cattolicesimo!
-"Ketzerbriefe", 1988, bollettino periodico curato dalla allora "Bunte Liste" di Friburgo e da anticlericali tedeschi.

sabato 24 novembre 2007

DATI SULLA VIVISEZIONE 2005: ALCUNI COMMENTI

Notizia da: NoVivisezione.org

Non e' rosea la situazione sulla sperimentazione animale in Europa e in Italia, lo confermano le statistiche europee sui dati del 2005.


Sono state da pochi giorni pubblicate le nuove statistiche sull'uso di animali per la sperimentazione in Europa, e vale quindi la pena di esaminare un po' in dettaglio i risultati, per capire come sta evolvendo la situazione. Le informazioni sono davvero tante (per esaminare il report completo si faccia riferimento alle fonti), ma vogliamo qui concentrarci sui dati piu' interessanti, quelli che ci fanno capire se stiamo peggiorando o migliorando, in tema di vivisezione.

La risposta breve e' che, purtroppo, stiamo peggiorando, sia a livello europeo che italiano. E non certo perche', come e' stato riportato in questi giorni "il numero di animali usati per i test cosmetici e' raddoppiato". Il problema non e' questo, perche' comunque gli animali usati per i test cosmetici sono lo 0,05% del totale, e il raddoppio e' dovuto a una sola nazione, la Francia, mentre per le altre e' rimasto tutto invariato. I veri problemi sono altri, e qui li esamineremo.

Campi di applicazione
Ma prima, vediamo per "che cosa" sono usati gli animali, in Italia e in Europa, cioe' quali sono le percentuali nei vari settori. Gli animali sono usati per:

44% nella ricerca di base - 33% in UE
27,5% nella ricerca e sviluppo di farmaci - 31% in UE
15,4% nei test obbligatori per legge specifici per i farmaci - 15,3% in UE
8,9% nei test tossicita' - 8%in UE
4,2% per la diagnosi di malattie, didattica e "altro" - 8% in UE

Aumento totale di animali
La prima notizia negativa e' che il numero totale di animali e' aumentato del 3,2% rispetto ai dati del 2002 (rimanendo solo all'interno dell'Europa dei 15, senza contare i nuovi 10 stati aggiunti dopo), arrivando a un totale di 12,1 milioni di animali usati ogni anno nei 25 stati membri. Animali, ricordiamolo, imprigionati, sottoposti a sofferenze spesso estreme, e poi uccisi. Non si tratta solo di "numeri", ma di esseri senzienti ammazzati senza alcuna giustificazione. L'Italia e' al quinto posto (dopo Francia, UK, Germania, Grecia), con quasi 900.000 animali (in linea coi dati dal 2000 in avanti).

Non esistono pero' statistiche a parte per gli animali geneticamente modificati, ma dovrebbero invece esistere, perche' altrimenti non vengono contati gli animali genticamente modificati che nascono sofferenti a causa della manipolazione genetica e magari muoiono poco dopo senza mai essere usati, o che nascono morti, o le cui madri muoiono in gravidanza o dandoli alla luce. Questi non entrano nel conto degli animali usati, ma, dato che gli animali geneticamente modificati si usano sempre di piu', in realta' il numero di animali morti e/o sofferenti a causa della vivisezione, e' ben piu' alto di quello riportato dalle statistiche.

Si inverte il trend discendente dei test di tossicita', in Italia
A fronte di una diminuzione del 20% circa degli animali usati per i test di tossicita' delle sostanze chimiche, obbligatori per legge, tra il 2000 e il 2003, si assiste ora invece a un aumento del 17% dal 2003 al 2005, in Italia, tornando quindi quasi alla situazione di partenza. A livello europeo invece si assiste a una diminuzione di questo genere di test, del 20% dal 2002 al 2005, speriamo che questo trend globale continui.

Continua il trend discendente dei test obbligatori per legge specifici per i farmaci
La buona notizia e' che il trend discedente dei test obbligatori per legge specifici per i farmaci, continua, almeno in Italia: dal 2000 al 2003 in questo settore l'uso di animali è dimezzato, si e' passati da circa 330.000 animali nel 2000 a 167.000 nel 2003. Nel 2005, questo numero e' ancora diminuito, passando a 138.000 circa, diminuendo quindi di un altro 18%. Questa e' l'unica notizia positiva.

Aumenta moltissimo l'uso nella ricerca di base
I due campi in cui si ha il maggior uso di animali rimangono quelli della "ricerca di base" e della "ricerca e sviluppo" di farmaci, entrambi campi in cui non vi e' obbligo di legge che costringa a usare animali, e quindi si tratta di una libera scelta (purtroppo TROPPO libera) del ricercatore (o vivisettore che dir si voglia).

Ma, mentre per la "ricerca e sviluppo" di farmaci il numero di animali usati rimane negli anni piu' o meno invariato (-15% dal 2000 al 2003, +8% dal 2003 al 2005), e' devastante l'aumento del numero di animali usati nella ricerca di base: gia' dal 2000 al 2003 c'e' stato un aumento di ben il 40% in questo settore, e questo trend vergognoso non si sta affatto invertendo, l'aumento spaventoso rimane, e anzi, aumenta di un altro 3%!

Per quanto riguarda gli studi sul cancro, per esempio, dal 2000 al 2005 c'e' stato quasi un raddoppio del numero di animali usati, si e' passati da circa 70.000 a circa 124.000! Questi studi servono solo a curare il cancro - artificiale - dei topi e dei ratti, non sono certo utili ai malati umani.

Aumentato molto anche l'uso di animali nelle ricerche sulle malattie cardiovascolari UMANE: un +30% dal 2000 al 2003, un altro +30% dal 2003 al 2005! Sapendo che si tratta di malattie che potrebbero essere quasi del tutto eliminate con la sola prevenzione, soprattutto incentrata su una corretta alimentazione - a base vegetale -, questo sterminio di animali, di tempo, risorse e soldi si rivela ancora piu' ingiustificato.

Come gia' spiegato due anni fa, questo aumento della vivisezione nel campo della ricerca di base e' doppiamente vergognoso: da un lato perche' non c'e' nessun obbligo di legge, quindi sta aumentando la vivisezione proprio nei campi in cui non e' affatto obbligatoria. Dall'altro perche' questa vivisezione è stata pagata coi nostri soldi. E' stata svolta nelle università - sovvenzionate con denaro pubblico, delle nostre tasse - e presso i laboratori delle associazioni per la ricerca medica che chiedono ogni anno l'aiuto di tutti i cittadini "di buon cuore" con le loro maratone televisive e altri eventi raccattasoldi. Soldi che non vanno ad aiutare i malati, ma vengono spesi per fare "ricerca" su malattie fasulle create artificialmente su una specie diversa da quella umana.

Conclusioni
La conclusione e' che, mentre da un lato e' incoraggiante che i test obbligatori per legge stiano iniziando a usare altre strade per essere effettuati, ed evolvano verso un minor uso di animali (sperando di arrivare presto a un uso nullo!), e' davvero deprimente che a livello di ricerca di base e applicata permanga la mentalita' che gli studi su animali sono "utili". Quando riusciremo ad eliminare questo "dogma"? Certamente gran parte di questo aumento e' dovuto all'uso di animali geneticamente modificati - patetico tentativo di rendere topi e ratti "piu' somiglianti" all'uomo, ed implicita ammissione di fallimento delle vivisezione - ma quanto non migliora le cose, anzi.

Quel che ciascuno di noi puo' fare, dunque, e' informare quanto piu' possibile le persone - conoscenti e non - sul fatto che le donazioni per la ricerca medica vanno quasi sempre a finire - almeno in parte - a finanziare la vivisezione, in modo da creare una opposizione quanto piu' ampia possibile tra al gente. Si puo' informare con presidi, manifestazioni, scrivendo lettere ai giornali, con materiali informativi cartacei, ecc., facendo riferimento alla campagna "Per una ricerca di base senza animali", che trovate descritta a questa pagina:

http://www.novivisezione.org/info/ricerca_di_base.htm


sabato 17 novembre 2007

7 DICEMBRE: SIT IN DI SOSTEGNO PER LUIGI TOSTI

Venerdì 7 dicembre alle ore 08,00 in Piazza Indipendenza a Roma il Giudice Luigi Tosti sarà nuovamente chiamato in causa dal CSM (dopo che l’udienza del 21 settembre era stata spostata). La sua unica colpa ? … Essere “troppo laico” !
Tutto iniziò quando tra il 2004 ed il 2005 il giudice decise di sospendere le udienze presso il tribunale di Camerino perchè non venne accolta la sua richiesta di rimuovere i crocifissi dalle aule di giustizia (e a tal fine rinunciò anche al proprio stipendio).
Questo gesto gli costò una lunga serie di ritorsioni da parte delle istituzioni per “sospensione pubblico servizio”.
Il Giudice Tosti non ha mai declinato le proprie responsabilità circa le proprie funzioni, ma lo stato italiano si è ben guardato dal riconoscere le proprie responsabilità nel garantire la laicità delle sue istituzioni.
Ancora oggi troppi cittadini si chiedono perchè in un’aula di tribunale debba essere esposto un simbolo religioso e non l’emblema della Repubblica Italiana a cui le nostre leggi e le nostre istituzioni dovrebbero fare riferimento.
Ancora oggi troppi cittadini si chiedono perchè un giudice (che desidera che il principio di laicità dello stato sia rispettato per tutti, soprattutto nelle aule di giustizia) sospende le udienze e viene giustamente perseguito per “interruzione di pubblico servizio”, mentre un farmacista o un medico dipendenti di strutture pubbliche che si dichiarano obiettori (e che finiscono per imporre agli altri i dettami della loro religione) possono tranquillamente sospendere un servizio pubblico senza che questo comporti per loro la minima sanzione.
Il 7 dicembre alle ore 08,00 in Piazza Indipendenza a Roma l’UAAR ci sarà!

Tutte le associazioni sono invitate ad aderire inviando la propria sottoscrizione all’indirizzo roma@uaar.it

venerdì 16 novembre 2007

Tassista 78enne violenta minore disabile:


pena sospesa perché «il fatto è di lieve entità»


articolo tratto da Il Messaggero


CAMPOBASSO (15 novembre) - Ha violentato ripetutamente una minorenne disabile e con problemi psichici a Campomarino, in provincia di Campobasso, mentre l'accompagnava in taxi a scuola. Per i giudici della Corte d'appello, però, il «fatto è di lieve entità» e l'uomo non sconterà la pena in carcere. M. B., tassista di 78 anni, è stato condannato in secondo grado a due anni di reclusione per violenza sessuale, ma ha ottenuto la sospensione della pena e non farà nemmeno un giorno in cella.

Per due mesi, durante il tragitto dall'abitazione della ragazza alla scuola, il tassista fermava il mezzo e la molestava negli androni di alcuni palazzi. I giudici di Campobasso primo hanno ridotto a due anni la condanna di primo grado (di tre anni e otto mesi), dopo un'ora e mezzo di litigi in camera di consiglio, secondo quanto ha riferito il difensore del tassista, Antonio De Michele. Poi, hanno deciso di sospenderla.

La sentenza ha suscitato molte polemiche tra i familiari della giovane violentata per due mesi da M. B. Lo stesso avvocato difensore del tassista è stato colto di sorpresa dalla decisione dei giudici. «O si sarebbe dovuto assolvere il cliente non ritenendo valido il racconto e le accuse della ragazza - ha detto De Michele -, altrimenti si sarebbe dovuto confermare la condanna di primo grado. Liquidare invece un rapporto sessuale contro la volontà della giovane come “un fatto non grave” lascia perplessi».

Violenta disabile,giudici:”Fatto lieve”

15/11/2007 20:14

Violenta disabile,giudici:”Fatto lieve”

20.14

Violenta disabile,giudici:”Fatto lieve”

Aveva violentato una disabile minorenne

con problemi psichici a Campomarino

(Campobasso) più volte in due mesi,men-

tre l’accompagnava in taxi a scuola:non

andrà in carcere.

Il tassista, 78 anni, è stato condanna-

to in primo grado a 3 anni e 8 mesi di

reclusione, ma la Corte d’Appello di

Campobasso, pur avendo riconosciuto la

violenza sessuale, non solo ha ridotto

la pena a due anni, ma ha deliberato la

sospensione della pena perché per i

giudici “il fatto è di lieve entità”.

giovedì 15 novembre 2007

VILIPENDIO ALLA RELIGIONE CATTOLICA: SEQUESTRATI DUE FORUM

tratto dal sito dell'aduc

Cosa e' successo

Il 16 novembre 2006 la Polizia Postale di Firenze ha posto sotto sequestro preventivo due forum del nostro portale Internet. Viene contestata la violazione dell'articolo 403 del Codice penale (offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone): "numerosi messaggi che offendono la religione cattolica anche mediante vilipendio di persone". La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania (Pubblico ministero, dott. Luigi Lombardo) ha ritenuto di procedere al sequestro preventivo "in quanto vi e' fondato pericolo che la permanenza in rete dei predetti messaggi possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso dato che chiunque puo' liberamente continuare ad immettere messaggi dello stesso contenuto".

Dove ha origine la denuncia

La denuncia che ha mosso la procura siciliana proviene dall'associazione Meter onlus. L'associazione di don Fortunato Di Noto ci aveva inviato pochi giorni prima un fax in cui ci accusava di pubblicare messaggi di "vilipendio della religione", offensivi per gli handicappati e di natura "hard-porno": "con questa nostra diceva il messaggio- non si invoca la censura (ce ne guarderemmo!) ma comunque la possibilita' di 'moderare' un forum che nel contesto dell'Aduc non credo possa contenere tali messaggi di 'tutela dei consumatori'". Nel contempo ci veniva comunicato che era gia' stata depositata una denuncia.

I forum sequestrati


Al posto dei due forum sequestrati, ora compaiono le scritte " GESU E - sottoposto a sequestro preventivo" e "LUCIO MUSTO, CASCIOLI, ALEX, ECCETERA... - sottoposto a sequestro preventivo", con, nel testo, le specifiche del sequestro stesso.



Perche' il sequestro preventivo e' infondato


Vediamo alcune delle frasi incriminate di cui parla don Fortunato Di Noto dell'associazione "Meter onlus", da cui e' partita la segnalazione alla Procura di Catania, e che lo stesso ha citato in alcune interviste.

"Voglio anch'io insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio." Riteniamo che il significato di queste parole non possa essere giudicato come un'istigazione ad "insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio". In verita', appare come un atto di accusa verso coloro che, proprio "nel nome di Dio", queste cose le hanno fatte. Si puo' non essere d'accordo, anche se la storia del cristianesimo, e della Chiesa cattolica in particolare, potrebbe suggerire altrimenti.

"Solo le mazzate capiscono i cristiani, solo le mazzate ..." Per Di Noto, questa e' istigazione a tirare mazzate ai cristiani. La frase, invece, sostiene -alla lettera- che i cristiani capiscono solo la violenza. Si puo' considerare questa una banale generalizzazione, ma non per questo si deve impedire di esprimerla attraverso la censura ed il carcere. Anche perche', storicamente, proprio la cristianita' ha dimostrato per prima di condividere questo pensiero, usando violenza inaudita (altro che "mazzate") per sradicare eresie al suo interno. Dovremmo quindi censurare parti importanti della storia della Chiesa cattolica perche' offensiva alla religione cattolica?

Le bestemmie. Quello che probabilmente da' piu' fastidio a Di Noto e al Procuratore sono le bestemmie contenute in uno dei due forum, che effettivamente ci sono. Ma bestemmiare non e' piu' un reato, e pertanto non giustifica un sequestro preventivo che ha lo scopo di prevenire la reiterazione di un reato che non c'e'.

"Impicchiamo tutti gli handicappati". Per quanto riguarda le offese ai diversamente abili (persone disabili o con handicap), sul piano giuridico non si tratta di vilipendio della religione. Risulta pertanto ingiustificato il provvedimento di sequestro preventivo sulla base dell'articolo 403 del codice penale.
Ma non e' certamente questo il motivo per il quale non abbiamo censurato questo tipo di interventi. Noi riteniamo che l'obiettivo sia quello di non dover piu' ascoltare o leggere frasi del genere non perche' proibite, ma perche' veramente nessuno le pensa. Ma per discutere ed eventualmente convincere le persone, e' necessario prima di tutto sapere cosa pensano. Se gli si impedisce di esprimersi, puo' apparire che tutti la pensino allo stesso modo, anche al modo giusto, ma gli episodi di violenza e disprezzo sulle persone diversamente abili poi si ripeteranno...inspiegabilmente.

Incostituzionalita'
L'articolo 21 della Costituzione, oltre a ribadire che "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure", recita:
"Si puo' procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorita' giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili."
In altre parole, la Carta fondamentale stabilisce che il sequestro possa avvenire non nel caso di un reato qualunque, ma di un delitto gia' previsto dalla legge sulla stampa (Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948). Il delitto di cui all'articolo 403 del Codice penale, con cui la Procura di Catania ha motivato il sequestro preventivo, non e' in alcun modo contemplato nella legge sulla stampa. Pertanto, il sequestro preventivo decretato dal PM Luigi Lombardo ed effettuato dalla Polizia Postale di Firenze e' un atto incostituzionale.
Cosa stiamo facendo


Interrogazioni parlamentari

Sul sequestro dei nostri forum e' stata presentata una prima interrogazione parlamentare da parte di sei deputati della Rosa nel Pugno il 18 novembre 2006. Il Governo non ha ancora offerto una risposta. L'8 novembre 2007, quasi un anno dopo, abbiamo presentato una seconda interrogazione parlamentare in quanto i forum rimangono censurati, anche nelle parti non ritenute illecite dallo stesso PM di Catania.

Istanza di riesame


Il 23 novembre abbiamo presentato istanza di riesame del provvedimento di sequestro presso il Tribunale del riesame di Catania. Questa prima istanza e' stata rigettata.

Istanza di dissequestro

Ad ottobre del 2007 e' giunta notizia che tre utenti intervenuti sui forum sequestrati sono stati raggiunti da avvisi di garanzia per vilipendio ad un culto religioso. In particolare, l'accusa del Pubblico Ministero riguarda nove frasi fra le migliaia contenute nei forum. Per questo l'8 ottobre 2007, abbiamo presentato nuovamente un'istanza di dissequestro dei due forum ad eccezione delle nove frasi incriminate. Anche questa volta, l'istanza e' stata rigettata dal Gip di Catania. Questa volta pero' il Gip, nelle sue motivazioni, ha fatto qualche palso fasso. Si e' infatti basato sull'articolo 406 del codice penale ("Delitti contro i culti ammessi nello Stato"), articolo che -cosa di non poco conto- non esiste (e' stato abrogato nel febbraio 2006 dalla legge n. 85). Inoltre, e' del tutto evidente che, qualora si sia ritenuto di dover procedere contro nove frasi contenute nei forum, le rimanenti -anche se critiche della religione cattolica romana- non costituiscono reato. Nonostante cio', il Gip ha ritenuto comunque che i forum nel loro complesso offendono "la religione della stragrande maggioranza degli italiani". Insomma, il nostro magistrato ha censurato integralmente i forum non gia' in base a leggi esistenti, ma ad una sua personalissima opinione. Contro questa decisione stiamo ricorrendo in appello.

Cosa faremo

In futuro e' evidente che affronteremo il giudizio a fronte alta, consapevoli di essere in prima linea per la liberta' d'espressione e di pensiero. Se oggi e' capitato a noi, domani potrebbero essere censurate preventivamente edizioni di quotidiani o riviste prima che arrivino alla stampa perche' contengono materiale che qualcuno ritiene offensivo nei confronti di una religione o magari di una parte politica. Continueremo a difenderemo la liberta' di esprimere anche le opinioni piu' ripugnanti, sempre che non vi sia in esse una concreta istigazione alla violenza. Ci pare fin troppo facile difendere la liberta' di parola solo di coloro che non riteniamo offensivi.



I forum dell'Aduc


Come funzionano

I forum dell'Aduc (Di' la tua), con una media attuale di 3-400 messaggi al giorno, non sono moderati e non prevedono l'iscrizione o la registrazione dei partecipanti. Sono liberi e dissertano di tutte le attualita' sociali, religiose, economiche e politiche. Ci permettiamo di non pubblicare solo quegli interventi che sono palesemente fuori tema (ad esempio messaggi di spam), o che istigano la violenza (per istigazione non intendiamo un semplice "ammazziamoli tutti", ma un vero e proprio intento di provocare violenza su qualunque persona o cosa).

Perche' non censuriamo gli interventi

Forse molti non sono in grado di apprezzarlo, ma l'apparente "incivilta'" di cui sono accusati alcuni interventi sui nostri forum ha molti difetti, ma anche alcuni straordinari pregi. Prima di tutto il merito storico, in quanto chi in futuro vorra' capire chi sono gli italiani del 2006 lo potra' fare molto meglio leggendo questi forum piuttosto che quelli moderati e filtrati. Basti pensare alle preziose testimonianze, talvolta anche offensive, lasciateci dagli abitanti di Pompei sui muri delle loro abitazioni.
E come negare che molte cose che si pensano spesso non si dicono se non quando protetti dall'anonimato?
L'esempio piu' calzante e' quello che riguarda banche, amministrazione pubblica, grandi gestori telefonici, ed altre attivita' commerciali, i cui dipendenti o utenti spesso si fanno avanti denunciandone le frodi in maniera privata. Magari lo fanno anche con offese o bestemmie, ma spesso rivelano realta' che altrimenti rimarrebbero nascoste. Un altro esempio e' la questione dell'immigrazione e dell'integrazione, su cui la nostra associazione e' quotidianamente impegnata. Per capire se in Italia siamo davvero tolleranti o se invece siamo anche un po' razzisti e xenofobi, basta farsi un giro sui nostri forum, senza dover piantare microfoni nascosti in piazza o al bar o fare costosissimi sondaggi. Le obiezioni e le opinioni, anche quelle che riteniamo piu' sbagliate ed offensive, ci aiutano a capire come gestire le tensioni create dal fenomeno migratorio, tensioni che mettono a rischio il processo di integrazione e la convivenza civile.
Questi forum rispecchiano molto fedelmente la nostra societa', e pertanto sono utili anche a chi sente la necessita' di cambiare le cose.
Soprattutto, non vogliamo noi ergerci a censori per modellare i forum a nostra immagine e somiglianza, o a immagine e somiglianza di una societa' "civile" che vorremmo ma che non sembra esserci.

liberi di non leggerli

I nostri forum hanno infine un'altra importante caratteristica. Se qualcuno ci offende in un bar, in una scuola, o in una piazza, non e' possibile evitarlo. I nostri forum invece, per chi li trova offensivi, possono essere evitati semplicemente non andandoli a leggere. Come del resto si puo' cambiare canale se troviamo offensiva la satira su un politico, sul Papa o su qualunque altro capo di Stato.



Un'ipotesi (non azzardata) sul perche' si e' giunti rapidamente al sequestro preventivo


La rapidita' e l'efficienza non sono le qualita' piu' comunemente apprezzate del nostro sistema giudiziario. Le migliaia di segnalazioni che i nostri utenti e consumatori fanno alla magistratura, alla polizia postale ed ai vari Garanti richiedono mesi o anni per ottenere risposte, quando le si ottengono. Quando la giustizia agisce rapidamente e' da accogliere con soddisfazione ed orgoglio, ma -francamente- anche con una certa perplessita'.
L'inusitata solerzia (poche ore o giorni dopo l'esposto di don Di Noto) con cui il magistrato della Procura di Catania ha disposto il sequestro per vilipendio della religione cattolica non ci puo' non far riflettere. Sui nostri forum ci sono, da anni, frasi che potrebbero essere ritenute offensive dai credenti di altre religioni, se non dagli appartenenti a quasi ogni istituzione, associazione (compresa la nostra), o gruppo di persone, ma si e' deciso di agire con urgenza solo sul fronte della religione cattolica.
Quanto accaduto va, a nostro avviso, a braccetto con la politica dello Stato del Vaticano (le intimazioni affinche' cessi la satira sul Papa), con quella del Parlamento italiano che ha bocciato la richiesta di far pagare le tasse alla Chiesa cattolica quando svolge attivita' commerciali e non di culto (come fanno gia' tutti gli imprenditori che operano in Italia), e vari episodi in cui le istituzioni appaiono prostrarsi alla Chiesa cattolica romana (no al divorzio veloce, imposizione del crocifisso nelle aule, annullamento del referendum sulla procreazione assistita, etc..).
Mala tempora currunt...

lunedì 12 novembre 2007

APPUNTAMENTI TOSTI DA NON PERDERE, LAICI A ROMA E A L'AQUILA

Luigi Tosti, Lettera a un cattolico

La tua presenza è molto importante a sostegno del magistrato Dr. Luigi Tosti il quale chiede allo Stato Italiano che vengano rimossi dalle aule giudiziarie i simboli religiosi per rispettare il principio supremo di laicità affermato dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo.

**Vieni anche tu con amici e familiari Giovedì 22 Novembre 2007 ore 9:00

al Tribunale de L’Aquila, Via XX Settembre**

il magistrato Dr. Luigi Tosti, gli amici della Rosa nel Pugno-Radicali, il movimento Axteismo, l’associazione Uaar, altri movimenti e associazioni saranno presenti.

**Vieni anche tu con amici e familiari Venerdì 7 Dicembre 2007 ore 9:00

al CSM Consiglio Superiore della Magistratura di Roma, Piazza Indipendenza**

ci sarà il tavolo di Sit-In per il magistrato Dr. Luigi Tosti, gli amici della Rosa nel Pugno-Radicali, il movimento Axteismo, l’associazione Uaar, altri movimenti e associazioni saranno presenti.

Comunicato del giudice Luigi Tosti

Grazie. Il 22 novembre 2007 ci sarà anche il dibattimento del secondo processo dinanzi al Tribunale dell’Aquila, al quale ho ovviamente reiterato la richiesta di rimuovere i crocifissi o, in subordine, di esporre il logo dell’UAAR, la menorà ebraica, il simulacro di Budda, la statua di Pallade Atena e le effigi di altre divinità atzeche, nordiche ed egizie, alle quali mi sono recentemente “convertito” dopo esserne rimasto “folgorato” durante un viaggio a Damasco. Per ora ho recuperato il logo dell’UAAR, una statua di budda e la menorà ebraica. Chiederò la parola per esporre le motivazioni giuridiche della richiesta, ricordando ai giudici che esiste la Costituzione, che esiste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, che esiste l’art. 3 della legge 654/1975 italiana che sanziona con la reclusione sino a tre anni gli atti di discriminazione religiosa e preannuncerò loro che, se non solleveranno conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale o, in alternativa, non appenderanno in modo permanente a fianco dell’idolo del Dio biblico incarnato (tale è Gesù secondo la dottrina ufficiale della Chiesa) questi miei simboli in ossequio al principio secondo cui TUTTE le ideologie religiose sono UGUALI ED HANNO PARI DIGNITA’ DINANZI ALLA LEGGE, mi rifiuterò di presenziare all’udienza, revocherò la nomina dei miei difensori di fiducia (non intendo subire processi da parte di un’Amministrazione della Giustizia italiana “RAZZISTA”) e mi recherò immediatamente presso la locale Procura della Repubblica di LAquila per formalizzare contro di essi la denuncia per il delitto di “discriminazione religiosa” previsto e punito dall’art. 3 della legge 654/1975 (se non altro per la curiosità di leggere -e poi pubblicizzare- le rocambolesche “motivazioni” con le quali i giudici “insabbieranno” questa mia denuncia).

Grazie ancora per il sostegno e cordiali saluti.

Luigi Tosti

tosti.luigi@yahoo.it

mobile 3384130312

Nella foto, il giudice Luigi Tosti (foto Campanella Lasca, no copyright)

Interviste, commenti, conferenze pubbliche e altro tel. 3393188116

Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici

http://nochiesa.blogspot.com

Privati e librerie che volessero richiedere il libro “Le religioni plagiano” di Vittorio Giorgini possono rivolgersi alla Arduino Sacco Editore www.arduinosacco.it codice libro ISBN 978-8889584-60-6.

Richiedi gratis la seguente documentazione in formato digitale scrivendo a:

axteismo@yahoo.it

OFFESA LA MEMORIA DI PAOLO SEGANTI

Abbiamo appreso che è stata imbrattata la targa posta due anni fa dal Comune di Roma in memoria di Paolo Seganti, vittima dell’omofobia, barbaramente ucciso nella notte tra l’undici e il dodici luglio del 2005.

“Si tratta di un comportamento oltraggioso che offende tutta la comunità lesbica, gay e trans. Siamo felici che il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, abbia dichiarato in maniera tempestiva di voler rimuovere le scritte omofobe – afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – Questo atto vandalico ci conferma l’insopportabile clima di violenza e omofobia che si respira in tutto il Paese. Da qualche giorno è partita la campagna antiomofobia del Comune di Roma legata a Gay Help Line, il numero verde istituito proprio in memoria di Paolo Seganti. Chiediamo che il Comune rifletta su quanto sta avvenendo potenziandola e ricercando nuovi strumenti di lotta alla violenza”

Arcigay Roma Gruppo ORA

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Segreteria

Dal lunedì al Sabato dalle 16.00 alle 20.00

tel 06 64501102

fax 06 64501103

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Ufficio Stampa

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Gay Help Line

lunedì, mercoledì, giovedì e sabato dalle 16.00 alle 20.00

800 713 713

L'EUTANASIA DI WOJTYLA E IL SILENZIO DELLA CHIESA

TRATTO DAL BLOG DI FREESPIRIT

Lina Pavanelli è un medico anestesista che ha diretto per anni la Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’università di Ferrara. Nel saggio pubblicato su MicroMega ha ricostruito l’andamento degli ultimi mesi della malattia del Papa seguendo la testimonianza più diretta, quella appunto del professor Buzzonetti, e mettendo a confronto le scelte cliniche che ne risultano con i principi di bioetica riaffermati anche di recente dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio, di cui era a capo il cardinal Ratzinger prima di diventare Papa). Principi che considerano eutanasia in senso proprio la mancata alimentazione artificiale, non solo nei confronti di un malato grave o moribondo, ma addirittura di un paziente in stato di coma vegetativo (cioè di una persona cerebralmente morta e di cui vengono tenute “in vita” solo alcune funzioni fisiologiche, attraverso macchine più o meno complesse: il riferimento era al caso dell’americana Terry Schiavo).

Attraverso questo minuzioso confronto, Lina Pavanelli ha messo in evidenza come:

a) la malattia di cui soffriva il Papa (morbo di Parkinson) ha un decorso noto e prevedibile, che pone ad un certo punto problemi di alimentazione e/o di respirazione, insolubili senza ausilio artificiale;

b)* il Papa non è morto per crisi respiratoria ma per deficit alimentare*;

c) le linee-guida mediche europee indicano chiaramente che per impedire una denutrizione che porta alla morte va inserito, con operazione ambulatoriale poco invasiva ed efficacissima, un sondino permanente in zona addominale;

d) tale intervento va compiuto “a tempo debito”, cioè non appena il paziente non riesce più ad alimentarsi normalmente. Un eventuale sondino naso-gastrico in fase più avanzata non ha efficacia adeguata;

e) ogni medico ha il dovere, per legge e secondo il codice di deontologia professionale, di informare il paziente sul decorso della malattia, le terapie possibili, le conseguenze del rifiuto delle stesse. Non mettere al corrente il paziente è penalmente rilevante (si rischia la galera, insomma);

f) è del tutto impensabile che l’equipe medica diretta dal professor Buzzonetti (una decina di eccellenti anestesisti-rianimatori italiani) abbia tenuto il Papa all’oscuro, violando clamorosamente la legge, oltretutto nei confronti di un paziente di tale rango;

g) la decisione di rifiutare il sondino permanente addominale è dunque stata presa da Karol Wojtyla in persona;

h) tale rifiuto ha accorciato al vita del Papa. Di quanto non possiamo sapere, se giorni, settimane o mesi. Ma è certamente la “causa” prossima della morte;

i) il sondino naso-gastrico, inserito alla vigilia della morte, arrivava a “tracollo” ormai irreversibile, e non rappresentava dunque quella alimentazione artificiale adeguata che la bioetica cattolica esige anche nei confronti di un corpo in stato di coma vegetativo (figuriamoci di un Papa ancora in vita)

venerdì 9 novembre 2007

Shhhh!!! Sulle coppie di fatto l'enciclopia treccani deve stare zitta!!!!!

tratto da ILMONDODIGALATEA
L’Enciclopedia Treccani ha deciso, alla voce “matrimonio” di inserire un aggiornamento, in cui si citano, fra le varie forme di convivenza more uxorio, le unioni di fatto.

Apriti cielo (è il caso di dirlo)! Immediatamente Isabella Bertolini, vicepresidente dei Deputati di Forza Italia innesca il tric e trac: «Il laicismo ed il relativismo, purtroppo già ben rappresentato dall'attuale maggioranza al Governo, arruola tra i propri adepti anche l'enciclopedia italiana più prestigiosa». Non è un complotto demo-pluto-giudaico, ma ‘sti comunisti sono proprio dappertutto, fa capire.

Battuto di pochi secondi nella corsa alla dichiarazione – è uno degli sport che gli riescono meglio, quasi quanto il salto sulla poltrona del barbiere per farsi rimettere in piega il ciuffo – Luca Volontè immediatamente chiosa: «La scelta è fuori luogo, non rispecchia la realtà sociale italiana e non tiene conto della chiarissima differenza sul piano giuridico e lessicale fra i due termini».

Qualcuno sia così cortese da spiegare ai due esponenti politici, dal momento che è chiara la loro ignoranza in materia, che una enciclopedia è un’opera che spiega i significati delle parole e delle locuzioni; e che non è proprio una invenzione della Treccani, ma risale ai tempi degli antichi romani, almeno, quella di considerare affini al matrimonio, sebbene regolate da leggi parzialmente diverse, le convivenze more uxorio, cioè, come spiega la dicitura a chi ha fatto anche sei mesi soli di latino in prima superiore, simili al matrimonio. Forme di convivenza alternative - e normate da leggi apposite - all’epoca antica erano considerate così poco offensive della pubblica morale che persino imperatori cristiani come Giustiniano riconoscevano ad esse il diritto di esistere; ne approfittavano pure, gli imperatori cristianissimi, come fece appunto il buon Giustiniano con la sua Teodora, prima di riuscire regolarmente a sposarla a dispetto del passato chiacchieratissimo che la signora teneva.

Dove sia dunque lo scandalo della voce enciclopedica sfugge, dunque, a meno che lo scandalo non consista nel fatto che una enciclopedia, facendo il suo mestiere, informi i suoi lettori che una cosa esiste, e che si intenda con un dato nome.

Culturalmente, lo ammetto, le posizioni della Bertolini e di Volontè sono coerenti con la loro matrice di riferimento: l’enciclopedia è nata da quella congrega di laicisti schifosi che erano gli Illuministi, sempre infoiati a voler divulgare il sapere ed interrogarsi su di esso; per i bravi cattolici, si sa, l’unico libro utile e concesso è quello del catechismo, e meglio se non viene letto da soli, ma con il parroco a lato, per evitare derive d’interpretazione che rischiano di portare a Lutero. La Bertolini e Volontè l’enciclopedia la subiscono come uno dei tanti brutti rospi che la modernità impone loro di ingoiare, con cristiana rassegnazione.

Ma già che c’è, ‘sta benedetta enciclopedia del caspita, almeno sia tenuta sotto controllo e non dia scandalo:l’ideale di Volontè e della Bertolini, evidentemente, è quello di una enciclopedia che nemmeno contempli voci sulle cose che a loro danno fastidio, e men che meno dica ai lettori che simili cose possono esistere in altre parti del mondo, anche se non (o non ancora) in Italia: una bella enciclopedia fatta di pagine bianche, per dire, sarebbe l’esempio di divulgazione perfetta.

sabato 3 novembre 2007

IL PAPA IN FARMACIA

Secondo l'attuale Pontefice i farmacisti, importanti intermediari tra medici e pazienti, avrebbero un «diritto riconosciuto» all'obiezione di coscien/a in caso sia loro richiesta la vendita di farmaci cori «chiari scopi immorali, come l`aborto e l`eutanasia». Non basta: agli stessi farmacisti spetta il compito di far conoscere le implicazioni etiche di alcuni farmaci, non essendo possibile anestetizzare le coscienze circa gli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona. Per fortuna che il coito interrotto non si vende in farmacia, qualcosa di utile ci rimarrà pur sempre a disposizione. Ritengo infatti improbabili, per ragioni di praticità, i controlli notturni di farmacisti cattolici muniti di apposita lanterna.
Dico questo, perché qui ci sta l`intera gamma delle metodologie anticoncezionali: la pillola classica, la pillola del giorno dopo, la minipillola, la spirale intrauterina, i vari progestinici deposito, tutto o quasi. Posso immaginare una sola conseguenza, a un disastro come questo: raddoppieranno gli aborti. Qualcuno potrebbe pensare che ho esagerato nell`elencare i metodi che sarà per lo meno molto difficile utilizzare se verrà varata una legge che renderà attuabile l`obiezione di coscienza dei farmacisti, ma non è così: c`è un medico cattolico, del quale non voglio citare il nome (ma che qualsiasi navigatore di Internet saprà riconoscere) che asserisce che anche la pillola classica agisce, di tanto intanto, impedendo l`impianto di un embrione, e anche se penso che la cosa accada assai raramente (avrei scritto, in una differente occasione, a ogni morte di papa) immagino che possa anche essere vero, soprattutto per che crede nell`esistenza del diavolo. Cerco invece di spiegare, da anni, senza alcun successo, che la pillola post-coitale non ha niente a che fare con l`inibizione dell`impianto e mi permetto di affermare che chi sostiene il contrario è in perfetta malafede. Potete trovare tutta la bibliografia medica dalla quale ricavo questa certezza in uno dei miei libri più recenti, anche se ammetto che questa mia apparente sicumera si basa sull`attuale consenso scientifico, che potrebbe modificarsi in un avvenire più o meno vicino: ma questa è la scienza medica, che di verità ne conosce ben poche e che si basa sui risultati delle sperimentazioni de delle ricerche. Ripropongo il concetto in questi termini: chi ritiene, allo stato attuale delle conoscenze, che la pillola dei giorno dopo inibisca l`annidamento dell`embrione (notate intanto che nessuno dice più che è abortiva) o dice bugie, o ignora la verità, o è stato mal informato (magari a bella posta).
Mi rendo conto di esagerare nel pessimismo: perché i farmacisti si possano dichiarare obiettori di coscienza e rifiutarsi, ad esempio, di vendermi la liquirizia (da ragazzo mi provocava interessanti sogni umidi, molto molto immorali) ci vuole una legge apposita, per il momento conta quanto ha dichiarato Caprino, segretario nazionale di Federfarma, che cioè «i farmacisti hanno l`obbligo di legge, dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a consegnarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile» , per cui l`obiezione di coscienza per i farmacisti «è inattuabile in Italia come in ogni altro Paese». Resta solo da capire se la sollecitazione del Papa è rivolta ai legislatori (preparate in fretta una legge che lo consenta) o ai farmacisti (violate la legge, ne avete il diritto morale). Questa seconda possibilità mi turba e mi stimola insieme: un Papa che invita a scegliere la via dell'illegalità è più di quanto avrei mai potuto sperare, mi autorizza a pensare in grande, parla alla parte più oscura della mia coscienza, già fondamentalmente anarchica. Per chiarezza, mi limito a ricordare al Pontefice che al mo- mento, in questo Paese, sono autorizzate solo alcune obiezioni di coscienza: per il servizio militare (obsoleta); per la sperimentazione sugli animali; per la legge 194 sull'interruzione di gravidanza; per la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Debbo ammettere, a questo punto, che questo ennesimo proclama pontificio non mi pare particolarmente azzeccato, sono certo che sa fare di meglio. Mi dà però l'occasione di parlare di alcune cose e ne approfitto. La prima cosa riguarda tutti i moralisti, inclusi quelli laureati in farmacia: capisco i grandi turbamenti che vi procura l'uso di farmaci sulle cui interferenze con la fertilità non tutto è perfettamente chiaro, e capisco l'ansia di perfezione e la ricerca di un pò di martirio personale che vi impongono di rifiutare persino il ricorso al principio di precauzione, ma mi chiedo come mai vi accanite su una povera compressa progestinica, della cui moralità posso darvi le più ampie garanzie, mentre non vi turba minimamente il fatto che un gran numero delle nostre nuove cittadine assumono chili di prostaglandine - acquistate in farmacia, non esiste un mercato clandestino - e poi abortiscono, alla faccia della morale e della legge, finendo spesso in ospedale a causa dei terribili effetti collaterali di questo farmaco. Queste povere donne vengono in farmacia con una regolare ricetta e dichiarano di soffrire di mal di stomaco: a nessun farmacista è mai venuto un briciolo di sospetto? A nessun moralista è passato per la mente che le ulcere gastriche sono diventate stranamente endemiche tra e prostitute rumene? Le prostaglandine sono incluse nell`elenco dei farmaci ai quali il Pontefice allude? Il secondo problema riguarda una mia personale curiosità di bioeticista. Negli ultimi tempi, discutendo con i miei colleghi cattolici sui problemi etici della procreazione assistita, mi è stato detto più volte che in realtà l`antico ostacolo della dignità della procreazione (cioè l`obbligo di non separare mai la vita sessuale da quella riproduttiva) non è poi più così fonda- mentale. Oggi, leggendo le ultime esternazioni del Pontefice, non trovo più alcun accenno alla condanna dei mezzi contraccettivi che si limitano a offendere questa dignità (i farmacisti ogni tanto vendono preservativi e diaframmi). È un caso? State cercando di dirmi qualcosa che io, per ottusìtà personale, non riesco a capire? Un po` di luce, per favore. Il terzo e ultimo problema riguarda - e non sarà certamente l`ultima volta che ne parliamo - questa questione dell`embrione "uno di noi". Recentemente ho raccontato, su vari giornali, la storia del referendum che è stato tenuto in Irlanda del 2002 per cambiare, su proposta del Governo, la norma costituzionale che stabilisce che la protezione della vita nascente comincia dal primo momento del concepimento. Se il referendum avesse avuto successo - il che non è stato anche se per una manciata di voti - la nuova norma sarebbe stata molto diversa, perché avrebbe posposto l`inizio della protezione al momento dell`impianto dell`embrione nell`utero della madre. Le conseguenze di questa modifica sarebbero state straordinarie e tutte contrarie alle posizioni ribadite dal Pontefice nella sua recente dichiarazione: sarebbe stata lecita ogni forma di inibizione dell`impianto, compresa quella attribuita alla spirale e alla pillola del giorno dopo, e sarebbero state autorizzate le ricerche sull`embrione in vitro, gli studi sulle staminali embrionali e le indagini genetiche pre-impiantatorie. Questo, tra l`altro, è proprio quel personalismo che John Bryant e John Searle definiscono relazionale, che non attribuisce né alla biologia né alle prestazioni funzionali il carattere dirimente della persona. Secondo questa ipotesi, molto amata da alcuni evangelici, sono le relazioni a rappresentare un tratto riassuntivo e qualificante, perché legano tra loro biologia e biografia della persona e rappresentano il passaggio di una soglia significativa anche secondo un`ottica teologica: dal momento in cui si connette con quella della madre, l`esistenza dell`embrione si collega con la comunità degli uomini. Spero di avervi almeno incuriositi. Ebbene la ragione di questa lunga digressione è legata al fatto che tutto l`episcopato irlandese, ripeto, tutto, vescovi ausiliari inclusi, si è schierato con il massimo fervore possibile in favore della modifica e, perciò, del personalismo relazionale, della pillola del giorno dopo, della spirale, delle staminali embrionarie eccetera, eccetera, eccetera. Ebbene, nessuno, fino a questo momento, ha commentato questi fatti. Ho però il diritto di avere qualche chiarimento. Non erano, i vescovi irlandesi, l`espressione più alta (si fa per dire) del cattolicesimo intransigente? Cosa capisce, a questo punto, un povero cristiano? Non è d`abitudine cosa migliore fare le pulizie in casa, prima di uscire a spazzare in cortile? Se poi qualche compagno vorrà sapere quali sono le ipotesi che sono state fatte su questa scelta dell`episcopato irlandese, così peculiare e così inattesa, mi scriva, gli risponderò personalmente, voglio evitare scandali pubblici. Anche se, a dire il vero, da quando un grande filosofo cattolico mi ha spiegato che l`inferno è anticostituzionale, mi sento molto più tranquillo.

di Carlo Flamigni