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sabato 2 febbraio 2008

INTERVISTA STORICA AD ADELE FACCIO

Archivio Partito radicale www.radicali.it

Faccio Adele - 29 dicembre 1992
Adele Faccio: partorire è un lusso
Il simbolo delle battaglie femministe all'attacco: il maschio non è padrone della vita


SOMMARIO: Sulla proposta del presidente del Consiglio Giuliano Amato di rimettere in discussione la legislazione sull'aborto viene intervistata Adele Faccio che respinge ogni tentativo di tornare indietro. Non solo in Italia, ma anche in Francia e negli Usa avanza il tentativo »dei maschi di ristabilire il loro potere sulle donne, rappresentato dal potere di metterle incinte . »Partorire è il più gigantesco atto d'amore che ci sia e non tutte sono nelle condizioni fisiche, psicologiche e ambientali per compierlo

(IL GIORNALE, 29 dicembre 1992)


»Siamo pronte tutte, noi donne, a tornare in piazza per difendere il diritto-dovere all'aborto . Adele Faccio, simbolo di tutte le più radicali battaglie abortiste, dopo le dichiarazioni di Amato ha riscoperto la grinta di una volta. Quasi un fuoco »sacro , che le fa dire: »Sono andata anche in galera, volontariamente, per questa legge. La 194 non e proprio quello che volevamo, soprattutto perché non è riuscita a diffondere la contraccezione. Ma di tornare indietro non si parla proprio. Le donne non sono più disposte a far figli come pecore .


D. - E' preoccupata per questa ondata revisionista?

R. - Si molto. Non e un fatto che riguarda solo l'Italia Sono tornata dalla Francia poco tempo fa e anche lì ho sentito questi discorsi. Negli Stati Uniti è lo stesso. Sono terrorizzata da quel che sta accadendo. Dietro c'è una volontà precisa dei maschi di ristabilire il loro potere sulle donne, rappresentato dal potere di metterle incinte. Da millenni i maschi sono abituati ad essere padroni della vita, forse inconsapevolmente. E non si arrendono di fronte alle conquiste femminili .


D. - Ma questa legge, anche secondo Pannella, non funziona per molti aspetti. Modificarla non potrebbe essere un bene?

R. - »La legge non c'entra. Nessuno dovrebbe ficcare il naso in una questione squisitamente femminile. Certo, se la coppia va d'accordo, anche il padre deve dire la sua. Ma se non e così, solo la madre ha il diritto di scegliere se dare la vita o no. Partorire è il più gigantesco atto d'amore che ci sia e non tutte sono nelle condizioni fisiche, psicologiche e ambientali per compierlo .·


D. - Ma parlando così non si toglie a quell'atto tutta la sua naturalità? Non lo si rende più difficile da accettare?

R. - Proprio questo è l'errore culturale che per secoli ha imprigionato la donna: fare un figlio è nell'ordine della natura. Lo è, d'accordo. Ma oggi, con i problemi spaventosi che affliggono l'umanità, si può aver paura di accettare una gravidanza .


D. - E basta la paura, per rifiutare un figlio? Non si può vincerla?

R. - »Se una donna ha paura già vuol dire che non è in grado di fare un figlio. Vale la pena di vincersi? Quante pessime madri ci sono in giro per quest'errore? No, bisogna pensarci bene, essere sicure prima di accettare la maternità. Alcune, come me, hanno avuto il lusso di potersi concedere un figlio. Altre non hanno questa possibilità .


D. - E' un lusso diventare madre?

R. - »Certamente. L'aborto è da evitare al massimo con una contraccezione diffusa e sicura. Ma la donna deve avere questa possibilità che la cultura, la società, la Chiesa, la cosiddetta "morale" vogliono ancora negarle .


a.m.g.

sabato 3 novembre 2007

IL PAPA IN FARMACIA

Secondo l'attuale Pontefice i farmacisti, importanti intermediari tra medici e pazienti, avrebbero un «diritto riconosciuto» all'obiezione di coscien/a in caso sia loro richiesta la vendita di farmaci cori «chiari scopi immorali, come l`aborto e l`eutanasia». Non basta: agli stessi farmacisti spetta il compito di far conoscere le implicazioni etiche di alcuni farmaci, non essendo possibile anestetizzare le coscienze circa gli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona. Per fortuna che il coito interrotto non si vende in farmacia, qualcosa di utile ci rimarrà pur sempre a disposizione. Ritengo infatti improbabili, per ragioni di praticità, i controlli notturni di farmacisti cattolici muniti di apposita lanterna.
Dico questo, perché qui ci sta l`intera gamma delle metodologie anticoncezionali: la pillola classica, la pillola del giorno dopo, la minipillola, la spirale intrauterina, i vari progestinici deposito, tutto o quasi. Posso immaginare una sola conseguenza, a un disastro come questo: raddoppieranno gli aborti. Qualcuno potrebbe pensare che ho esagerato nell`elencare i metodi che sarà per lo meno molto difficile utilizzare se verrà varata una legge che renderà attuabile l`obiezione di coscienza dei farmacisti, ma non è così: c`è un medico cattolico, del quale non voglio citare il nome (ma che qualsiasi navigatore di Internet saprà riconoscere) che asserisce che anche la pillola classica agisce, di tanto intanto, impedendo l`impianto di un embrione, e anche se penso che la cosa accada assai raramente (avrei scritto, in una differente occasione, a ogni morte di papa) immagino che possa anche essere vero, soprattutto per che crede nell`esistenza del diavolo. Cerco invece di spiegare, da anni, senza alcun successo, che la pillola post-coitale non ha niente a che fare con l`inibizione dell`impianto e mi permetto di affermare che chi sostiene il contrario è in perfetta malafede. Potete trovare tutta la bibliografia medica dalla quale ricavo questa certezza in uno dei miei libri più recenti, anche se ammetto che questa mia apparente sicumera si basa sull`attuale consenso scientifico, che potrebbe modificarsi in un avvenire più o meno vicino: ma questa è la scienza medica, che di verità ne conosce ben poche e che si basa sui risultati delle sperimentazioni de delle ricerche. Ripropongo il concetto in questi termini: chi ritiene, allo stato attuale delle conoscenze, che la pillola dei giorno dopo inibisca l`annidamento dell`embrione (notate intanto che nessuno dice più che è abortiva) o dice bugie, o ignora la verità, o è stato mal informato (magari a bella posta).
Mi rendo conto di esagerare nel pessimismo: perché i farmacisti si possano dichiarare obiettori di coscienza e rifiutarsi, ad esempio, di vendermi la liquirizia (da ragazzo mi provocava interessanti sogni umidi, molto molto immorali) ci vuole una legge apposita, per il momento conta quanto ha dichiarato Caprino, segretario nazionale di Federfarma, che cioè «i farmacisti hanno l`obbligo di legge, dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a consegnarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile» , per cui l`obiezione di coscienza per i farmacisti «è inattuabile in Italia come in ogni altro Paese». Resta solo da capire se la sollecitazione del Papa è rivolta ai legislatori (preparate in fretta una legge che lo consenta) o ai farmacisti (violate la legge, ne avete il diritto morale). Questa seconda possibilità mi turba e mi stimola insieme: un Papa che invita a scegliere la via dell'illegalità è più di quanto avrei mai potuto sperare, mi autorizza a pensare in grande, parla alla parte più oscura della mia coscienza, già fondamentalmente anarchica. Per chiarezza, mi limito a ricordare al Pontefice che al mo- mento, in questo Paese, sono autorizzate solo alcune obiezioni di coscienza: per il servizio militare (obsoleta); per la sperimentazione sugli animali; per la legge 194 sull'interruzione di gravidanza; per la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Debbo ammettere, a questo punto, che questo ennesimo proclama pontificio non mi pare particolarmente azzeccato, sono certo che sa fare di meglio. Mi dà però l'occasione di parlare di alcune cose e ne approfitto. La prima cosa riguarda tutti i moralisti, inclusi quelli laureati in farmacia: capisco i grandi turbamenti che vi procura l'uso di farmaci sulle cui interferenze con la fertilità non tutto è perfettamente chiaro, e capisco l'ansia di perfezione e la ricerca di un pò di martirio personale che vi impongono di rifiutare persino il ricorso al principio di precauzione, ma mi chiedo come mai vi accanite su una povera compressa progestinica, della cui moralità posso darvi le più ampie garanzie, mentre non vi turba minimamente il fatto che un gran numero delle nostre nuove cittadine assumono chili di prostaglandine - acquistate in farmacia, non esiste un mercato clandestino - e poi abortiscono, alla faccia della morale e della legge, finendo spesso in ospedale a causa dei terribili effetti collaterali di questo farmaco. Queste povere donne vengono in farmacia con una regolare ricetta e dichiarano di soffrire di mal di stomaco: a nessun farmacista è mai venuto un briciolo di sospetto? A nessun moralista è passato per la mente che le ulcere gastriche sono diventate stranamente endemiche tra e prostitute rumene? Le prostaglandine sono incluse nell`elenco dei farmaci ai quali il Pontefice allude? Il secondo problema riguarda una mia personale curiosità di bioeticista. Negli ultimi tempi, discutendo con i miei colleghi cattolici sui problemi etici della procreazione assistita, mi è stato detto più volte che in realtà l`antico ostacolo della dignità della procreazione (cioè l`obbligo di non separare mai la vita sessuale da quella riproduttiva) non è poi più così fonda- mentale. Oggi, leggendo le ultime esternazioni del Pontefice, non trovo più alcun accenno alla condanna dei mezzi contraccettivi che si limitano a offendere questa dignità (i farmacisti ogni tanto vendono preservativi e diaframmi). È un caso? State cercando di dirmi qualcosa che io, per ottusìtà personale, non riesco a capire? Un po` di luce, per favore. Il terzo e ultimo problema riguarda - e non sarà certamente l`ultima volta che ne parliamo - questa questione dell`embrione "uno di noi". Recentemente ho raccontato, su vari giornali, la storia del referendum che è stato tenuto in Irlanda del 2002 per cambiare, su proposta del Governo, la norma costituzionale che stabilisce che la protezione della vita nascente comincia dal primo momento del concepimento. Se il referendum avesse avuto successo - il che non è stato anche se per una manciata di voti - la nuova norma sarebbe stata molto diversa, perché avrebbe posposto l`inizio della protezione al momento dell`impianto dell`embrione nell`utero della madre. Le conseguenze di questa modifica sarebbero state straordinarie e tutte contrarie alle posizioni ribadite dal Pontefice nella sua recente dichiarazione: sarebbe stata lecita ogni forma di inibizione dell`impianto, compresa quella attribuita alla spirale e alla pillola del giorno dopo, e sarebbero state autorizzate le ricerche sull`embrione in vitro, gli studi sulle staminali embrionali e le indagini genetiche pre-impiantatorie. Questo, tra l`altro, è proprio quel personalismo che John Bryant e John Searle definiscono relazionale, che non attribuisce né alla biologia né alle prestazioni funzionali il carattere dirimente della persona. Secondo questa ipotesi, molto amata da alcuni evangelici, sono le relazioni a rappresentare un tratto riassuntivo e qualificante, perché legano tra loro biologia e biografia della persona e rappresentano il passaggio di una soglia significativa anche secondo un`ottica teologica: dal momento in cui si connette con quella della madre, l`esistenza dell`embrione si collega con la comunità degli uomini. Spero di avervi almeno incuriositi. Ebbene la ragione di questa lunga digressione è legata al fatto che tutto l`episcopato irlandese, ripeto, tutto, vescovi ausiliari inclusi, si è schierato con il massimo fervore possibile in favore della modifica e, perciò, del personalismo relazionale, della pillola del giorno dopo, della spirale, delle staminali embrionarie eccetera, eccetera, eccetera. Ebbene, nessuno, fino a questo momento, ha commentato questi fatti. Ho però il diritto di avere qualche chiarimento. Non erano, i vescovi irlandesi, l`espressione più alta (si fa per dire) del cattolicesimo intransigente? Cosa capisce, a questo punto, un povero cristiano? Non è d`abitudine cosa migliore fare le pulizie in casa, prima di uscire a spazzare in cortile? Se poi qualche compagno vorrà sapere quali sono le ipotesi che sono state fatte su questa scelta dell`episcopato irlandese, così peculiare e così inattesa, mi scriva, gli risponderò personalmente, voglio evitare scandali pubblici. Anche se, a dire il vero, da quando un grande filosofo cattolico mi ha spiegato che l`inferno è anticostituzionale, mi sento molto più tranquillo.

di Carlo Flamigni

LIVIA TURCO: LA PAROLA DEL PAPA è AUTOREVOLE MA LA SOVRANITà APPARTIENE AL PARLAMENTO

Il presidente dell'Unione dei farmacisti cattolici, Pietro Uroda, lo ha detto chiaro e tondo: "Mai venduta la pillola del giorno dopo, Norlevo o Levonelle, nella mia farmacia". Ma all'indomani del richiamo del Papa all'obiezione di coscienza per i farmacisti rispetto alla vendita di farmaci con scopi «immorali», la polemica è infuocata tra chi afferma che è un dovere garantire tali farmaci a chi li chiede e chi, invece, invoca il diritto all'obiezione per la categoria, peraltro secondo alcuni già praticato. In testa ai sostenitori del «no» all'obiezione per i farmacisti è lo stesso ministro della salute Livia Turco: "La parola del Papa è autorevole, da ascoltare nella sua dimensione pastorale e profetica, ma quando si parla di legge - ha affermato - la sovranità appartiene al Parlamento". E ancora: "i farmaci prescritti dal medico - ha precisato il ministro - devono essere disponibili, non possono essere negati" e " la legge non prevede l'obiezione di coscienza dei farmacisti e credo che le norme siano sagge".
Una posizione, questa, condivisa da varie forze politiche: «Il servizio delle Farmacie - sottolinea il capogruppo dei Repubblicani Liberali e riformatori alla Camera, Giorgio La Malfa - è un servizio pubblico ed i farmacisti hanno il dovere di distribuire prodotti medicinali a chi ne fa richiesta». Chi esercita un servizio pubblico, come i farmacisti, «non può ergersi ad arbitro, decidendo cosa è morale e cosa non lo è», incalza Antonio Borghesi, deputato dell'Italia dei Valori. Il Papa «non può dettare il codice ai farmacisti» e le farmacie devono garantire il servizio pubblico, afferma anche Chiara Moroni (FI), e Luana Zanella dei Verdi sostiene che «non esiste il diritto all'obiezione di coscienza per i farmacisti». C'è chi va oltre: Donatella Poretti (Rnp) afferma che il cittadino può denunciare la mancanza del farmaco e Marco Cappato (Associazione Coscioni) afferma che l'associazione aiuterà i cittadini a denunciare gli eventuali farmacisti obiettori fornendo l'assistenza giuridica necessaria.
Dura reazione anche da parte del farmacologo Silvio Garattini: «Il Papa ha tutto il diritto di dire ai suoi quello che vuole, ma non può imporre a un Paese quello che deve fare». Sul fronte opposto Luisa Santolini (Udc): «L'obiezione - afferma -è prevista dalla legge in campo militare e sanitario, e i farmacisti fanno parte del personale sanitario». E in realtà, rileva il presidente del Movimento per la vita Carlo Casini, «1`obiezione di coscienza per i farmacisti esiste già, come dimostrano i molti casi in cui farmacisti sono stati chiamati in giudizio». E che la polemica sia aspra lo confermano pure le parole della vicePresidente dei deputati Forza Italia Isabella Bertolini: «Noi siamo per la difesa della vita e per questo ci impegneremo nelle sedi competenti per combattere l'uso della cosiddetta kill pill».
Polemiche a parte, ci sono i numeri che parlano. In Italia, nel 2006, sono state oltre 400.000 le pastiglie di Norlevo e Levonelle vendute, afferma il ginecologo ed esponete radicale Silvio Viale: sarebbero state molte di più se non vigesse l'obbligo della ricetta medica, peraltro già annullato in molti altri paesi. Ricetta, avverte l'esperto, che può rappresentare un grave ostacolo limitando l'efficacia del farmaco: il massimo dell'efficacia (95%) si ha infatti assumendo la pillola entro 12-24 ore dal rapporto a rischio. E insomma, una corsa contro il tempo e non avere a disposizione la ricetta al momento del bisogno, conclude Viale, può purtroppo fare la differenza.
La Gazzetta del Mezzogiorno

mercoledì 31 ottobre 2007

Il Papa: "Su aborto e eutanasia obiezione di coscienza ai farmacisti"

Esplicito il riferimento alla pillola del giorno dopo
Federfarma: obbligo di legge garantire i medicinali prescritti

tratto da La Repubblica on line

Papa Benedetto XVI
ROMA - L'obiezione di coscienza dei farmacisti è un "diritto riconosciuto" quando si tratta di fornire medicine "che abbiano scopi chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia". Benedetto XVI nel discorso rivolto oggi alla Federazione internazionale dei farmacisti cattolici, non pronuncia il nome della pillola abortiva, ma il riferimento sembra esplicito.

"L'obiezione di coscienza - ha detto il pontefice - è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo le scelte chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia".

All'inizio dell'anno, era stata l'udienza concessa ai vertici delle amministrazioni locali del Lazio, a dare l'occasione a Benedetto XVI per ribadire il proprio veto verso la pillola RU486. Alla vigilia di due manifestazioni promosse per difendere la legge sull'aborto e i Pacs, il pontefice ammonì che bisogna "evitare di introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la gravità dell'aborto come scelta contro la vita".

Ai farmacisti cattolici, Benedetto XVI oggi ha ribadito che "non è possibile anestetizzare le coscienze sugli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona. Il farmacista, importante intermediario tra medici e pazienti, deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, perchè ogni essere sia protetto dalla concepimento fino alla morte naturale".

Benedetto XVI ha affrontato anche il problema del progresso della medicina, che porta grandi benefici ma talvolta espone i pazienti ai rischi di una incontrollata sperimentazione. "Nessuna persona - ha scandito il Papa - può essere utilizzata in maniera sconsiderata come un oggetto per realizzare sperimentazioni terapeutiche".

In questo contesto, il Papa ha infine ripetuto il suo appello affinché i farmaci salvavita siano garantiti ai Paesi del Terzo mondo che non possono acquistarli: "E' necessario che le diverse strutture farmaceutiche, i laboratori e i centri ospedalieri abbiano la preoccupazione della solidarietà nell'ambito terapeutico, per permettere un accesso alle cure e ai farmaci di prima necessità a tutti gli strati della popolazione, in tutti i Paesi".

All'appello del Papa risponde il segretario di Federfarma, Franco Caprino: "E' un obbligo per i farmacisti, così come previsto dalla legge, garantire ai cittadini di trovare in farmacia i medicinali prescritti dal medico". Caprino sottolinea così il ruolo delle farmacie che per altro non possono fare obiezione di coscienza nella vendita di medicinali, come per esempio la pillola del giorno dopo, così come previsto dalla legge.

Secondo Caprino, infatti "interferirebbe con il lavoro e le decisioni del medico. E costringerebbe i cittadini alla caccia della farmacia in cui si possono acquistare i medicinali 'incriminati'. Una soluzione - conclude Caprino - che neppure i cittadini capirebbe o accetterebbero".

(29 ottobre 2007)