articolo di Marco Vozza:
http://inlibera.blogspot.com/2007/03/conservapedia-la-wiki-per-i-valori.html
È "l'enciclopedia conservatrice sulla quale si può fare affidamento", necessaria perchè nella nostra società "proliferano i valori anticristiani ed antiamericani".
E visto che wikipedia è troppo liberale, ecco la nascita di conservapedia (che mantiene la stessa grafica dell'originale), l'encilopedia on-line dei conservatori americani.
Gli orrori di cui si macchia wikipedia sono moltemplici, secondo Andy Schlafly, avvocato conservatore creatore di conservapedia, ed allora ecco riportare le versioni libere da "correzioni politiche" su tematiche quali l'omosessualità ("un disordine mentale", "qualcosa influenzato dall'intorno familiare") o l'aborto.
Ovvio che anche la conservapedia abbia le sue regole per editare le varie voci, facilmente consultabili in 6 semplici Comandamenti
... e come poteva essere altrimenti?
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venerdì 1 febbraio 2008
lunedì 26 novembre 2007
INTOLLERANZA LEGALIZZATA
ARTICOLO DI DADA KNORR
Nel giugno '94, la scrittrice bengalese Taslima Nasreen, ricercata dalla polizia del Bangladesh, è sfuggita all'arresto. E' ricercata per "insulto all'Islam", essendo stata colpita da una "fatwa" (sentenza di morte) da parte di un gruppo integralista islamico che ha denunciato il suo impegno femminista ed i contenuti politici del suo ultimo romanzo.
La persecuzione della libera espressione è forte nel mondo isalmico così come nei paesi occidentali, anche se in questi ultimi si "persegue" e "punisce" con metodi più blandi e senza mettere troppo in evidenza il legame sia pur strettissimo che esiste tra Codici Penali e dogmi e dettami delle gerarchie ecclesiastiche. Per quello che riguarda il fenomeno delle "condanne religiose a morte", sarà utile fare un piccolo riassunto di quello che risulta essere il caso più eclatante di persecuzione della libertà d'espressione, amplificato dai mass media negli ultimi anni: il caso Rushdie.
Il 14 Febbraio 1989, dall'Iran, l'ayatollah Khomeini fa un proclama religioso (fatwa) col quale chiede la morte dello scrittore Salman Rushdie, a causa del suo libro "Versi satanici" che viene definito "offensivo per l'Islam". Khomeini dichiara solennemente che chi ucciderà Rushdie... si guadagnerà il Paradiso. Da questo momento inizia la persecuzione dello scrittore, del suo libro e degli altri suoi libri, dei suoi editori e traduttori, e persino di chi "osa" prenderne le parti.
In 45 paesi a maggioranza religiosa musulmana viene messo al bando il libro; le relazioni diplomatiche con l'Iran si fanno difficili per molti Paesi occidentali; migliaia di politici, editori, scrittori di tutto il mondo appoggiano Rushdie e boicottano incontri culturali, politici ed economici con l'Iran.
Il proclama dell'ayatollah ha scatenato da allora una triste serie di fatti: il movimento integralista musulmano Amal ha cercato di ottenere l'espatrio di Rushdie dalla Gran Bretagna in cambio di ostaggi che già da tempo avrebbe dovuto liberare. Fanatici hanno bruciato in pubblico "Versi satanici", assaltato librerie e organizzato manifestazioni durante le quali vengono fatti morti e feriti. Alcuni librai codardi tolgono dalle vetrine il libro "incriminato".
La "fatwa" ha provocato anche omicidi di persone direttamente coinvolte nelle vicende: l'11 luglio del 1991 il traduttore giapponese del libro, Hiroshi Higarashi, viene ucciso a coltellate; otto giorni prima il traduttore italiano Ettore Capriolo era stato accoltellato sfuggendo per fortuna all'assassinio. Nonostante la frenetica attività dell'ICSDR (il comitato internazionale in difesa di Rushdie) la Fatwa viene di continuo rinnovata, e persino i musulmani che vi si oppongono vengono attaccati (due musulmani che vi si erano pubblicamente opposti sono stati uccisi in Belgio nel 1989).
Come ha fatto notare l'islamista Bruno Etienne, gli integralisti islamici hanno usato la Fatwa per tentare di ricompattare con l'odio in comune le varie fazioni musulmane; il libro di Rushdie, definito blasfemo probabilmente senza neanche averlo letto, è servito ad uno sporco gioco di potere dei leaders religioso/politici dell'Islam. Salman Rushdie non era musulmano quando ha scritto i "Versi satanici": nonostante ciò si è piegato a "chiedere scusa" agli integralisti musulmani; si è poi riavvicinato all'islamismo dichiarando di appartenervi, e sperando così di pacificarsi. Ma il fatto è che il libro "Versi satanici" non può essere ritenuto offensivo se non da menti intolleranti. Oltretutto, i versetti... satanici citati nel libro esistono veramente nel Corano. Anche se gli integralisti avessero accettato le scuse e la semi-conversione dello scrittore, il problema non sarebbe meno evidente: l'integralismo religioso che condanna senza cognizione, che usa la fede per istigare all'assassinio, che considera offensiva qualsiasi critica.
Rushdie non è che uno tra i tanti scrittori e attivisti politici che subiscono sequestri, censure, punizioni, o debbono espatriare (come molti iraniani) per rimanere vivi. L'Iran non è l'unico paese dove vige ancora una serie di norme impensabili fatte rispettare anche tramite sanzioni: come le pesanti punizioni per il "Bi-hejabi", mancata copertura del corpo e del capo delle donne, alle quali è "religiosamente" consentita l'esposizione in pubblico del solo viso e del palmo delle mani. L'Egitto, nel 1991, ha condannato lo scrittore Alaa Hamed a otto anni di prigione per un suo libro. Nel 1992 l'Iran ha condannato a 50 frustate e a una multa il caricaturista che raffigurò Khomeini sulla rivista "Farad", sequestrata; processo ripetuto l'anno scorso perché la pena è stata considerata "troppo mite". Casi di sequestri e chiusura di giornali e riviste sono all'ordine del giorno in tanti Paesi. Mentre definiscono "sozzura" ogni tipo di cultura diversa dalla loro, gli integralisti religiosi si offendono "a morte" con chi interpreta i loro dogmi e la loro cultura in modo ad essi spiacevole. Costoro ritengono d'avere il monopolio circa le verità religiose e tante altre cosette; gli integralisti musulmani si appellano ai loro fratelli occidentali in base alla causa comune, ed ottengono spesso risposte positive ed ispirate: Giovanni Paolo II ha espresso nel marzo del 1989 solidarietà a Khomeini; l'arcivescovo di Canterbury, Carey, lo ha fatto nel 1991, e così via... verso all'autorizzazione all'omicidio degli "infedeli". In un articolo apparso su "Micromega" nel 1993, la giornalista polacca Irena G.Gross denuncia l'appoggio dato dal clero polacco alla campagna anti- Rushdie, e lo collega ad una generale strategia di istigazione all'odio e all'ostracismo verso coloro che non si adeguano ai canoni di pensiero graditi al clero, ad un clero molto attaccato al potere politico ed economico. In Italia, le campagne denigratorie volte ad ottenere la censura di film, giornali, vignette, libri, sono infinite*.
Ma come possono essere punite, in Paesi che si dichiarano a favore della libera espressione, la satira, la critica politica, la differente interpretazione di fatti religiosi? Le vie del Signore (e dei Signori politici) sono infinite: gli articoli dei Codici penali che sanciscono la punibilità di "offese" a capi di Stato, a pubblici ufficiali, alla bandiera, alla patria, alla religione, a ministri del culto... lasciano un margine larghissimo di discrezione ai giudici, e perciò permette la persecuzione del libero pensiero attraverso l'incasellamento nei "reati d'opinione". In Italia, attraverso recenti casi, è stata messa in discussione la legittimità di tali articoli di legge. Tra i casi più eclatanti, quello del 1988 accaduto a Eloisa Manciati, di Orvieto, alla quale fu fotografato e sequestrato dall'automobile l'adesivo con la scritta "Papa Wojtyla? No, grazie", accusato di oltraggio al Papa ed alla "religione di Stato". Sebbene la religione cattolica non sia più religione di Stato secondo il Nuovo Concordato (1984), la Corte Costituzionale ha decretato che, supponendo che essa sia la religione della maggioranza degli italiani ("incarna un'antica ininterrotta tradizione del popolo italiano"), gli articoli di legge in questione vanno ancora applicati. E li applicano eccome! Denuncia a Cuore, nel 1991, per un fotomontaggio col Papa, effettuata dalla DC bolognese. Denuncia ai "Jack Daniel's Lovers" per aver riadattato una canzone di Bon Jovi dal convincente titolo "Clerophobia", effettuata dal gruppo "Famiglia domani" che addirittura si appellò al decreto Mancino antirazzismo (pensa te: fare opposizione verrà considerato istigazione all'odio razziale e religioso?) e chiese di farne vietare l'esecuzione ai concerti. Denuncia contro una discoteca di Terracina per aver inserito in un collage decorativo la figura di Paolo VI. Senza citare la denuncia per vilipendio al Papa durante il Meeting '91 di Fano e tante altre, ... . Nel giugno del '94 la Digos ha sequestrato a Brescia uno striscione "Ieri stragisti Oggi ministri" perché ritenuto oltraggioso nei confronti del Governo. La trasmissione "Blob" è stata perseguita per oltraggio alla figura del Presidente del consiglio. Un carro del famoso Carnevale di Viareggio è stato messo sotto accusa nell'ottobre del '93 per aver rappresentato il Papa e Clinton su un elicottero da guerra che sorvola la Somalia. E non parliamo delle "adunate" per le crociate contro la "bestemmia": qualche tempo fa il direttore del giornale "Il Carroccio" ha spiegato che i Paesi debbono punire chi bestemmia... per non attirarsi l'ira di Dio.
Sta di fatto che il nostro codice penale giudica "una bestemmia" qualsiasi espressione che non sia condivisa dal "credente standard" (tra poco credente Standa); recenti sentenze affermano che "costituisce vilipendio l'affermare che i dogmi sono invenzione dei preti e che la Chiesa cattolica insegna il contrario di quanto voluto da Gesù". Come si vede, corriamo il rischio di essere puniti per qualsiasi critica alla religione ed alla sua storia.
Il "vilipendio" (Ida Magli, nel suo ultimo saggio*, spiega come significhi "ritenere vile", e anche nella sua accezione simbolica "appendere all'ingiù") simboleggia nella nostra cultura ancora fortemente patriarcale il non riconoscere la sacralità dei Padri che ci governano l'anima e la vita. La critica è consentita... finché non tocca l'autorità ed il dominio, finché non mette in dubbio i sacri paramenti del Re (ricordiamo il Re nudo). Non è consentito rovesciare ciò che è eretto (o Diritto) e mettersi alla pari con chi dall'alto domina; il "popolo sovrano" continua ad essere una balla.
In un interessante articolo apparso su "Volontà" (1/1994), lo storico del diritto Italo Mereu fa interessanti annotazioni sul concetto di vilipendio e di separazione nel diritto tra Stato e Chiesa; egli spiega sapientemente come spesso le riforme del diritto siano da considerarsi solo "nominali", perché nella sostanza vengono solo dati nuovi nomi a vecchi istituti. Basti pensare al Nuovo concordato che in realtà non ha cambiato una virgola dei privilegi della religione cattolica, che viene ancora considerata religione "di Stato". L'art. 3 della Costituzione italiana recita "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione... di religione..." eppure poco dopo l'art. 7 dichiara i cattolici privilegiati di una particolare intesa con lo Stato. Mereu ricorda che si è poco lontani da quello stato di "tolleranza" che veniva citato nello Statuto Albertino "La religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi". E non si tratta qui di tolleranza voltairiana, cioè ove tutti si considerano alla pari con gli altri al di là dei credo politici o religiosi: si tratta di tolleranza di coloro che si considerano portatori dell'unica vera Fede (vedi Pivetti) nei confronti degli "altri" che non ce l'hanno o non la vogliono.
Offendere e schiacciare costoro è ampiamente consentito dalla legge e dalle forze "dell'ordine". Mereu cita anche l'art. 292 del nostro c.p., che punisce con la reclusione da uno a tre anni chi offende la bandiera nazionale o altro emblema dello Stato: siamo al feticismo e all'apologia del simbolo, sarà possibile d'ora in poi mandare a quel paese la nazionale di calcio senza incorrere nelle ire della legge? Eppure anche la Corte Suprema USA ha dichiarato che offendere la bandiera fa parte di quelle libertà complessive che si ritengono appunto rappresentate dalla bandiera.
Del resto gli statunitensi sono fanatici della bandiera (e purtroppo anche della pena di morte) ma gli resta quel primo emendamento alla loro carta costituzionale che sancisce il divieto per lo Stato di legiferare in materia di pro o contro le religioni. Purtroppo invece nella maggior parte degli altri paesi, oltre al nostro, vige la "confessionalità": lo Stato cioè obbliga i cittadini ad appartenere ad una religione. Nel 1989, ad una protesta del relatore speciale dell'ONU per la libertà religiosa (circa l'impossibilità di professare liberamente altre religioni nell'Arabia Saudita), le autorità arabe rispondevano sprezzantemente di ritenere musulmani TUTTI gli abitanti dell'Arabia Saudita e che quindi il problema non si poneva.
La Conferenza Islamica del 1981, riguardo ai diritti dell'uomo (sic), ha dichiarato che questi erano comunque sottoposti alla Sharia, cioè all'insieme di leggi derivanti dal Corano e testi attigui. Ciò significa enormi restrizioni alla libertà di pensiero, alla libertà delle donne, alle libertà civili, in 46 paesi del mondo.
Ma l'intolleranza è legalizzata ovunque: in Germania, ad esempio, nel 1988, l'avvocato Gottfried Niemetz è stato processato per vilipendio alla religione cattolica sulla base della testimonianza di due integralisti che affermavano ch'egli avesse bestemmiato ad una conferenza pubblica; in realtà l'avvocato stava citando un caso di blasfemia ch'egli aveva difeso, ma nemmeno la prova video della conferenza è riuscito a fargli ottenere la completa assoluzione. Altro caso più recente: nel febbraio 1994 il rettore dell'università tecnica di Dresda ha comunicato al gruppo "Rotes Forum" la cancellazione dalla lista dei gruppi studenteschi autorizzati ad operare nell'università, questo perché Rotes Forum aveva effettuato un volantinaggio di denuncia della crociata cattolica contro varie sette religiose e contestato una iniziativa cattolica su questo tema. L'associazione tedesca "Bund Gegen Anpassung" (Lega anticonformista) lavora da tempo per la denuncia di questi casi di prevaricazione e censura e per l'abolizione del "par.166", l'articolo che in Germania punisce il vilipendio alla religione.
Anche in Inghilterra vari fatti, oltre al caso Rushdie, hanno fatto sì che l'Associazione "Article 19" chiedesse l'abolizione dell'articolo di legge che prevede la punizione dei "blasfemi", articolo che era stato appunto invocato contro Rushdie dai musulmani integralisti in UK.
Varie sono le reazioni all'integralismo religioso, dettate di volta in volta dalle corbellerie esternate dal clero, dalle censure subite, dall'incazzatura popolare...
In Olanda, nel 1987, alcune femministe tedesche hanno denunciato il cardinal Adrianus Simonis, che aveva pubblicamente affermato che le donne sono per natura inferiori e subordinate agli uomini (processo non vinto solo per presunto "vizio di procedura", ehm.
Dal Belgio, nel Maggio di quest'anno, è giunta notizia da Gand di un "invito" redatto da un gruppo di artisti e anticlericali per un processo al Papa.
Anche in Polonia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, sono stati lanciati appelli (vedi quello di qualche anno fa della rivista magiara "Arancia") contro la censura operata da Stato e Chiesa cattolica su riviste, programmi TV, gruppi politici e culturali non graditi.
E come sempre, per far passare come legittimi i loro assalti, gli integralisti si servono del presupposto dogmatico che la maggioranza delle popolazioni siano fedeli ai loro principi; non per niente, anche in Italia, la Chiesa cattolica ha fatto pressioni sulle 'autorità', ed il pretore di Modena Persico, nel 1986, mise sotto inchiesta l'Associazione per lo Sbattezzo per verificare se fosse "legale" rifiutarsi di essere conteggiati/e tra le pecorelle al servizio di Wojtyla, iniziate alla "fede" col tradizionale rito,... in età non adulta.
Dada Knorr
note:
*ricordiamo la denuncia contro Roberto Benigni per il suo "Wojtylaccio" a Sanremo nel 1980; ed anche la persecuzione del film "La via lattea" di Luis Bunuel nel 1969, e contro il film "I Diavoli" di Ken Russel nel 1971. Ed ancora: le denunce al film "Je vous salue Marie" di Jean-Luc Godard nel 1985, ad "Ave Maria" di Jean Richard nello stesso anno. Contro il film di Sergio Nasca "Malia" nel 1976 e "Nel più alto dei cieli" di Silvano Agosti nel 1978. Contro "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese nel 1988 e contro "Brian di Nazareth" dei Monthy Pyton, oppure contro la canzone "Like a Prayer" di Madonna, contro varie vignette del "Satyricon" de La Repubblica, de "Il Male", contro la gag su San-Remo del trio Lopez-Marchesini-Solenghi; giungiamo sino al linciaggio simbolico da parte di una folla ben "istruita" contro la cantante irlandese Sinead O' Connor, colpevole d'aver osteggiato il Papa e quindi posta al bando in molti paesi... cattolici.
*Ida Magli - Sulla dignità della donna. La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla. Ed.Guanda 1993.
Per altre informazioni:
AAVV - Salman Rushdie, il silenzio dell'Occidente. Ed.Sonda 1992.
-"Coscienza e libertà" n. 2/1993, Dossier ONU e libertà religiosa.
-"Coscienza e libertà" n. 17/1991, sulla libertà religiosa nei paesi musulmani. PS: questa pubblicazione, dell'Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa, sono un continuo inneggiare alle doti del cattolicesimo!
-"Ketzerbriefe", 1988, bollettino periodico curato dalla allora "Bunte Liste" di Friburgo e da anticlericali tedeschi.
Nel giugno '94, la scrittrice bengalese Taslima Nasreen, ricercata dalla polizia del Bangladesh, è sfuggita all'arresto. E' ricercata per "insulto all'Islam", essendo stata colpita da una "fatwa" (sentenza di morte) da parte di un gruppo integralista islamico che ha denunciato il suo impegno femminista ed i contenuti politici del suo ultimo romanzo.
La persecuzione della libera espressione è forte nel mondo isalmico così come nei paesi occidentali, anche se in questi ultimi si "persegue" e "punisce" con metodi più blandi e senza mettere troppo in evidenza il legame sia pur strettissimo che esiste tra Codici Penali e dogmi e dettami delle gerarchie ecclesiastiche. Per quello che riguarda il fenomeno delle "condanne religiose a morte", sarà utile fare un piccolo riassunto di quello che risulta essere il caso più eclatante di persecuzione della libertà d'espressione, amplificato dai mass media negli ultimi anni: il caso Rushdie.
Il 14 Febbraio 1989, dall'Iran, l'ayatollah Khomeini fa un proclama religioso (fatwa) col quale chiede la morte dello scrittore Salman Rushdie, a causa del suo libro "Versi satanici" che viene definito "offensivo per l'Islam". Khomeini dichiara solennemente che chi ucciderà Rushdie... si guadagnerà il Paradiso. Da questo momento inizia la persecuzione dello scrittore, del suo libro e degli altri suoi libri, dei suoi editori e traduttori, e persino di chi "osa" prenderne le parti.
In 45 paesi a maggioranza religiosa musulmana viene messo al bando il libro; le relazioni diplomatiche con l'Iran si fanno difficili per molti Paesi occidentali; migliaia di politici, editori, scrittori di tutto il mondo appoggiano Rushdie e boicottano incontri culturali, politici ed economici con l'Iran.
Il proclama dell'ayatollah ha scatenato da allora una triste serie di fatti: il movimento integralista musulmano Amal ha cercato di ottenere l'espatrio di Rushdie dalla Gran Bretagna in cambio di ostaggi che già da tempo avrebbe dovuto liberare. Fanatici hanno bruciato in pubblico "Versi satanici", assaltato librerie e organizzato manifestazioni durante le quali vengono fatti morti e feriti. Alcuni librai codardi tolgono dalle vetrine il libro "incriminato".
La "fatwa" ha provocato anche omicidi di persone direttamente coinvolte nelle vicende: l'11 luglio del 1991 il traduttore giapponese del libro, Hiroshi Higarashi, viene ucciso a coltellate; otto giorni prima il traduttore italiano Ettore Capriolo era stato accoltellato sfuggendo per fortuna all'assassinio. Nonostante la frenetica attività dell'ICSDR (il comitato internazionale in difesa di Rushdie) la Fatwa viene di continuo rinnovata, e persino i musulmani che vi si oppongono vengono attaccati (due musulmani che vi si erano pubblicamente opposti sono stati uccisi in Belgio nel 1989).
Come ha fatto notare l'islamista Bruno Etienne, gli integralisti islamici hanno usato la Fatwa per tentare di ricompattare con l'odio in comune le varie fazioni musulmane; il libro di Rushdie, definito blasfemo probabilmente senza neanche averlo letto, è servito ad uno sporco gioco di potere dei leaders religioso/politici dell'Islam. Salman Rushdie non era musulmano quando ha scritto i "Versi satanici": nonostante ciò si è piegato a "chiedere scusa" agli integralisti musulmani; si è poi riavvicinato all'islamismo dichiarando di appartenervi, e sperando così di pacificarsi. Ma il fatto è che il libro "Versi satanici" non può essere ritenuto offensivo se non da menti intolleranti. Oltretutto, i versetti... satanici citati nel libro esistono veramente nel Corano. Anche se gli integralisti avessero accettato le scuse e la semi-conversione dello scrittore, il problema non sarebbe meno evidente: l'integralismo religioso che condanna senza cognizione, che usa la fede per istigare all'assassinio, che considera offensiva qualsiasi critica.
Rushdie non è che uno tra i tanti scrittori e attivisti politici che subiscono sequestri, censure, punizioni, o debbono espatriare (come molti iraniani) per rimanere vivi. L'Iran non è l'unico paese dove vige ancora una serie di norme impensabili fatte rispettare anche tramite sanzioni: come le pesanti punizioni per il "Bi-hejabi", mancata copertura del corpo e del capo delle donne, alle quali è "religiosamente" consentita l'esposizione in pubblico del solo viso e del palmo delle mani. L'Egitto, nel 1991, ha condannato lo scrittore Alaa Hamed a otto anni di prigione per un suo libro. Nel 1992 l'Iran ha condannato a 50 frustate e a una multa il caricaturista che raffigurò Khomeini sulla rivista "Farad", sequestrata; processo ripetuto l'anno scorso perché la pena è stata considerata "troppo mite". Casi di sequestri e chiusura di giornali e riviste sono all'ordine del giorno in tanti Paesi. Mentre definiscono "sozzura" ogni tipo di cultura diversa dalla loro, gli integralisti religiosi si offendono "a morte" con chi interpreta i loro dogmi e la loro cultura in modo ad essi spiacevole. Costoro ritengono d'avere il monopolio circa le verità religiose e tante altre cosette; gli integralisti musulmani si appellano ai loro fratelli occidentali in base alla causa comune, ed ottengono spesso risposte positive ed ispirate: Giovanni Paolo II ha espresso nel marzo del 1989 solidarietà a Khomeini; l'arcivescovo di Canterbury, Carey, lo ha fatto nel 1991, e così via... verso all'autorizzazione all'omicidio degli "infedeli". In un articolo apparso su "Micromega" nel 1993, la giornalista polacca Irena G.Gross denuncia l'appoggio dato dal clero polacco alla campagna anti- Rushdie, e lo collega ad una generale strategia di istigazione all'odio e all'ostracismo verso coloro che non si adeguano ai canoni di pensiero graditi al clero, ad un clero molto attaccato al potere politico ed economico. In Italia, le campagne denigratorie volte ad ottenere la censura di film, giornali, vignette, libri, sono infinite*.
Ma come possono essere punite, in Paesi che si dichiarano a favore della libera espressione, la satira, la critica politica, la differente interpretazione di fatti religiosi? Le vie del Signore (e dei Signori politici) sono infinite: gli articoli dei Codici penali che sanciscono la punibilità di "offese" a capi di Stato, a pubblici ufficiali, alla bandiera, alla patria, alla religione, a ministri del culto... lasciano un margine larghissimo di discrezione ai giudici, e perciò permette la persecuzione del libero pensiero attraverso l'incasellamento nei "reati d'opinione". In Italia, attraverso recenti casi, è stata messa in discussione la legittimità di tali articoli di legge. Tra i casi più eclatanti, quello del 1988 accaduto a Eloisa Manciati, di Orvieto, alla quale fu fotografato e sequestrato dall'automobile l'adesivo con la scritta "Papa Wojtyla? No, grazie", accusato di oltraggio al Papa ed alla "religione di Stato". Sebbene la religione cattolica non sia più religione di Stato secondo il Nuovo Concordato (1984), la Corte Costituzionale ha decretato che, supponendo che essa sia la religione della maggioranza degli italiani ("incarna un'antica ininterrotta tradizione del popolo italiano"), gli articoli di legge in questione vanno ancora applicati. E li applicano eccome! Denuncia a Cuore, nel 1991, per un fotomontaggio col Papa, effettuata dalla DC bolognese. Denuncia ai "Jack Daniel's Lovers" per aver riadattato una canzone di Bon Jovi dal convincente titolo "Clerophobia", effettuata dal gruppo "Famiglia domani" che addirittura si appellò al decreto Mancino antirazzismo (pensa te: fare opposizione verrà considerato istigazione all'odio razziale e religioso?) e chiese di farne vietare l'esecuzione ai concerti. Denuncia contro una discoteca di Terracina per aver inserito in un collage decorativo la figura di Paolo VI. Senza citare la denuncia per vilipendio al Papa durante il Meeting '91 di Fano e tante altre, ... . Nel giugno del '94 la Digos ha sequestrato a Brescia uno striscione "Ieri stragisti Oggi ministri" perché ritenuto oltraggioso nei confronti del Governo. La trasmissione "Blob" è stata perseguita per oltraggio alla figura del Presidente del consiglio. Un carro del famoso Carnevale di Viareggio è stato messo sotto accusa nell'ottobre del '93 per aver rappresentato il Papa e Clinton su un elicottero da guerra che sorvola la Somalia. E non parliamo delle "adunate" per le crociate contro la "bestemmia": qualche tempo fa il direttore del giornale "Il Carroccio" ha spiegato che i Paesi debbono punire chi bestemmia... per non attirarsi l'ira di Dio.
Sta di fatto che il nostro codice penale giudica "una bestemmia" qualsiasi espressione che non sia condivisa dal "credente standard" (tra poco credente Standa); recenti sentenze affermano che "costituisce vilipendio l'affermare che i dogmi sono invenzione dei preti e che la Chiesa cattolica insegna il contrario di quanto voluto da Gesù". Come si vede, corriamo il rischio di essere puniti per qualsiasi critica alla religione ed alla sua storia.
Il "vilipendio" (Ida Magli, nel suo ultimo saggio*, spiega come significhi "ritenere vile", e anche nella sua accezione simbolica "appendere all'ingiù") simboleggia nella nostra cultura ancora fortemente patriarcale il non riconoscere la sacralità dei Padri che ci governano l'anima e la vita. La critica è consentita... finché non tocca l'autorità ed il dominio, finché non mette in dubbio i sacri paramenti del Re (ricordiamo il Re nudo). Non è consentito rovesciare ciò che è eretto (o Diritto) e mettersi alla pari con chi dall'alto domina; il "popolo sovrano" continua ad essere una balla.
In un interessante articolo apparso su "Volontà" (1/1994), lo storico del diritto Italo Mereu fa interessanti annotazioni sul concetto di vilipendio e di separazione nel diritto tra Stato e Chiesa; egli spiega sapientemente come spesso le riforme del diritto siano da considerarsi solo "nominali", perché nella sostanza vengono solo dati nuovi nomi a vecchi istituti. Basti pensare al Nuovo concordato che in realtà non ha cambiato una virgola dei privilegi della religione cattolica, che viene ancora considerata religione "di Stato". L'art. 3 della Costituzione italiana recita "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione... di religione..." eppure poco dopo l'art. 7 dichiara i cattolici privilegiati di una particolare intesa con lo Stato. Mereu ricorda che si è poco lontani da quello stato di "tolleranza" che veniva citato nello Statuto Albertino "La religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi". E non si tratta qui di tolleranza voltairiana, cioè ove tutti si considerano alla pari con gli altri al di là dei credo politici o religiosi: si tratta di tolleranza di coloro che si considerano portatori dell'unica vera Fede (vedi Pivetti) nei confronti degli "altri" che non ce l'hanno o non la vogliono.
Offendere e schiacciare costoro è ampiamente consentito dalla legge e dalle forze "dell'ordine". Mereu cita anche l'art. 292 del nostro c.p., che punisce con la reclusione da uno a tre anni chi offende la bandiera nazionale o altro emblema dello Stato: siamo al feticismo e all'apologia del simbolo, sarà possibile d'ora in poi mandare a quel paese la nazionale di calcio senza incorrere nelle ire della legge? Eppure anche la Corte Suprema USA ha dichiarato che offendere la bandiera fa parte di quelle libertà complessive che si ritengono appunto rappresentate dalla bandiera.
Del resto gli statunitensi sono fanatici della bandiera (e purtroppo anche della pena di morte) ma gli resta quel primo emendamento alla loro carta costituzionale che sancisce il divieto per lo Stato di legiferare in materia di pro o contro le religioni. Purtroppo invece nella maggior parte degli altri paesi, oltre al nostro, vige la "confessionalità": lo Stato cioè obbliga i cittadini ad appartenere ad una religione. Nel 1989, ad una protesta del relatore speciale dell'ONU per la libertà religiosa (circa l'impossibilità di professare liberamente altre religioni nell'Arabia Saudita), le autorità arabe rispondevano sprezzantemente di ritenere musulmani TUTTI gli abitanti dell'Arabia Saudita e che quindi il problema non si poneva.
La Conferenza Islamica del 1981, riguardo ai diritti dell'uomo (sic), ha dichiarato che questi erano comunque sottoposti alla Sharia, cioè all'insieme di leggi derivanti dal Corano e testi attigui. Ciò significa enormi restrizioni alla libertà di pensiero, alla libertà delle donne, alle libertà civili, in 46 paesi del mondo.
Ma l'intolleranza è legalizzata ovunque: in Germania, ad esempio, nel 1988, l'avvocato Gottfried Niemetz è stato processato per vilipendio alla religione cattolica sulla base della testimonianza di due integralisti che affermavano ch'egli avesse bestemmiato ad una conferenza pubblica; in realtà l'avvocato stava citando un caso di blasfemia ch'egli aveva difeso, ma nemmeno la prova video della conferenza è riuscito a fargli ottenere la completa assoluzione. Altro caso più recente: nel febbraio 1994 il rettore dell'università tecnica di Dresda ha comunicato al gruppo "Rotes Forum" la cancellazione dalla lista dei gruppi studenteschi autorizzati ad operare nell'università, questo perché Rotes Forum aveva effettuato un volantinaggio di denuncia della crociata cattolica contro varie sette religiose e contestato una iniziativa cattolica su questo tema. L'associazione tedesca "Bund Gegen Anpassung" (Lega anticonformista) lavora da tempo per la denuncia di questi casi di prevaricazione e censura e per l'abolizione del "par.166", l'articolo che in Germania punisce il vilipendio alla religione.
Anche in Inghilterra vari fatti, oltre al caso Rushdie, hanno fatto sì che l'Associazione "Article 19" chiedesse l'abolizione dell'articolo di legge che prevede la punizione dei "blasfemi", articolo che era stato appunto invocato contro Rushdie dai musulmani integralisti in UK.
Varie sono le reazioni all'integralismo religioso, dettate di volta in volta dalle corbellerie esternate dal clero, dalle censure subite, dall'incazzatura popolare...
In Olanda, nel 1987, alcune femministe tedesche hanno denunciato il cardinal Adrianus Simonis, che aveva pubblicamente affermato che le donne sono per natura inferiori e subordinate agli uomini (processo non vinto solo per presunto "vizio di procedura", ehm.
Dal Belgio, nel Maggio di quest'anno, è giunta notizia da Gand di un "invito" redatto da un gruppo di artisti e anticlericali per un processo al Papa.
Anche in Polonia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, sono stati lanciati appelli (vedi quello di qualche anno fa della rivista magiara "Arancia") contro la censura operata da Stato e Chiesa cattolica su riviste, programmi TV, gruppi politici e culturali non graditi.
E come sempre, per far passare come legittimi i loro assalti, gli integralisti si servono del presupposto dogmatico che la maggioranza delle popolazioni siano fedeli ai loro principi; non per niente, anche in Italia, la Chiesa cattolica ha fatto pressioni sulle 'autorità', ed il pretore di Modena Persico, nel 1986, mise sotto inchiesta l'Associazione per lo Sbattezzo per verificare se fosse "legale" rifiutarsi di essere conteggiati/e tra le pecorelle al servizio di Wojtyla, iniziate alla "fede" col tradizionale rito,... in età non adulta.
Dada Knorr
note:
*ricordiamo la denuncia contro Roberto Benigni per il suo "Wojtylaccio" a Sanremo nel 1980; ed anche la persecuzione del film "La via lattea" di Luis Bunuel nel 1969, e contro il film "I Diavoli" di Ken Russel nel 1971. Ed ancora: le denunce al film "Je vous salue Marie" di Jean-Luc Godard nel 1985, ad "Ave Maria" di Jean Richard nello stesso anno. Contro il film di Sergio Nasca "Malia" nel 1976 e "Nel più alto dei cieli" di Silvano Agosti nel 1978. Contro "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese nel 1988 e contro "Brian di Nazareth" dei Monthy Pyton, oppure contro la canzone "Like a Prayer" di Madonna, contro varie vignette del "Satyricon" de La Repubblica, de "Il Male", contro la gag su San-Remo del trio Lopez-Marchesini-Solenghi; giungiamo sino al linciaggio simbolico da parte di una folla ben "istruita" contro la cantante irlandese Sinead O' Connor, colpevole d'aver osteggiato il Papa e quindi posta al bando in molti paesi... cattolici.
*Ida Magli - Sulla dignità della donna. La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla. Ed.Guanda 1993.
Per altre informazioni:
AAVV - Salman Rushdie, il silenzio dell'Occidente. Ed.Sonda 1992.
-"Coscienza e libertà" n. 2/1993, Dossier ONU e libertà religiosa.
-"Coscienza e libertà" n. 17/1991, sulla libertà religiosa nei paesi musulmani. PS: questa pubblicazione, dell'Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa, sono un continuo inneggiare alle doti del cattolicesimo!
-"Ketzerbriefe", 1988, bollettino periodico curato dalla allora "Bunte Liste" di Friburgo e da anticlericali tedeschi.
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giovedì 15 novembre 2007
VILIPENDIO ALLA RELIGIONE CATTOLICA: SEQUESTRATI DUE FORUM
tratto dal sito dell'aduc
Cosa e' successo
Il 16 novembre 2006 la Polizia Postale di Firenze ha posto sotto sequestro preventivo due forum del nostro portale Internet. Viene contestata la violazione dell'articolo 403 del Codice penale (offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone): "numerosi messaggi che offendono la religione cattolica anche mediante vilipendio di persone". La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania (Pubblico ministero, dott. Luigi Lombardo) ha ritenuto di procedere al sequestro preventivo "in quanto vi e' fondato pericolo che la permanenza in rete dei predetti messaggi possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso dato che chiunque puo' liberamente continuare ad immettere messaggi dello stesso contenuto".
La denuncia che ha mosso la procura siciliana proviene dall'associazione Meter onlus. L'associazione di don Fortunato Di Noto ci aveva inviato pochi giorni prima un fax in cui ci accusava di pubblicare messaggi di "vilipendio della religione", offensivi per gli handicappati e di natura "hard-porno": "con questa nostra diceva il messaggio- non si invoca la censura (ce ne guarderemmo!) ma comunque la possibilita' di 'moderare' un forum che nel contesto dell'Aduc non credo possa contenere tali messaggi di 'tutela dei consumatori'". Nel contempo ci veniva comunicato che era gia' stata depositata una denuncia.
I forum sequestrati
Al posto dei due forum sequestrati, ora compaiono le scritte " GESU E - sottoposto a sequestro preventivo" e "LUCIO MUSTO, CASCIOLI, ALEX, ECCETERA... - sottoposto a sequestro preventivo", con, nel testo, le specifiche del sequestro stesso.
Perche' il sequestro preventivo e' infondato
Vediamo alcune delle frasi incriminate di cui parla don Fortunato Di Noto dell'associazione "Meter onlus", da cui e' partita la segnalazione alla Procura di Catania, e che lo stesso ha citato in alcune interviste.
"Voglio anch'io insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio." Riteniamo che il significato di queste parole non possa essere giudicato come un'istigazione ad "insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio". In verita', appare come un atto di accusa verso coloro che, proprio "nel nome di Dio", queste cose le hanno fatte. Si puo' non essere d'accordo, anche se la storia del cristianesimo, e della Chiesa cattolica in particolare, potrebbe suggerire altrimenti.
"Solo le mazzate capiscono i cristiani, solo le mazzate ..." Per Di Noto, questa e' istigazione a tirare mazzate ai cristiani. La frase, invece, sostiene -alla lettera- che i cristiani capiscono solo la violenza. Si puo' considerare questa una banale generalizzazione, ma non per questo si deve impedire di esprimerla attraverso la censura ed il carcere. Anche perche', storicamente, proprio la cristianita' ha dimostrato per prima di condividere questo pensiero, usando violenza inaudita (altro che "mazzate") per sradicare eresie al suo interno. Dovremmo quindi censurare parti importanti della storia della Chiesa cattolica perche' offensiva alla religione cattolica?
Le bestemmie. Quello che probabilmente da' piu' fastidio a Di Noto e al Procuratore sono le bestemmie contenute in uno dei due forum, che effettivamente ci sono. Ma bestemmiare non e' piu' un reato, e pertanto non giustifica un sequestro preventivo che ha lo scopo di prevenire la reiterazione di un reato che non c'e'.
"Impicchiamo tutti gli handicappati". Per quanto riguarda le offese ai diversamente abili (persone disabili o con handicap), sul piano giuridico non si tratta di vilipendio della religione. Risulta pertanto ingiustificato il provvedimento di sequestro preventivo sulla base dell'articolo 403 del codice penale.
Ma non e' certamente questo il motivo per il quale non abbiamo censurato questo tipo di interventi. Noi riteniamo che l'obiettivo sia quello di non dover piu' ascoltare o leggere frasi del genere non perche' proibite, ma perche' veramente nessuno le pensa. Ma per discutere ed eventualmente convincere le persone, e' necessario prima di tutto sapere cosa pensano. Se gli si impedisce di esprimersi, puo' apparire che tutti la pensino allo stesso modo, anche al modo giusto, ma gli episodi di violenza e disprezzo sulle persone diversamente abili poi si ripeteranno...inspiegabilmente.
Incostituzionalita'
L'articolo 21 della Costituzione, oltre a ribadire che "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure", recita:
"Si puo' procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorita' giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili."
In altre parole, la Carta fondamentale stabilisce che il sequestro possa avvenire non nel caso di un reato qualunque, ma di un delitto gia' previsto dalla legge sulla stampa (Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948). Il delitto di cui all'articolo 403 del Codice penale, con cui la Procura di Catania ha motivato il sequestro preventivo, non e' in alcun modo contemplato nella legge sulla stampa. Pertanto, il sequestro preventivo decretato dal PM Luigi Lombardo ed effettuato dalla Polizia Postale di Firenze e' un atto incostituzionale.
Cosa stiamo facendo
Interrogazioni parlamentari
Sul sequestro dei nostri forum e' stata presentata una prima interrogazione parlamentare da parte di sei deputati della Rosa nel Pugno il 18 novembre 2006. Il Governo non ha ancora offerto una risposta. L'8 novembre 2007, quasi un anno dopo, abbiamo presentato una seconda interrogazione parlamentare in quanto i forum rimangono censurati, anche nelle parti non ritenute illecite dallo stesso PM di Catania.
Istanza di riesame
Il 23 novembre abbiamo presentato istanza di riesame del provvedimento di sequestro presso il Tribunale del riesame di Catania. Questa prima istanza e' stata rigettata.
Istanza di dissequestro
Ad ottobre del 2007 e' giunta notizia che tre utenti intervenuti sui forum sequestrati sono stati raggiunti da avvisi di garanzia per vilipendio ad un culto religioso. In particolare, l'accusa del Pubblico Ministero riguarda nove frasi fra le migliaia contenute nei forum. Per questo l'8 ottobre 2007, abbiamo presentato nuovamente un'istanza di dissequestro dei due forum ad eccezione delle nove frasi incriminate. Anche questa volta, l'istanza e' stata rigettata dal Gip di Catania. Questa volta pero' il Gip, nelle sue motivazioni, ha fatto qualche palso fasso. Si e' infatti basato sull'articolo 406 del codice penale ("Delitti contro i culti ammessi nello Stato"), articolo che -cosa di non poco conto- non esiste (e' stato abrogato nel febbraio 2006 dalla legge n. 85). Inoltre, e' del tutto evidente che, qualora si sia ritenuto di dover procedere contro nove frasi contenute nei forum, le rimanenti -anche se critiche della religione cattolica romana- non costituiscono reato. Nonostante cio', il Gip ha ritenuto comunque che i forum nel loro complesso offendono "la religione della stragrande maggioranza degli italiani". Insomma, il nostro magistrato ha censurato integralmente i forum non gia' in base a leggi esistenti, ma ad una sua personalissima opinione. Contro questa decisione stiamo ricorrendo in appello.
Cosa faremo
In futuro e' evidente che affronteremo il giudizio a fronte alta, consapevoli di essere in prima linea per la liberta' d'espressione e di pensiero. Se oggi e' capitato a noi, domani potrebbero essere censurate preventivamente edizioni di quotidiani o riviste prima che arrivino alla stampa perche' contengono materiale che qualcuno ritiene offensivo nei confronti di una religione o magari di una parte politica. Continueremo a difenderemo la liberta' di esprimere anche le opinioni piu' ripugnanti, sempre che non vi sia in esse una concreta istigazione alla violenza. Ci pare fin troppo facile difendere la liberta' di parola solo di coloro che non riteniamo offensivi.
I forum dell'Aduc
Come funzionano
I forum dell'Aduc (Di' la tua), con una media attuale di 3-400 messaggi al giorno, non sono moderati e non prevedono l'iscrizione o la registrazione dei partecipanti. Sono liberi e dissertano di tutte le attualita' sociali, religiose, economiche e politiche. Ci permettiamo di non pubblicare solo quegli interventi che sono palesemente fuori tema (ad esempio messaggi di spam), o che istigano la violenza (per istigazione non intendiamo un semplice "ammazziamoli tutti", ma un vero e proprio intento di provocare violenza su qualunque persona o cosa).
Perche' non censuriamo gli interventi
Forse molti non sono in grado di apprezzarlo, ma l'apparente "incivilta'" di cui sono accusati alcuni interventi sui nostri forum ha molti difetti, ma anche alcuni straordinari pregi. Prima di tutto il merito storico, in quanto chi in futuro vorra' capire chi sono gli italiani del 2006 lo potra' fare molto meglio leggendo questi forum piuttosto che quelli moderati e filtrati. Basti pensare alle preziose testimonianze, talvolta anche offensive, lasciateci dagli abitanti di Pompei sui muri delle loro abitazioni.
E come negare che molte cose che si pensano spesso non si dicono se non quando protetti dall'anonimato?
L'esempio piu' calzante e' quello che riguarda banche, amministrazione pubblica, grandi gestori telefonici, ed altre attivita' commerciali, i cui dipendenti o utenti spesso si fanno avanti denunciandone le frodi in maniera privata. Magari lo fanno anche con offese o bestemmie, ma spesso rivelano realta' che altrimenti rimarrebbero nascoste. Un altro esempio e' la questione dell'immigrazione e dell'integrazione, su cui la nostra associazione e' quotidianamente impegnata. Per capire se in Italia siamo davvero tolleranti o se invece siamo anche un po' razzisti e xenofobi, basta farsi un giro sui nostri forum, senza dover piantare microfoni nascosti in piazza o al bar o fare costosissimi sondaggi. Le obiezioni e le opinioni, anche quelle che riteniamo piu' sbagliate ed offensive, ci aiutano a capire come gestire le tensioni create dal fenomeno migratorio, tensioni che mettono a rischio il processo di integrazione e la convivenza civile.
Questi forum rispecchiano molto fedelmente la nostra societa', e pertanto sono utili anche a chi sente la necessita' di cambiare le cose.
Soprattutto, non vogliamo noi ergerci a censori per modellare i forum a nostra immagine e somiglianza, o a immagine e somiglianza di una societa' "civile" che vorremmo ma che non sembra esserci.
liberi di non leggerli
I nostri forum hanno infine un'altra importante caratteristica. Se qualcuno ci offende in un bar, in una scuola, o in una piazza, non e' possibile evitarlo. I nostri forum invece, per chi li trova offensivi, possono essere evitati semplicemente non andandoli a leggere. Come del resto si puo' cambiare canale se troviamo offensiva la satira su un politico, sul Papa o su qualunque altro capo di Stato.
Un'ipotesi (non azzardata) sul perche' si e' giunti rapidamente al sequestro preventivo
La rapidita' e l'efficienza non sono le qualita' piu' comunemente apprezzate del nostro sistema giudiziario. Le migliaia di segnalazioni che i nostri utenti e consumatori fanno alla magistratura, alla polizia postale ed ai vari Garanti richiedono mesi o anni per ottenere risposte, quando le si ottengono. Quando la giustizia agisce rapidamente e' da accogliere con soddisfazione ed orgoglio, ma -francamente- anche con una certa perplessita'.
L'inusitata solerzia (poche ore o giorni dopo l'esposto di don Di Noto) con cui il magistrato della Procura di Catania ha disposto il sequestro per vilipendio della religione cattolica non ci puo' non far riflettere. Sui nostri forum ci sono, da anni, frasi che potrebbero essere ritenute offensive dai credenti di altre religioni, se non dagli appartenenti a quasi ogni istituzione, associazione (compresa la nostra), o gruppo di persone, ma si e' deciso di agire con urgenza solo sul fronte della religione cattolica.
Quanto accaduto va, a nostro avviso, a braccetto con la politica dello Stato del Vaticano (le intimazioni affinche' cessi la satira sul Papa), con quella del Parlamento italiano che ha bocciato la richiesta di far pagare le tasse alla Chiesa cattolica quando svolge attivita' commerciali e non di culto (come fanno gia' tutti gli imprenditori che operano in Italia), e vari episodi in cui le istituzioni appaiono prostrarsi alla Chiesa cattolica romana (no al divorzio veloce, imposizione del crocifisso nelle aule, annullamento del referendum sulla procreazione assistita, etc..).
Mala tempora currunt...
Cosa e' successo
Il 16 novembre 2006 la Polizia Postale di Firenze ha posto sotto sequestro preventivo due forum del nostro portale Internet. Viene contestata la violazione dell'articolo 403 del Codice penale (offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone): "numerosi messaggi che offendono la religione cattolica anche mediante vilipendio di persone". La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania (Pubblico ministero, dott. Luigi Lombardo) ha ritenuto di procedere al sequestro preventivo "in quanto vi e' fondato pericolo che la permanenza in rete dei predetti messaggi possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso dato che chiunque puo' liberamente continuare ad immettere messaggi dello stesso contenuto".
Dove ha origine la denuncia
La denuncia che ha mosso la procura siciliana proviene dall'associazione Meter onlus. L'associazione di don Fortunato Di Noto ci aveva inviato pochi giorni prima un fax in cui ci accusava di pubblicare messaggi di "vilipendio della religione", offensivi per gli handicappati e di natura "hard-porno": "con questa nostra diceva il messaggio- non si invoca la censura (ce ne guarderemmo!) ma comunque la possibilita' di 'moderare' un forum che nel contesto dell'Aduc non credo possa contenere tali messaggi di 'tutela dei consumatori'". Nel contempo ci veniva comunicato che era gia' stata depositata una denuncia.
I forum sequestrati
Al posto dei due forum sequestrati, ora compaiono le scritte " GESU E - sottoposto a sequestro preventivo" e "LUCIO MUSTO, CASCIOLI, ALEX, ECCETERA... - sottoposto a sequestro preventivo", con, nel testo, le specifiche del sequestro stesso.
Perche' il sequestro preventivo e' infondato
Vediamo alcune delle frasi incriminate di cui parla don Fortunato Di Noto dell'associazione "Meter onlus", da cui e' partita la segnalazione alla Procura di Catania, e che lo stesso ha citato in alcune interviste.
"Voglio anch'io insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio." Riteniamo che il significato di queste parole non possa essere giudicato come un'istigazione ad "insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio". In verita', appare come un atto di accusa verso coloro che, proprio "nel nome di Dio", queste cose le hanno fatte. Si puo' non essere d'accordo, anche se la storia del cristianesimo, e della Chiesa cattolica in particolare, potrebbe suggerire altrimenti.
"Solo le mazzate capiscono i cristiani, solo le mazzate ..." Per Di Noto, questa e' istigazione a tirare mazzate ai cristiani. La frase, invece, sostiene -alla lettera- che i cristiani capiscono solo la violenza. Si puo' considerare questa una banale generalizzazione, ma non per questo si deve impedire di esprimerla attraverso la censura ed il carcere. Anche perche', storicamente, proprio la cristianita' ha dimostrato per prima di condividere questo pensiero, usando violenza inaudita (altro che "mazzate") per sradicare eresie al suo interno. Dovremmo quindi censurare parti importanti della storia della Chiesa cattolica perche' offensiva alla religione cattolica?
Le bestemmie. Quello che probabilmente da' piu' fastidio a Di Noto e al Procuratore sono le bestemmie contenute in uno dei due forum, che effettivamente ci sono. Ma bestemmiare non e' piu' un reato, e pertanto non giustifica un sequestro preventivo che ha lo scopo di prevenire la reiterazione di un reato che non c'e'.
"Impicchiamo tutti gli handicappati". Per quanto riguarda le offese ai diversamente abili (persone disabili o con handicap), sul piano giuridico non si tratta di vilipendio della religione. Risulta pertanto ingiustificato il provvedimento di sequestro preventivo sulla base dell'articolo 403 del codice penale.
Ma non e' certamente questo il motivo per il quale non abbiamo censurato questo tipo di interventi. Noi riteniamo che l'obiettivo sia quello di non dover piu' ascoltare o leggere frasi del genere non perche' proibite, ma perche' veramente nessuno le pensa. Ma per discutere ed eventualmente convincere le persone, e' necessario prima di tutto sapere cosa pensano. Se gli si impedisce di esprimersi, puo' apparire che tutti la pensino allo stesso modo, anche al modo giusto, ma gli episodi di violenza e disprezzo sulle persone diversamente abili poi si ripeteranno...inspiegabilmente.
Incostituzionalita'
L'articolo 21 della Costituzione, oltre a ribadire che "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure", recita:
"Si puo' procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorita' giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili."
In altre parole, la Carta fondamentale stabilisce che il sequestro possa avvenire non nel caso di un reato qualunque, ma di un delitto gia' previsto dalla legge sulla stampa (Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948). Il delitto di cui all'articolo 403 del Codice penale, con cui la Procura di Catania ha motivato il sequestro preventivo, non e' in alcun modo contemplato nella legge sulla stampa. Pertanto, il sequestro preventivo decretato dal PM Luigi Lombardo ed effettuato dalla Polizia Postale di Firenze e' un atto incostituzionale.
Cosa stiamo facendo
Interrogazioni parlamentari
Sul sequestro dei nostri forum e' stata presentata una prima interrogazione parlamentare da parte di sei deputati della Rosa nel Pugno il 18 novembre 2006. Il Governo non ha ancora offerto una risposta. L'8 novembre 2007, quasi un anno dopo, abbiamo presentato una seconda interrogazione parlamentare in quanto i forum rimangono censurati, anche nelle parti non ritenute illecite dallo stesso PM di Catania.
Istanza di riesame
Il 23 novembre abbiamo presentato istanza di riesame del provvedimento di sequestro presso il Tribunale del riesame di Catania. Questa prima istanza e' stata rigettata.
Istanza di dissequestro
Ad ottobre del 2007 e' giunta notizia che tre utenti intervenuti sui forum sequestrati sono stati raggiunti da avvisi di garanzia per vilipendio ad un culto religioso. In particolare, l'accusa del Pubblico Ministero riguarda nove frasi fra le migliaia contenute nei forum. Per questo l'8 ottobre 2007, abbiamo presentato nuovamente un'istanza di dissequestro dei due forum ad eccezione delle nove frasi incriminate. Anche questa volta, l'istanza e' stata rigettata dal Gip di Catania. Questa volta pero' il Gip, nelle sue motivazioni, ha fatto qualche palso fasso. Si e' infatti basato sull'articolo 406 del codice penale ("Delitti contro i culti ammessi nello Stato"), articolo che -cosa di non poco conto- non esiste (e' stato abrogato nel febbraio 2006 dalla legge n. 85). Inoltre, e' del tutto evidente che, qualora si sia ritenuto di dover procedere contro nove frasi contenute nei forum, le rimanenti -anche se critiche della religione cattolica romana- non costituiscono reato. Nonostante cio', il Gip ha ritenuto comunque che i forum nel loro complesso offendono "la religione della stragrande maggioranza degli italiani". Insomma, il nostro magistrato ha censurato integralmente i forum non gia' in base a leggi esistenti, ma ad una sua personalissima opinione. Contro questa decisione stiamo ricorrendo in appello.
Cosa faremo
In futuro e' evidente che affronteremo il giudizio a fronte alta, consapevoli di essere in prima linea per la liberta' d'espressione e di pensiero. Se oggi e' capitato a noi, domani potrebbero essere censurate preventivamente edizioni di quotidiani o riviste prima che arrivino alla stampa perche' contengono materiale che qualcuno ritiene offensivo nei confronti di una religione o magari di una parte politica. Continueremo a difenderemo la liberta' di esprimere anche le opinioni piu' ripugnanti, sempre che non vi sia in esse una concreta istigazione alla violenza. Ci pare fin troppo facile difendere la liberta' di parola solo di coloro che non riteniamo offensivi.
I forum dell'Aduc
Come funzionano
I forum dell'Aduc (Di' la tua), con una media attuale di 3-400 messaggi al giorno, non sono moderati e non prevedono l'iscrizione o la registrazione dei partecipanti. Sono liberi e dissertano di tutte le attualita' sociali, religiose, economiche e politiche. Ci permettiamo di non pubblicare solo quegli interventi che sono palesemente fuori tema (ad esempio messaggi di spam), o che istigano la violenza (per istigazione non intendiamo un semplice "ammazziamoli tutti", ma un vero e proprio intento di provocare violenza su qualunque persona o cosa).
Perche' non censuriamo gli interventi
Forse molti non sono in grado di apprezzarlo, ma l'apparente "incivilta'" di cui sono accusati alcuni interventi sui nostri forum ha molti difetti, ma anche alcuni straordinari pregi. Prima di tutto il merito storico, in quanto chi in futuro vorra' capire chi sono gli italiani del 2006 lo potra' fare molto meglio leggendo questi forum piuttosto che quelli moderati e filtrati. Basti pensare alle preziose testimonianze, talvolta anche offensive, lasciateci dagli abitanti di Pompei sui muri delle loro abitazioni.
E come negare che molte cose che si pensano spesso non si dicono se non quando protetti dall'anonimato?
L'esempio piu' calzante e' quello che riguarda banche, amministrazione pubblica, grandi gestori telefonici, ed altre attivita' commerciali, i cui dipendenti o utenti spesso si fanno avanti denunciandone le frodi in maniera privata. Magari lo fanno anche con offese o bestemmie, ma spesso rivelano realta' che altrimenti rimarrebbero nascoste. Un altro esempio e' la questione dell'immigrazione e dell'integrazione, su cui la nostra associazione e' quotidianamente impegnata. Per capire se in Italia siamo davvero tolleranti o se invece siamo anche un po' razzisti e xenofobi, basta farsi un giro sui nostri forum, senza dover piantare microfoni nascosti in piazza o al bar o fare costosissimi sondaggi. Le obiezioni e le opinioni, anche quelle che riteniamo piu' sbagliate ed offensive, ci aiutano a capire come gestire le tensioni create dal fenomeno migratorio, tensioni che mettono a rischio il processo di integrazione e la convivenza civile.
Questi forum rispecchiano molto fedelmente la nostra societa', e pertanto sono utili anche a chi sente la necessita' di cambiare le cose.
Soprattutto, non vogliamo noi ergerci a censori per modellare i forum a nostra immagine e somiglianza, o a immagine e somiglianza di una societa' "civile" che vorremmo ma che non sembra esserci.
liberi di non leggerli
I nostri forum hanno infine un'altra importante caratteristica. Se qualcuno ci offende in un bar, in una scuola, o in una piazza, non e' possibile evitarlo. I nostri forum invece, per chi li trova offensivi, possono essere evitati semplicemente non andandoli a leggere. Come del resto si puo' cambiare canale se troviamo offensiva la satira su un politico, sul Papa o su qualunque altro capo di Stato.
Un'ipotesi (non azzardata) sul perche' si e' giunti rapidamente al sequestro preventivo
La rapidita' e l'efficienza non sono le qualita' piu' comunemente apprezzate del nostro sistema giudiziario. Le migliaia di segnalazioni che i nostri utenti e consumatori fanno alla magistratura, alla polizia postale ed ai vari Garanti richiedono mesi o anni per ottenere risposte, quando le si ottengono. Quando la giustizia agisce rapidamente e' da accogliere con soddisfazione ed orgoglio, ma -francamente- anche con una certa perplessita'.
L'inusitata solerzia (poche ore o giorni dopo l'esposto di don Di Noto) con cui il magistrato della Procura di Catania ha disposto il sequestro per vilipendio della religione cattolica non ci puo' non far riflettere. Sui nostri forum ci sono, da anni, frasi che potrebbero essere ritenute offensive dai credenti di altre religioni, se non dagli appartenenti a quasi ogni istituzione, associazione (compresa la nostra), o gruppo di persone, ma si e' deciso di agire con urgenza solo sul fronte della religione cattolica.
Quanto accaduto va, a nostro avviso, a braccetto con la politica dello Stato del Vaticano (le intimazioni affinche' cessi la satira sul Papa), con quella del Parlamento italiano che ha bocciato la richiesta di far pagare le tasse alla Chiesa cattolica quando svolge attivita' commerciali e non di culto (come fanno gia' tutti gli imprenditori che operano in Italia), e vari episodi in cui le istituzioni appaiono prostrarsi alla Chiesa cattolica romana (no al divorzio veloce, imposizione del crocifisso nelle aule, annullamento del referendum sulla procreazione assistita, etc..).
Mala tempora currunt...
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lunedì 12 novembre 2007
L'EUTANASIA DI WOJTYLA E IL SILENZIO DELLA CHIESA
TRATTO DAL BLOG DI FREESPIRIT
Lina Pavanelli è un medico anestesista che ha diretto per anni la Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’università di Ferrara. Nel saggio pubblicato su MicroMega ha ricostruito l’andamento degli ultimi mesi della malattia del Papa seguendo la testimonianza più diretta, quella appunto del professor Buzzonetti, e mettendo a confronto le scelte cliniche che ne risultano con i principi di bioetica riaffermati anche di recente dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio, di cui era a capo il cardinal Ratzinger prima di diventare Papa). Principi che considerano eutanasia in senso proprio la mancata alimentazione artificiale, non solo nei confronti di un malato grave o moribondo, ma addirittura di un paziente in stato di coma vegetativo (cioè di una persona cerebralmente morta e di cui vengono tenute “in vita” solo alcune funzioni fisiologiche, attraverso macchine più o meno complesse: il riferimento era al caso dell’americana Terry Schiavo).
Attraverso questo minuzioso confronto, Lina Pavanelli ha messo in evidenza come:
a) la malattia di cui soffriva il Papa (morbo di Parkinson) ha un decorso noto e prevedibile, che pone ad un certo punto problemi di alimentazione e/o di respirazione, insolubili senza ausilio artificiale;
b)* il Papa non è morto per crisi respiratoria ma per deficit alimentare*;
c) le linee-guida mediche europee indicano chiaramente che per impedire una denutrizione che porta alla morte va inserito, con operazione ambulatoriale poco invasiva ed efficacissima, un sondino permanente in zona addominale;
d) tale intervento va compiuto “a tempo debito”, cioè non appena il paziente non riesce più ad alimentarsi normalmente. Un eventuale sondino naso-gastrico in fase più avanzata non ha efficacia adeguata;
e) ogni medico ha il dovere, per legge e secondo il codice di deontologia professionale, di informare il paziente sul decorso della malattia, le terapie possibili, le conseguenze del rifiuto delle stesse. Non mettere al corrente il paziente è penalmente rilevante (si rischia la galera, insomma);
f) è del tutto impensabile che l’equipe medica diretta dal professor Buzzonetti (una decina di eccellenti anestesisti-rianimatori italiani) abbia tenuto il Papa all’oscuro, violando clamorosamente la legge, oltretutto nei confronti di un paziente di tale rango;
g) la decisione di rifiutare il sondino permanente addominale è dunque stata presa da Karol Wojtyla in persona;
h) tale rifiuto ha accorciato al vita del Papa. Di quanto non possiamo sapere, se giorni, settimane o mesi. Ma è certamente la “causa” prossima della morte;
i) il sondino naso-gastrico, inserito alla vigilia della morte, arrivava a “tracollo” ormai irreversibile, e non rappresentava dunque quella alimentazione artificiale adeguata che la bioetica cattolica esige anche nei confronti di un corpo in stato di coma vegetativo (figuriamoci di un Papa ancora in vita)
Lina Pavanelli è un medico anestesista che ha diretto per anni la Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’università di Ferrara. Nel saggio pubblicato su MicroMega ha ricostruito l’andamento degli ultimi mesi della malattia del Papa seguendo la testimonianza più diretta, quella appunto del professor Buzzonetti, e mettendo a confronto le scelte cliniche che ne risultano con i principi di bioetica riaffermati anche di recente dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio, di cui era a capo il cardinal Ratzinger prima di diventare Papa). Principi che considerano eutanasia in senso proprio la mancata alimentazione artificiale, non solo nei confronti di un malato grave o moribondo, ma addirittura di un paziente in stato di coma vegetativo (cioè di una persona cerebralmente morta e di cui vengono tenute “in vita” solo alcune funzioni fisiologiche, attraverso macchine più o meno complesse: il riferimento era al caso dell’americana Terry Schiavo).
Attraverso questo minuzioso confronto, Lina Pavanelli ha messo in evidenza come:
a) la malattia di cui soffriva il Papa (morbo di Parkinson) ha un decorso noto e prevedibile, che pone ad un certo punto problemi di alimentazione e/o di respirazione, insolubili senza ausilio artificiale;
b)* il Papa non è morto per crisi respiratoria ma per deficit alimentare*;
c) le linee-guida mediche europee indicano chiaramente che per impedire una denutrizione che porta alla morte va inserito, con operazione ambulatoriale poco invasiva ed efficacissima, un sondino permanente in zona addominale;
d) tale intervento va compiuto “a tempo debito”, cioè non appena il paziente non riesce più ad alimentarsi normalmente. Un eventuale sondino naso-gastrico in fase più avanzata non ha efficacia adeguata;
e) ogni medico ha il dovere, per legge e secondo il codice di deontologia professionale, di informare il paziente sul decorso della malattia, le terapie possibili, le conseguenze del rifiuto delle stesse. Non mettere al corrente il paziente è penalmente rilevante (si rischia la galera, insomma);
f) è del tutto impensabile che l’equipe medica diretta dal professor Buzzonetti (una decina di eccellenti anestesisti-rianimatori italiani) abbia tenuto il Papa all’oscuro, violando clamorosamente la legge, oltretutto nei confronti di un paziente di tale rango;
g) la decisione di rifiutare il sondino permanente addominale è dunque stata presa da Karol Wojtyla in persona;
h) tale rifiuto ha accorciato al vita del Papa. Di quanto non possiamo sapere, se giorni, settimane o mesi. Ma è certamente la “causa” prossima della morte;
i) il sondino naso-gastrico, inserito alla vigilia della morte, arrivava a “tracollo” ormai irreversibile, e non rappresentava dunque quella alimentazione artificiale adeguata che la bioetica cattolica esige anche nei confronti di un corpo in stato di coma vegetativo (figuriamoci di un Papa ancora in vita)
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venerdì 9 novembre 2007
Shhhh!!! Sulle coppie di fatto l'enciclopia treccani deve stare zitta!!!!!
tratto da ILMONDODIGALATEA
L’Enciclopedia Treccani ha deciso, alla voce “matrimonio” di inserire un aggiornamento, in cui si citano, fra le varie forme di convivenza more uxorio, le unioni di fatto.
Apriti cielo (è il caso di dirlo)! Immediatamente Isabella Bertolini, vicepresidente dei Deputati di Forza Italia innesca il tric e trac: «Il laicismo ed il relativismo, purtroppo già ben rappresentato dall'attuale maggioranza al Governo, arruola tra i propri adepti anche l'enciclopedia italiana più prestigiosa». Non è un complotto demo-pluto-giudaico, ma ‘sti comunisti sono proprio dappertutto, fa capire.
Battuto di pochi secondi nella corsa alla dichiarazione – è uno degli sport che gli riescono meglio, quasi quanto il salto sulla poltrona del barbiere per farsi rimettere in piega il ciuffo – Luca Volontè immediatamente chiosa: «La scelta è fuori luogo, non rispecchia la realtà sociale italiana e non tiene conto della chiarissima differenza sul piano giuridico e lessicale fra i due termini».
Qualcuno sia così cortese da spiegare ai due esponenti politici, dal momento che è chiara la loro ignoranza in materia, che una enciclopedia è un’opera che spiega i significati delle parole e delle locuzioni; e che non è proprio una invenzione della Treccani, ma risale ai tempi degli antichi romani, almeno, quella di considerare affini al matrimonio, sebbene regolate da leggi parzialmente diverse, le convivenze more uxorio, cioè, come spiega la dicitura a chi ha fatto anche sei mesi soli di latino in prima superiore, simili al matrimonio. Forme di convivenza alternative - e normate da leggi apposite - all’epoca antica erano considerate così poco offensive della pubblica morale che persino imperatori cristiani come Giustiniano riconoscevano ad esse il diritto di esistere; ne approfittavano pure, gli imperatori cristianissimi, come fece appunto il buon Giustiniano con la sua Teodora, prima di riuscire regolarmente a sposarla a dispetto del passato chiacchieratissimo che la signora teneva.
Dove sia dunque lo scandalo della voce enciclopedica sfugge, dunque, a meno che lo scandalo non consista nel fatto che una enciclopedia, facendo il suo mestiere, informi i suoi lettori che una cosa esiste, e che si intenda con un dato nome.
Culturalmente, lo ammetto, le posizioni della Bertolini e di Volontè sono coerenti con la loro matrice di riferimento: l’enciclopedia è nata da quella congrega di laicisti schifosi che erano gli Illuministi, sempre infoiati a voler divulgare il sapere ed interrogarsi su di esso; per i bravi cattolici, si sa, l’unico libro utile e concesso è quello del catechismo, e meglio se non viene letto da soli, ma con il parroco a lato, per evitare derive d’interpretazione che rischiano di portare a Lutero. La Bertolini e Volontè l’enciclopedia la subiscono come uno dei tanti brutti rospi che la modernità impone loro di ingoiare, con cristiana rassegnazione.
Ma già che c’è, ‘sta benedetta enciclopedia del caspita, almeno sia tenuta sotto controllo e non dia scandalo:l’ideale di Volontè e della Bertolini, evidentemente, è quello di una enciclopedia che nemmeno contempli voci sulle cose che a loro danno fastidio, e men che meno dica ai lettori che simili cose possono esistere in altre parti del mondo, anche se non (o non ancora) in Italia: una bella enciclopedia fatta di pagine bianche, per dire, sarebbe l’esempio di divulgazione perfetta.
L’Enciclopedia Treccani ha deciso, alla voce “matrimonio” di inserire un aggiornamento, in cui si citano, fra le varie forme di convivenza more uxorio, le unioni di fatto.
Apriti cielo (è il caso di dirlo)! Immediatamente Isabella Bertolini, vicepresidente dei Deputati di Forza Italia innesca il tric e trac: «Il laicismo ed il relativismo, purtroppo già ben rappresentato dall'attuale maggioranza al Governo, arruola tra i propri adepti anche l'enciclopedia italiana più prestigiosa». Non è un complotto demo-pluto-giudaico, ma ‘sti comunisti sono proprio dappertutto, fa capire.
Battuto di pochi secondi nella corsa alla dichiarazione – è uno degli sport che gli riescono meglio, quasi quanto il salto sulla poltrona del barbiere per farsi rimettere in piega il ciuffo – Luca Volontè immediatamente chiosa: «La scelta è fuori luogo, non rispecchia la realtà sociale italiana e non tiene conto della chiarissima differenza sul piano giuridico e lessicale fra i due termini».
Qualcuno sia così cortese da spiegare ai due esponenti politici, dal momento che è chiara la loro ignoranza in materia, che una enciclopedia è un’opera che spiega i significati delle parole e delle locuzioni; e che non è proprio una invenzione della Treccani, ma risale ai tempi degli antichi romani, almeno, quella di considerare affini al matrimonio, sebbene regolate da leggi parzialmente diverse, le convivenze more uxorio, cioè, come spiega la dicitura a chi ha fatto anche sei mesi soli di latino in prima superiore, simili al matrimonio. Forme di convivenza alternative - e normate da leggi apposite - all’epoca antica erano considerate così poco offensive della pubblica morale che persino imperatori cristiani come Giustiniano riconoscevano ad esse il diritto di esistere; ne approfittavano pure, gli imperatori cristianissimi, come fece appunto il buon Giustiniano con la sua Teodora, prima di riuscire regolarmente a sposarla a dispetto del passato chiacchieratissimo che la signora teneva.
Dove sia dunque lo scandalo della voce enciclopedica sfugge, dunque, a meno che lo scandalo non consista nel fatto che una enciclopedia, facendo il suo mestiere, informi i suoi lettori che una cosa esiste, e che si intenda con un dato nome.
Culturalmente, lo ammetto, le posizioni della Bertolini e di Volontè sono coerenti con la loro matrice di riferimento: l’enciclopedia è nata da quella congrega di laicisti schifosi che erano gli Illuministi, sempre infoiati a voler divulgare il sapere ed interrogarsi su di esso; per i bravi cattolici, si sa, l’unico libro utile e concesso è quello del catechismo, e meglio se non viene letto da soli, ma con il parroco a lato, per evitare derive d’interpretazione che rischiano di portare a Lutero. La Bertolini e Volontè l’enciclopedia la subiscono come uno dei tanti brutti rospi che la modernità impone loro di ingoiare, con cristiana rassegnazione.
Ma già che c’è, ‘sta benedetta enciclopedia del caspita, almeno sia tenuta sotto controllo e non dia scandalo:l’ideale di Volontè e della Bertolini, evidentemente, è quello di una enciclopedia che nemmeno contempli voci sulle cose che a loro danno fastidio, e men che meno dica ai lettori che simili cose possono esistere in altre parti del mondo, anche se non (o non ancora) in Italia: una bella enciclopedia fatta di pagine bianche, per dire, sarebbe l’esempio di divulgazione perfetta.
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lunedì 22 ottobre 2007
Odifreddi censurato: la chiesa sta tentando di chiudermi la bocca!
tratto dal blog di Rosalba Sgroia
Lo spettacolo teatrale del prof. Piergiorgio Odifreddi ( del Comitato di Presidenza UAAR n.d.r.), dal titolo: Matematico e impertinente, inserito in un primo tempo nel cartellone del Teatro Cristallo di Bolzano, finanziato da Comune e Provincia, è stato "oscurato".
Il responsabile, Pio Fontana, ha giustificato tale taglio "perchè l'autore è ateo ed autore di un libro dissacrante, il famoso: Perchè non possiamo dirci credenti e men che mai cristiani, a cui non potevano essere esposti bambini, famiglie ed anziani".
Eppure la originale rappresentazione che col messaggio virtuale percorre la nascita e l'evoluzione della speculazione matematica esula dal discorso politico o religioso.
E' stata già presentata con successo a Brindisi e a Lecce, nell'ambito della manifestazione "La notte dei Ricercatori", promossa dalle università di 4 Regioni, dalla Commissione Europea. dall' Enea, dal CNR, dalla Confindustria, da tanti altri enti, Locali e non.
La misura censoria può essere liberamente messa in atto da un servizio pubblico?
Il bello è che il teatro è di proprietà di una parrocchia - guarda guarda - ma gestito dal Comune, come?, attraverso una associazione - riaperto con un investimento di denaro pubblico di quasi un milione di euro.
Ecco l'ispirato gioco delle parti, ecco la vera "compagnia di giro", ecco cosa sgorga dietro le quinte del Cristallo, su cui andrebbero interessati gli organi di controllo e di revisione contabile,nonchè la pubblica opinione democratica e laica.
Pensate se fosse stata oscurata l'opera di un artista credente che scandalo e che mobilitazione sarebbe stata messa sù, da quel fronte confessionale che contrassegna le istituzioni, la scuola, la società i mezzi di comunicazione, senza tributi, ma a caccia di contributi, ormai a totale, beato carico dello
Stato.
Il prof. Odifreddi resta quindi "Inquisito", fortunatamente senza alcuna pena "pertinente".
Giacomo Grippa Uaar ( Coordinatore Unione degli atei e degli
agnostici) Puglia
Lo spettacolo teatrale del prof. Piergiorgio Odifreddi ( del Comitato di Presidenza UAAR n.d.r.), dal titolo: Matematico e impertinente, inserito in un primo tempo nel cartellone del Teatro Cristallo di Bolzano, finanziato da Comune e Provincia, è stato "oscurato".
Il responsabile, Pio Fontana, ha giustificato tale taglio "perchè l'autore è ateo ed autore di un libro dissacrante, il famoso: Perchè non possiamo dirci credenti e men che mai cristiani, a cui non potevano essere esposti bambini, famiglie ed anziani".
Eppure la originale rappresentazione che col messaggio virtuale percorre la nascita e l'evoluzione della speculazione matematica esula dal discorso politico o religioso.
E' stata già presentata con successo a Brindisi e a Lecce, nell'ambito della manifestazione "La notte dei Ricercatori", promossa dalle università di 4 Regioni, dalla Commissione Europea. dall' Enea, dal CNR, dalla Confindustria, da tanti altri enti, Locali e non.
La misura censoria può essere liberamente messa in atto da un servizio pubblico?
Il bello è che il teatro è di proprietà di una parrocchia - guarda guarda - ma gestito dal Comune, come?, attraverso una associazione - riaperto con un investimento di denaro pubblico di quasi un milione di euro.
Ecco l'ispirato gioco delle parti, ecco la vera "compagnia di giro", ecco cosa sgorga dietro le quinte del Cristallo, su cui andrebbero interessati gli organi di controllo e di revisione contabile,nonchè la pubblica opinione democratica e laica.
Pensate se fosse stata oscurata l'opera di un artista credente che scandalo e che mobilitazione sarebbe stata messa sù, da quel fronte confessionale che contrassegna le istituzioni, la scuola, la società i mezzi di comunicazione, senza tributi, ma a caccia di contributi, ormai a totale, beato carico dello
Stato.
Il prof. Odifreddi resta quindi "Inquisito", fortunatamente senza alcuna pena "pertinente".
Giacomo Grippa Uaar ( Coordinatore Unione degli atei e degli
agnostici) Puglia
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mercoledì 5 settembre 2007
ERGO SUM: L'ENNESIMO INSULTO ALLA LIBERTà DI STAMPA


18 maggio 2007
articolo di Ilaria Garosi
Al concerto manifestazione di Piazza Navona ha avuto luogo anche un altro evento rilevante,, ovvero la denuncia di una ingiusta e faziosa censura ai danni di un giornale universitario: "Ergo sum". Gli studenti, tutti collaboratori gratuiti al progetto di cultura ed informazione su carta stampata, sono saliti sul palco per comunicare l’ingiustizia subita. La disavventura, raccontano, ha inizio quando in prima pagina viene pubblicata la foto di una scultura raffigurante un’icona religiosa, avvolta dal cellophane a cause delle opere di restaurazione, seguita dalla scritta "anche io mi proteggo". I redattori di Ergo sum sono, o per lo meno erano, infatti impegnati in una dura campagna anti aids che includeva, oltre alla semplice campagna informativa, anche la distribuzione di profilattici tra gli studenti. Il fatto non è stato evidentemente molto gradito ed il giornale si è dimostrato sin dall’inizio, a causa della sua pungente critica e del suo approccio duro ma diretto verso le malattie della società moderna, particolarmente scomodo per i c.d. perbenisti. L’innocuo messaggio si è immediatamente trasformato in una blasfemia di primo grado travolgendo la responsabilità dei redattori e la stessa vita di Ergo sum che, ad oggi, ha cessato di esistere. Immediate le risposte da parte degli altri quotidiani: il Giornale - "soldi pubblici per insultare Cristo e la Chiesa".
I giovani studenti non hanno però rinunciato ai loro diritti costituzionali e si sono occupati di trasmettere l’avvenuto attraverso canali politici. Successivamente si è innescata una reazione a catena che ha portato dalle conferenze stampa al palco della giornata dell’orgoglio laico. Molti politici, tra i quali i radicali ed il ministro Mussi si sono interessati al fatto, ovviamente dalla parte dei ragazzi; anche Cecchi Paone si è offerto collaboratore a titolo gratuito. Decisivo alla chiusura del giornale è stata la revoca del contributo di 2500 euro, possibilmente già premeditata dopo l’inchiesta sulle tesi gettate nella spazzatura all’Ateneo in questione. "Era dal 1924 che un giornale non si vantava di averne fatto chiudere un altro" grida deciso uno degli studenti dal palco. I finanziatori si giustificano dicendo "ci avevano detto che avrebbero parlato di Europa" ma i giovani rispondono "E’ quello che abbiamo fatto", basti guardare gli articoli, interamente riportati su internet, sul sito di work-out. La chiusura di Ergo sum è attualmente in discussione. Come facilmente notabile IfD tratta di libera informazione ed è, da sempre, contro la censura in uno Stato dove essa è da sempre praticata. Salutiamo i ragazzi di Ergo sum Augurando, a nome di tutti gli autori di Information for Dummies, che l’ingiustizia venga al più presto risolta. Invitiamo inoltre i lettori alla sensibilizzazione in materia di libertà di stampa.
Libera informazione per un futuro migliore.
Ilaria G.
I giovani studenti non hanno però rinunciato ai loro diritti costituzionali e si sono occupati di trasmettere l’avvenuto attraverso canali politici. Successivamente si è innescata una reazione a catena che ha portato dalle conferenze stampa al palco della giornata dell’orgoglio laico. Molti politici, tra i quali i radicali ed il ministro Mussi si sono interessati al fatto, ovviamente dalla parte dei ragazzi; anche Cecchi Paone si è offerto collaboratore a titolo gratuito. Decisivo alla chiusura del giornale è stata la revoca del contributo di 2500 euro, possibilmente già premeditata dopo l’inchiesta sulle tesi gettate nella spazzatura all’Ateneo in questione. "Era dal 1924 che un giornale non si vantava di averne fatto chiudere un altro" grida deciso uno degli studenti dal palco. I finanziatori si giustificano dicendo "ci avevano detto che avrebbero parlato di Europa" ma i giovani rispondono "E’ quello che abbiamo fatto", basti guardare gli articoli, interamente riportati su internet, sul sito di work-out. La chiusura di Ergo sum è attualmente in discussione. Come facilmente notabile IfD tratta di libera informazione ed è, da sempre, contro la censura in uno Stato dove essa è da sempre praticata. Salutiamo i ragazzi di Ergo sum Augurando, a nome di tutti gli autori di Information for Dummies, che l’ingiustizia venga al più presto risolta. Invitiamo inoltre i lettori alla sensibilizzazione in materia di libertà di stampa.
Libera informazione per un futuro migliore.
Ilaria G.
mercoledì 22 agosto 2007
CONTRO LA CENSURA A FAVORE DI ARTE E CULTURA
articolo di Andrea Gervasi
LA CENSURA NELLE OPERE DI ANIMAZIONE GIAPPONESE
Quello della censura nelle opere d'animazione giapponese è un argomento che sta particolarmente a cuore a chi come me, nato negli anni settanta, è cresciuto in compagnia di cartoni animati come Lupin III, ma che coinvolge l'intero paese e non soltanto nostalgici e fans, se è vero come è vero che se ne è occupato anche il Palazzo: la Commissione Minori-Tv della Presidenza del Consiglio ha varato in materia un apposito testo di autoregolamentazione molto restrittivo (26 novembre 1997), sottoscritto sia dai responsabili delle varie emittenti nazionale che dall'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. Psicologi e genitori combattono ormai da anni un'aspra battaglia contro i cartoni animati, soprattutto quelli provenienti dal Giappone, accusandoli di essere troppo violenti e di condizionare negativamente il comportamento dei bambini, facilmente influenzabili vista la loro giovane età; in questo loro atteggiamento pregiudiziale hanno validi alleati sia nella stampa (i giornalisti sono i primi a cavalcare l'onda di proteste e di ingiustificati pregiudizi dell'opinione pubblica: leggi 'comitato genitori') che all'interno dei network stessi: i responsabili delle reti nazionali sono infatti ben contenti di poter "adattare" le serie provenienti dai paesi stranieri modificandole fino a renderle un prodotto totalmente diverso dall'originale ma più consono ai fini economici di cui sono portatori. Ho volutamente messo tra virgolette il termine in quanto il significato di fondo di un adattamento è semplicemente quello della trasposizione in italiano delle opere di lingua straniera, altrimenti incomprensibili. Attualmente l'indirizzo prevalente è invece quello di autoattribuirsi un arbitrario diritto di censura in nome della difesa dei minori, uno stratagemma che rende possibile trasformare completamente una serie animata attraverso l'abile utilizzo di quattro tecniche che ne minano l'originalità ed il senso generale voluto dall'autore: taglio e rimontaggio di interi episodi, modifica o sostituzione di nomi, dialoghi e colonne sonore originali, alterazione della normale e logica successione degli episodi e soprattutto eliminazione di qualsiasi riferimento alla cultura orientale.La mia riflessione parte da un dato di fatto ormai assodato. I cartoni animati sono considerati prodotti di serie B per bambini ma la realtà è ben altra: essi rispecchiano come ogni altra opera audiovisiva la cultura, le tradizioni e i costumi del paese dal quale provengono (nell'episodio di Lupin III "108° rintocco della campana" Goemon racconta ad esempio una leggenda giapponese secondo cui colui che saprà rinunciare ai desideri materiali - 108 appunto -, come quello di dormire con le donne, diventerà santo) e le arbitrarie censure che gli adattatori italiani continuano ad infliggere ai cartoni animati rappresentano senza ombra di dubbio una palese violazione del diritto d'autore, rispettato invece per altre opere ritenute più nobili (in primis il film) e protette con apposite leggi. La serie Lupin III a cui ho fatto riferimento è un esempio altamente illuminante. Da un lato é nella sua versione originale un magnifico veicolo di cultura nipponica (specialmente per quanto riguarda la prima serie, ambientata in Giappone) simboleggiata dallo stile di vita filosofico tipicamente orientale del samurai Goemon in continua meditazione sul senso della vita, dai numerosi riferimenti all'invadenza del mondo occidentale e dalla paura sempre viva della bomba atomica: in più di un'episodio e persino nella prima pellicola cinematografica (Mamoo, 1978) Lupin salva il mondo dalla distruzione totale. Dall'altro é anche una serie facilmente recepibile dal pubblico europeo per la caratterizzazione spiccatamente occidentale del personaggio principale, eterno donnaiolo alla James Bond che trascina la propria banda di ladri in uno sfarzoso mondo fatto di lusso estremo, macchine sportive, gioco d'azzardo e pericolo. Ebbene, la serie trasmessa in Italia risulta oggi irriconoscibile: è stata una delle opere d'animazione giapponese che maggiormente ha subito violenza dal bisturi della censura. Monkey Punch, ideatore e autore di Lupin III, aveva realizzato le tavole del fumetto (perché non dobbiamo dimenticare che Lupin III nacque come fumetto erotico-avventuroso il 10 agosto 1967) con un tratto stilistico volutamente "macchiaiolo" proprio per scoraggiarne una sua eventuale trasposizione in cartone animato che temeva ne potesse compromettere l'originalità e il taglio adulto. La prima serie tv (ambientata in Giappone) è stata forse l'unica trasmessa in Italia ad aver conservato abbastanza fedelmente, almeno al primo passaggio televisivo sul finire degli anni settanta (Italia 1), le atmosfere noir e le comiche digressioni sessuali del manga: da allora gli adattamenti Fininvest-Mediaset hanno fatto perdere ogni riferimento al progetto originale trasformando una serie adulta in un cartone animato dai tratti molto infantili operando tagli ad ogni scena violenta o sexy (queste ultime sempre molto soft).Ritengo sicuramente indispensabile la tutela dei minori durante la fase fondamentale della crescita che concorre alla formazione della loro personalità ma questo è un problema di diversa natura. La maggior parte delle serie animate giapponesi non sono infatti prodotti indirizzati al mondo dell'infanzia ma opere specificatamente pensate e realizzate per un pubblico giovanile identificabile in una fascia di età compresa tra i 15 e i 30 anni: il nocciolo della questione riposa quindi nelle errate scelte di programmazione televisiva che per motivi strettamente economici riservano alle varie serie d'animazione giapponese fasce orarie in netto contrasto con l'originale spirito dell'opera. I tagli e le censure che risultano conseguentemente necessarie violano non soltanto il diritto d'autore ma la stessa libertà del telespettatore di vedere l'opera nella versione integrale cui gli autori hanno dedicato mesi, più spesso anni, del proprio lavoro.L'appello che mi sento di rivolgere ai media televisivi, consapevole di avere la solidarietà di numerosi intellettuali e associazioni che da anni si battono contro la censura (ricordo in particolare l'ADAM, organismo internazionale con sede anche in Italia), è quello di una loro più attenta e profonda valutazione del mondo dell'animazione e di una costruttiva collaborazione con rappresentanti del settore cartoon che porterebbe sicuramente una ventata di novità ed il fondamentale il rispetto della cultura e dell'arte in ogni loro forma, troppo spesso sacrificate alle logiche dell'economia di mercato nonostante le tanto propagandisticamente sbandierate idee di globalizzazione e multietnicità.
PREMESSO QUESTOHo deciso di passare all'azione. Sono veramente stanco di vedere opere di autori come Monkey Punch e Hayao Miyazaki trattate come carne da macello. E' ora che anche noi di Lep, e tutti voi che ci seguite ormai da anni e siete affezionati a Lupin e a tanti altri personaggi dell'animazione giapponese, cominciamo a darci da fare affinché l'attuale situazione non peggiori ancora di piu'. Ho cominciato con il chiedere ad un mio amico avvocato di procurarmi le leggi dello stato italiano relative alle trasmissioni televisive (tagliare un'opera audiovisiva viola in modo evidente il diritto d'autore) e forse posso riuscire ad avere qualche contatto con il mondo della politica. Ho intenzione di mandare la lettera che avete letto in questa pagina a tutti i giornali, nazionali e locali. Ho già cominciato e prego tutti voi di inviarmi l'indirizzo, il numero di fax o l'email della redazione delle testate locali della regione in cui vivete. Ogni suggerimento sarà accolto con piacere.
Andrea Gervasi
LA CENSURA NELLE OPERE DI ANIMAZIONE GIAPPONESE
Quello della censura nelle opere d'animazione giapponese è un argomento che sta particolarmente a cuore a chi come me, nato negli anni settanta, è cresciuto in compagnia di cartoni animati come Lupin III, ma che coinvolge l'intero paese e non soltanto nostalgici e fans, se è vero come è vero che se ne è occupato anche il Palazzo: la Commissione Minori-Tv della Presidenza del Consiglio ha varato in materia un apposito testo di autoregolamentazione molto restrittivo (26 novembre 1997), sottoscritto sia dai responsabili delle varie emittenti nazionale che dall'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. Psicologi e genitori combattono ormai da anni un'aspra battaglia contro i cartoni animati, soprattutto quelli provenienti dal Giappone, accusandoli di essere troppo violenti e di condizionare negativamente il comportamento dei bambini, facilmente influenzabili vista la loro giovane età; in questo loro atteggiamento pregiudiziale hanno validi alleati sia nella stampa (i giornalisti sono i primi a cavalcare l'onda di proteste e di ingiustificati pregiudizi dell'opinione pubblica: leggi 'comitato genitori') che all'interno dei network stessi: i responsabili delle reti nazionali sono infatti ben contenti di poter "adattare" le serie provenienti dai paesi stranieri modificandole fino a renderle un prodotto totalmente diverso dall'originale ma più consono ai fini economici di cui sono portatori. Ho volutamente messo tra virgolette il termine in quanto il significato di fondo di un adattamento è semplicemente quello della trasposizione in italiano delle opere di lingua straniera, altrimenti incomprensibili. Attualmente l'indirizzo prevalente è invece quello di autoattribuirsi un arbitrario diritto di censura in nome della difesa dei minori, uno stratagemma che rende possibile trasformare completamente una serie animata attraverso l'abile utilizzo di quattro tecniche che ne minano l'originalità ed il senso generale voluto dall'autore: taglio e rimontaggio di interi episodi, modifica o sostituzione di nomi, dialoghi e colonne sonore originali, alterazione della normale e logica successione degli episodi e soprattutto eliminazione di qualsiasi riferimento alla cultura orientale.La mia riflessione parte da un dato di fatto ormai assodato. I cartoni animati sono considerati prodotti di serie B per bambini ma la realtà è ben altra: essi rispecchiano come ogni altra opera audiovisiva la cultura, le tradizioni e i costumi del paese dal quale provengono (nell'episodio di Lupin III "108° rintocco della campana" Goemon racconta ad esempio una leggenda giapponese secondo cui colui che saprà rinunciare ai desideri materiali - 108 appunto -, come quello di dormire con le donne, diventerà santo) e le arbitrarie censure che gli adattatori italiani continuano ad infliggere ai cartoni animati rappresentano senza ombra di dubbio una palese violazione del diritto d'autore, rispettato invece per altre opere ritenute più nobili (in primis il film) e protette con apposite leggi. La serie Lupin III a cui ho fatto riferimento è un esempio altamente illuminante. Da un lato é nella sua versione originale un magnifico veicolo di cultura nipponica (specialmente per quanto riguarda la prima serie, ambientata in Giappone) simboleggiata dallo stile di vita filosofico tipicamente orientale del samurai Goemon in continua meditazione sul senso della vita, dai numerosi riferimenti all'invadenza del mondo occidentale e dalla paura sempre viva della bomba atomica: in più di un'episodio e persino nella prima pellicola cinematografica (Mamoo, 1978) Lupin salva il mondo dalla distruzione totale. Dall'altro é anche una serie facilmente recepibile dal pubblico europeo per la caratterizzazione spiccatamente occidentale del personaggio principale, eterno donnaiolo alla James Bond che trascina la propria banda di ladri in uno sfarzoso mondo fatto di lusso estremo, macchine sportive, gioco d'azzardo e pericolo. Ebbene, la serie trasmessa in Italia risulta oggi irriconoscibile: è stata una delle opere d'animazione giapponese che maggiormente ha subito violenza dal bisturi della censura. Monkey Punch, ideatore e autore di Lupin III, aveva realizzato le tavole del fumetto (perché non dobbiamo dimenticare che Lupin III nacque come fumetto erotico-avventuroso il 10 agosto 1967) con un tratto stilistico volutamente "macchiaiolo" proprio per scoraggiarne una sua eventuale trasposizione in cartone animato che temeva ne potesse compromettere l'originalità e il taglio adulto. La prima serie tv (ambientata in Giappone) è stata forse l'unica trasmessa in Italia ad aver conservato abbastanza fedelmente, almeno al primo passaggio televisivo sul finire degli anni settanta (Italia 1), le atmosfere noir e le comiche digressioni sessuali del manga: da allora gli adattamenti Fininvest-Mediaset hanno fatto perdere ogni riferimento al progetto originale trasformando una serie adulta in un cartone animato dai tratti molto infantili operando tagli ad ogni scena violenta o sexy (queste ultime sempre molto soft).Ritengo sicuramente indispensabile la tutela dei minori durante la fase fondamentale della crescita che concorre alla formazione della loro personalità ma questo è un problema di diversa natura. La maggior parte delle serie animate giapponesi non sono infatti prodotti indirizzati al mondo dell'infanzia ma opere specificatamente pensate e realizzate per un pubblico giovanile identificabile in una fascia di età compresa tra i 15 e i 30 anni: il nocciolo della questione riposa quindi nelle errate scelte di programmazione televisiva che per motivi strettamente economici riservano alle varie serie d'animazione giapponese fasce orarie in netto contrasto con l'originale spirito dell'opera. I tagli e le censure che risultano conseguentemente necessarie violano non soltanto il diritto d'autore ma la stessa libertà del telespettatore di vedere l'opera nella versione integrale cui gli autori hanno dedicato mesi, più spesso anni, del proprio lavoro.L'appello che mi sento di rivolgere ai media televisivi, consapevole di avere la solidarietà di numerosi intellettuali e associazioni che da anni si battono contro la censura (ricordo in particolare l'ADAM, organismo internazionale con sede anche in Italia), è quello di una loro più attenta e profonda valutazione del mondo dell'animazione e di una costruttiva collaborazione con rappresentanti del settore cartoon che porterebbe sicuramente una ventata di novità ed il fondamentale il rispetto della cultura e dell'arte in ogni loro forma, troppo spesso sacrificate alle logiche dell'economia di mercato nonostante le tanto propagandisticamente sbandierate idee di globalizzazione e multietnicità.
PREMESSO QUESTOHo deciso di passare all'azione. Sono veramente stanco di vedere opere di autori come Monkey Punch e Hayao Miyazaki trattate come carne da macello. E' ora che anche noi di Lep, e tutti voi che ci seguite ormai da anni e siete affezionati a Lupin e a tanti altri personaggi dell'animazione giapponese, cominciamo a darci da fare affinché l'attuale situazione non peggiori ancora di piu'. Ho cominciato con il chiedere ad un mio amico avvocato di procurarmi le leggi dello stato italiano relative alle trasmissioni televisive (tagliare un'opera audiovisiva viola in modo evidente il diritto d'autore) e forse posso riuscire ad avere qualche contatto con il mondo della politica. Ho intenzione di mandare la lettera che avete letto in questa pagina a tutti i giornali, nazionali e locali. Ho già cominciato e prego tutti voi di inviarmi l'indirizzo, il numero di fax o l'email della redazione delle testate locali della regione in cui vivete. Ogni suggerimento sarà accolto con piacere.
Andrea Gervasi
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domenica 22 luglio 2007
LA RAI TACE OMERTOSA SUI RISARCIMENTI DELL'ARCIDIOCESI CATTOLICA DI LOS ANGELES
lunedì, luglio 16, 2007
Il magistrato Luigi Tosti scrive una lettera al Direttore del TG1 della Rai
Caro Direttore del TG1,
dopo aver appreso dal TG della Rete La 7 delle ore 12.30 del 15 luglio 2007, la notizia secondo cui l'Arcidiocesi cattolica di Los Angeles ha dovuto sborsare 660 milioni di dollari per tacitare 500 vittime di abusi sessuali perpetrati da preti cattolici pedofili dal 1940 in poi, e questo in vista del processo che si terrà il 16 luglio, e che sino ad ora l'Arcidiocesi di Boston ha sborsato ben 2 miliardi di dollari per risarcire gli altri bambini sodomizzati da altri preti cattolici, vedendosi costretta a vendere parte del proprio cospicuo patrimonio, ho visionato con apprensione i telegiornali messi in onda da RAI 2, ore 13, e da RAI 1, ore 13, per accertarmi che le reti televisive della Repubblica Pontifica Italiana assolvessero, con fedeltà, l'obbligo, su di loro gravante, di disinformare i cittadini italiani e di occultare con diligenza le notizie che possono risultare pregiudizievoli per il "buon nome" del Vaticano e della Chiesa Cattolica. Ebbene, ho potuto constatatre con sommo piacere -e di ciò non posso non compiacermente come cittadino italiota contribuente e pagante il canone per il servizio "pubblico"- che entrambi i TG Nazionali hanno opportunamente e diligentemente occultato questa notizia, che è stata invece improvvidamente propalata dalla Rete 7, preferendo diffondere altre facezie, ivi inclusa quella relativa all'evento epocale del momento, cioè lo svolgimento quotidiano delle vancanze del Sommo Pontefice sull' arco Alpino. Mi congratulo, ovviamente, con la Vostra sagace ed opportuna opera di occultamento della verità -verità che potrebbe nuocere alla sagace opera di disinformazione di Mons. Fisichella, ad avviso del quale il fenomeno della pedofilia avrebbe coinvolto sì e no 4 o 5 preti, e mi chiedo anche se non sarebbe opportuno interessare il Governo della Colonia Pontificia affinché provveda a revocare la licenza televisiva alla Rete 7, per aver diffuso notizie che possono pregiudicare il buon nome dell'Unica Chiesa voluta dal Dio incarnato, cioè l'Unica Chiesa legittimata a rappresentarlo, sul nostro pianeta Terra, in virtù di procura scritta rilasciata 2.000 anni or sono. Nell'inviarvi i più cordiali saluti mi pemetto di allegare, in calce, la notizia, improvvidamente diffusa anche dal Messaggero.
Luigi Tostimailto:Tostitosti.luigi@yahoo.it
Preti pedofili, risarcimento record a Los AngelesL'Arcidiocesi pagherà 660 milioni di dollari
LOS ANGELES (15 luglio) - Più di un milione di dollari a testa. E' il risarcimento ottenuto da circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta in California. A pagare l'indennizzo record sarà l'Arcidiocesi cattolica di Los Angeles, che complessivamente dovrà sborsare 660 milioni di dollari. Lo hanno riferito gli avvocati dei querelanti. L'accordo, arrivato all'ultimo minuto - l'inizio del processo era fissato per lunedì - è il più costoso degli ultimi anni per laChiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi miliardari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori. Ray Boucher, capo dei legali che hanno difeso le vittime, ha detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con l'Arcidiocesi di Los Angeles sull'accordo.
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Il magistrato Luigi Tosti scrive una lettera al Direttore del TG1 della Rai
Caro Direttore del TG1,
dopo aver appreso dal TG della Rete La 7 delle ore 12.30 del 15 luglio 2007, la notizia secondo cui l'Arcidiocesi cattolica di Los Angeles ha dovuto sborsare 660 milioni di dollari per tacitare 500 vittime di abusi sessuali perpetrati da preti cattolici pedofili dal 1940 in poi, e questo in vista del processo che si terrà il 16 luglio, e che sino ad ora l'Arcidiocesi di Boston ha sborsato ben 2 miliardi di dollari per risarcire gli altri bambini sodomizzati da altri preti cattolici, vedendosi costretta a vendere parte del proprio cospicuo patrimonio, ho visionato con apprensione i telegiornali messi in onda da RAI 2, ore 13, e da RAI 1, ore 13, per accertarmi che le reti televisive della Repubblica Pontifica Italiana assolvessero, con fedeltà, l'obbligo, su di loro gravante, di disinformare i cittadini italiani e di occultare con diligenza le notizie che possono risultare pregiudizievoli per il "buon nome" del Vaticano e della Chiesa Cattolica. Ebbene, ho potuto constatatre con sommo piacere -e di ciò non posso non compiacermente come cittadino italiota contribuente e pagante il canone per il servizio "pubblico"- che entrambi i TG Nazionali hanno opportunamente e diligentemente occultato questa notizia, che è stata invece improvvidamente propalata dalla Rete 7, preferendo diffondere altre facezie, ivi inclusa quella relativa all'evento epocale del momento, cioè lo svolgimento quotidiano delle vancanze del Sommo Pontefice sull' arco Alpino. Mi congratulo, ovviamente, con la Vostra sagace ed opportuna opera di occultamento della verità -verità che potrebbe nuocere alla sagace opera di disinformazione di Mons. Fisichella, ad avviso del quale il fenomeno della pedofilia avrebbe coinvolto sì e no 4 o 5 preti, e mi chiedo anche se non sarebbe opportuno interessare il Governo della Colonia Pontificia affinché provveda a revocare la licenza televisiva alla Rete 7, per aver diffuso notizie che possono pregiudicare il buon nome dell'Unica Chiesa voluta dal Dio incarnato, cioè l'Unica Chiesa legittimata a rappresentarlo, sul nostro pianeta Terra, in virtù di procura scritta rilasciata 2.000 anni or sono. Nell'inviarvi i più cordiali saluti mi pemetto di allegare, in calce, la notizia, improvvidamente diffusa anche dal Messaggero.
Luigi Tostimailto:Tostitosti.luigi@yahoo.it
Preti pedofili, risarcimento record a Los AngelesL'Arcidiocesi pagherà 660 milioni di dollari
LOS ANGELES (15 luglio) - Più di un milione di dollari a testa. E' il risarcimento ottenuto da circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta in California. A pagare l'indennizzo record sarà l'Arcidiocesi cattolica di Los Angeles, che complessivamente dovrà sborsare 660 milioni di dollari. Lo hanno riferito gli avvocati dei querelanti. L'accordo, arrivato all'ultimo minuto - l'inizio del processo era fissato per lunedì - è il più costoso degli ultimi anni per laChiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi miliardari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori. Ray Boucher, capo dei legali che hanno difeso le vittime, ha detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con l'Arcidiocesi di Los Angeles sull'accordo.
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venerdì 20 luglio 2007
LA PIETRA DELLO SCANDALO: MISS KITTY

Da "Liberazione" Censura, Sgarbi cede ai clericali Milano, mostra "Arte e omosessualità": sì ai minori, via due opere. Un intervento del Presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso
Aurelio Mancuso, 11 luglio 2007
Miss Kitty di Paolo SchmidiinDalla censura al baratto. La mostra sul rapporto tra arte e omosessualità - organizzata da Vittorio Sgarbi a Milano - non smette di creare polemiche e rivela bene in quale clima di clericalismo stiamo vivendo.Dopo la decisione di vietare ai minori di 18 anni l'ingresso, Sgarbi ha ceduto al solito coro scandalizzato di clericali e di atei devoti di tutti i colori politici, e per evitare il divieto ha levato due delle tre opere sotto accusa: Miss Kitty di Paolo Schmidiin, un manichino raffigurante Ratzinger un po' discinto con parrucca bianca sostenuta da una molletta fucsia, e una manipolazione della foto di Sircana fermo con la macchina vicino a una transessuale. Resta invece, di Paul Schimidt, l' Ermafrodita.Se è un bene che la mostra non sia più vietata ai minori di 18 anni, il segnale che viene dalla nuova decisione dell'assessore alla Cultura di Milano è pessimo, ma purtroppo non è isolato. Dopo gli anatemi scagliati dall'arcivescovo di Bologna sulla mostra organizzata da Arcilesbica della città sui dieci comandamenti rivisitati in versione saffica, le polemiche meneghine sono un buon viatico per affrontare una volta per tutte una questione rimossa, purtroppo, anche dall'intellettualità di sinistra. Perché l'arte contemporanea a tematica omosessuale è sotto tiro? Perché nessun intellettuale, donna e uomo di cultura non prende le difese della libera espressione?La cappa della censura è così pesante che si ha paura; questa è la dura e nuda verità che ci sentiamo di sostenere senza tema di smentita. Se persino un uomo curioso e furbo - a tratti simpatico - come Vittorio Sgarbi si accorge di aver dovuto sottostare ad una censura politica nell'imporre prima il divieto ai minori di 18 anni, poi nel censurare due delle opere esposte, dovrebbe essere ancor più chiaro all'area culturale della sinistra che s'intende colpire i gay, le lesbiche e i trans per intimorire e mettere paletti rispetto al complesso della libertà di espressione artistica e culturale. I clericali, la destra culturale e politica sguazzano felici nelle campagne d'odio e di discriminazione che ogni giorno riescono a far montare nel Paese e la sinistra assiste, quasi tutta, inerme, e in alcuni casi (vedi alla voce tentativi di Partito democratico) complice se non aderente.
A Bologna per fortuna la nostra diretta presenza in Consiglio comunale e una forte presa di posizione da parte di gran parte della sinistra ha stoppato il tentativo di mettere alla gogna una comunità lgbt coesa, e forte di una solida storia. Ma nel resto del suolo italico, si moltiplicano le prudenze da parte degli amministratori del centro sinistra, che hanno paura di disturbare le curie vescovili, di alimentare polemiche della destra. Quindi diventa più difficile ottenere patrocini per eventi culturali persino castigati, accedere a finanziamenti per i servizi sociali rivolti alla comunità e così via.Si respira un'aria pesante, e dopo l'enorme successo del Roma Pride del 16 giugno, i clericali si sono incattiviti, perché hanno dovuto registrare una prima sconfitta sul campo. Ma la battaglia è ancora molto lunga e se chi dovrebbe sostenerci sta muto, darà sicuramente una mano ai Pezzotta e alle Binetti di turno. Per tornare sui casi di Milano e Bologna, non ci sfugge che scegliere il campo del gusto estetico, della rappresentazione artistica, dell'espressività, è un alzare, da parte della destra, il tiro e porre alla sinistra domande cui non riesce a rispondere. Altro che egemonia della sinistra italiana sulla cultura e i grandi fenomeni di massa! Da tanto tempo l'inondazione dei modelli unici, dell'omologazione, della pastorizzazione culturale, del controllo accorto e scientifico sulle abitudini aggregative degli italiani ha scalzato via un mondo ora ridotto nelle nicchie consolatorie del cinema d'autore e di poco altro. Certo il popolo lgbt non è insensibile ai richiami della globalizzazione e livellazione culturale, ma c'è da chiedersi quanto la sinistra culturale italiana si sia fatta attraversare per esempio dalle culture camp, dalle correnti artistiche gay pop, queer, ecc, ecc. Insomma la cultura non è una variabile indifferente rispetto alla capacità di costruire un consenso diffuso delle proprie idee. E quando dalle grandi città italiane provengono segnali come quelli qui accennati, forse varrebbe la pena chiedersi, quando sarà possibile risvegliarsi dal letargo in cui si è precipitati.
COME SALVARE UNA MOSTRA DALLA CENSURA ELIMINANDO IL PROBLEMA
mercoledì 11 luglio 2007 , di Velino da http://www.gaynews.it/view.php?ID=74582
Milano, 10 LUG - Venticinquemila euro. Tanto costa un presunto Papa Ratzinger in mutande. O meglio: Miss Kitty, la statua di Paolo Schmidling che ieri compariva tra le opere della mostra "Vaderetro - Arte e Omosessualita' da Von Gloedena a Pierre et Gilles", presentata a Milano, a palazzo della Ragione, dall'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi. Compariva ieri, perche' oggi - dopo le polemiche divampate sui giornali - non c'e' piu'. Non solo. Insieme aMiss Kitty scompare anche Coniglio Viola, l'opera che rappresentava Silvio Sircana, il portavoce di Romano Prodi, in uno scatto pubblicato nei mesi scorsi sui giornali di mezza Italia: ma nell'opera, al posto del presunto transessuale, compare la figura di Gesu' Cristo. Di conseguenza - tolte le opere incriminate - viene rimosso anche il divieto ai minori di 18 anni. Un provvedimento, quest'ultimo, di certo non in linea con una mostra su cui compare il simbolo del Comune di Milano: con il beneplacito, cioe', del sindaco Letizia Moratti. A spiegare al VELINO gli aggiornamenti su "Vade Retro" e' proprio Sgarbi, il quale non solo ha fatto rimuovere "la bruttissima opera con Sircana" ("le foto non sono mai state esposte perche' prive di attrattiva per la mostra, piu' utili a vignette che non all'Arte") ma si e' anche comprato con i propri soldi Miss Kitty, la statua con il presunto Papa Ratzinger in mutande. "Ho seguito l'indicazione del diesse Majorino di evitare provocazioni gratuite - spiega Sgarbi -. È vero: c'e' una responsabilita' verso i cittadini che non hanno bisogno di questa provocazione. In questo modo, poi, credo si vada incontro al vero obiettivo della mostra, che sarebbe stato travisato se fossero rimaste queste due opere". Una scelta slegata da logiche di censura - secondo l'assessore - e costata, comunque, una cifra considerevole. "L'ho pagata 25mila euro - aggiunge Sgarbi -. È un'opera bellissima che li vale tutti. Ne faro' quello che voglio". Nella decisione di acquistare (e rimuovere) l'opera non c'e' stata nessuna indicazione dall'alto."Non c'e' di mezzo la censura. Ci mancherebbe - prosegue Sgarbi -.Pienamente salvaguardata la liberta' dell'artista. La ragione del ritiro della statua cosiddetta del Papa (che del Papa non ha nulla, se non una somiglianza nel volto) sta nel fatto che siamo un'istituzione pubblica. Ho acquistato io quella statua. Da un lato, se e' vero che un qualunque privato puo' esporre la statua oggetto dell'attenzione dei media in qualsiasi punto, dal bar a un giardino, a un'abitazione privata, dall'altro e' egualmente vero che, trattandosi di mostra patrocinata da una pubblica istituzione, credo che bisogna tenere conto della sensibilita' del pubblico che e' fatto in larga parte da credenti. Per cui occorre rispetto e prudenza". A chi lo accusa di essere stato poco rispettoso nei confronti di Papa Ratzinger, Sgarbi replica: "Non mi sembra proprio di essere la persona in questione. Anzi proprio ieri ho scritto un articolo sul Giornale in cui apprezzavo la sua scelta di reintrodurre la messa in latino. Lo stimo molto anche perche' ha messo fine allo stupro architettonico nelle chiese, dove per costruire altarini e' stato distrutto gran e' parte del patrimonio architettonico". Intanto l'Arcigay, in una nota, sottolinea di apprezza l'iniziativa dell'Amministrazione comunale di Milano nei confronti della cultura e dell'arte omosessuale. "Come Arcigay - si legge - chiediamo all'assessore e critico d'arte di fama internazionale di organizzare assieme una visita guidata che sia rivolta a una delegazione composta da esponenti della comunita' lgbt (lesbica, gay, bisessuale, transgender), nazionale e milanese, e da illustre personalita' omosessuali che si sono particolarmente distinte nelle loro professioni e che hanno reso Milano capitale nel mondo, in molti settori professionali, sociali e culturali". Risponde Sgarbi: "Ben venga una visita guidata. Ma e' una mostra a doppio binario. Io potrei fare la seconda parte che va dal '74 a oggi. Mentre per la prima penso sia piu' adatto Eugenio Viola che e' il curatore della mostra". (Nella fotografia l'opera ECCE TRANS di ConiglioViola)---La testimonianza di ConiglioViolaAvevamo predetto che avrebbe fatto discutere e infatti se ne parla oggi su tutti i quotidiani. Eppure "Ecce Trans", una delle opere di ConiglioViola annunciate da tempo alla mostra "Arte e Omosessualità" di Vittorio Sgarbi, che ha inaugurato ieri sera a Milano, all'ultimo momento è misteriosamente sparita... Problemi di allestimento o ennesimo caso di censura?Su ilcorriere.it Sgarbi oggi ha affermato: "La modestia artistica della foto di Sircana mi ha indotto a non esporla".Replichiamo a Sgarbi dalle pagine di gay.it:L'affermazione di Vittorio Sgarbi non ci offende se si riferisce al profilo estetico dell'opera (anzi è condivisibile!) ma ci stupisce nel far finta di non coglierne il profilo artistico.Della "modestia tecnica" di "Ecce Trans" erano tutti ben consci trattandosi niente più che di una foto scaricata da Internet e beceramente manipolata, con la quale non intendevamo certo mettere in risalto il nostro talento (fortunatamente la stessa mostra ospita altri nostri lavori che molto meglio ci rappresentano, anzi siamo gli unici a cui sul catalogo è stata dedicata addirittura una doppia pagina).Quello su cui questa operazione ironizza è il modo in cui il giornalismo contemporaneo possa diventare arte e finzione, così che una banalissima foto rubata al portavoce del governo, possa prima essere venduta alla cifra esorbitante di 100.000 euro e poi finire su tutte le prime pagine, e tutto ciò solo perchè Sircana veniva immortalato vicino a una trans!Così in qualità di artisti ci siamo ben sentiti autorizzati a pubblicare uno scoop ben più clamoroso, che vendiamo alla medesima cifra dell'originale e con il prezzo ben esposto!Tra l'altro sottolineiamo come l'ispirazione dell'opera venga da un passo stesso del Vangelo secondo Matteo (25,31-46) dove Gesù spiega come sia nei personaggi più reietti che possiamo rinnovare l'incontro con Lui. In questo senso il portavoce del governo Prodi, approcciando una trans, non ha fatto altro che compiere un gesto profondamente cristiano.Quello che invece ci stranisce è il fatto che un lavoro del genere venga prima approvato e annunciato in mostra da mesi per essere poi - ad arte - eliminato all'ultimo secondo!http://www.coniglioviola.com/art-factory//modules/news/article.php?storyid=272
Milano, 10 LUG - Venticinquemila euro. Tanto costa un presunto Papa Ratzinger in mutande. O meglio: Miss Kitty, la statua di Paolo Schmidling che ieri compariva tra le opere della mostra "Vaderetro - Arte e Omosessualita' da Von Gloedena a Pierre et Gilles", presentata a Milano, a palazzo della Ragione, dall'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi. Compariva ieri, perche' oggi - dopo le polemiche divampate sui giornali - non c'e' piu'. Non solo. Insieme aMiss Kitty scompare anche Coniglio Viola, l'opera che rappresentava Silvio Sircana, il portavoce di Romano Prodi, in uno scatto pubblicato nei mesi scorsi sui giornali di mezza Italia: ma nell'opera, al posto del presunto transessuale, compare la figura di Gesu' Cristo. Di conseguenza - tolte le opere incriminate - viene rimosso anche il divieto ai minori di 18 anni. Un provvedimento, quest'ultimo, di certo non in linea con una mostra su cui compare il simbolo del Comune di Milano: con il beneplacito, cioe', del sindaco Letizia Moratti. A spiegare al VELINO gli aggiornamenti su "Vade Retro" e' proprio Sgarbi, il quale non solo ha fatto rimuovere "la bruttissima opera con Sircana" ("le foto non sono mai state esposte perche' prive di attrattiva per la mostra, piu' utili a vignette che non all'Arte") ma si e' anche comprato con i propri soldi Miss Kitty, la statua con il presunto Papa Ratzinger in mutande. "Ho seguito l'indicazione del diesse Majorino di evitare provocazioni gratuite - spiega Sgarbi -. È vero: c'e' una responsabilita' verso i cittadini che non hanno bisogno di questa provocazione. In questo modo, poi, credo si vada incontro al vero obiettivo della mostra, che sarebbe stato travisato se fossero rimaste queste due opere". Una scelta slegata da logiche di censura - secondo l'assessore - e costata, comunque, una cifra considerevole. "L'ho pagata 25mila euro - aggiunge Sgarbi -. È un'opera bellissima che li vale tutti. Ne faro' quello che voglio". Nella decisione di acquistare (e rimuovere) l'opera non c'e' stata nessuna indicazione dall'alto."Non c'e' di mezzo la censura. Ci mancherebbe - prosegue Sgarbi -.Pienamente salvaguardata la liberta' dell'artista. La ragione del ritiro della statua cosiddetta del Papa (che del Papa non ha nulla, se non una somiglianza nel volto) sta nel fatto che siamo un'istituzione pubblica. Ho acquistato io quella statua. Da un lato, se e' vero che un qualunque privato puo' esporre la statua oggetto dell'attenzione dei media in qualsiasi punto, dal bar a un giardino, a un'abitazione privata, dall'altro e' egualmente vero che, trattandosi di mostra patrocinata da una pubblica istituzione, credo che bisogna tenere conto della sensibilita' del pubblico che e' fatto in larga parte da credenti. Per cui occorre rispetto e prudenza". A chi lo accusa di essere stato poco rispettoso nei confronti di Papa Ratzinger, Sgarbi replica: "Non mi sembra proprio di essere la persona in questione. Anzi proprio ieri ho scritto un articolo sul Giornale in cui apprezzavo la sua scelta di reintrodurre la messa in latino. Lo stimo molto anche perche' ha messo fine allo stupro architettonico nelle chiese, dove per costruire altarini e' stato distrutto gran e' parte del patrimonio architettonico". Intanto l'Arcigay, in una nota, sottolinea di apprezza l'iniziativa dell'Amministrazione comunale di Milano nei confronti della cultura e dell'arte omosessuale. "Come Arcigay - si legge - chiediamo all'assessore e critico d'arte di fama internazionale di organizzare assieme una visita guidata che sia rivolta a una delegazione composta da esponenti della comunita' lgbt (lesbica, gay, bisessuale, transgender), nazionale e milanese, e da illustre personalita' omosessuali che si sono particolarmente distinte nelle loro professioni e che hanno reso Milano capitale nel mondo, in molti settori professionali, sociali e culturali". Risponde Sgarbi: "Ben venga una visita guidata. Ma e' una mostra a doppio binario. Io potrei fare la seconda parte che va dal '74 a oggi. Mentre per la prima penso sia piu' adatto Eugenio Viola che e' il curatore della mostra". (Nella fotografia l'opera ECCE TRANS di ConiglioViola)---La testimonianza di ConiglioViolaAvevamo predetto che avrebbe fatto discutere e infatti se ne parla oggi su tutti i quotidiani. Eppure "Ecce Trans", una delle opere di ConiglioViola annunciate da tempo alla mostra "Arte e Omosessualità" di Vittorio Sgarbi, che ha inaugurato ieri sera a Milano, all'ultimo momento è misteriosamente sparita... Problemi di allestimento o ennesimo caso di censura?Su ilcorriere.it Sgarbi oggi ha affermato: "La modestia artistica della foto di Sircana mi ha indotto a non esporla".Replichiamo a Sgarbi dalle pagine di gay.it:L'affermazione di Vittorio Sgarbi non ci offende se si riferisce al profilo estetico dell'opera (anzi è condivisibile!) ma ci stupisce nel far finta di non coglierne il profilo artistico.Della "modestia tecnica" di "Ecce Trans" erano tutti ben consci trattandosi niente più che di una foto scaricata da Internet e beceramente manipolata, con la quale non intendevamo certo mettere in risalto il nostro talento (fortunatamente la stessa mostra ospita altri nostri lavori che molto meglio ci rappresentano, anzi siamo gli unici a cui sul catalogo è stata dedicata addirittura una doppia pagina).Quello su cui questa operazione ironizza è il modo in cui il giornalismo contemporaneo possa diventare arte e finzione, così che una banalissima foto rubata al portavoce del governo, possa prima essere venduta alla cifra esorbitante di 100.000 euro e poi finire su tutte le prime pagine, e tutto ciò solo perchè Sircana veniva immortalato vicino a una trans!Così in qualità di artisti ci siamo ben sentiti autorizzati a pubblicare uno scoop ben più clamoroso, che vendiamo alla medesima cifra dell'originale e con il prezzo ben esposto!Tra l'altro sottolineiamo come l'ispirazione dell'opera venga da un passo stesso del Vangelo secondo Matteo (25,31-46) dove Gesù spiega come sia nei personaggi più reietti che possiamo rinnovare l'incontro con Lui. In questo senso il portavoce del governo Prodi, approcciando una trans, non ha fatto altro che compiere un gesto profondamente cristiano.Quello che invece ci stranisce è il fatto che un lavoro del genere venga prima approvato e annunciato in mostra da mesi per essere poi - ad arte - eliminato all'ultimo secondo!http://www.coniglioviola.com/art-factory//modules/news/article.php?storyid=272
ECCO CHI IN VATICANO HA SOTTRATTO I PRETI PEDOFILI ALLA MAGISTRATURA
Prima si sono rivolti con fiducia alla Chiesa, anziché ad avvocati e tribunali, inviando fin dal gennaio 2004 alla curia di Firenze esposti e memoriali sulle violenze sessuali ai danni di minori consumate per anni dal parroco Lelio Cantini, titolare della parrocchia Regina della Pace. Con la complicità di una donna, la solita “veggente” di turno le cui visioni di Gesù servivano alla selezione degli “eletti”, Cantini ha imperversato per anni e anni imponendo violenze, psicologiche e fisiche, fra cui quella sistematicamente rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di “adesione totale a Dio”, facendo credere a ognuno e a ognuna di essere il prescelto e intimando il segreto assoluto pena il “castigo divino”. A furia di insistere, le vittime di Cantini hanno ottenuto qualche incontro con l’allora arcivescovo Silvano Piovanelli, con l’arcivescovo Ennio Antonelli e con l’ausiliare Claudio Maniago. Ma tutto quello che sono riusciti a ottenere è stato il trasferimento del parroco mascalzone in un’altra parrocchia della stessa diocesi nel settembre 2005, cioè ben 20 mesi dopo gli esposti, motivato ufficialmente “per motivi di salute”, vale a dire senza che venisse né denunciato alla magistratura né svergognato in altro modo né privato dell’abito talare con la sospensione “a divinis”.
Deluse, le vittime e i loro familiari si sono allora rivolti al papa, con una lettera del 20 marzo 2006 recante in allegato i dettagliati memoriali di dieci tra le almeno venti vittime di abusi. “Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole silenzio”, hanno spiegato al papa il 13 ottobre 2006 con una nuova, nella quale parlano di “iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle esistenze quotidiane” e lamentano come a “quasi due anni” dall’inizio delle denunce dalla Chiesa fiorentina non fosse ancora arrivata né “una decisa presa di distanza” dai personaggi coinvolti nella vicenda né “una scusa ufficiale” e neppure “un atto riparatore autorevole e credibile”.
Alla loro missiva ha risposto il cardinale Camillo Ruini, ma in un modo francamente incredibile, di inaudita ipocrisia e mancanza di senso della responsabilità. Il famoso cardinale, tanto impegnato nella lotta incessante contro la laicità dello Stato italiano, a fronte alle porcherie del suo sottoposto si rivela quanto mai imbelle, omertoso e di fatto complice: tutta la sua azione si riduce a una lettera agli stuprati per ricordare loro che il parroco criminale il 31 marzo ha lasciato anche la diocesi e per augurare che il trasferimento “infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti”. Insomma, fuor dalle chiacchiere e dall’ipocrisia, Ruini si limita a raccomandare che tutti si accontentino della rimozione di Cantini e se ne stiano pertanto d’ora in poi zitti e buoni, paghi del fatto che il prete pedofilo e stupratore sia stato spedito a soddisfare le sue brame carnali altrove. Come a dire che i parenti delle vittime della strage di piazza Fontana o del treno Italicus si sentano rispondere dal Capo dello Stato non con il dovuto processo ai colpevoli, bensì con una letterina buffetto sulle guance che annuncia, magno cum gaudio, che i colpevoli anziché andare in galera sono stati trasferiti in altri uffici e che pertanto augura, cioè di fatto ordina, “serenità” tra i superstiti e i parenti delle vittime. Un simile comportamento oggi non ce l’hanno neppure gli Stati Uniti: è vero che non permettono a nessuno Stato estero di giudicare i propri soldati quali che siano i crimini da loro commessi, da Mai Lay al Cermis, da Abu Graib a Guantanamo e Okinawa, ma è anche vero che gli Usa anziché stendere il velo omertoso del segreto li processa pubblicamente in patria e non sempre in modo compiacente.
Come sempre la Chiesa si comporta in tutto il mondo come uno Stato nello Stato, con la pretesa non solo di intervenire – come è particolarmente evidente in Italia - contro l’autonomia della politica, ma per giunta di sottrarre il proprio personale alla magistratura competente. Il dramma però è che Ruini ai fedeli fiorentini che hanno subìto quello che hanno subìto non poteva rispondere altrimenti, perché – per quanto possa parere incredibile – a voler imporre il silenzio, anzi il “segreto pontificio” sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di minori, è stato proprio l’attuale papa, Ratzinger. Con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001 e che più avanti riproduciamo per intero, l’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si chiama oggi ciò che una volta era la “Santa” (!) Inquisizione e poi il Sant’Ufficio, non solo imponeva il segreto su questi orribili argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa di allora in persona. Vale a dire, quel Wojtyla che più si ha la coda di paglia e più si vuole sia fatto “santo subito”, in modo da sottrarlo il più possibile alle critiche per i suoi non pochi errori.
Da notare che per quell’ordine scritto diramato a tutti i vescovi assieme all’allora suo vice, cardinale Tarcisio Bertone (oggi ancor più potente perché scelto dal papa tedesco come nuovo Segretario di Stato, cioè ministro degli Esteri del Vaticano), Ratzinger nel 2005 è stato incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili in quel di Houston, nel Texas. Per l’esattezza, presso la Corte distrettuale di Harris County figurano imputati il responsabile della diocesi di Galveston Houston, arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti pedofili Juan Carlos Patino Arango e William Pickand, infine anche l’attuale pontefice. Questi è accusato di avere coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. Da notare che l’omertà e la complicità di fatto garantita dalla circolare Ratzinger-Bertone ha danneggiato non solo la giustizia di quel processo, ma anche dei molti altri che hanno scosso il mondo intero scoperchiando la pentola verminosa dei religiosi pedofili negli Stati Uniti (dove la Chiesa ha dovuto pagare centinaia di milioni di dollari in una marea di risarcimenti) e in altre parti del mondo. Un porporato che si è visto denunciare dalle vittime un folto gruppo di preti, anziché punire i colpevoli li ha protetti facendoli addirittura espatriare nelle Filippine, in modo da sottrarli per sempre alla giustizia.
Sono emersi casi imbarazzanti anche in Austria e Polonia, con l’aggravante che si trattava delle massime cariche ecclesiastiche, tra le quali l’arcivescovo di Cracovia pedofilo Julius Paetz, la cui pedofilia era nota fin da quando lavorava in Vaticano nell’anticamera del papa suo connazionale, Wojtyla, e proprio negli anni in cui è “misteriosamente” scomparsa la ragazzina cittadina vaticana Emanuela Orlandi. Ma a scorrere le cronache dei giornali locali si scopre che anche in Italia le condanne di religiosi per pedofilia abbondano, solo che – pur essendo gli stupratori scoperti solo la punta dell’iceberg - vengono tenute accuratamente nascoste. E perché vengano nascoste lo si capisce finalmente bene, e in modo dimostrato, leggendo il testo della circolare emanata dall’ex Sant’Ufficio.
A muovere l’accusa contro l’attuale pontefice, documenti vaticani alla mano, è l’agguerritissimo avvocato Daniel Shea, difensore di tre vittime della pedofilia dei religiosi di Galveston Houston. E Ratzinger sarebbe stato trascinato in tribunale, forse in manette data la gravità del reato, se non fosse nel frattempo diventato papa. Nel settembre 2005 infatti il ministero della Giustizia, su indicazione di Bush e Condolezza Rice, ha bloccato il processo contro Ratzinger accogliendo la richiesta dell’allora segretario di Stato del Vaticano, Angelo Sodano, di riconoscere anche al papa, in quanto capo dello Stato pontificio, il diritto all’immunità riconosciuto non solo dagli Stati Uniti per tutti i capi di Stato. A questo punto è doveroso e niente affatto scandalistico porsi una domanda, decisamente scomoda: quanto ha pesato nella scelta di eleggere papa proprio Ratzinger la necessità di sottrarlo alla giustizia americana e di difenderlo per avere in definitiva eseguito la volontà del pontefice precedente?
Come che sia, Shea però non demorde. Due anni fa è venuto a Roma per protestare in piazza S. Pietro assieme ai radicali in occasione della Giornata mondiale contro la pedofilia. E oggi si dice pronto a ricorrere fino alla Suprema Corte di Giustizia degli Stati Uniti per evitare che i firmatari della circolare vaticana che protegge i sacerdoti pedofili la facciano del tutto franca. Intanto dobbiamo constatare con sbigottimento che i tre nomi più impegnati nella lotta contro la laicità dello Stato italiano e del suo parlamento, vale a dire Ratzinger, Ruini e Bertone, sono stati colti con le mani nel sacco della sottrazione alla magistratura dei preti pedofili e strupratori di minori.
Ecco il testo integrale tradotto dal latino dell’ordine impartito per iscritto da Ratzinger e Bertone:
«LETTERA inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I DELITTI PIU’ GRAVI riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001
Per l’applicazione della legge ecclesiastica, che all’art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: “[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio”, era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l’esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica.
Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare “i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti”, per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere “a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche”, poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Offizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.
Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l’hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell’infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.
I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:
- I delitti contro la santità dell’augustissimo sacramento e sacrificio dell’eucaristia, cioè:
1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate:
2° l’attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima;
3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale;
4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l’altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica;
- Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
1° l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo;
2° la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso;
3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;
- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.
Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione.
Ogni volta che l’ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.
Si deve notare che l’azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni. La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune: ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.
Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i prelati possono ricoprire validamente per tali cause l’ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l’istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d’ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.
Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell’uno e dell’altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.
Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.
Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e prelati interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei prelati prelci sia una sollecita cura pastorale.
Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.
Joseph card. Ratzinger, prefetto.
Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario»
Come avrete notato, lo scippo della pedofilia alla magistratura civile e penale di tutti gli Stati dove viene consumata è nascosto tra molte parole che parlano di tutt’altro. E il ruolo “giudiziario”, cioè di fatto omertoso, della Congregazione ex Sant’Ufficio è comunque confermato in pieno dalla vicenda fiorentina. A difendere i fedeli violati sono scesi in campo anche i locali preti ordinari e a causa delle loro insistenze il cardinale Antonelli il 17 gennaio ha scritto alle vittime di Cantini che al termine di un “processo penale amministrativo” tutto interno alla curia e sentita per l’appunto la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex parroco “non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna”. Tutto qui! Di denuncia alla magistratura, neppure l’ombra, e del resto il “segreto pontificio” non lascia scampo. Per uno che per anni e anni se l’è fatta da padrone anche con il sesso di ragazzine di soli 10 anni - e di 17 le più “vecchie” – senza neppure scomodarsi con un viaggio nella Thailandia paradiso dei pedofili, si tratta di una pena piuttosto leggerina…. Da far felice qualunque pedofilo incallito! Quanto alle vittime, Antonelli ha anticipato l’ineffabile Ruini: visto che “il male una volta compiuto non può essere annullato”, il cardinale invita le pecorelle struprate a “rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda in cui siete stati coinvolti”, e a invocare da Dio “la guarigione della memoria”.
Ma a guarire, anche dai troppi condizionamenti opportunistici della memoria, deve essere semmai il Vaticano. E infatti i fedeli fiorentini, che hanno letto la missiva del cardinale con “stupore e dolore”, hanno deciso di non fermarsi. Finora non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d’ora in poi, dicono, “nulla è più escluso”. I preti schierati dalla loro parte chiedono al papa – nella lettera inviata tramite la Segreteria di Stato oggi retta proprio da Bertone! - “un processo penale giudiziario”, che convochi testimoni e protagonisti, e applichi “tutte le sanzioni previste dall’ordinamento ecclesiastico”. Chiedono inoltre che Cantini, colpevole di avere rovinato non poche vite, sia “privato dello stato clericale” anche “a tutela delle persone che continuano a seguirlo”.
Però, come avrete notato, neppure i buoni preti fiorentini si sognano di fare intervenire la magistratura dello Stato italiano. I panni sporchi si lavano in famiglia… Che è il modo migliore di continuare a non lavarli. Come per la scomparsa di Emanuela Orlandi.
Deluse, le vittime e i loro familiari si sono allora rivolti al papa, con una lettera del 20 marzo 2006 recante in allegato i dettagliati memoriali di dieci tra le almeno venti vittime di abusi. “Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole silenzio”, hanno spiegato al papa il 13 ottobre 2006 con una nuova, nella quale parlano di “iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle esistenze quotidiane” e lamentano come a “quasi due anni” dall’inizio delle denunce dalla Chiesa fiorentina non fosse ancora arrivata né “una decisa presa di distanza” dai personaggi coinvolti nella vicenda né “una scusa ufficiale” e neppure “un atto riparatore autorevole e credibile”.
Alla loro missiva ha risposto il cardinale Camillo Ruini, ma in un modo francamente incredibile, di inaudita ipocrisia e mancanza di senso della responsabilità. Il famoso cardinale, tanto impegnato nella lotta incessante contro la laicità dello Stato italiano, a fronte alle porcherie del suo sottoposto si rivela quanto mai imbelle, omertoso e di fatto complice: tutta la sua azione si riduce a una lettera agli stuprati per ricordare loro che il parroco criminale il 31 marzo ha lasciato anche la diocesi e per augurare che il trasferimento “infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti”. Insomma, fuor dalle chiacchiere e dall’ipocrisia, Ruini si limita a raccomandare che tutti si accontentino della rimozione di Cantini e se ne stiano pertanto d’ora in poi zitti e buoni, paghi del fatto che il prete pedofilo e stupratore sia stato spedito a soddisfare le sue brame carnali altrove. Come a dire che i parenti delle vittime della strage di piazza Fontana o del treno Italicus si sentano rispondere dal Capo dello Stato non con il dovuto processo ai colpevoli, bensì con una letterina buffetto sulle guance che annuncia, magno cum gaudio, che i colpevoli anziché andare in galera sono stati trasferiti in altri uffici e che pertanto augura, cioè di fatto ordina, “serenità” tra i superstiti e i parenti delle vittime. Un simile comportamento oggi non ce l’hanno neppure gli Stati Uniti: è vero che non permettono a nessuno Stato estero di giudicare i propri soldati quali che siano i crimini da loro commessi, da Mai Lay al Cermis, da Abu Graib a Guantanamo e Okinawa, ma è anche vero che gli Usa anziché stendere il velo omertoso del segreto li processa pubblicamente in patria e non sempre in modo compiacente.
Come sempre la Chiesa si comporta in tutto il mondo come uno Stato nello Stato, con la pretesa non solo di intervenire – come è particolarmente evidente in Italia - contro l’autonomia della politica, ma per giunta di sottrarre il proprio personale alla magistratura competente. Il dramma però è che Ruini ai fedeli fiorentini che hanno subìto quello che hanno subìto non poteva rispondere altrimenti, perché – per quanto possa parere incredibile – a voler imporre il silenzio, anzi il “segreto pontificio” sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di minori, è stato proprio l’attuale papa, Ratzinger. Con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001 e che più avanti riproduciamo per intero, l’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si chiama oggi ciò che una volta era la “Santa” (!) Inquisizione e poi il Sant’Ufficio, non solo imponeva il segreto su questi orribili argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa di allora in persona. Vale a dire, quel Wojtyla che più si ha la coda di paglia e più si vuole sia fatto “santo subito”, in modo da sottrarlo il più possibile alle critiche per i suoi non pochi errori.
Da notare che per quell’ordine scritto diramato a tutti i vescovi assieme all’allora suo vice, cardinale Tarcisio Bertone (oggi ancor più potente perché scelto dal papa tedesco come nuovo Segretario di Stato, cioè ministro degli Esteri del Vaticano), Ratzinger nel 2005 è stato incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili in quel di Houston, nel Texas. Per l’esattezza, presso la Corte distrettuale di Harris County figurano imputati il responsabile della diocesi di Galveston Houston, arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti pedofili Juan Carlos Patino Arango e William Pickand, infine anche l’attuale pontefice. Questi è accusato di avere coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. Da notare che l’omertà e la complicità di fatto garantita dalla circolare Ratzinger-Bertone ha danneggiato non solo la giustizia di quel processo, ma anche dei molti altri che hanno scosso il mondo intero scoperchiando la pentola verminosa dei religiosi pedofili negli Stati Uniti (dove la Chiesa ha dovuto pagare centinaia di milioni di dollari in una marea di risarcimenti) e in altre parti del mondo. Un porporato che si è visto denunciare dalle vittime un folto gruppo di preti, anziché punire i colpevoli li ha protetti facendoli addirittura espatriare nelle Filippine, in modo da sottrarli per sempre alla giustizia.
Sono emersi casi imbarazzanti anche in Austria e Polonia, con l’aggravante che si trattava delle massime cariche ecclesiastiche, tra le quali l’arcivescovo di Cracovia pedofilo Julius Paetz, la cui pedofilia era nota fin da quando lavorava in Vaticano nell’anticamera del papa suo connazionale, Wojtyla, e proprio negli anni in cui è “misteriosamente” scomparsa la ragazzina cittadina vaticana Emanuela Orlandi. Ma a scorrere le cronache dei giornali locali si scopre che anche in Italia le condanne di religiosi per pedofilia abbondano, solo che – pur essendo gli stupratori scoperti solo la punta dell’iceberg - vengono tenute accuratamente nascoste. E perché vengano nascoste lo si capisce finalmente bene, e in modo dimostrato, leggendo il testo della circolare emanata dall’ex Sant’Ufficio.
A muovere l’accusa contro l’attuale pontefice, documenti vaticani alla mano, è l’agguerritissimo avvocato Daniel Shea, difensore di tre vittime della pedofilia dei religiosi di Galveston Houston. E Ratzinger sarebbe stato trascinato in tribunale, forse in manette data la gravità del reato, se non fosse nel frattempo diventato papa. Nel settembre 2005 infatti il ministero della Giustizia, su indicazione di Bush e Condolezza Rice, ha bloccato il processo contro Ratzinger accogliendo la richiesta dell’allora segretario di Stato del Vaticano, Angelo Sodano, di riconoscere anche al papa, in quanto capo dello Stato pontificio, il diritto all’immunità riconosciuto non solo dagli Stati Uniti per tutti i capi di Stato. A questo punto è doveroso e niente affatto scandalistico porsi una domanda, decisamente scomoda: quanto ha pesato nella scelta di eleggere papa proprio Ratzinger la necessità di sottrarlo alla giustizia americana e di difenderlo per avere in definitiva eseguito la volontà del pontefice precedente?
Come che sia, Shea però non demorde. Due anni fa è venuto a Roma per protestare in piazza S. Pietro assieme ai radicali in occasione della Giornata mondiale contro la pedofilia. E oggi si dice pronto a ricorrere fino alla Suprema Corte di Giustizia degli Stati Uniti per evitare che i firmatari della circolare vaticana che protegge i sacerdoti pedofili la facciano del tutto franca. Intanto dobbiamo constatare con sbigottimento che i tre nomi più impegnati nella lotta contro la laicità dello Stato italiano e del suo parlamento, vale a dire Ratzinger, Ruini e Bertone, sono stati colti con le mani nel sacco della sottrazione alla magistratura dei preti pedofili e strupratori di minori.
Ecco il testo integrale tradotto dal latino dell’ordine impartito per iscritto da Ratzinger e Bertone:
«LETTERA inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I DELITTI PIU’ GRAVI riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001
Per l’applicazione della legge ecclesiastica, che all’art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: “[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio”, era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l’esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica.
Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare “i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti”, per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere “a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche”, poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Offizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.
Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l’hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell’infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.
I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:
- I delitti contro la santità dell’augustissimo sacramento e sacrificio dell’eucaristia, cioè:
1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate:
2° l’attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima;
3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale;
4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l’altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica;
- Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
1° l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo;
2° la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso;
3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;
- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.
Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione.
Ogni volta che l’ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.
Si deve notare che l’azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni. La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune: ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.
Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i prelati possono ricoprire validamente per tali cause l’ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l’istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d’ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.
Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell’uno e dell’altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.
Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.
Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e prelati interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei prelati prelci sia una sollecita cura pastorale.
Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.
Joseph card. Ratzinger, prefetto.
Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario»
Come avrete notato, lo scippo della pedofilia alla magistratura civile e penale di tutti gli Stati dove viene consumata è nascosto tra molte parole che parlano di tutt’altro. E il ruolo “giudiziario”, cioè di fatto omertoso, della Congregazione ex Sant’Ufficio è comunque confermato in pieno dalla vicenda fiorentina. A difendere i fedeli violati sono scesi in campo anche i locali preti ordinari e a causa delle loro insistenze il cardinale Antonelli il 17 gennaio ha scritto alle vittime di Cantini che al termine di un “processo penale amministrativo” tutto interno alla curia e sentita per l’appunto la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex parroco “non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna”. Tutto qui! Di denuncia alla magistratura, neppure l’ombra, e del resto il “segreto pontificio” non lascia scampo. Per uno che per anni e anni se l’è fatta da padrone anche con il sesso di ragazzine di soli 10 anni - e di 17 le più “vecchie” – senza neppure scomodarsi con un viaggio nella Thailandia paradiso dei pedofili, si tratta di una pena piuttosto leggerina…. Da far felice qualunque pedofilo incallito! Quanto alle vittime, Antonelli ha anticipato l’ineffabile Ruini: visto che “il male una volta compiuto non può essere annullato”, il cardinale invita le pecorelle struprate a “rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda in cui siete stati coinvolti”, e a invocare da Dio “la guarigione della memoria”.
Ma a guarire, anche dai troppi condizionamenti opportunistici della memoria, deve essere semmai il Vaticano. E infatti i fedeli fiorentini, che hanno letto la missiva del cardinale con “stupore e dolore”, hanno deciso di non fermarsi. Finora non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d’ora in poi, dicono, “nulla è più escluso”. I preti schierati dalla loro parte chiedono al papa – nella lettera inviata tramite la Segreteria di Stato oggi retta proprio da Bertone! - “un processo penale giudiziario”, che convochi testimoni e protagonisti, e applichi “tutte le sanzioni previste dall’ordinamento ecclesiastico”. Chiedono inoltre che Cantini, colpevole di avere rovinato non poche vite, sia “privato dello stato clericale” anche “a tutela delle persone che continuano a seguirlo”.
Però, come avrete notato, neppure i buoni preti fiorentini si sognano di fare intervenire la magistratura dello Stato italiano. I panni sporchi si lavano in famiglia… Che è il modo migliore di continuare a non lavarli. Come per la scomparsa di Emanuela Orlandi.
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MOSTRA DI ARTISTE LESBICHE CENSURATA A BOLOGNA

S.STEFANO REVOCA SPAZI ALLA MOSTRA LESBICA
DI FRONTE A INTENZIONE DI NON RITIRARE L'OPERA SU 10 COMANDAMENTI
(DIRE) Bologna, 22 giu. - Visto che Arcilesbica non accetta di ritirare dalla mostra "Recombinant Women" l'opera che reinterpreta i 10 comandamenti in chiave lesbica, il quartiere Santo Stefano decide, "con rammarico", di ritirare il patrocinio dato alla mostra e l'uso della Sala esposizioni del Baraccano. Insomma, salta la mostra. Lo annuncia Andrea Forlani, presidente del S.Stefano, che oggi ha ricevuto Paola randolini, presidente di Arcilesbica, una lettera in cui si conferma la presenza dell'opera "-10 +10" nella mostra che ieri ha riaperto le polemiche dopo il titolo "La Madonna piange sperma" per l'iniziativa prevista (e poi cancellata) in vicolo Bolognetti. Forlani motiva la sua decisione in una nota in cui spiega che "se quell'opera mi fosse stata presentata per tempo e non avessi dovuto apprenderne notizia dagli organi di informazione, con buona probabilita' si sarebbero evitati reciproci imbarazzi e certamente si sarebbe evitato di aggiungere ulteriori polemiche ad un clima che ritengo ben poco utile per tutti". In questa ottica, tiene a sottolineare cheil quartiere non ha avuto "alcun tardivo ripensamento provocato da chicchessia ne' alcuna sorta di 'autocensura' eterodiretta". Semplicemente nella revoca del patrocinio e degli spazi, si e' applicata "una regola che il Presidente e i Consiglieri di maggioranza si sono dati, che hanno sempre seguito nel loro mandato e che continueranno a rispettare: se l'applicazione e' stata tardiva, la responsabilita' non e' a noi attribuibile". La regola e' quella per cui il S.Stefano non da' il patrocinio ad iniziative che "trattino argomenti religiosi o eticamente sensibili" per "non rimanere coinvolto in discussioni che, travalicando di molto l'immagine di rappresentanza collettiva che un'amministrazione deve sempre tentare di conservare, vanno a toccare sentimenti soggettivi".
(DIRE) Bologna, 22 giu. - La regola del S.Stefano non e' stata fatta valere solo con Arcilesbica, assicura Forlkani: anche istanze di altre associazioni sono state respinte perche' "proponevano eventi su materie concernenti l'ambito religioso con un approccio parziale, quale che fosse la chiave di lettura prescelta". Arcilesbica propose la sua mostra lo scorso ma la proposta che fece "non conteneva, neppure implicitamente, alcuna intenzione in tal senso, cosi' come le opere preventivamente sottopostemi non richiamavano in alcun modo tematiche legate alla sfera religiosa", fa sapere Forlani. Per cui, anche per "valorizzare un'attivita' mirante a contrastare inaccettabili discriminazioni e sofferenze dovute al modo di intendere la propria sessualita'", il S.Stefano diede il patrocinio. Poi ieri, il "fattaccio": la scoperta dell'opera "-10 +10" di Migi Pecoraro, che "muta completamente il senso dell'iniziativa e si inserisce in un contesto dal quale un'Istituzione e' opportuno si tenga estranea", dice Forlani. Mess in chiaro le cose, il presidente del S.Stefano aggiunge che "alcuni comportamenti non aiutano il rapporto fra associazioni e amministrazioni pubbliche". Da "cittadino laico", aggiunge di non riuscire a "comprendere il motivo per cui, allo scopo di far valere proprie posizioni ed idee assolutamente legittime si debbano utilizzare immagini e simboli che per altre persone appartengono alla sfera del Sacro e, come tali, sono assolutamente intangibili".
(Com/Red/ Dire) 15:31 22-06-07
Apc-CHIESA/ GARAGNANI: BLASFEMA MOSTRA LESBICA SU 10 COMANDAMENTI E' il momento di reagire, attacco sistematico a cristianesimo
Roma, 22 giu. (Apcom) - "Di fronte alla mostra patrocinata dal quartiere `Santo Sfefano` di Bologna, che interpreta in chiave lesbica i Dieci Comandamenti, e che fa seguito all`interpretazione blasfema della Madonna, non si può più pensare a fatti occasionali ma ad una strategia precisa volta a colpire il cristianesimo in quanto tale, con un`opera di denigrazione sistematica che prende di mira non solo la fede dei credenti, ma la tradizione e la cultura del popolo italiano". Lo afferma Fabio Garagnani, capogruppo di Forza Italia in commissione Cultura alla Camera. "Spiace constatare che Bologna, ancora una volta, sia la`capofila` di queste assurde manifestazioni - dice in una nota - che non hanno nulla di culturale o di creativo, ma tendono a mettere in ridicolo, o piuttosto a colpire pesantemente, i simboli della fede cari a tanti italiani e bolognesi. Non è in discussione la liberà dell`artista, (ma non credo si tratti di arte in questo caso), o della libertà di chiunque di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma il rispetto di elementari regole di convivenza civile e del sentimento religioso di tanta parte dell`opinione pubblica, che si sente quotidianamente vilipesa nei suoi più intimi convincimenti"."Credo che, a questo punto, occorra una reazione di tutti coloro, cattolici e laici, che ritengono non possa essere messa a repentaglio la pace religiosa nel nostro paese e della nostra città con iniziative di dubbio gusto. Nel caso di Bologna è evidente che una certa sinistra anticlericale sta condizionandoin modo di fatto eversivo le istituzioni che dovrebbero essere almeno neutrali in vicende come queste. Si ha invece l`impressione - sostiene Garagnani - di un gioco delle parti. Non basta più l`ennesima presa di distanza ex-post, occorrono atti concreti e in questo caso ritengo che sia opportuno l`intervento della Magistratura in quanto determinati articoli del codice penale, precisamente 403 404 e 405, puniscono l`offesa al sentimento ed alla tradizione religiosa. Per quanto mi riguarda - conclude - farò la mia parte. Presenterò una risoluzione in commissione e procederò per vie legali".
Apc-GAY/ MOSTRA LESBICA A BOLOGNA SU 10 COMANDAMENTI, E' POLEMICA Condanna da Lega Cattolica Antidiffamazione
Roma, 22 giu. (Apcom) - Scoppia una nuova polemica a Bologna.Dopo l'annuncio della mostra 'La Madonna piange sperma', annullata successivamente per vilipendio alla costituzione, oggi l'associazione Arcilesbica di Bologna ha annunciato l'inaugurazione della mostra sui Dieci Comandamenti in chiave lesbica, il 24 giugno col patrocinio del Consiglio di Quartiere Santo Stefano. La Lega Cattolica Antidiffamazione chiede al Consiglio di
Quartiere "la revoca immediata del patrocinio" e "richiama inoltre l'attenzione delle Istituzioni e dei cittadini sull'inquietante 'filo rosso' che lega la sequenza delle provocazioni blasfeme delle ultime settimane: lo spettacolo Messiah game della Biennale di Venezia, la mostra La Madonna piange sperma di Roma e Bologna, la mostra Vade retro. Arte e omosessualità di Milano, ed ora nuovamente Recombinat women a Bologna". "L'attacco alla civiltà cristiana, e indirettamente l'offesa alla Legge mosaica comune ad Ebraismo ed Islam, conferma ancora una volta l'indole anticattolica della lobby gay, la quale monopolizza politicamente e ideologicamente la voce degli omosessuali italiani e pare incapace di cogliere la gerarchia dei valori condivisi dal mondo occidentale", scrive ancora la Lega Cattolica Antidiffamazione. "Al di là della ferma condanna per l'ennesima offesa al cristianesimo - commenta Pietro Siffi, Presidente della Lega Cattolica Antidiffamazione - è necessario che emerga il dissenso all'interno della comunità gay: inutile pretendere rispetto per sé, quando si colpiscono i cattolici nella loro fede e nei loro sentimenti più sacri. E ci si guardi bene - conclude - dall'accusare la Chiesa di verticismo, quando è chiarissimo che la maggioranza degli omosessuali subisce passivamente i diktat di un manipolo di provocatori".
Red/Ssa
BOLOGNA: COMANDAMENTI SAFFICI AL BARACCANO, NUOVA POLEMICA
LEGA, ANCORA UN IGNOBILE ATTACCO ALLA CHIESA E ALL'INTERA CRISTIANITA'
Bologna, 22 giu. - (Adnkronos) - Stampe che riproducono le tavole dei Dieci Comadamenti cristiani, ma rivisitati in chiave omosessuale. E' il cuore della mostra 'recombinant women', promossa da Arcilesbica nelle sale del baraccano a Bologna. Ed e' di nuovo polemica, mentre sotto Le Due Torri ancora si discute di un altro appuntamento offensivo della cristianita' annunciato e poi revocato: 'La Madonna piange sperma'. "Ancora un ignobile attacco alla Chiesa e all'intera cristianita'" ha definito Maurizio Parma, capogruppo regionale della Lega Nord, l'opera dal titolo 'Meno dieci, piu' dieci'. "Riscrivere in chiave lesbica i dieci comandamenti - sottolinea Parma - significa dimostrare di non avere alcun rispetto per l'intera cittadinanza e, in particolare, per la religione cristiana che troppo spesso, a Bologna, e' oggetto di evidenti attacchi e pesanti offese. Inoltre vorrei ricordare, che tale mostra, come anche 'La Madonna piange sperma', ha ricevuto il patrocinio del Quartiere e del Comune". "E' sconcertante - aggiunge - l'atteggiamento degli esponenti della Margherita che si definiscono cattolici, ma rimangono all'interno di una maggioranza che non dimostra alcun rispetto nei confronti della cristianita'". "Mi associo - conclude l'esponente del Carroccio - alla domanda posta da Monsignor Ernesto Vecchi al Comune di Bologna: chissa' se Palazzo d'Accursio avrebbe concesso il patrocinio se si fosse trattato dell'Islam".(Mem/Zn/Adnkronos)
22-GIU-07 15:34
ARCILESBICA BOLOGNA: "SENZA QUELL'OPERA NIENTE MOSTRA". Non si possono accettare discriminazione e censura su una mostra che ha come scopo sostenere chi è discriminata
A proposito della mostra a sostegno della Linea Lesbica "Recombinant women", prevista dal 24 al 30 giugno presso il Quartiere Santo Stefano, ArciLesbica Bologna ribadisce la sua posizione. A fronte della nostra volontà di allestire la mostra con tutte le opere selezionate dalle artiste, compresa l'incriminata "-10+10", il Quartiere ci ha risposto negativamente, ritirando il suo patrocinio e la possibilità di esporre al Baraccano.
Il Quartiere ci aveva chiesto di esporre ugualmente, senza l'opera di Migi Pecoraro, considerata "scomoda", dopo lo scalpore suscitato in conferenza stampa. Sarebbe stato un paradosso etico accettare questo compromesso: non è ammissibile che una mostra d'arte organizzata per dare visibilità a un servizio contro la discriminazione e il disagio delle lesbiche, sia a suo volta oggetto di discriminazione e censura e, se possibile ancora peggio, li accetti passivamente.
È importante chiarire che durante l'organizzazione della mostra ci era stato chiesto di far visionare alcune opere delle pittrici che avevamo selezionato, a puro titolo di esempio; questo perché il Presidente e i consiglieri si potessero rendere conto del loro valore e delle loro modalità di espressione artistica. La decisione del Quartiere Santo Stefano di ritirare il suo patrocinio si inserisce in un clima diffuso nella nostra città, per cui è difficile esprimersi liberamente su tante, troppe questioni.
A Bologna non c'è la serenità necessaria per affrontare tematiche che esprimono la diversità e manca la libertà per potersi esprimere senza essere considerate blasfeme e offensive. La curia, che si sta progressivamente trasformando in ente politico, detta diktat precisi, a cui il mondo politico, in gran parte prono, non si sottrae. Sono lontani i tempi in cui l'allora sindaco Imbeni concesse - primo caso in Italia - al Circolo di cultura omosessuale 28 giugno lo spazio di Porta Saragozza. Nella difesa delle libertà e dei diritti civili, 25 anni fa Bologna era più all'avanguardia di oggi.
Non c'è alcuna offesa nell'opera tanto osteggiata, che non merita le parole che si sono sprecate sulla stampa. Questo, a meno di non voler deliberatamente censurare la libera espressione di un'artista laica. Artista che ha inteso manifestare la propria arte, la propria personale riflessione critica, in un paese e in una città che si dicono laici. "Bologna è sempre stata nel panorama italiano una città-laboratorio, dove la sperimentazione sociale e la libera espressione di sé sono state storicamente considerate un arricchimento per tutte/i le/i cittadine/i" spiega Elisa Manici, vicepresidente di ArciLesbica Bologna. "Anche se sempre più spesso le istituzioni non recepiscono più la vivacità della città come un fattore positivo, noi non retrocederemo di un passo dalla nostra posizione contro ogni forma di repressione a qualunque livello, contro la censura delle soggettività artistiche che propongono riflessioni critiche su elementi culturali massicciamente presenti nella nostra società, e che incidono sulle nostre esistenze, indipendentemente dal fatto che si sia credenti o meno".
ufficio stampa ArciLesbica Bologna
RECOMBINANT WOMEN: PARLANO LE ARTISTE Domani la mostra inaugurerà simbolicamente al Cassero
La mostra Recombinant Women, oggi al centro delle polemiche, è stata preparata da quattro artiste con l'intento di sostenere la Linea Lesbica, servizio di counseling che ArciLesbica Bologna offre alla città, contro la discriminazione e la censura.
Il nostro rifiuto di censurare il lavoro di una delle artiste ha ricevuto come risposta la revoca del patrocinio da parte del Quartiere Santo Stefano. O meglio, a seguito delle richieste del Quartiere, ArciLesbica Bologna non ha accettato di presentare una mostra censurata.
Questo grave atto di censura è un forte attacco alla comunità LGBT. Non certo l'unico, ma l'ultimo di una lunga lista di attacchi contro il diritto alle libertà di espressione, esistenza, amore e coppia.
Secondo quanto afferma larga parte delle gerarchie ecclesiastiche, dettando la linea da tenere anche al mondo politico, noi lesbiche, gay, transessuali non possiamo mostrare i nostri volti perché diveniamo oggetto di discriminazione e di violenza, verbale e non solo. Non possiamo chiedere diritti per le nostre coppie (che già esistono e crescono) perché non siamo una vera famiglia e perché il nostro è un "rapporto sterile", non possiamo comunicare il nostro amore perché siamo un'"unione debole", non possiamo comunicare attraverso l'espressione artistica le nostre riflessioni critiche, perché siamo blasfeme e offendiamo la religione.
"Tutte le forme artistiche sono passibili di censura. Perché l'arte crea, distrugge, reinterpreta, offre nuove visioni del mondo, della realtà. L'arte è la massima espressione della libertà individuale che utilizza tutto ciò che lo circonda per generare il nuovo. L'arte talvolta è shock, è provocazione, rottura delle regole scritte e/o assodate. L'arte è l'essere nel mondo con il mondo" dichiarano in una nota le altre tre artiste della mostra Maria Grazia Setzi, Raffaella Vischi e Dora Bella, insieme alla coordinatrice Anna Maria Mucciarelli.
"L'aspetto che colpisce sulla polemica nata in questi giorni a proposito della mostra Recombinant Women - continuano - non è tanto che si discuta delle opere proposte dalle artiste, ma piuttosto che si prenda spunto dall'opera di una sola per proseguire nella marcia moraleggiante e clericale iniziata da tempo a Bologna. Cosa hanno di tanto scandaloso, blasfemo, offensivo le tavole di Migi Pecoraro, al centro della discussione del momento, che propongono una personale visione delle leggi etiche da adottare? Qualsiasi scrittura può essere oggetto di interpretazioni diverse e soggettive. Allo stesso modo l'arte non propone una visione univoca, ma è ricca di significati/significanti che trovano molteplici interpretazioni nell'occhio di chi osserva. Non è nell'intento dell'artista prevedere le ripercussioni che può avere l'esposizione al pubblico della propria opera. È censura attribuire significati univoci, probabilmente differenti da quelli sentiti dall'artista, è censura fare in modo che dei possibili significati diventino gli unici significati possibili. La visione di un'opera d'arte apre ventagli di possibilità ipotetiche, reali, false, immaginarie. Crea e distrugge per far riflettere, interpretare, ricreare".
"Quanto accaduto va ben oltre l'episodio che mi riguarda, ed è evidente sintomo di una deriva politica e culturale che sembra oramai essersi completamente votata al totalitarismo culturale assoggettato alla cecità e all'ottusità delle istituzioni cattoliche" - afferma Migi Pecoraro, autrice dell'opera censurata. "Sono innumerevoli gli esempi di artisti la cui opera e la cui vita sono state oggetto di incontenibile repressione in ogni luogo del globo terrestre, ma l'arte dovrebbe essere per sua natura anarchica e libera, anche quando è politicizzata, anche quando si confronta con le problematiche sociali, anche quando esiste e si sviluppa dentro le istituzioni e con il sostegno di queste riesce a portare avanti la propria visionarietà" continua l'artista.
"Per questo la repressione ha in ogni luogo ottenuto l'effetto contrario, stimolando e rafforzando maggiormente l'impeto creativo e l'immaginario degli artisti. "L'altra guancia" dell'artista censurata è la sua opera, che grazie anche alle tecnologie moderne è e sarà sempre più in grado di superare tutti i confini imposti dalla miopia, dalla miseria e dalla pochezza di entità il cui comportamento risulta essere sempre più contraddittorio, paradossale e lesivo dei diritti fondamentali di espressione di pensieri e culture altre".
La nostra lotta contro tutte le forme di discriminazione va avanti a testa alta, e la risposta alla censura sarà l'inaugurazione simbolica della mostra presso il Cassero di via don Minzoni, domani alle 20.30.
L'AUTRICE DELL'OPERA "INCRIMINATA"
Care tutte,
innanzitutto ringrazio le compagne dell'Associazione Arcilesbica per la solidarietà immediata che mi hanno dimostrato in questa assurda occasione, che, nel suo significato politico, va ben oltre l'episodio che mi riguarda, essendo evidente sintomo di una deriva politica e culturale che sembra oramai essersi completamente votata al totalitarismo culturale assoggettato alla cecità e all'ottusità delle istituzioni cattoliche.
All'indomani della conferanza stampa di presentazione della mostra collettiva "RECOMBINAT WOMEN", organizzata dalla Linea Lesbica (Arcilesbica) come forma di auto-finanziamento, tenutasi giovedì 21 giugno, gli articoli pubblicati sulle pagine locali, (La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Resto del Carlino, Il Domani di Bologna), dai giornalisti che mi avevano intervistata e che avevano visionato i bozzetti di uno dei miei due lavori, dal titolo "- 10 + 10", hanno scatenato la paura e la conseguente decisione del dott. Andrea Forlani, presidente del quartiere Santo Stefano (Bologna), di imporre al comitato organizzatore il ritiro immediato della mia opera, minacciando di far decadere il patrocinio sulla mostra medesima e la disponibilità della sala espositiva (Sala del Baraccano). L'associazione Arcilesbica ha convenuto di cancellare tutto l'evento in segno di protesta e di solidarietà di fronte a questo ennesimo atto censorio, in attesa di trovare una sede alternativa il più presto possibile.
Si sa bene che la cultura all'interno della società (italiana e non), a cominciare dall'ambito artistico, è sempre stato un obiettivo tra i più temuti e quindi controllato, strumentalizzato e vittimizzato, da parte delle istituzioni forti che si sono avvicendate da...qualche secolo a questa parte. La mia sorpresa è stata relativa, specialmente nel momento in cui ci si confronta con la sfera dei dogmi religiosi. Abbiamo innumerevoli esempi di artisti la cui opera e vita è stata oggetto di incontenibile repressione in ogni luogo del globo terrestre, ma l'arte dovrebbe essere per sua natura anarchica e libera, anche quando è politicizzata, anche quando si confronta con le problematiche sociali, anche quando esiste e si sviluppa dentro le istituzioni e con il sostegno di queste riesce a portare avanti la propria visionarietà.
Per questo motivo la repressione ha in ogni luogo ottenuto l'effetto contrario, stimolando e rafforzando maggiormente l'impeto creativo e l'immaginario degli artisti. "L'altra guancia" dell'artista censurata è la sua opera, che grazie anche alle tecnologie moderne (Walter Benjamin docet) è e sarà sempre più in grado di superare tutti i confini imposti dalla miopia, dalla miseria e dalla pochezza di entità il cui comportamento risulta essere sempre più contraddittorio, paradossale e lesivo dei diritti fondamentali di espressione di pensieri e culture altre. Mariagrazia "Migi" Pecoraro
DI FRONTE A INTENZIONE DI NON RITIRARE L'OPERA SU 10 COMANDAMENTI
(DIRE) Bologna, 22 giu. - Visto che Arcilesbica non accetta di ritirare dalla mostra "Recombinant Women" l'opera che reinterpreta i 10 comandamenti in chiave lesbica, il quartiere Santo Stefano decide, "con rammarico", di ritirare il patrocinio dato alla mostra e l'uso della Sala esposizioni del Baraccano. Insomma, salta la mostra. Lo annuncia Andrea Forlani, presidente del S.Stefano, che oggi ha ricevuto Paola randolini, presidente di Arcilesbica, una lettera in cui si conferma la presenza dell'opera "-10 +10" nella mostra che ieri ha riaperto le polemiche dopo il titolo "La Madonna piange sperma" per l'iniziativa prevista (e poi cancellata) in vicolo Bolognetti. Forlani motiva la sua decisione in una nota in cui spiega che "se quell'opera mi fosse stata presentata per tempo e non avessi dovuto apprenderne notizia dagli organi di informazione, con buona probabilita' si sarebbero evitati reciproci imbarazzi e certamente si sarebbe evitato di aggiungere ulteriori polemiche ad un clima che ritengo ben poco utile per tutti". In questa ottica, tiene a sottolineare cheil quartiere non ha avuto "alcun tardivo ripensamento provocato da chicchessia ne' alcuna sorta di 'autocensura' eterodiretta". Semplicemente nella revoca del patrocinio e degli spazi, si e' applicata "una regola che il Presidente e i Consiglieri di maggioranza si sono dati, che hanno sempre seguito nel loro mandato e che continueranno a rispettare: se l'applicazione e' stata tardiva, la responsabilita' non e' a noi attribuibile". La regola e' quella per cui il S.Stefano non da' il patrocinio ad iniziative che "trattino argomenti religiosi o eticamente sensibili" per "non rimanere coinvolto in discussioni che, travalicando di molto l'immagine di rappresentanza collettiva che un'amministrazione deve sempre tentare di conservare, vanno a toccare sentimenti soggettivi".
(DIRE) Bologna, 22 giu. - La regola del S.Stefano non e' stata fatta valere solo con Arcilesbica, assicura Forlkani: anche istanze di altre associazioni sono state respinte perche' "proponevano eventi su materie concernenti l'ambito religioso con un approccio parziale, quale che fosse la chiave di lettura prescelta". Arcilesbica propose la sua mostra lo scorso ma la proposta che fece "non conteneva, neppure implicitamente, alcuna intenzione in tal senso, cosi' come le opere preventivamente sottopostemi non richiamavano in alcun modo tematiche legate alla sfera religiosa", fa sapere Forlani. Per cui, anche per "valorizzare un'attivita' mirante a contrastare inaccettabili discriminazioni e sofferenze dovute al modo di intendere la propria sessualita'", il S.Stefano diede il patrocinio. Poi ieri, il "fattaccio": la scoperta dell'opera "-10 +10" di Migi Pecoraro, che "muta completamente il senso dell'iniziativa e si inserisce in un contesto dal quale un'Istituzione e' opportuno si tenga estranea", dice Forlani. Mess in chiaro le cose, il presidente del S.Stefano aggiunge che "alcuni comportamenti non aiutano il rapporto fra associazioni e amministrazioni pubbliche". Da "cittadino laico", aggiunge di non riuscire a "comprendere il motivo per cui, allo scopo di far valere proprie posizioni ed idee assolutamente legittime si debbano utilizzare immagini e simboli che per altre persone appartengono alla sfera del Sacro e, come tali, sono assolutamente intangibili".
(Com/Red/ Dire) 15:31 22-06-07
Apc-CHIESA/ GARAGNANI: BLASFEMA MOSTRA LESBICA SU 10 COMANDAMENTI E' il momento di reagire, attacco sistematico a cristianesimo
Roma, 22 giu. (Apcom) - "Di fronte alla mostra patrocinata dal quartiere `Santo Sfefano` di Bologna, che interpreta in chiave lesbica i Dieci Comandamenti, e che fa seguito all`interpretazione blasfema della Madonna, non si può più pensare a fatti occasionali ma ad una strategia precisa volta a colpire il cristianesimo in quanto tale, con un`opera di denigrazione sistematica che prende di mira non solo la fede dei credenti, ma la tradizione e la cultura del popolo italiano". Lo afferma Fabio Garagnani, capogruppo di Forza Italia in commissione Cultura alla Camera. "Spiace constatare che Bologna, ancora una volta, sia la`capofila` di queste assurde manifestazioni - dice in una nota - che non hanno nulla di culturale o di creativo, ma tendono a mettere in ridicolo, o piuttosto a colpire pesantemente, i simboli della fede cari a tanti italiani e bolognesi. Non è in discussione la liberà dell`artista, (ma non credo si tratti di arte in questo caso), o della libertà di chiunque di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma il rispetto di elementari regole di convivenza civile e del sentimento religioso di tanta parte dell`opinione pubblica, che si sente quotidianamente vilipesa nei suoi più intimi convincimenti"."Credo che, a questo punto, occorra una reazione di tutti coloro, cattolici e laici, che ritengono non possa essere messa a repentaglio la pace religiosa nel nostro paese e della nostra città con iniziative di dubbio gusto. Nel caso di Bologna è evidente che una certa sinistra anticlericale sta condizionandoin modo di fatto eversivo le istituzioni che dovrebbero essere almeno neutrali in vicende come queste. Si ha invece l`impressione - sostiene Garagnani - di un gioco delle parti. Non basta più l`ennesima presa di distanza ex-post, occorrono atti concreti e in questo caso ritengo che sia opportuno l`intervento della Magistratura in quanto determinati articoli del codice penale, precisamente 403 404 e 405, puniscono l`offesa al sentimento ed alla tradizione religiosa. Per quanto mi riguarda - conclude - farò la mia parte. Presenterò una risoluzione in commissione e procederò per vie legali".
Apc-GAY/ MOSTRA LESBICA A BOLOGNA SU 10 COMANDAMENTI, E' POLEMICA Condanna da Lega Cattolica Antidiffamazione
Roma, 22 giu. (Apcom) - Scoppia una nuova polemica a Bologna.Dopo l'annuncio della mostra 'La Madonna piange sperma', annullata successivamente per vilipendio alla costituzione, oggi l'associazione Arcilesbica di Bologna ha annunciato l'inaugurazione della mostra sui Dieci Comandamenti in chiave lesbica, il 24 giugno col patrocinio del Consiglio di Quartiere Santo Stefano. La Lega Cattolica Antidiffamazione chiede al Consiglio di
Quartiere "la revoca immediata del patrocinio" e "richiama inoltre l'attenzione delle Istituzioni e dei cittadini sull'inquietante 'filo rosso' che lega la sequenza delle provocazioni blasfeme delle ultime settimane: lo spettacolo Messiah game della Biennale di Venezia, la mostra La Madonna piange sperma di Roma e Bologna, la mostra Vade retro. Arte e omosessualità di Milano, ed ora nuovamente Recombinat women a Bologna". "L'attacco alla civiltà cristiana, e indirettamente l'offesa alla Legge mosaica comune ad Ebraismo ed Islam, conferma ancora una volta l'indole anticattolica della lobby gay, la quale monopolizza politicamente e ideologicamente la voce degli omosessuali italiani e pare incapace di cogliere la gerarchia dei valori condivisi dal mondo occidentale", scrive ancora la Lega Cattolica Antidiffamazione. "Al di là della ferma condanna per l'ennesima offesa al cristianesimo - commenta Pietro Siffi, Presidente della Lega Cattolica Antidiffamazione - è necessario che emerga il dissenso all'interno della comunità gay: inutile pretendere rispetto per sé, quando si colpiscono i cattolici nella loro fede e nei loro sentimenti più sacri. E ci si guardi bene - conclude - dall'accusare la Chiesa di verticismo, quando è chiarissimo che la maggioranza degli omosessuali subisce passivamente i diktat di un manipolo di provocatori".
Red/Ssa
BOLOGNA: COMANDAMENTI SAFFICI AL BARACCANO, NUOVA POLEMICA
LEGA, ANCORA UN IGNOBILE ATTACCO ALLA CHIESA E ALL'INTERA CRISTIANITA'
Bologna, 22 giu. - (Adnkronos) - Stampe che riproducono le tavole dei Dieci Comadamenti cristiani, ma rivisitati in chiave omosessuale. E' il cuore della mostra 'recombinant women', promossa da Arcilesbica nelle sale del baraccano a Bologna. Ed e' di nuovo polemica, mentre sotto Le Due Torri ancora si discute di un altro appuntamento offensivo della cristianita' annunciato e poi revocato: 'La Madonna piange sperma'. "Ancora un ignobile attacco alla Chiesa e all'intera cristianita'" ha definito Maurizio Parma, capogruppo regionale della Lega Nord, l'opera dal titolo 'Meno dieci, piu' dieci'. "Riscrivere in chiave lesbica i dieci comandamenti - sottolinea Parma - significa dimostrare di non avere alcun rispetto per l'intera cittadinanza e, in particolare, per la religione cristiana che troppo spesso, a Bologna, e' oggetto di evidenti attacchi e pesanti offese. Inoltre vorrei ricordare, che tale mostra, come anche 'La Madonna piange sperma', ha ricevuto il patrocinio del Quartiere e del Comune". "E' sconcertante - aggiunge - l'atteggiamento degli esponenti della Margherita che si definiscono cattolici, ma rimangono all'interno di una maggioranza che non dimostra alcun rispetto nei confronti della cristianita'". "Mi associo - conclude l'esponente del Carroccio - alla domanda posta da Monsignor Ernesto Vecchi al Comune di Bologna: chissa' se Palazzo d'Accursio avrebbe concesso il patrocinio se si fosse trattato dell'Islam".(Mem/Zn/Adnkronos)
22-GIU-07 15:34
ARCILESBICA BOLOGNA: "SENZA QUELL'OPERA NIENTE MOSTRA". Non si possono accettare discriminazione e censura su una mostra che ha come scopo sostenere chi è discriminata
A proposito della mostra a sostegno della Linea Lesbica "Recombinant women", prevista dal 24 al 30 giugno presso il Quartiere Santo Stefano, ArciLesbica Bologna ribadisce la sua posizione. A fronte della nostra volontà di allestire la mostra con tutte le opere selezionate dalle artiste, compresa l'incriminata "-10+10", il Quartiere ci ha risposto negativamente, ritirando il suo patrocinio e la possibilità di esporre al Baraccano.
Il Quartiere ci aveva chiesto di esporre ugualmente, senza l'opera di Migi Pecoraro, considerata "scomoda", dopo lo scalpore suscitato in conferenza stampa. Sarebbe stato un paradosso etico accettare questo compromesso: non è ammissibile che una mostra d'arte organizzata per dare visibilità a un servizio contro la discriminazione e il disagio delle lesbiche, sia a suo volta oggetto di discriminazione e censura e, se possibile ancora peggio, li accetti passivamente.
È importante chiarire che durante l'organizzazione della mostra ci era stato chiesto di far visionare alcune opere delle pittrici che avevamo selezionato, a puro titolo di esempio; questo perché il Presidente e i consiglieri si potessero rendere conto del loro valore e delle loro modalità di espressione artistica. La decisione del Quartiere Santo Stefano di ritirare il suo patrocinio si inserisce in un clima diffuso nella nostra città, per cui è difficile esprimersi liberamente su tante, troppe questioni.
A Bologna non c'è la serenità necessaria per affrontare tematiche che esprimono la diversità e manca la libertà per potersi esprimere senza essere considerate blasfeme e offensive. La curia, che si sta progressivamente trasformando in ente politico, detta diktat precisi, a cui il mondo politico, in gran parte prono, non si sottrae. Sono lontani i tempi in cui l'allora sindaco Imbeni concesse - primo caso in Italia - al Circolo di cultura omosessuale 28 giugno lo spazio di Porta Saragozza. Nella difesa delle libertà e dei diritti civili, 25 anni fa Bologna era più all'avanguardia di oggi.
Non c'è alcuna offesa nell'opera tanto osteggiata, che non merita le parole che si sono sprecate sulla stampa. Questo, a meno di non voler deliberatamente censurare la libera espressione di un'artista laica. Artista che ha inteso manifestare la propria arte, la propria personale riflessione critica, in un paese e in una città che si dicono laici. "Bologna è sempre stata nel panorama italiano una città-laboratorio, dove la sperimentazione sociale e la libera espressione di sé sono state storicamente considerate un arricchimento per tutte/i le/i cittadine/i" spiega Elisa Manici, vicepresidente di ArciLesbica Bologna. "Anche se sempre più spesso le istituzioni non recepiscono più la vivacità della città come un fattore positivo, noi non retrocederemo di un passo dalla nostra posizione contro ogni forma di repressione a qualunque livello, contro la censura delle soggettività artistiche che propongono riflessioni critiche su elementi culturali massicciamente presenti nella nostra società, e che incidono sulle nostre esistenze, indipendentemente dal fatto che si sia credenti o meno".
ufficio stampa ArciLesbica Bologna
RECOMBINANT WOMEN: PARLANO LE ARTISTE Domani la mostra inaugurerà simbolicamente al Cassero
La mostra Recombinant Women, oggi al centro delle polemiche, è stata preparata da quattro artiste con l'intento di sostenere la Linea Lesbica, servizio di counseling che ArciLesbica Bologna offre alla città, contro la discriminazione e la censura.
Il nostro rifiuto di censurare il lavoro di una delle artiste ha ricevuto come risposta la revoca del patrocinio da parte del Quartiere Santo Stefano. O meglio, a seguito delle richieste del Quartiere, ArciLesbica Bologna non ha accettato di presentare una mostra censurata.
Questo grave atto di censura è un forte attacco alla comunità LGBT. Non certo l'unico, ma l'ultimo di una lunga lista di attacchi contro il diritto alle libertà di espressione, esistenza, amore e coppia.
Secondo quanto afferma larga parte delle gerarchie ecclesiastiche, dettando la linea da tenere anche al mondo politico, noi lesbiche, gay, transessuali non possiamo mostrare i nostri volti perché diveniamo oggetto di discriminazione e di violenza, verbale e non solo. Non possiamo chiedere diritti per le nostre coppie (che già esistono e crescono) perché non siamo una vera famiglia e perché il nostro è un "rapporto sterile", non possiamo comunicare il nostro amore perché siamo un'"unione debole", non possiamo comunicare attraverso l'espressione artistica le nostre riflessioni critiche, perché siamo blasfeme e offendiamo la religione.
"Tutte le forme artistiche sono passibili di censura. Perché l'arte crea, distrugge, reinterpreta, offre nuove visioni del mondo, della realtà. L'arte è la massima espressione della libertà individuale che utilizza tutto ciò che lo circonda per generare il nuovo. L'arte talvolta è shock, è provocazione, rottura delle regole scritte e/o assodate. L'arte è l'essere nel mondo con il mondo" dichiarano in una nota le altre tre artiste della mostra Maria Grazia Setzi, Raffaella Vischi e Dora Bella, insieme alla coordinatrice Anna Maria Mucciarelli.
"L'aspetto che colpisce sulla polemica nata in questi giorni a proposito della mostra Recombinant Women - continuano - non è tanto che si discuta delle opere proposte dalle artiste, ma piuttosto che si prenda spunto dall'opera di una sola per proseguire nella marcia moraleggiante e clericale iniziata da tempo a Bologna. Cosa hanno di tanto scandaloso, blasfemo, offensivo le tavole di Migi Pecoraro, al centro della discussione del momento, che propongono una personale visione delle leggi etiche da adottare? Qualsiasi scrittura può essere oggetto di interpretazioni diverse e soggettive. Allo stesso modo l'arte non propone una visione univoca, ma è ricca di significati/significanti che trovano molteplici interpretazioni nell'occhio di chi osserva. Non è nell'intento dell'artista prevedere le ripercussioni che può avere l'esposizione al pubblico della propria opera. È censura attribuire significati univoci, probabilmente differenti da quelli sentiti dall'artista, è censura fare in modo che dei possibili significati diventino gli unici significati possibili. La visione di un'opera d'arte apre ventagli di possibilità ipotetiche, reali, false, immaginarie. Crea e distrugge per far riflettere, interpretare, ricreare".
"Quanto accaduto va ben oltre l'episodio che mi riguarda, ed è evidente sintomo di una deriva politica e culturale che sembra oramai essersi completamente votata al totalitarismo culturale assoggettato alla cecità e all'ottusità delle istituzioni cattoliche" - afferma Migi Pecoraro, autrice dell'opera censurata. "Sono innumerevoli gli esempi di artisti la cui opera e la cui vita sono state oggetto di incontenibile repressione in ogni luogo del globo terrestre, ma l'arte dovrebbe essere per sua natura anarchica e libera, anche quando è politicizzata, anche quando si confronta con le problematiche sociali, anche quando esiste e si sviluppa dentro le istituzioni e con il sostegno di queste riesce a portare avanti la propria visionarietà" continua l'artista.
"Per questo la repressione ha in ogni luogo ottenuto l'effetto contrario, stimolando e rafforzando maggiormente l'impeto creativo e l'immaginario degli artisti. "L'altra guancia" dell'artista censurata è la sua opera, che grazie anche alle tecnologie moderne è e sarà sempre più in grado di superare tutti i confini imposti dalla miopia, dalla miseria e dalla pochezza di entità il cui comportamento risulta essere sempre più contraddittorio, paradossale e lesivo dei diritti fondamentali di espressione di pensieri e culture altre".
La nostra lotta contro tutte le forme di discriminazione va avanti a testa alta, e la risposta alla censura sarà l'inaugurazione simbolica della mostra presso il Cassero di via don Minzoni, domani alle 20.30.
L'AUTRICE DELL'OPERA "INCRIMINATA"
Care tutte,
innanzitutto ringrazio le compagne dell'Associazione Arcilesbica per la solidarietà immediata che mi hanno dimostrato in questa assurda occasione, che, nel suo significato politico, va ben oltre l'episodio che mi riguarda, essendo evidente sintomo di una deriva politica e culturale che sembra oramai essersi completamente votata al totalitarismo culturale assoggettato alla cecità e all'ottusità delle istituzioni cattoliche.
All'indomani della conferanza stampa di presentazione della mostra collettiva "RECOMBINAT WOMEN", organizzata dalla Linea Lesbica (Arcilesbica) come forma di auto-finanziamento, tenutasi giovedì 21 giugno, gli articoli pubblicati sulle pagine locali, (La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Resto del Carlino, Il Domani di Bologna), dai giornalisti che mi avevano intervistata e che avevano visionato i bozzetti di uno dei miei due lavori, dal titolo "- 10 + 10", hanno scatenato la paura e la conseguente decisione del dott. Andrea Forlani, presidente del quartiere Santo Stefano (Bologna), di imporre al comitato organizzatore il ritiro immediato della mia opera, minacciando di far decadere il patrocinio sulla mostra medesima e la disponibilità della sala espositiva (Sala del Baraccano). L'associazione Arcilesbica ha convenuto di cancellare tutto l'evento in segno di protesta e di solidarietà di fronte a questo ennesimo atto censorio, in attesa di trovare una sede alternativa il più presto possibile.
Si sa bene che la cultura all'interno della società (italiana e non), a cominciare dall'ambito artistico, è sempre stato un obiettivo tra i più temuti e quindi controllato, strumentalizzato e vittimizzato, da parte delle istituzioni forti che si sono avvicendate da...qualche secolo a questa parte. La mia sorpresa è stata relativa, specialmente nel momento in cui ci si confronta con la sfera dei dogmi religiosi. Abbiamo innumerevoli esempi di artisti la cui opera e vita è stata oggetto di incontenibile repressione in ogni luogo del globo terrestre, ma l'arte dovrebbe essere per sua natura anarchica e libera, anche quando è politicizzata, anche quando si confronta con le problematiche sociali, anche quando esiste e si sviluppa dentro le istituzioni e con il sostegno di queste riesce a portare avanti la propria visionarietà.
Per questo motivo la repressione ha in ogni luogo ottenuto l'effetto contrario, stimolando e rafforzando maggiormente l'impeto creativo e l'immaginario degli artisti. "L'altra guancia" dell'artista censurata è la sua opera, che grazie anche alle tecnologie moderne (Walter Benjamin docet) è e sarà sempre più in grado di superare tutti i confini imposti dalla miopia, dalla miseria e dalla pochezza di entità il cui comportamento risulta essere sempre più contraddittorio, paradossale e lesivo dei diritti fondamentali di espressione di pensieri e culture altre. Mariagrazia "Migi" Pecoraro
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