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martedì 4 dicembre 2007

GRUPPO EVERYONE: "ABBIAMO POCHE ORE PER SALVARE LA VITA A MAKWAN"


COMUNICATO STAMPA

4 dicembre 2007

IRAN, GIOVANISSIMO GAY A MORTE

GRUPPO EVERYONE: “ABBIAMO POCHE ORE PER SALVARE LA VITA A MAKWAN”

AL VENTUNENNE OMOSESSUALE ERA STATA SOSPESA LA SENTENZA DI MORTE DUE

SETTIMANE FA, DOPO LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE “FIORI PER LA VITA IN

IRAN” CONDOTTA DA EVERYONE. IL CASO E’ STATO PERO’ RIESAMINATO DAI

GIUDICI IRANIANI E LA CONDANNA CONVALIDATA. L’ESECUZIONE E’ FISSATA A

GIORNI. L’APPELLO STRAZIANTE DELLA FAMIGLIA: “SALVATE IL NOSTRO

MAKWAN”

IL GRUPPO EVERYONE CHIEDE L’INTERVENTO IMMEDIATO DEL GOVERNO ITALIANO

E DEL PARLAMENTO EUROPEO, NONCHE’ DI TUTTA LA SOCIETA’ CIVILE, E

LANCIA LA CAMPAGNA “CUORI PER LA VITA DI MAKWAN”

Makwan Moloudzadeh ha ventun anni (è nato il 31 marzo 1986) ed è stato

condannato a morte per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia)

secondo il Codice Penale iraniano, che prevede la pena capitale.

Stando alla motivazione addotta dal Governo Iraniano, il giovane,

all’età di 13 anni, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali con un

altro ragazzo.

Makwan, che era stato oggetto della campagna internazionale “Fiori per

la vita in Iran” lanciata dal Gruppo EveryOne (www.everyonegroup. com)

– con centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente

Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e

progressista –, aveva ottenuto, il 15 novembre scorso, la sospensione

della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia

iraniano, l’Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva

definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso

dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah, nell’Iran

dell’ovest, e successivamente confermata l’1 agosto – “una violazione

dei precetti islamici e delle leggi morali terrene”.

Nella serata di oggi 3 dicembre la famiglia di Makwan ha contattato

telefonicamente Ahmad Rafat, giornalista di AKI – ADN Kronos

International e membro del Gruppo EveryOne, dando l’allarme: il caso

di Makwan è stato riesaminato dall’Autorità Giudiziaria di Teheran, e

ieri, domenica 2 dicembre, è arrivata la drammatica sentenza presso il

carcere di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo.

“E’ necessaria un’azione internazionale di protesta immediata, che

coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la

società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere

che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato

condannato è la sua omosessualità “. E’ l’appello lanciato da Roberto

Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne,

che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal

Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh. “Abbiamo sperato

che l’Iran avesse mostrato compassione per Makwan” continuano “ma la

campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT

in tutto il mondo è rimasta inascoltata. Ci si stupisce inoltre di

come qualcuno, anche sulla stampa internazionale, abbia definito

‘child offender’ Makwan, che era egli stesso un bambino quando amò un

coetaneo.”

“I familiari di Makwan sono sconvolti” afferma Ahmad Rafat di

EveryOne. “Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, per Makwan,

perché i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il

momento del’esecuzione solo la sera prima della stessa.”

Il Gruppo EveryOne chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed

e-mail al Ministro della Giustizia e al Presidente dell’Iran. Su ogni

cartolina va disegnato un cuore e scritto “Noi amiamo Makwan. Makwan è

innocente e deve vivere”. Una campagna d’amore, quella rilanciata da

EveryOne, perché in Iran chi ama in modo diverso – i gay e le lesbiche

– è considerato un criminale e subisce le pene più terribili, fino a

quella di morte.

“Abbiamo pochissimo tempo” concludono i leader di EveryOne Malini,

Pegoraro e Picciau. “Agite subito, chiedete ad amici e conoscenti di

inviare alle autorità iraniane quante più lettere e cartoline

possibile, perché i giudici e il presidente della Repubblica Islamica

devono sapere che uccidono un innocente, che ogni anno imprigionano,

torturano e uccidono migliaia di innocenti.”

Per il Gruppo EveryOne : Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario

Picciau, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Arsham Parsi, Christos

Papaioannou, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Alessandro

Matta

Per maggiori informazioni:

Gruppo EveryOne

(+ 39) 334-8429527

www.everyonegroup. com :: info@everyonegroup. com

Ecco a chi inviare cartoline, lettere, fax ed e-mail:

Head of the Judiciary

His Excellency Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi

Ministry of Justice, Panzdah Khordad (Ark) Square, Tehran, Islamic

Republic of Iran

Email: info@dadgostary- tehran.ir

(In the subject line: FAO Ayatollah Shahroudi)

Fax: 011 98 21 3390 4986

(If the call is not answered first time, please keep trying. When it

is answered, say “fax please”.)

Leader of the Islamic Republic

His Excellency Ayatollah Sayed Ali Khamenei, The Office of the Supreme

Leader Islamic Republic Shahid Keshvar Doust Street, Tehran, Islamic

Republic of Iran

Email: info@leader. ir

President His Excellency Mahmoud Ahmadinejad – The Presidency

Palestine Avenue, Azerbaijan Intersection, Tehran, Islamic Republic of Iran

Fax: 011 98 21 6 649 5880

Email: dr-ahmadinejad@ president. ir

E-mail: via web: http://www.presiden t.ir/email/

Speaker of Parliament

His Excellency Gholamali Haddad Adel Majles-e Shoura-ye Eslami

Baharestan Square, Tehran, Islamic Republic of Iran

Fax: 011 98 21 3355 6408

Email: hadadadel@majlis. ir

Presidente del Majlis-e Shoura-e Islami (Assemblea consultiva islamica):

hadadadel@majlis. ir

Embassy of Iran in UK

info@iran-embassy. org.uk

Ambassy of Iran in Turkey

Tehran Street, No.10 Davaklidere, Ankara - Turkey P.O.Box: 33

Fax +90-312 4632823

Email: iranembassy@ hotmail.com e info@iran-embassy. org.uk

Ambasciata Iran in Italia

Via Nomentana, 361-363

00162 Roma (RM)

Fax. 06 86328492

sabato 1 dicembre 2007

L'AVVENIRE ALL'ATTACCO SULLE LEGGI ANTIOMOFOBIA

L’IDEOLOGIA DEL «GENERE» QUEL GRIMALDELLO DIETRO UNA CAUSA BUONA di MARCO TARQUINIO

Non sempre ai titoli corrispondono testi coerenti e conseguenti. Ma

qualche volta accade. E non è sempre u­na buona notizia. La riprova la

offre – nuovo caso in questa legislatura – il la­vorìo parlamentare

intorno a una pro­posta di legge dall’intitolazione sugge­stiva e, per

certi versi, emozionalmente coinvolgente eppure in grado di far

scat­tare più di un serio allarme. Ci riferiamo al testo unificato

elaborato in Commis­sione Giustizia della Camera per stabili­re

«Misure contro gli atti persecutori e la discriminazione fondata

sull’orienta­mento sessuale o sull’identità di gene­re ». Un testo

sbrigativamente ribattez­zato «legge anti-omofobia» (ma non so­lo e

soltanto di questo si tratta) e fatto passare per un «adeguamento» a

«obbli­gatori » standard normativi europei (che in realtà obbligatori

non sono affatto). Un progetto, lo diciamo subito a scanso di

equivoci, che non inquieta di certo per l’obiettivo che suggerisce –

l’impegno contro persecuzioni e discriminazioni per motivi di ordine

sessuale –, ma per le categorie giuridiche che punta a intro­durre nel

nostro ordinamento e per il mo­do in cui persegue questo fine

dichiara­to, appunto, sin dal titolo.

Il primo allarme viene fatto suonare dal­l’incipit del titolo della

bozza – «Misure contro gli atti persecutori» – e cioè

dal­l’importazione nel codice penale italia­no del cosiddetto reato di

molestia gra­ve e insistente ( stalking). Un’operazione purtroppo

condotta all’insegna di un’in­determinatezza che disorienta e

sgo­menta. La norma, se davvero venisse va­rata, punirebbe infatti

«chiunque reite­ratamente, con qualunque mezzo, mi­naccia o molesta

taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico» o

arriva a «pregiudicare in maniera rile­vante il suo modo di vivere».

Come s’in­tuisce facilmente, le possibili applica­zioni di una simile

vaghissima norma su­gli «atti persecutori» sono tante, troppe. Si va

dalla situazione in cui un corteg­giatore asfissiante importuna una

mal­capitata a quella di un capo ufficio che impartisce disposizioni,

soggettivamen­te male accolte, a un suo dipendente. Ma si potrebbe

anche arrivare – perché no? – alla condizione di «infelicità»

procura­ta a un ‘sottoposto’ da chi applica una qualunque forma di

disciplina (regole as­sociative, obblighi e doveri legati a un

particolare status).

Il secondo allarme nasce da un vizio a­nalogo a quello di cui ci

siamo appena oc­cupati – la genericità – rafforzato da una dose d’urto

di malizia legislativa. La se­conda parte del titolo del testo

unificato – «(Misure) contro la discriminazione fondata

sull’orientamento sessuale o sul­l’identità di genere» – è, del resto,

elo­quente. E il senso complessivo dell’arti­colo 3 è scoperto:

l’obiettivo ideologico perseguito è infatti l’introduzione

nel­l’ordinamento italiano del concetto fi­nora sconosciuto di gender

( genere), ren­dendolo sostanzialmente equivalente a «orientamento

sessuale», e di creare la base per sostituirlo a quelli di «uomo»,

«donna» e «sesso». Puntando, per di più, a equipararlo a «razza»,

«etnia», «nazio­ne » e «religione».

La malizia sta nel mezzo prescelto. Una regola orientata, secondo un

sentimen­to giustamente condiviso, a sanzionare intollerabili atti di

violenza e di discrimi­nazione compiuti, per motivi di ordine

sessuale, contro la persona viene fatta e­volvere in una norma posta a

presidio di una pretesa categoria discriminata (gli o­mosessuali). Ma

la malizia sta anche nel­la strumentalità di tutto questo. Sembra

quasi – e senza quasi – che si voglia for­giare un grimaldello in

grado di spalan­care altre porte legislative. E che si pre­tenda di

farlo, in forza di legge, nel nome della «categoria» sostituita alla

«perso­na », del «genere» dissociato dal «sesso biologico» ovvero

dell’opzione culturale sovraordinata alla natura.

C’è da augurarsi che in Commissione Giustizia della Camera, e non

solo lì, ci si ripensi. Che si corregga seriamente il ti­tolo, e si

riveda saggiamente il testo.

venerdì 30 novembre 2007

APPELLO DI AMNESTY CONTRO LA TORTURA DEGLI OMOSESSUALI IN ARABIA

Amnesty International è venuta a conoscenza del fatto che due uomini sono stati condannati, da una Corte di al-Baha nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, a 7000 frustate ciascuno con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali. Un terzo uomo sembra sia stato condannato, sempre dalla stessa Corte, a 450 frustate per reati legati alla droga.

Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che sono detenuti a causa del loro orientamento sessuale. La punizione inflitta a questi uomini è considerata una tortura.

La fustigazione è utilizzata in Arabia Saudita per punire un certo numero di reati fra i quali quelli sessuali. Può fra l’altro essere utilizzata a discrezione del giudice in alternativa o in aggiunta ad altre punizioni.

La condanna può essere eseguita infliggendo la pena con un numero variabile di frustate (da una dozzina a qualche migliaio), che di solito vengono inflitte in più riprese, in un intervallo compreso tra le due settimane e un mese.

L’Arabia Saudita è Stato parte della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT) e perciò viola gli obblighi del trattato imponendo pene che contravvengono anche al diritto consuetudinario.

firma l’appello

Urjent Action - Help Stop deportation of gay Iranian from the US

To Whom It May Concern

IRQO is an international, non-profit, queer human rights organization based in

Toronto, Canada with key workers in Europe and Iran. IRQO helps Iranian gay,

lesbian, bisexual and transgendered refugees all over the world. We help when

Iranian lesbians or gay men who are threatened with deportation back to Iran.

We also help Iranian LGBTs (lesbian, gay, bisexual, transgender) obtain asylum

in friendly countries.

Iranian who are homosexuals are a uniquely identified group who are severely

looked down upon and subject to mistreatment and humiliation, including

torture at the hands of the current Islamic Republic of Iran for their sexual

orientation. Homophobia runs deep into the Iranian government policies and

homosexuality is considered a criminal act, punishable by lashing, hanging,

stoning, cutting in half by a sword, or other methods of torture.

However, IRQO believes in a brighter future and would not let the hatred stop

us from achieving our hopes of becoming useful members of society.

Hassan Parhizkar is a homosexual Iranian national, currently in the USA and

being threatened with being deported back to Iran by ICE [Immigration and

Customs Enforcement]

IRQO is deeply concerned that Hassan Parhizkar would be subject to torture and

would face the death penalty upon his deportation to Iran on account of his

homosexuality. The U.S. Government’s action in deporting Mr. Parhizkar to Iran

is clearly prohibited by the United Nations Convention Against Torture and

Other Forms of Cruel, Inhuman, or Degrading Treatment, ratified by the United

States in 1992, and by congressionally enacted policy giving effect to CAT. As

the United States congress made clear, it is the policy of the United States

not to:

Expel, extradite, or otherwise effect the involuntary return of any person to

a country in which there are substantial grounds for believing the person

would be in danger of being subjected to torture, regardless of whether the

person is physically present in the United States.

The signataries of this letter do so in testimony and support of Hassan

Parhizkar’s request for relief from the U.S. government to stop his

deportation to Iran and for acceptance of his deferred action request as

witnesses for the tortures and persecution suffered by Iranian gay and lesbian

nationals by the Islamic Republic of Iran.

Sincerely yours,

The undersigned

please sign here:

http://www.ipetitions.com/petition/ irqo-hassan

IRanian Queer Organization - IRQO

Formerly Persian Gay & Lesbian Organization - PGLO

www.irqo.net

info@irqo.net

tel: 001-416-548- 4171

lunedì 26 novembre 2007

INTOLLERANZA LEGALIZZATA

ARTICOLO DI DADA KNORR

Nel giugno '94, la scrittrice bengalese Taslima Nasreen, ricercata dalla polizia del Bangladesh, è sfuggita all'arresto. E' ricercata per "insulto all'Islam", essendo stata colpita da una "fatwa" (sentenza di morte) da parte di un gruppo integralista islamico che ha denunciato il suo impegno femminista ed i contenuti politici del suo ultimo romanzo.
La persecuzione della libera espressione è forte nel mondo isalmico così come nei paesi occidentali, anche se in questi ultimi si "persegue" e "punisce" con metodi più blandi e senza mettere troppo in evidenza il legame sia pur strettissimo che esiste tra Codici Penali e dogmi e dettami delle gerarchie ecclesiastiche. Per quello che riguarda il fenomeno delle "condanne religiose a morte", sarà utile fare un piccolo riassunto di quello che risulta essere il caso più eclatante di persecuzione della libertà d'espressione, amplificato dai mass media negli ultimi anni: il caso Rushdie.
Il 14 Febbraio 1989, dall'Iran, l'ayatollah Khomeini fa un proclama religioso (fatwa) col quale chiede la morte dello scrittore Salman Rushdie, a causa del suo libro "Versi satanici" che viene definito "offensivo per l'Islam". Khomeini dichiara solennemente che chi ucciderà Rushdie... si guadagnerà il Paradiso. Da questo momento inizia la persecuzione dello scrittore, del suo libro e degli altri suoi libri, dei suoi editori e traduttori, e persino di chi "osa" prenderne le parti.
In 45 paesi a maggioranza religiosa musulmana viene messo al bando il libro; le relazioni diplomatiche con l'Iran si fanno difficili per molti Paesi occidentali; migliaia di politici, editori, scrittori di tutto il mondo appoggiano Rushdie e boicottano incontri culturali, politici ed economici con l'Iran.
Il proclama dell'ayatollah ha scatenato da allora una triste serie di fatti: il movimento integralista musulmano Amal ha cercato di ottenere l'espatrio di Rushdie dalla Gran Bretagna in cambio di ostaggi che già da tempo avrebbe dovuto liberare. Fanatici hanno bruciato in pubblico "Versi satanici", assaltato librerie e organizzato manifestazioni durante le quali vengono fatti morti e feriti. Alcuni librai codardi tolgono dalle vetrine il libro "incriminato".
La "fatwa" ha provocato anche omicidi di persone direttamente coinvolte nelle vicende: l'11 luglio del 1991 il traduttore giapponese del libro, Hiroshi Higarashi, viene ucciso a coltellate; otto giorni prima il traduttore italiano Ettore Capriolo era stato accoltellato sfuggendo per fortuna all'assassinio. Nonostante la frenetica attività dell'ICSDR (il comitato internazionale in difesa di Rushdie) la Fatwa viene di continuo rinnovata, e persino i musulmani che vi si oppongono vengono attaccati (due musulmani che vi si erano pubblicamente opposti sono stati uccisi in Belgio nel 1989).
Come ha fatto notare l'islamista Bruno Etienne, gli integralisti islamici hanno usato la Fatwa per tentare di ricompattare con l'odio in comune le varie fazioni musulmane; il libro di Rushdie, definito blasfemo probabilmente senza neanche averlo letto, è servito ad uno sporco gioco di potere dei leaders religioso/politici dell'Islam. Salman Rushdie non era musulmano quando ha scritto i "Versi satanici": nonostante ciò si è piegato a "chiedere scusa" agli integralisti musulmani; si è poi riavvicinato all'islamismo dichiarando di appartenervi, e sperando così di pacificarsi. Ma il fatto è che il libro "Versi satanici" non può essere ritenuto offensivo se non da menti intolleranti. Oltretutto, i versetti... satanici citati nel libro esistono veramente nel Corano. Anche se gli integralisti avessero accettato le scuse e la semi-conversione dello scrittore, il problema non sarebbe meno evidente: l'integralismo religioso che condanna senza cognizione, che usa la fede per istigare all'assassinio, che considera offensiva qualsiasi critica.
Rushdie non è che uno tra i tanti scrittori e attivisti politici che subiscono sequestri, censure, punizioni, o debbono espatriare (come molti iraniani) per rimanere vivi. L'Iran non è l'unico paese dove vige ancora una serie di norme impensabili fatte rispettare anche tramite sanzioni: come le pesanti punizioni per il "Bi-hejabi", mancata copertura del corpo e del capo delle donne, alle quali è "religiosamente" consentita l'esposizione in pubblico del solo viso e del palmo delle mani. L'Egitto, nel 1991, ha condannato lo scrittore Alaa Hamed a otto anni di prigione per un suo libro. Nel 1992 l'Iran ha condannato a 50 frustate e a una multa il caricaturista che raffigurò Khomeini sulla rivista "Farad", sequestrata; processo ripetuto l'anno scorso perché la pena è stata considerata "troppo mite". Casi di sequestri e chiusura di giornali e riviste sono all'ordine del giorno in tanti Paesi. Mentre definiscono "sozzura" ogni tipo di cultura diversa dalla loro, gli integralisti religiosi si offendono "a morte" con chi interpreta i loro dogmi e la loro cultura in modo ad essi spiacevole. Costoro ritengono d'avere il monopolio circa le verità religiose e tante altre cosette; gli integralisti musulmani si appellano ai loro fratelli occidentali in base alla causa comune, ed ottengono spesso risposte positive ed ispirate: Giovanni Paolo II ha espresso nel marzo del 1989 solidarietà a Khomeini; l'arcivescovo di Canterbury, Carey, lo ha fatto nel 1991, e così via... verso all'autorizzazione all'omicidio degli "infedeli". In un articolo apparso su "Micromega" nel 1993, la giornalista polacca Irena G.Gross denuncia l'appoggio dato dal clero polacco alla campagna anti- Rushdie, e lo collega ad una generale strategia di istigazione all'odio e all'ostracismo verso coloro che non si adeguano ai canoni di pensiero graditi al clero, ad un clero molto attaccato al potere politico ed economico. In Italia, le campagne denigratorie volte ad ottenere la censura di film, giornali, vignette, libri, sono infinite*.
Ma come possono essere punite, in Paesi che si dichiarano a favore della libera espressione, la satira, la critica politica, la differente interpretazione di fatti religiosi? Le vie del Signore (e dei Signori politici) sono infinite: gli articoli dei Codici penali che sanciscono la punibilità di "offese" a capi di Stato, a pubblici ufficiali, alla bandiera, alla patria, alla religione, a ministri del culto... lasciano un margine larghissimo di discrezione ai giudici, e perciò permette la persecuzione del libero pensiero attraverso l'incasellamento nei "reati d'opinione". In Italia, attraverso recenti casi, è stata messa in discussione la legittimità di tali articoli di legge. Tra i casi più eclatanti, quello del 1988 accaduto a Eloisa Manciati, di Orvieto, alla quale fu fotografato e sequestrato dall'automobile l'adesivo con la scritta "Papa Wojtyla? No, grazie", accusato di oltraggio al Papa ed alla "religione di Stato". Sebbene la religione cattolica non sia più religione di Stato secondo il Nuovo Concordato (1984), la Corte Costituzionale ha decretato che, supponendo che essa sia la religione della maggioranza degli italiani ("incarna un'antica ininterrotta tradizione del popolo italiano"), gli articoli di legge in questione vanno ancora applicati. E li applicano eccome! Denuncia a Cuore, nel 1991, per un fotomontaggio col Papa, effettuata dalla DC bolognese. Denuncia ai "Jack Daniel's Lovers" per aver riadattato una canzone di Bon Jovi dal convincente titolo "Clerophobia", effettuata dal gruppo "Famiglia domani" che addirittura si appellò al decreto Mancino antirazzismo (pensa te: fare opposizione verrà considerato istigazione all'odio razziale e religioso?) e chiese di farne vietare l'esecuzione ai concerti. Denuncia contro una discoteca di Terracina per aver inserito in un collage decorativo la figura di Paolo VI. Senza citare la denuncia per vilipendio al Papa durante il Meeting '91 di Fano e tante altre, ... . Nel giugno del '94 la Digos ha sequestrato a Brescia uno striscione "Ieri stragisti Oggi ministri" perché ritenuto oltraggioso nei confronti del Governo. La trasmissione "Blob" è stata perseguita per oltraggio alla figura del Presidente del consiglio. Un carro del famoso Carnevale di Viareggio è stato messo sotto accusa nell'ottobre del '93 per aver rappresentato il Papa e Clinton su un elicottero da guerra che sorvola la Somalia. E non parliamo delle "adunate" per le crociate contro la "bestemmia": qualche tempo fa il direttore del giornale "Il Carroccio" ha spiegato che i Paesi debbono punire chi bestemmia... per non attirarsi l'ira di Dio.
Sta di fatto che il nostro codice penale giudica "una bestemmia" qualsiasi espressione che non sia condivisa dal "credente standard" (tra poco credente Standa); recenti sentenze affermano che "costituisce vilipendio l'affermare che i dogmi sono invenzione dei preti e che la Chiesa cattolica insegna il contrario di quanto voluto da Gesù". Come si vede, corriamo il rischio di essere puniti per qualsiasi critica alla religione ed alla sua storia.
Il "vilipendio" (Ida Magli, nel suo ultimo saggio*, spiega come significhi "ritenere vile", e anche nella sua accezione simbolica "appendere all'ingiù") simboleggia nella nostra cultura ancora fortemente patriarcale il non riconoscere la sacralità dei Padri che ci governano l'anima e la vita. La critica è consentita... finché non tocca l'autorità ed il dominio, finché non mette in dubbio i sacri paramenti del Re (ricordiamo il Re nudo). Non è consentito rovesciare ciò che è eretto (o Diritto) e mettersi alla pari con chi dall'alto domina; il "popolo sovrano" continua ad essere una balla.
In un interessante articolo apparso su "Volontà" (1/1994), lo storico del diritto Italo Mereu fa interessanti annotazioni sul concetto di vilipendio e di separazione nel diritto tra Stato e Chiesa; egli spiega sapientemente come spesso le riforme del diritto siano da considerarsi solo "nominali", perché nella sostanza vengono solo dati nuovi nomi a vecchi istituti. Basti pensare al Nuovo concordato che in realtà non ha cambiato una virgola dei privilegi della religione cattolica, che viene ancora considerata religione "di Stato". L'art. 3 della Costituzione italiana recita "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione... di religione..." eppure poco dopo l'art. 7 dichiara i cattolici privilegiati di una particolare intesa con lo Stato. Mereu ricorda che si è poco lontani da quello stato di "tolleranza" che veniva citato nello Statuto Albertino "La religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi". E non si tratta qui di tolleranza voltairiana, cioè ove tutti si considerano alla pari con gli altri al di là dei credo politici o religiosi: si tratta di tolleranza di coloro che si considerano portatori dell'unica vera Fede (vedi Pivetti) nei confronti degli "altri" che non ce l'hanno o non la vogliono.
Offendere e schiacciare costoro è ampiamente consentito dalla legge e dalle forze "dell'ordine". Mereu cita anche l'art. 292 del nostro c.p., che punisce con la reclusione da uno a tre anni chi offende la bandiera nazionale o altro emblema dello Stato: siamo al feticismo e all'apologia del simbolo, sarà possibile d'ora in poi mandare a quel paese la nazionale di calcio senza incorrere nelle ire della legge? Eppure anche la Corte Suprema USA ha dichiarato che offendere la bandiera fa parte di quelle libertà complessive che si ritengono appunto rappresentate dalla bandiera.
Del resto gli statunitensi sono fanatici della bandiera (e purtroppo anche della pena di morte) ma gli resta quel primo emendamento alla loro carta costituzionale che sancisce il divieto per lo Stato di legiferare in materia di pro o contro le religioni. Purtroppo invece nella maggior parte degli altri paesi, oltre al nostro, vige la "confessionalità": lo Stato cioè obbliga i cittadini ad appartenere ad una religione. Nel 1989, ad una protesta del relatore speciale dell'ONU per la libertà religiosa (circa l'impossibilità di professare liberamente altre religioni nell'Arabia Saudita), le autorità arabe rispondevano sprezzantemente di ritenere musulmani TUTTI gli abitanti dell'Arabia Saudita e che quindi il problema non si poneva.
La Conferenza Islamica del 1981, riguardo ai diritti dell'uomo (sic), ha dichiarato che questi erano comunque sottoposti alla Sharia, cioè all'insieme di leggi derivanti dal Corano e testi attigui. Ciò significa enormi restrizioni alla libertà di pensiero, alla libertà delle donne, alle libertà civili, in 46 paesi del mondo.
Ma l'intolleranza è legalizzata ovunque: in Germania, ad esempio, nel 1988, l'avvocato Gottfried Niemetz è stato processato per vilipendio alla religione cattolica sulla base della testimonianza di due integralisti che affermavano ch'egli avesse bestemmiato ad una conferenza pubblica; in realtà l'avvocato stava citando un caso di blasfemia ch'egli aveva difeso, ma nemmeno la prova video della conferenza è riuscito a fargli ottenere la completa assoluzione. Altro caso più recente: nel febbraio 1994 il rettore dell'università tecnica di Dresda ha comunicato al gruppo "Rotes Forum" la cancellazione dalla lista dei gruppi studenteschi autorizzati ad operare nell'università, questo perché Rotes Forum aveva effettuato un volantinaggio di denuncia della crociata cattolica contro varie sette religiose e contestato una iniziativa cattolica su questo tema. L'associazione tedesca "Bund Gegen Anpassung" (Lega anticonformista) lavora da tempo per la denuncia di questi casi di prevaricazione e censura e per l'abolizione del "par.166", l'articolo che in Germania punisce il vilipendio alla religione.
Anche in Inghilterra vari fatti, oltre al caso Rushdie, hanno fatto sì che l'Associazione "Article 19" chiedesse l'abolizione dell'articolo di legge che prevede la punizione dei "blasfemi", articolo che era stato appunto invocato contro Rushdie dai musulmani integralisti in UK.
Varie sono le reazioni all'integralismo religioso, dettate di volta in volta dalle corbellerie esternate dal clero, dalle censure subite, dall'incazzatura popolare...
In Olanda, nel 1987, alcune femministe tedesche hanno denunciato il cardinal Adrianus Simonis, che aveva pubblicamente affermato che le donne sono per natura inferiori e subordinate agli uomini (processo non vinto solo per presunto "vizio di procedura", ehm.
Dal Belgio, nel Maggio di quest'anno, è giunta notizia da Gand di un "invito" redatto da un gruppo di artisti e anticlericali per un processo al Papa.
Anche in Polonia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, sono stati lanciati appelli (vedi quello di qualche anno fa della rivista magiara "Arancia") contro la censura operata da Stato e Chiesa cattolica su riviste, programmi TV, gruppi politici e culturali non graditi.
E come sempre, per far passare come legittimi i loro assalti, gli integralisti si servono del presupposto dogmatico che la maggioranza delle popolazioni siano fedeli ai loro principi; non per niente, anche in Italia, la Chiesa cattolica ha fatto pressioni sulle 'autorità', ed il pretore di Modena Persico, nel 1986, mise sotto inchiesta l'Associazione per lo Sbattezzo per verificare se fosse "legale" rifiutarsi di essere conteggiati/e tra le pecorelle al servizio di Wojtyla, iniziate alla "fede" col tradizionale rito,... in età non adulta.

Dada Knorr

note:
*ricordiamo la denuncia contro Roberto Benigni per il suo "Wojtylaccio" a Sanremo nel 1980; ed anche la persecuzione del film "La via lattea" di Luis Bunuel nel 1969, e contro il film "I Diavoli" di Ken Russel nel 1971. Ed ancora: le denunce al film "Je vous salue Marie" di Jean-Luc Godard nel 1985, ad "Ave Maria" di Jean Richard nello stesso anno. Contro il film di Sergio Nasca "Malia" nel 1976 e "Nel più alto dei cieli" di Silvano Agosti nel 1978. Contro "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese nel 1988 e contro "Brian di Nazareth" dei Monthy Pyton, oppure contro la canzone "Like a Prayer" di Madonna, contro varie vignette del "Satyricon" de La Repubblica, de "Il Male", contro la gag su San-Remo del trio Lopez-Marchesini-Solenghi; giungiamo sino al linciaggio simbolico da parte di una folla ben "istruita" contro la cantante irlandese Sinead O' Connor, colpevole d'aver osteggiato il Papa e quindi posta al bando in molti paesi... cattolici.
*Ida Magli - Sulla dignità della donna. La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla. Ed.Guanda 1993.

Per altre informazioni:
AAVV - Salman Rushdie, il silenzio dell'Occidente. Ed.Sonda 1992.
-"Coscienza e libertà" n. 2/1993, Dossier ONU e libertà religiosa.
-"Coscienza e libertà" n. 17/1991, sulla libertà religiosa nei paesi musulmani. PS: questa pubblicazione, dell'Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa, sono un continuo inneggiare alle doti del cattolicesimo!
-"Ketzerbriefe", 1988, bollettino periodico curato dalla allora "Bunte Liste" di Friburgo e da anticlericali tedeschi.

venerdì 16 novembre 2007

Tassista 78enne violenta minore disabile:


pena sospesa perché «il fatto è di lieve entità»


articolo tratto da Il Messaggero


CAMPOBASSO (15 novembre) - Ha violentato ripetutamente una minorenne disabile e con problemi psichici a Campomarino, in provincia di Campobasso, mentre l'accompagnava in taxi a scuola. Per i giudici della Corte d'appello, però, il «fatto è di lieve entità» e l'uomo non sconterà la pena in carcere. M. B., tassista di 78 anni, è stato condannato in secondo grado a due anni di reclusione per violenza sessuale, ma ha ottenuto la sospensione della pena e non farà nemmeno un giorno in cella.

Per due mesi, durante il tragitto dall'abitazione della ragazza alla scuola, il tassista fermava il mezzo e la molestava negli androni di alcuni palazzi. I giudici di Campobasso primo hanno ridotto a due anni la condanna di primo grado (di tre anni e otto mesi), dopo un'ora e mezzo di litigi in camera di consiglio, secondo quanto ha riferito il difensore del tassista, Antonio De Michele. Poi, hanno deciso di sospenderla.

La sentenza ha suscitato molte polemiche tra i familiari della giovane violentata per due mesi da M. B. Lo stesso avvocato difensore del tassista è stato colto di sorpresa dalla decisione dei giudici. «O si sarebbe dovuto assolvere il cliente non ritenendo valido il racconto e le accuse della ragazza - ha detto De Michele -, altrimenti si sarebbe dovuto confermare la condanna di primo grado. Liquidare invece un rapporto sessuale contro la volontà della giovane come “un fatto non grave” lascia perplessi».

Violenta disabile,giudici:”Fatto lieve”

15/11/2007 20:14

Violenta disabile,giudici:”Fatto lieve”

20.14

Violenta disabile,giudici:”Fatto lieve”

Aveva violentato una disabile minorenne

con problemi psichici a Campomarino

(Campobasso) più volte in due mesi,men-

tre l’accompagnava in taxi a scuola:non

andrà in carcere.

Il tassista, 78 anni, è stato condanna-

to in primo grado a 3 anni e 8 mesi di

reclusione, ma la Corte d’Appello di

Campobasso, pur avendo riconosciuto la

violenza sessuale, non solo ha ridotto

la pena a due anni, ma ha deliberato la

sospensione della pena perché per i

giudici “il fatto è di lieve entità”.

lunedì 12 novembre 2007

OFFESA LA MEMORIA DI PAOLO SEGANTI

Abbiamo appreso che è stata imbrattata la targa posta due anni fa dal Comune di Roma in memoria di Paolo Seganti, vittima dell’omofobia, barbaramente ucciso nella notte tra l’undici e il dodici luglio del 2005.

“Si tratta di un comportamento oltraggioso che offende tutta la comunità lesbica, gay e trans. Siamo felici che il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, abbia dichiarato in maniera tempestiva di voler rimuovere le scritte omofobe – afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – Questo atto vandalico ci conferma l’insopportabile clima di violenza e omofobia che si respira in tutto il Paese. Da qualche giorno è partita la campagna antiomofobia del Comune di Roma legata a Gay Help Line, il numero verde istituito proprio in memoria di Paolo Seganti. Chiediamo che il Comune rifletta su quanto sta avvenendo potenziandola e ricercando nuovi strumenti di lotta alla violenza”

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venerdì 2 novembre 2007

Sequestra, violenta, droga e tortura: attenuanti perché sardo.

L’unico dubbio che ho è se debba sentirmi più offesa come essere umano, come donna o come Italiana?

Non sapevo che la nostra arretratezza sociale e culturale fosse tale da trovare opportuno spazio di difesa persino nei tribunali tedeschi!

E pensare che era italiano Cesare Beccaria e pure il nobel Grazia Deledda. Come siamo caduti in basso!

Ma noi o loro?

Ed io che sapevo l’Italia essere la maglia nera europea in tema di pari opportunità! Dobbiamo coinvolgere il consiglio d’Europa per rivedere la classifica dopo questo fallo della Germania.
Della sentenza, che trovate a questo link vi anticipo solo questo passaggio:

“In questo contesto si dovevano ancora tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell’imputato. E’ un sardo. Il quadro del ruolo dell’uomo e della donna, esistente nella sua patria, non puo’ certo valere come scusa, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante.”

Buone riflessioni a tutt*

Attenuante perché sardo: il testo integrale della sentenza
Un uomo accusato di aver sequestrato, violentato, drogato e torturato la propria fidanzata nella convinzione che lei lo avesse tradito, è riuscito ad ottenere uno sconto di pena perché di origini sarde. Il tribunale tedesco che lo ha giudicato scrive nella sentenza che l'imputato è un sardo e ''il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria deve essere tenuto in considerazione come attenuante''.

Qui di seguito il testo della sentenza:Tribunale di Buckeburg -Kls 205 Js 4268/05 (107/05).
Alla cancelleria Il 14.03.2006

SENTENZE IN NOME DEL POPOLO!

Nella causa penale contro Maurizio Pusceddu Nato il 19.07.1978 a Cagliari, Italia da ultimo residente Am Markt 8, 31655 Stadthagen Attualmente nel penitenziario giustiziario Sehnde,

cittadinanza: italiana

per: violenza carnale e a.

la grande sezione penale del Tribunale di Buckeburg nelle sedute del 23.11.2005, 01.12.2005, 22.12.2005, 12.01.2006, 13.01.2006, 20.01.2006 e 25.01.2006, alle quali hanno preso parte

il giudice presidente del Tribunale barone V. Hammerstein, come presidente; il giudice del tribunale Bugard, come giudice a latere; Eugen Meier Maik Schommerloh, come giudici popolari; procuratore di stato Hirt come funzionario della Procura di Stato; impiegata Brakhage come cancelliere della cancelleria

ha riconosciuto di diritto il 25 gennaio 2006:

C.P. che prescrive una pena non inferiore a 2 anni fino a 15 anni di reclusione per la violenza carnale. La sezione ha fatto uso della possibilita' della attenuazione della pena a norma dei § § 21, 49 c.p. perche' secondo gli accertamenti del perito Pallenberg non poteva essere esclusa nell'imputato una notevole diminuzione della facolta' di controllo. Il limite della pena slitta percio' a una pena da 6 mesi a 11 anni e 3 mesi di reclusione.

Per la misura della pena si e' tenuto conto a favore dell'imputato che finora non si e' fatto penalmente notare. E' stato inoltre tenuto conto a suo favore che come cittadino italiano che deve vivere separato dalla sua famiglia e dalla sua cerchia di amici in patria, e' particolarmente sensibile alla reclusione. Si doveva ancora tenere conto che i reati sono stati un efflusso di un esagerato pensiero di gelosia dell'imputato. In questo contesto si dovevano ancora tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. E' un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non puo' certo valere come scusa, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante. Era infine da tenere in considerazione come attenuante che l'imputato ha fatto una confessione ad ogni modo in parti.

D'altra parte doveva essere tenuto conto in modo aggravante che l'imputato ad ogni modo per quanto riguarda il reato II 8 ha pianificato e agito in modo straordinariamente spietato. La parte lesa ha subito un trauma durevole a causa dei maltrattamenti a lei inflitti.

L'imputato ha vissuto fino in fondo le sue tendenze sadiche ed ha tormentato la parte lesa, che gli era devota e fisicamente di gran lunga piu' debole, per un periodo di tempo di tre settimane., oltre alle lesioni personali e alle violenze carnali l'ha privata della sua dignita' orinando su di lei, strofinando sul viso un assorbente pieno di sangue e poi deridendola anche verbalmente dopo il reato II 6 "che aspetto ributtante hai tesoro". Non esito' neppure a fotografare il risultato dei suoi maltrattamenti.

VII

La decisione sulle spese segue il § 465 C.P.P.

Il giudice presidente del tribunale von Hammerstein per assenza dal luogo e per ferie e' impedito a firmare.

OLOCAUSTO FEMMINILE: PER NON DIMENTICARE

Il 31 ottobre si commemorano le donne vittime dell'Inquisizione ... 9 milioni furono le vittime in poco meno di tre secoli... e se prestiamo attenzione alla violenza che OGGI subiscono le donne nel mondo e in Italia - una triste media di una vittima al giorno ci sembra un dato non più ammissibile... diventa chiaro il senso di una tale commemorazione.
In varie parti d'Italia si ricoderanno le antenate cadute sotto la macchina omicida dell'Inquisizione e dei poteri temporali dei secoli passati.
Qui ci limitiamo ad annunciarvi due appuntamenti, che assumono una valenza particolare se si considera che sono nati per iniziativa istituzionale:
Firenze : "Inchiostro Rosa" si svolge al Salone delle Compagnie presso l'Istituto degli Innocenti di Firenze, Piazza SS. Annunziata n. 12. Il primo appuntamento, il *31 ottobre 2007, è dedicato al tema della caccia alle streghe, una strage dimenticata.
Si allega l'invito del 31 ottobre con preghiera di diffusione.

Perugia, 31 ottobre 2007
Olocausto femminile - per non dimenticare

Presso l' Atrio di Palazzo dei Priori alle ore 21,00 verrà proiettato il documentario "The Burning Times", di Donna Read, che ripercorre due secoli di caccia alle streghe ed indaga matrici e finalità dell'olocausto femminile.

In Piazza della Repubblica alle ore 22,30 si svolgerà uno spettacolo di arte circense dal titolo "Psichè" danze e acrobazie aeree.

- La Consigliera di Parità della Regione Umbria, Marina Toschi, ed il Comune di Perugia promuovono un evento per ricordare le 9.000.000 di donne arse vive dal medioevo fino al '600, bruciate come streghe poiché possedevano un potere femminile strettamente connesso con il mondo naturale, vissuto nella sua sacralità (guaritrici, levatrici, officianti i riti di fertilità, raccoglitrici di erbe) e certamente percepito come pericoloso.

Molte di queste potenzialità femminili sono state scordate e le maggiori conoscenze sul corpo delle donne non si sono trasformate in conoscenza ed accettazione di se stesse, del proprio potere e della propria differenza.

La tematica dell'empowerment femminile è di totale attualità, considerando che nel nostro Paese, come in molti altri, gli stereotipi sulle donne e sugli uomini sono lontani dall'essere superati.

Per sensibilizzare l'opinione pubblica e le stesse donne sul timore del potere femminile che sta dietro alla persecuzione delle "streghe", si realizzerà un'iniziativa dal titolo "Olocausto femminile - per non dimenticare" nella serata di mercoledì 31 ottobre 2007, presso l'Atrio di Palazzo dei Priori e nella Piazza della Repubblica.

Durante la serata sono previsti la visione del documentario "The Burning Times" (I Tempi dei Roghi) di Donna Read ed un'affascinante spettacolo di arte c ircense dal titolo "Psichè".

Il documentario "The Burning Times" ripercorre due secoli di caccia alle streghe ed indaga matrici e finalità dell'olocausto femminile; Donna Read è co-fondatrice del Premio Cinematografico "Studio D" per la filmografia femminile ed autrice della trilogia Women and spirituality (1990-1992)

"Psichè" che in greco ha molti significati, tra i quali "farfalla", ma anche "psiche" ed "anima". Spuntando dalla terra ballando, l'artista passa dal trapezio ai tessuti aerei, dalla terra all'aria, dal fisico all'etereo fino a che tutto si ridurrà all'eco della sua voce.

Alle 17,30 la libreria Feltrinelli ospiterà l' a nteprima della serata, con la lettura - a cura di Nicoletta Nuzzo - di brani tratti dal libro "La Settima Strega" di Paola Zannoner, edito da Fanucci Editore nel 2007.

venerdì 26 ottobre 2007

ASSISTENZA SANITARIA SOLO A CHI HA UNA "SESSUALITà SANA"

tratto dal blog di Ilaria Garosi

«cosa succederà quando ai servizi socio sanitari busseranno persone che non sono eterosessuali. Verranno discriminati gli omosessuali? E le lesbiche, i voyeristi, i feticisti che fine faranno? Ci sarà la messa al bando dei sadomaso? Qualche adultero verrà lapidato? E i baci, quali saranno considerati sani e quali no? Siamo davvero alla follia». leggi tutto su milano.repubblica.it

martedì 23 ottobre 2007

GENTILINI INDAGATO PER ISTIGAZIONE ALL'ODIO RAZZIALE

Treviso - Il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, risulta indagato per istigazione all'odio razziale in seguito alla dichiarazione resa alla stampa alcune settimane fa in cui era stata usata l'espressione ''pulizia etnica'' in relazione alla frequentazioe di omosessuali nel parcheggio dell'ospedale di Treviso.
La decisione e' stata assunta dalla magistratura trevigiana, che gia' aveva ipotizzato per tale circostanza il reato di diffamazione, in seguito alle numerose querele pervenute da tutta Italia e sulle quali quattro pubblici ministeri trevigiani hanno aperto fascicoli a carico di Gentilini.

Il vicesindaco leghista era gia' stato accusato ed assolto per il reato di istigazione all'odio razziale sette anni fa, per l'esternazione fatta in luogo pubblico sulla possibilita' di vestire gli immigrati da leprotti per consentire ai cacciatori di esercitarsi

domenica 21 ottobre 2007

DIRITTI UMANI IN PIAZZA

Cari amici

Il 10 dicembre cade l'anniversario della Dichiarazione Universale dei
Diritti dell'Uomo proclamata dall'ONU.

Questo documento è uno dei meno conosciuti in Italia e non è un caso
che le numerose violazioni (palesi ed occulte) che si compiono nel
nostro paese siano da ricondurre anche alla scarsa informazione in
materia.

La proposta è quella di promuovere per DOMENICA 9 DICEMBRE una
manifestazione (denominata DIRITTI UMANI IN PIAZZA) in una delle
piazze principali di Roma (eventualmente piazza del Popolo) a cui sono
invitate tutte le associazioni che hanno a cuore la promozione dei
diritti umani.

La manifestazione dovrebbe prevedere due attività principali :

1) la distribuzione gratuita alla cittadinanza della Dichiarazione
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
2) la distribuzione di materiale associativo da ciascuno stand delle
associazioni aderenti

Le associazioni aderenti sono invitate a proporre eventuali altre idee
che possono essere realizzate nell'ambito dell'iniziativa.

Al momento attuale abbiamo bisogno di conoscere quante e quali
associazioni e/o organizzazioni sono interessate ad aderire (dovremmo
conoscere non più tardi del 10 novembre quanti sono gli interessati al
fine di inoltrare la domanda di occupazione di suolo pubblico al
municipio competente).

L'UAAR può mettere a disposizione i propri gazebi alle associazioni
che non dovessero disporne.

Attendiamo un vostro riscontro

------------ --------- --------- --------- --------- -------
IL COORDINATORE DEL CIRCOLO UAAR DI ROMA
Francesco Seaverio Paoletti
roma@uaar.it - 360 0227998

lunedì 15 ottobre 2007

PETIZIONE ABOLIZIONE DEL REATO DI OMOSESSUALITà IN NICARAGUA

Estimad@s amig@s:

Les invitamos a sumarse con su firma a la petición de eliminación del

Arto. 204 en el código penal de Nicaragua.

Este artículo panaliza las relaciones entre personas del mismo sexo.

Nicaragua es el único país de latinoamerica que aún penaliza este tipo

de relaciones.

La dirección donde pueden firmar es la siguiente:

http://www.petitiononline.com/nicaragu/

Un abrazo a tod@s

Sam Montiel

Grupo Lesbico Nicaraguense Safo

UOMO STUPRA E TORTURA UNA DONNA: ATTENUANTE PERCHè SARDO

Il testo integrale della sentenza

Un uomo accusato di aver sequestrato, violentato, drogato e torturato la propria fidanzata nella convinzione che lei lo avesse tradito, è riuscito ad ottenere uno sconto di pena perché di origini sarde. Il tribunale tedesco che lo ha giudicato scrive nella sentenza che l'imputato è un sardo e ''il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria deve essere tenuto in considerazione come attenuante''.
Qui di seguito il testo della sentenza:

Tribunale di Buckeburg -Kls 205 Js 4268/05 (107/05).
Alla cancelleria Il 14.03.2006

SENTENZE IN NOME DEL POPOLO!

Nella causa penale contro Maurizio Pusceddu Nato il 19.07.1978 a Cagliari, Italia da ultimo residente Am Markt 8, 31655 Stadthagen Attualmente nel penitenziario giustiziario Sehnde,

cittadinanza: italiana

per: violenza carnale e a.

la grande sezione penale del Tribunale di Buckeburg nelle sedute del 23.11.2005, 01.12.2005, 22.12.2005, 12.01.2006, 13.01.2006, 20.01.2006 e 25.01.2006, alle quali hanno preso parte

il giudice presidente del Tribunale barone V. Hammerstein, come presidente; il giudice del tribunale Bugard, come giudice a latere; Eugen Meier Maik Schommerloh, come giudici popolari; procuratore di stato Hirt come funzionario della Procura di Stato; impiegata Brakhage come cancelliere della cancelleria
ha riconosciuto di diritto il 25 gennaio 2006:

C.P. che prescrive una pena non inferiore a 2 anni fino a 15 anni di reclusione per la violenza carnale. La sezione ha fatto uso della possibilita' della attenuazione della pena a norma dei § § 21, 49 c.p. perche' secondo gli accertamenti del perito Pallenberg non poteva essere esclusa nell'imputato una notevole diminuzione della facolta' di controllo. Il limite della pena slitta percio' a una pena da 6 mesi a 11 anni e 3 mesi di reclusione.

Per la misura della pena si e' tenuto conto a favore dell'imputato che finora non si e' fatto penalmente notare. E' stato inoltre tenuto conto a suo favore che come cittadino italiano che deve vivere separato dalla sua famiglia e dalla sua cerchia di amici in patria, e' particolarmente sensibile alla reclusione. Si doveva ancora tenere conto che i reati sono stati un efflusso di un esagerato pensiero di gelosia dell'imputato. In questo contesto si dovevano ancora tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. E' un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non puo' certo valere come scusa, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante. Era infine da tenere in considerazione come attenuante che l'imputato ha fatto una confessione ad ogni modo in parti.

D'altra parte doveva essere tenuto conto in modo aggravante che l'imputato ad ogni modo per quanto riguarda il reato II 8 ha pianificato e agito in modo straordinariamente spietato. La parte lesa ha subito un trauma durevole a causa dei maltrattamenti a lei inflitti.

L'imputato ha vissuto fino in fondo le sue tendenze sadiche ed ha tormentato la parte lesa, che gli era devota e fisicamente di gran lunga piu' debole, per un periodo di tempo di tre settimane., oltre alle lesioni personali e alle violenze carnali l'ha privata della sua dignita' orinando su di lei, strofinando sul viso un assorbente pieno di sangue e poi deridendola anche verbalmente dopo il reato II 6 "che aspetto ributtante hai tesoro". Non esito' neppure a fotografare il risultato dei suoi maltrattamenti.

VII

La decisione sulle spese segue il § 465 C.P.P.

Il giudice presidente del tribunale von Hammerstein per assenza dal luogo e per ferie e' impedito a firmare.

(Data: 15/10/2007 - Autore: Roberto Cataldi)

giovedì 27 settembre 2007

Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale e psicologica

Da Repubblica del 21 febbraio 2007

Quasi 7 milioni gli stupri di cui 74mila nel 2006.
Il 6,6% sotto i 16 anni
Oltre il 90% non denuncia i soprusi.
Pollastrini: "E' un dramma rimosso"
Tre donne su 10 hanno subito violenza
Indagine Istat: più di 14 milioni le vittime
Il 36,9% ha subito violenza psicologica da parte del partner
Molto frequenti anche i comportamenti persecutori


ROMA - Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6%del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni. Inquieta il quadro che emerge dalla prima indagine sulla violenza e i maltrattamenti contro le donne realizzata dall'Istat, su commissione del Ministero dei diritti e delle
pari opportunità.

L'indagine, presentata oggi a Palazzo Chigi dal ministro Barbara Pollastrini, è stata realizzata su un campione di donne di età compresa fra i 16 e i 70 anni. Dai dati raccolti emerge che sono 6.743.000 le donne vittime di violenza fisica o sessuale (il 31,9%), 5 milioni di violenze sessuali (23,7%), 3.961.000 di violenze
fisiche (18,8%). Ben 6.092.000 donne hanno subito solo violenza psicologica dal partner attuale (36,9% delle donne che vivono al momento in coppia). Un milione e centomila hanno subito 'stalking', cioè comportamenti persecutori. Solo negli ultimi 12 mesi, il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1.150.000 (5,4%). Nel 2006 si sono registrati 74mila tra tentativi e strupri veri e propri. Di questi
il 69,7% da partner o ex-partner. Molto diffusi infatti i soprusi tra le mura domestiche. Questi però spesso non vengono percepiti come tali. Solo il 18,2% è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente 'qualcosa di sbagliato' e ben il 36% solo 'qualcosa che è accaduto'.
Tra tutte le violenze fisiche rilevate è frequente l'essere spinta, strattonata, aver avuto i capelli tirati (56,7%), l'essere minacciata di essere colpita (85,2%), schiaffeggiata, presa a pugni, a calci o a morsi (36,1%). Tra la violenza sessuale, la più diffusa è la molestia fisica, ossia essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l'aver avuto rapporti sessuali non desiderati accettati per paura (19%), il tentato stupro (14%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti ed umilianti (6,1%). La violenza psicologica è stata subita da 7.134.000 donne, il 43,2% con partner attuale. Di queste, 3.477.000 l'hanno subita spesso o sempre (21,1%). Questo tipo di violenza si esprime con l'isolamento o il tentativo isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la violenza economica (30,7%), la svalorizzazione (23,8%), le intimidazioni (7,8%).
"I dati confermano che nella fascia di età 16-50 anni, le donne muoiono più per violenza che per malattia o incidenti stradali. La violenza sulle donne è un dramma rimosso", ha commentato il ministro dei diritti e delle pari opportunità, Barbara Pollastrini, chiedendo al parlamento di "discutere in tempi rapidi" la proposta di legge del governo sulla violenza alle donne che, fra l'altro, affronta il tema
delle minacce continuative e persecutorie. "Siamo aperti al dialogo per migliorare il testo - ha precisato la Pollastrini sottolineando la gravità del fenomeno sulla base dei risultati dell'indagine - ma di questa legge c'è bisogno".
Oggi è stato presentato anche uno spot tv nell'ambito della Campagna antiviolenza del ministero. Lo slogan, "La violenza sulle donne non ha più scuse", invita a chiamare il numero verde 1522 per chi è soggetto o testimone di violenza. Protagonista dello spot una giovane donna con un viso livido che giustifica questo incidente a causa del lancio di un tappo di spumante.

martedì 25 settembre 2007

APPELLO PER LA LIBERTà IN IRAN

RICEVO E INOLTRO:

Ieri a New York il presidente Ahmadinejad, ha dichiarato agli studenti
della Columbia University, che in Iran gli omosessuali non sono
perseguitati perché in Iran non ci sono omosessuali.

Il codice penale Iraniano punisce gli atti omosessuali, così come
l'adulterio, con pene che vanno dalle 100 frustate all'impiccagione o
alla lapidazione. Sappiamo che queste leggi non rimangono sulla carta,
che vengono applicate, e che in Iran i gay e le lesbiche vengono
perseguitati, denunciati, che la polizia esegue pedinamenti e falsi
appuntamenti per arrestare persone che vengono indotte alla
confessione con la tortura e punite con le frustate o nei casi più
gravi con la morte.

Un recente rapporto dell'ILGA (International Gay and Lesbian
Association) riferisce che nel mondo sono non meno di 85 i paesi dove
l'omosessualità è criminalizzata; oltre all'Iran, in Afghanistan,
Yemen, Arabia Saudita, Emirati Araba, Nigeria, Sudan, è prevista la
pena di morte.

E' del 2006 un rapporto di OUTRAGE! dove sono riportate moltissime
testimonianze e una stima degli omicidi di stato dei gay in Iran, dai
primi anni del regime degli ayatollah ad oggi, pari a 4000.

E' necessario che gli stati europei si impongano come regola giudica
interna e come indirizzo politico comunitario di non estradare o
rimpatriare, come nel caso di Pegah, persone verso paesi dove viene
applicata la pena di morte e qualora esista anche il minimo rischio di
vita per queste persone.

Per un paese a cultura giuridica avanzata è intollerabile che persone
che non hanno commesso alcun crimine vengano punite duramente o
addirittura mandate a morte. Che venga dai paesi occidentali uno
esortazione verso l'abolizione di norme tanto ingiuste e crudeli, così
come dall'Europa è stata richiesta una moratoria sulla pena di morte.

E' necessario che si apra un confronto su questo tema tra i paesi
occidentali e i paesi a cultura islamica. Se si arrivasse ad usare la
forza nei confronti dell'Iran, per i difensori dei diritti civili
sarebbe impossibile svolgere il proprio compito, oggi già estremamente
difficile. Senza che questo comprometta ulteriormente relazioni già
tanto difficili, è importante che venga presa una ferma posizione di
abominio nei confronti della persecuzione degli omosessuali.

Arcigay Arcilesbica e Lamanicatagliata, hanno promosso un appello per
chiedere al governo italiano di adoperarsi contro le esecuzioni
capitali in Iran.

Per dare la propria adesione: http://www.dirittiu mani-iran. org/

FRANCESCA GROSSI
Segreteria Nazionale Arcilesbica

OLOCAUSTO GAY IN IRAN

Scritto da Miriam Bolaffi da www.secondoprotocollo.org
martedì 25 settembre 2007

“In Iran non esistono gli omosessuali come nel vostro paese”, questa è stata la sconcertante risposta fornita dal dittatore iraniano, Mohamoud Ahmadinejad, ad alcuni studenti della Columbia University che gli chiedevano informazioni in merito alle persecuzioni cui sono sottoposti gli omosessuali in Iran.

In effetti Ahmadinejad ha perfettamente ragione, ha provveduto a sterminarli tutti e chi è gay non può manifestare la propria omosessualità pena l’impiccagione per gli uomini e la lapidazione per le donne, naturalmente dopo un buona dose di sane frustate in pubblico.

Ora capite da chi voleva rimandare Pegah Emambakhsh il governo inglese? Da uno che non ha allestito degli appositi campi di sterminio per gli omosessuali solo perché gli ha già eliminati tutti quelli che si erano manifestati.

Certo che poteva aggiungere anche che in Iran i diritti delle donne sono stati da tempo gettati nella pattumiera, che chiunque obbietti -anche minimamente- contro il regime sparisce nel nulla, che migliaia di studenti che hanno osato protestare e chiedere più diritti sono incarcerati in condizioni incredibili. Ed è a questo personaggio che i buonisti di tutto il mondo vogliono garantire la bomba atomica, così potrà anche lui esportare la democrazia iraniana, tanto per bilanciare le altre di democrazie. Chissà che Ahmadinejad oltre alle centrifughe non abbia ordinato anche qualche forno…. crematorio naturalmente.

Miriam Bolaffi

lunedì 24 settembre 2007

APPELLO DI AMNESTY PER I DIRITTI GLBTQ IN NICARAGUA

Il Nicaragua è uno dei pochi paesi dell’America Latina che criminalizza i rapporti fra persone dello stesso sesso.

L’11 giugno del 1992 l’Assemblea nazionale nicaraguense approvò una serie di emendamenti al codice penale riguardanti le “offese sessuali”. Nello specifico l’articolo 204 prevede che “chiunque induca, promuova, propagandi o pratichi in forme vergognose rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso commette il crimine di sodomia e può incorrere in una pena detentiva variabile da uno a tre anni”.

L’articolo 204 contraddice numerosi provvedimenti del diritto umanitario internazionale.

Nel novembre del 1992 una coalizione conosciuta con il nome di “Campaign for Sexuality without Prejudice”, composta fra gli altri da avvocati e attivisti gay e lesbiche, presentò un appello alla Corte suprema di Giustizia chiedendo di rigettare la legge definita incostituzionale.

La coalizione sosteneva che l’articolo 204 ne violava 12 della Costituzione del Nicaragua incluso il diritto alla privacy, alla libertà di espressione e alla non discriminazione di fronte alla legge.

Nel marzo del 1994 la Corte suprema respinse l’appello sostenendo che l’articolo 204 non violava nessuno dei diritti garantiti dalla Costituzione.

Amnesty International non è a conoscenza di accuse e procedimenti giudiziari causati dall’applicazione dell’articolo 204, in ogni caso, si ritiene che questo potrebbe criminalizzare non solo le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Lgbt), ma anche coloro che svolgono attività in favore dei loro diritti o di coloro che forniscono consulenza medica.

FIRMA L'APPELLO SU:http://www.amnesty.it/appelli/appelli/Nicaragua.html?page=appelli

MATERIALISMO CLERICALE

23 settembre 2007
Da vatican.va., dal illaicista.ilcannocchiale.it

Primo quesito: È moralmente obbligatoria la somministrazione di cibo e acqua (per vie naturali oppure artificiali) al paziente in “stato vegetativo”, a meno che questi alimenti non possano essere assimilati dal corpo del paziente oppure non gli possano essere somministrati senza causare un rilevante disagio fisico?
Risposta: Sì. La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. Essa è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente. In tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all’inanizione e alla disidratazione.
Secondo quesito: Se il nutrimento e l’idratazione vengono forniti per vie artificiali a un paziente in “stato vegetativo permanente”, possono essere interrotti quando medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recupererà mai la coscienza?
Risposta: No. Un paziente in “stato vegetativo permanente” è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali.
In base a questi elevatissimi principi morali, una persona che si trovi in uno stato vegetativo permanente e che abbia precedentemente manifestato la volontà di non essere alimentato in alcun modo, dovrebbe obbligatoriamente subire, contro la sua volontà, i seguenti interventi (riprendo da Inyqua che è un medico)<trovate un esempio di cosa sia necessario per applicarla), quindi invasiva e che quindi deve richiedere, come tutte le manovre invasive, un consenso del paziente.>>

Già constatare che qualcuno voglia per legge, e in nome del proprio dio, conculcare i diritti e le libertà delle persone, è qualcosa di avvilente e inaccetabile.
Ma se a ciò si aggiunge la pretesa arrogante del monopolio delle verità etiche e morali, la situazione diviene insostenibile, soprattutto quando ci si soffermi su un aspetto che appare, a chi voglia tentare di esercitare la ragione, quantomai paradossale.
I desideri e i bisogni, le speranze, il vissuto e l'etica individuale, che concorrono nel loro insieme alla formazione della libera volontà, sono nulla, difronte alla salvezza del corpo. Come se l'idea di “persona” possa essere identificata, riduttivamente, con la sua materialità fatta di carne ed ossa. Parlano di “Persona”, ma pensano al corpo, alla cellula, all'ovocita, all'embrione, mai alle persone per davvero e per intero.
Ci si appella al rispetto della dignità della persona umana, quando con grande disinvoltura e protervia si mostra indifferenza o disprezzo, per un aspetto fondamentale di una vita che voglia dirsi ed essere, pienamente umana: la libertà.