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lunedì 15 ottobre 2007

UOMO STUPRA E TORTURA UNA DONNA: ATTENUANTE PERCHè SARDO

Il testo integrale della sentenza

Un uomo accusato di aver sequestrato, violentato, drogato e torturato la propria fidanzata nella convinzione che lei lo avesse tradito, è riuscito ad ottenere uno sconto di pena perché di origini sarde. Il tribunale tedesco che lo ha giudicato scrive nella sentenza che l'imputato è un sardo e ''il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria deve essere tenuto in considerazione come attenuante''.
Qui di seguito il testo della sentenza:

Tribunale di Buckeburg -Kls 205 Js 4268/05 (107/05).
Alla cancelleria Il 14.03.2006

SENTENZE IN NOME DEL POPOLO!

Nella causa penale contro Maurizio Pusceddu Nato il 19.07.1978 a Cagliari, Italia da ultimo residente Am Markt 8, 31655 Stadthagen Attualmente nel penitenziario giustiziario Sehnde,

cittadinanza: italiana

per: violenza carnale e a.

la grande sezione penale del Tribunale di Buckeburg nelle sedute del 23.11.2005, 01.12.2005, 22.12.2005, 12.01.2006, 13.01.2006, 20.01.2006 e 25.01.2006, alle quali hanno preso parte

il giudice presidente del Tribunale barone V. Hammerstein, come presidente; il giudice del tribunale Bugard, come giudice a latere; Eugen Meier Maik Schommerloh, come giudici popolari; procuratore di stato Hirt come funzionario della Procura di Stato; impiegata Brakhage come cancelliere della cancelleria
ha riconosciuto di diritto il 25 gennaio 2006:

C.P. che prescrive una pena non inferiore a 2 anni fino a 15 anni di reclusione per la violenza carnale. La sezione ha fatto uso della possibilita' della attenuazione della pena a norma dei § § 21, 49 c.p. perche' secondo gli accertamenti del perito Pallenberg non poteva essere esclusa nell'imputato una notevole diminuzione della facolta' di controllo. Il limite della pena slitta percio' a una pena da 6 mesi a 11 anni e 3 mesi di reclusione.

Per la misura della pena si e' tenuto conto a favore dell'imputato che finora non si e' fatto penalmente notare. E' stato inoltre tenuto conto a suo favore che come cittadino italiano che deve vivere separato dalla sua famiglia e dalla sua cerchia di amici in patria, e' particolarmente sensibile alla reclusione. Si doveva ancora tenere conto che i reati sono stati un efflusso di un esagerato pensiero di gelosia dell'imputato. In questo contesto si dovevano ancora tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. E' un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non puo' certo valere come scusa, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante. Era infine da tenere in considerazione come attenuante che l'imputato ha fatto una confessione ad ogni modo in parti.

D'altra parte doveva essere tenuto conto in modo aggravante che l'imputato ad ogni modo per quanto riguarda il reato II 8 ha pianificato e agito in modo straordinariamente spietato. La parte lesa ha subito un trauma durevole a causa dei maltrattamenti a lei inflitti.

L'imputato ha vissuto fino in fondo le sue tendenze sadiche ed ha tormentato la parte lesa, che gli era devota e fisicamente di gran lunga piu' debole, per un periodo di tempo di tre settimane., oltre alle lesioni personali e alle violenze carnali l'ha privata della sua dignita' orinando su di lei, strofinando sul viso un assorbente pieno di sangue e poi deridendola anche verbalmente dopo il reato II 6 "che aspetto ributtante hai tesoro". Non esito' neppure a fotografare il risultato dei suoi maltrattamenti.

VII

La decisione sulle spese segue il § 465 C.P.P.

Il giudice presidente del tribunale von Hammerstein per assenza dal luogo e per ferie e' impedito a firmare.

(Data: 15/10/2007 - Autore: Roberto Cataldi)

lunedì 3 settembre 2007

Quando la pubblicità coniuga brillantemente illogicità, situazioni pericolose e stereotipi sessisti: Coca Cola Zero

articolo di Monica Amici


Vediamo insieme lo spot. (http://www.youtube.com/watch?v=LW6iknsae-g)
Il protagonista, giovane maschio ventenne, osservando la sua Coca Cola Zero resta letteralmente folgorato da una faticosa (a giudicare dall’espressione corrugata dell’arcata sopraccigliare cui Lombroso avrebbe dedicato più di qualche pagina) conclusione logica; l’apparentemente logica deduzione che il giovane scopre è che se esiste la Coca Cola Zero, gusto Coca Cola e zero zucchero, allora vuol dire che si può "avere tutto dalla vita" e giù esempi di alto spessore: andare a letto tardi e svegliarsi ancora più tardi, trovare lavoro come bagnino in una spiaggia di nudiste, ecc..
In quello “avere tutto dalla vita”, e dagli edificanti esempi a conforto, si comprende con facilità che il nostro eroe intenda un avere tutto senza prezzo, senza controindicazioni, senza svantaggi: e basterebbe già questo a classificare il messaggio non tra quelli educativi e costruttivi.
Ma lo spot prosegue con il nostro folgorato ventenne che, in un tripudio di folla spuntata dal nulla, si arrampica sul tetto dell'autobus, bravata che speriamo non trovi i soliti imitatori, per gridare a pieni polmoni un altro meraviglioso esempio di cosa significhi avere tutto dalla vita: -"come avere una fidanzata che ama il calcio e non dice mai di no!!"-.
Va riportato che la parola CALCIO nello spot è così mal pronunciata che in molti sulla rete si stanno interrogando su cosa il protagonista abbia realmente detto se calzio, piuttosto che calzo, o altro ancora che inizia per ca.. e finisce per o e lascio alla vostra immaginazione completare.
Addirittura si mormora di una doppia versione dello spot: prima e dopo una presunta cura censoria.
Comunque, al termine della rivelazione sul tipo di donna che il belloccio aspira ad avere al suo fianco, l'autobus frena e lui precipita di sotto, in uno specchio d'acqua da cui si alza illeso gridando di stare bene, anzi BENISSIMO. Brandisce in alto la sua bottiglietta, “intatta”, di Coca Cola, a simboleggiare la vittoria come i grandi condottieri di un tempo con le spade, e con l’altro braccio a riprodurre il gesto tipico invece dei campioni di oggi, flettendolo indietro rapidamente a pugno chiuso, quale felice connubio di simbologia antica e moderna!
La bottiglietta intatta ovviamente ribadisce le sue proprietà miracolose questa volta manifestatesi nella cura istantanea di qualunque frattura il folgorato si sia potuto procurare; una specie di moderno scudo protettivo a prova di …di … scusate ma non trovo la parola adatta.
Dopo la visione non ho potuto non pormi alcuni interrogativi che sottopongo anche a voi.
1. Qualcuno ha letto cosa contenga una Coca Cola Zero?
Come può l'essere zeppa di sostanze chimiche quali aspartame, acesulfame K, acidificante acido fosforico, aromi non meglio precisati, citrato trisodico e caffeina essere esattamente un piacere a costo zero? Ammesso che questi elementi non siano cancerogeni resta sempre il fatto che la loro miscela è comunque un eccitante ed un potente corrosivo, almeno della ruggine, e pur non essendo una minaccia per la linea rappresenta comunque un costo, sotto altri aspetti.
2. Qualcuno mi sa spiegare perché il sogno segreto di un uomo giovane e belloccio dovrebbe essere quello di avere al fianco una fidanzata che ami il calcio e non dica mai di no? Non avrà piuttosto bisogno di una bambola gonfiabile da portarsi ogni tanto allo stadio a vedere le partite?
3. I maschi ventenni bellocci non vengono così indotti a ritenere che la massima aspirazione in un rapporto con una donna sia proprio che questa ami ciò che ami tu e dica sempre di sì, ritrovandosi poi impreparati a gestire rapporti reali, con persone reali, e frustati dall'aspirazione ad un'idealizzazione inesistente ma continuamente riproposta nei media?
4. Di contro perché una giovane ragazza dovrebbe pensare che per piacere al ventenne belloccio folgorato dovrebbe dire sempre di sì? Come spiegano i genitori italiani alle figlie che quel genere di uomini sono finti, e se esistono in via d'estinzione, almeno mi auguro, così come il genere di donne cui dicono di aspirare, irreali come immagini olografiche, quando, ovunque, il messaggio che viene loro inviato è il contrario?
5. C'è una correlazione tra quest'esplosione di stereotipi sessisti su giornali e pubblicità ed i sempre più frequenti fenomeni di violenza nei confronti delle donne, quelle reali intendo, quelle che potrebbero avere il più che legittimo desiderio di dire di no al belloccio di turno, nonché ad avere dei gusti personali non necessariamente ricalcati su quelli di lui?
6. E per finire speriamo che il comportamento azzardato ed incosciente del nostro eroe, il salire su un autobus in corsa, non trovi alcun imitatore ad inaugurare una nuova tendenza giovanile!

Qualcuno ha indicazioni su come e a chi denunciare tutto ciò per far togliere quella pubblicità dal mercato?

Monica Amici

sabato 25 agosto 2007

STEREOTIPI SESSISTI DA VANITY FAIR A LA REPUBBLICA



























Dal blog di Monica66 (168) - Sabato, 25 Agosto 2007 - 2:20pm (Fai Notizia, Radio Radicale)
articolo di Monica Amici

Qualcuno si è accorto che gli stereotipi in voga stanno pericolosamente e sempre più facendo scivolare la nostra società, e le donne in particolare, in un preoccupante medioevo?
Qualcuno ha notato questa?

[http://www.style.it/cont/vanity-fair/home-vanity-fair.asp]

Mi riferisco al contenuto della copertina visibile sulla sinistra della pagina, all’interno della stessa osservate l’immagine e la scritta in basso a destra, notare il sapiente utilizzo di caratteri di stampa differenti e di punteggiatura.
Qualcuno ricorda lontani paesi in cui l’avere figlie femmine fosse, e forse è ancora, ahimè, una disgrazia?
E qualcuno mi spiega perché l’essere fortunato, oltre ad essere maschio, significhi avere “una mamma che vuole fare la mamma” e non piuttosto una mamma che, madre per natura ed intimo viscerale istinto, poi voglia invece cambiare il mondo, scoprire la cura per l’AIDS, o diventare una scrittrice di fama internazionale?
E che dire della pagina della cultura di La Repubblica di venerdì?
Titola DOVE SONO FINITE LE DONNE
Negli occhielli:
La scomparsa del genere ha molte implicazioni, non solo sessuali ma anche filosofiche.
Dalle casalinghe inquiete degli anni ‘60 alla femminilità in stile Michela Brambilla.
Al centro pagina un fumetto con l’immagine di una Cenerentola pensosa al centro di due scenari temporali, il presente a sinistra il passato a destra, ma immancabile, allacciato alla sua vita, il grembiule. (non sono riuscita a trovare un link con l’immagine)
Le prime righe dell’articolo: “Stanno scomparendo le donne..” (il resto, rispetto alla scelta strategica di immagini, titoli ed occhielli, stando anche allo spazio complessivo della pagina che occupavano, non mi è parso di rilievo)
Mi verrebbe da chiedere dove le stiano cercando. Inizio a sentirmi preoccupantemente sola, se non conoscessi personalmente tante donne “donne”, leggendo i giornali e guardando la televisione, penserei si stiano veramente estinguendo nella loro perversa evoluzione da casalinghe inquiete al modello femminilità Brambilla… Forse sono in via di estinzione e non me ne sono ancora accorta! Devo chiedere al WWf se le superstiti abbiano diritto a specifiche tutele.
Si potrebbe concludere, se ho capito bene, che le cose vadano bene quando i figli sono maschi e le mamme vogliono fare le mamme, e che invece vadano male quando spariscono le “Cenerentole”, di ieri come di oggi.
Monica Amici

martedì 17 luglio 2007

PERCHè LO STUPRO DI GRUPPO FA VENDERE VESTITI?

L’associazione Orlando si associa all’iniziativa di protesta dell’Instituto de la Mujer
Dolce e Gabbana: ritirate questa pubblicità violenta e sessista Associazione Orlando

Su proposta di alcune socie, l’Associazione Orlando si fa promotrice della richiesta di ritiro di una pubblicità violenta e sessista di Dolce e Gabbana. Chi, singola e/o associazione, volesse aderire all’iniziativa, può inviare una mail, segnalando nome e cognome a: redazione@women.it.
Il 19 Febbraio scorso in Spagna l’Instituto de la Mujer, un ente che è parte del Ministero del Lavoro del governo spagnolo, insieme a varie associazioni femministe e gruppi dei consumatori spagnoli, ha chiesto, con una lettera aperta di protesta all’azienda di moda Dolce e Gabbana, il ritiro di una pubblicità dei loro prodotti rappresentante una scena di stupro di gruppo (o più esattamente, pre-stupro di gruppo): un giovane maschio chino su una ragazza, che lui tiene bloccata a terra per i polsi, mentre altri quattro giovani maschi stanno attorno guardando impassibili la scena.
L’Osservatorio dell’Immagine dell’Instituto de la Mujer, che si occupa di monitorare la rappresentazione della donna nei media, ha dichiarato che questa pubblicità incita alla violenza contro le donne, perché "se ne può dedurre che è ammissibile l’uso della forza come modo di imporsi alle donne" e che questo tipo di immagine "rafforza atteggiamenti che al giorno d’oggi sono un crimine, attentano contro i diritti delle donne e ne denigrano l’immagine". L’Istituto ha chiesto a tutti i mezzi di comunicazione, stampa, televisione, ecc. di non prestarsi alla diffusione di questa immagine. L’associazione dei consumatori Facua e il partito dei Verdi spagnoli si sono associati all’appello dichiarando che l’annuncio viola l’articolo 3 della legge spagnola sulla pubblicità, che proibisce ogni annuncio che "attenti contro la dignità della persona".
Il 23 Febbraio Dolce e Gabbana in persona hanno dichiarato che avrebbe ritirato la pubblicità dalla Spagna, ma solo dalla Spagna in quanto si tratta di un paese “arretrato”, e che l’avrebbero mantenuta in tutti gli altri paesi del mondo dove smerciano i loro prodotti.
Noi donne dell’Associazione Orlando troviamo intollerabile non solo l’immagine, che ci sembra senza ombra di dubbio incitamento alla violenza contro le donne, ma anche l’arroganza dei due signori della moda che pensano di diffonderla in tutto il mondo — un mondo dove la violenza contro le donne è una piaga dilagante sempre più grave. Pensiamo che, lungi dall’essere "arretrata", la società spagnola ha dato prova in questo caso di un livello di civiltà di cui vorremmo che anche il nostro paese si dimostrasse capace. Pensiamo che questa pubblicità sia inadatta a ogni paese civile, a ogni paese che riconosce i diritti umani delle donne, fra cui quello di non subire violenza, inclusa la violenza simbolica, come in questo caso.
Chiediamo a tutte le associazioni femministe e delle donne italiane, in primo luogo le reti delle donne per non subire violenza (inclusi gli uomini che non si riconoscono in una cultura di sopraffazione e violenza), le donne attive nel campo della moda, del giornalismo, dei media, che possono avere un impatto immediato su questa vicenda, le donne attive in tutti i campi, nella scuola e nell’università, negli ospedali e nelle aule dei tribunali, dove vedono quotidianamente il costo che questa cultura della violenza ha sulle bambine, sulle ragazze e sulle donne, di sostenere iniziative di protesta e di denuncia contro Dolce e Gabbana per questa pubblicità e di associarsi al nostro appello perché la ritirino immediatamente anche in Italia, e ovunque. Lo stesso chiediamo a tutte le nostre rappresentanti e i nostri rappresentanti in parlamento e, per dovere istituzionale, al Ministero delle Pari Opportunità, di cui è compito tutelare che non vengano violate le condizioni per cui donne e uomini possano convivere civilmente in una società civile, con "pari opportunità" di non subire violenza.
Per aderire, basta inviare una mail, segnalando nome e cognome, a: redazione@women.it.

Hanno aderito all’iniziativa: Tavola delle donne contro la Violenza
28 febbraio 2007