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martedì 3 giugno 2008

Festa di laicità: alla ricerca di valori comuni

Il posto delle chiese

La città di Bologna si sta preparando ad accogliere la festa dell'Orgoglio Gay, quindicesimo Pride nazionale di quel movimento che ha visto Bologna come epicentro del movimento politico di rivendicazione dei diritti della comunità GLBT del nostro paese. Nell'ambito della manifestazione sono state organizzate conferenze, mostre, rassegne che aprono al dibattito sui diritti, intese come percorso ideale di autocoscienza e rivendicazione politica. La piattaforma del movimento per i diritti continua a farsi portavoce dei tre valori fondamentali: laicità, parità, dignità. La laicità dello Stato è istato il tema specifico della rassegna organizzata a Palazzo D'Accursio, che ha visto la partecipazione straordinaria di personalità eminenti quali Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi. Durante gli incontri si è parlato di laicità partendo dalla storia europea, dalle sue radici di tolleranza, dalla libertà di critica e di scienza, fondatrice della stessa identità della cultura occidentale. Il dibattito si è aperto sul posto delle chiese entro l'orizzonte democratico, sulla libertà di espressione e sull'autonomia della politica. L'incontro, moderato da Sergio Lo Giudice, ha visto gli interventi di Sergio Staino, celebre fumettista, Erika Tomassone, pastora della Chiesa Valdese di Pisa e di Paolo Flores d'Arcais, direttore di MicroMega. Sergio Lo Giudice ha inaugurato la discussione ricordando il principio essenziale della libertà religiosa, attraverso una riflessione sui rapporti tra le diverse religioni e tra le religioni e la società civile nelle sue scelte, le sue convinzioni, i suoi spazi, nella sua espressione culturale come nel suo tessuto politico. Spesso questi spazi si sopravanzano, lasciando scoperti dei nuclei ideologici che diventano abitudine, e vengono naturalizzati in quanto tali, perchè relegati entro la stigma sociale cui si abbandonano le convinzioni religiose e morali delle minoranze, le loro forme espressive, i loro valori, i loro spazi decisionali. La società civile spesso è stata richiamata dalle autorità religiose anche sui contenuti e le forme espressive di ciò che viene proposto sul piano culturale. Ricordiamo tra tutti la rassegna Gender Bender, incentrata sulla tematica dello slittamento di genere, sull'identità di genere e l'orientamento sessuale, che ha ricevuto diversi richiami da parte della curia bolognese nelle sue passate edizioni, accusata di essere “portatrice di barbarie”. In questo senso appare estremamente importante ridefinire i concetti di democrazia, di laicità, di libertà, ristretti in uno spazio sempre più labile, precario, inquinato da un'accondiscendenza piuttosto marcata, facilmente occultata nell'indistinzione di pubblico e privato, moralità e dogma, valori morali e religione. Flores d'Arcais interviene in modo puntuale sulla definizione di laicità entro l'orizzonte democratico. La democrazia, afferma, non coincide affatto con l'imposizione della morale e dei valori della maggioranza numerica; i principi che sono alla base della democrazia garantiscono il rispetto della libertà di ciascuno, a prescindere dalla sua eventuale credenza religiosa. Non siamo di fronte ad una mera democrazia plebiscitaria, che decide su ogni aspetto della vita dei suoi cittadini in base ad una maggioranza puramente numerica: esiste una sfera inviolabile di libertà descritta nei principi delle Costituzioni che appartiene a ciascuno, su cui neanche la maggioranza può deliberare. La democrazia, inoltre, è basata sulla pari dignità di ciascun cittadino; questa parità di esprime quando ognuno porta argomenti razionali entro l'orizzonte decisionale, parlando a proprio nome, al pari di ogni altro pari. Quando invece si afferma di parlare in nome di una presunta divinità ci si pone al di fuori degli argomenti razionali basati sui fatti e si parla in nome di un presunto assoluto, imponendo un punto di vista che inavitabilemente si pone come verità assoluta, non confutabile.

martedì 4 dicembre 2007

1 dicembre a Napoli: i gesuiti assaltano il presidio per la prevenzione

tratta da NapoliGayPress

E’ stato preso d’assalto il gazebo organizzato, con regolare placet delle autorità competenti, in piazza del Gesù Nuovo dall’Ospedale Cotugno insieme ad Arcigay, nella “Giornata mondiale di lotta all’Aids e di solidarietà alle persone sieropositive”.

A guidare un gruppo di parrocchiani dell’Immacolata al Gesù Nuovo verso le 12,30 dello scorso 1 dicembre il parroco in persona, il quale, usando toni aggressivi all’indirizzo dei volontari e dei medici che svolgevano informazione ai numerosi cittadini che sostavano, ha urlato «è vergognoso quello che state facendo», ed ancora, brandendo uno dei preservativi, «come vi permettete di distribuire questi cosi davanti alla mia chiesa!» Incurante poi della risposta di uno dei medici che tentava di spiegare che il preservativo è uno strumento di prevenzione, il prete della chiesa dedicata al medico beato Giuseppe Moscati, ha tentato di strappare uno dei poster per la prevenzione dell’Arcigay, ed ha concluso il numero dicendo, «volete venirmelo a mettermene uno pure sull’altare? Basta ora chiamo l’assessore e vi faccio sgomberare a tutti quanti».

Ma sono stati i volontari a richiedere l’intervenuto delle autorità laiche della città, ed in particolare del consigliere della Seconda Municipalità Pino De Stasio, che era in zona.

Sbalordito di quanto accaduto Salvatore Simioli, presidente dell’Arcigay di Napoli, che afferma

«Poiché non è la prima volta che si verifica una cosa del genere in questa piazza come in altri posti della città sarà necessario presto creare presidi laici per restituire lo spazio pubblico a tutti i cittadini. D’ora in avanti», conclude Simioli, «piazza del Gesù Nuovo sarà la piazza preferita per le nostre manifestazioni»

domenica 2 dicembre 2007

Sulle Unioni Civili a Roma. E' il momento di reagire contro lo strapotere vaticano!!!!




ricevo e inoltro:

Care amiche e cari amici,

tutti stiamo seguendo ciò che accade in questi giorni, ma soprattutto

in queste ore, sulla questione unioni civili a Roma.

L’ingerenza vaticana, ora dopo ora, si fa sempre più insistente nei

confronti del Sindaco di Roma e dei suoi consiglieri comunali. Il

Sindaco di Roma è stato convocato ieri in Vaticano e, secondo quanto

riportato oggi dalla stampa (vedi per tutti il Corriere della Sera a

pagina 16), ha dato rassicurazione alle eminenze dello Stato

teocratico sul fatto che dell’approvazione del registro delle Unioni

civili ” non se ne farà nulla”. Il virgolettato non è nostro!

Abbiamo il dovere di tentare tutto il possibile affinché la delibera

sulle unioni civili a Roma venga discussa e, speriamo, approvata.

Ricordiamo che questa iniziativa è stata richiesta da oltre 10.000

cittadini e ora, nel rispetto delle regole, deve essere discussa entro

i primi di dicembre dal Consiglio Comunale.

Vi proponiamo di organizzare insieme una fiaccolata in Piazza del

Campidoglio –sotto il cavallo di Marco Aurelio- per martedì 4 dicembre

dalle ore 18.00 alle ore 20.30 . Provvederemo a inoltrerare le

richieste per i permessi alla questura e al Comune.

Ci auguriamo davvero che tutte le associazioni Glbt, le Associaizoni

laiche, i partiti che hanno a cuore la difesa della laicità dello

Stato e tanti cittadini, vogliano segnalarci la loro adesione inviando

una email a m.iervolino@radicali.it o a sergio.rovasio@gmail.com.

Un caro saluto!

Massimiliano Iervolino

Segretario Associazione Radicali Roma

Sergio Rovasio

radicale, segr. generale Gruppo Rnp alla Camera

Massimiliano Iervolino

Segretario Associazione Radicali Roma

via di Torre Argentina 76

00186 Roma


m.iervolino@radicali.it

www.radicaliroma.com

sabato 1 dicembre 2007

L'AVVENIRE ALL'ATTACCO SULLE LEGGI ANTIOMOFOBIA

L’IDEOLOGIA DEL «GENERE» QUEL GRIMALDELLO DIETRO UNA CAUSA BUONA di MARCO TARQUINIO

Non sempre ai titoli corrispondono testi coerenti e conseguenti. Ma

qualche volta accade. E non è sempre u­na buona notizia. La riprova la

offre – nuovo caso in questa legislatura – il la­vorìo parlamentare

intorno a una pro­posta di legge dall’intitolazione sugge­stiva e, per

certi versi, emozionalmente coinvolgente eppure in grado di far

scat­tare più di un serio allarme. Ci riferiamo al testo unificato

elaborato in Commis­sione Giustizia della Camera per stabili­re

«Misure contro gli atti persecutori e la discriminazione fondata

sull’orienta­mento sessuale o sull’identità di gene­re ». Un testo

sbrigativamente ribattez­zato «legge anti-omofobia» (ma non so­lo e

soltanto di questo si tratta) e fatto passare per un «adeguamento» a

«obbli­gatori » standard normativi europei (che in realtà obbligatori

non sono affatto). Un progetto, lo diciamo subito a scanso di

equivoci, che non inquieta di certo per l’obiettivo che suggerisce –

l’impegno contro persecuzioni e discriminazioni per motivi di ordine

sessuale –, ma per le categorie giuridiche che punta a intro­durre nel

nostro ordinamento e per il mo­do in cui persegue questo fine

dichiara­to, appunto, sin dal titolo.

Il primo allarme viene fatto suonare dal­l’incipit del titolo della

bozza – «Misure contro gli atti persecutori» – e cioè

dal­l’importazione nel codice penale italia­no del cosiddetto reato di

molestia gra­ve e insistente ( stalking). Un’operazione purtroppo

condotta all’insegna di un’in­determinatezza che disorienta e

sgo­menta. La norma, se davvero venisse va­rata, punirebbe infatti

«chiunque reite­ratamente, con qualunque mezzo, mi­naccia o molesta

taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico» o

arriva a «pregiudicare in maniera rile­vante il suo modo di vivere».

Come s’in­tuisce facilmente, le possibili applica­zioni di una simile

vaghissima norma su­gli «atti persecutori» sono tante, troppe. Si va

dalla situazione in cui un corteg­giatore asfissiante importuna una

mal­capitata a quella di un capo ufficio che impartisce disposizioni,

soggettivamen­te male accolte, a un suo dipendente. Ma si potrebbe

anche arrivare – perché no? – alla condizione di «infelicità»

procura­ta a un ‘sottoposto’ da chi applica una qualunque forma di

disciplina (regole as­sociative, obblighi e doveri legati a un

particolare status).

Il secondo allarme nasce da un vizio a­nalogo a quello di cui ci

siamo appena oc­cupati – la genericità – rafforzato da una dose d’urto

di malizia legislativa. La se­conda parte del titolo del testo

unificato – «(Misure) contro la discriminazione fondata

sull’orientamento sessuale o sul­l’identità di genere» – è, del resto,

elo­quente. E il senso complessivo dell’arti­colo 3 è scoperto:

l’obiettivo ideologico perseguito è infatti l’introduzione

nel­l’ordinamento italiano del concetto fi­nora sconosciuto di gender

( genere), ren­dendolo sostanzialmente equivalente a «orientamento

sessuale», e di creare la base per sostituirlo a quelli di «uomo»,

«donna» e «sesso». Puntando, per di più, a equipararlo a «razza»,

«etnia», «nazio­ne » e «religione».

La malizia sta nel mezzo prescelto. Una regola orientata, secondo un

sentimen­to giustamente condiviso, a sanzionare intollerabili atti di

violenza e di discrimi­nazione compiuti, per motivi di ordine

sessuale, contro la persona viene fatta e­volvere in una norma posta a

presidio di una pretesa categoria discriminata (gli o­mosessuali). Ma

la malizia sta anche nel­la strumentalità di tutto questo. Sembra

quasi – e senza quasi – che si voglia for­giare un grimaldello in

grado di spalan­care altre porte legislative. E che si pre­tenda di

farlo, in forza di legge, nel nome della «categoria» sostituita alla

«perso­na », del «genere» dissociato dal «sesso biologico» ovvero

dell’opzione culturale sovraordinata alla natura.

C’è da augurarsi che in Commissione Giustizia della Camera, e non

solo lì, ci si ripensi. Che si corregga seriamente il ti­tolo, e si

riveda saggiamente il testo.

lunedì 26 novembre 2007

INTOLLERANZA LEGALIZZATA

ARTICOLO DI DADA KNORR

Nel giugno '94, la scrittrice bengalese Taslima Nasreen, ricercata dalla polizia del Bangladesh, è sfuggita all'arresto. E' ricercata per "insulto all'Islam", essendo stata colpita da una "fatwa" (sentenza di morte) da parte di un gruppo integralista islamico che ha denunciato il suo impegno femminista ed i contenuti politici del suo ultimo romanzo.
La persecuzione della libera espressione è forte nel mondo isalmico così come nei paesi occidentali, anche se in questi ultimi si "persegue" e "punisce" con metodi più blandi e senza mettere troppo in evidenza il legame sia pur strettissimo che esiste tra Codici Penali e dogmi e dettami delle gerarchie ecclesiastiche. Per quello che riguarda il fenomeno delle "condanne religiose a morte", sarà utile fare un piccolo riassunto di quello che risulta essere il caso più eclatante di persecuzione della libertà d'espressione, amplificato dai mass media negli ultimi anni: il caso Rushdie.
Il 14 Febbraio 1989, dall'Iran, l'ayatollah Khomeini fa un proclama religioso (fatwa) col quale chiede la morte dello scrittore Salman Rushdie, a causa del suo libro "Versi satanici" che viene definito "offensivo per l'Islam". Khomeini dichiara solennemente che chi ucciderà Rushdie... si guadagnerà il Paradiso. Da questo momento inizia la persecuzione dello scrittore, del suo libro e degli altri suoi libri, dei suoi editori e traduttori, e persino di chi "osa" prenderne le parti.
In 45 paesi a maggioranza religiosa musulmana viene messo al bando il libro; le relazioni diplomatiche con l'Iran si fanno difficili per molti Paesi occidentali; migliaia di politici, editori, scrittori di tutto il mondo appoggiano Rushdie e boicottano incontri culturali, politici ed economici con l'Iran.
Il proclama dell'ayatollah ha scatenato da allora una triste serie di fatti: il movimento integralista musulmano Amal ha cercato di ottenere l'espatrio di Rushdie dalla Gran Bretagna in cambio di ostaggi che già da tempo avrebbe dovuto liberare. Fanatici hanno bruciato in pubblico "Versi satanici", assaltato librerie e organizzato manifestazioni durante le quali vengono fatti morti e feriti. Alcuni librai codardi tolgono dalle vetrine il libro "incriminato".
La "fatwa" ha provocato anche omicidi di persone direttamente coinvolte nelle vicende: l'11 luglio del 1991 il traduttore giapponese del libro, Hiroshi Higarashi, viene ucciso a coltellate; otto giorni prima il traduttore italiano Ettore Capriolo era stato accoltellato sfuggendo per fortuna all'assassinio. Nonostante la frenetica attività dell'ICSDR (il comitato internazionale in difesa di Rushdie) la Fatwa viene di continuo rinnovata, e persino i musulmani che vi si oppongono vengono attaccati (due musulmani che vi si erano pubblicamente opposti sono stati uccisi in Belgio nel 1989).
Come ha fatto notare l'islamista Bruno Etienne, gli integralisti islamici hanno usato la Fatwa per tentare di ricompattare con l'odio in comune le varie fazioni musulmane; il libro di Rushdie, definito blasfemo probabilmente senza neanche averlo letto, è servito ad uno sporco gioco di potere dei leaders religioso/politici dell'Islam. Salman Rushdie non era musulmano quando ha scritto i "Versi satanici": nonostante ciò si è piegato a "chiedere scusa" agli integralisti musulmani; si è poi riavvicinato all'islamismo dichiarando di appartenervi, e sperando così di pacificarsi. Ma il fatto è che il libro "Versi satanici" non può essere ritenuto offensivo se non da menti intolleranti. Oltretutto, i versetti... satanici citati nel libro esistono veramente nel Corano. Anche se gli integralisti avessero accettato le scuse e la semi-conversione dello scrittore, il problema non sarebbe meno evidente: l'integralismo religioso che condanna senza cognizione, che usa la fede per istigare all'assassinio, che considera offensiva qualsiasi critica.
Rushdie non è che uno tra i tanti scrittori e attivisti politici che subiscono sequestri, censure, punizioni, o debbono espatriare (come molti iraniani) per rimanere vivi. L'Iran non è l'unico paese dove vige ancora una serie di norme impensabili fatte rispettare anche tramite sanzioni: come le pesanti punizioni per il "Bi-hejabi", mancata copertura del corpo e del capo delle donne, alle quali è "religiosamente" consentita l'esposizione in pubblico del solo viso e del palmo delle mani. L'Egitto, nel 1991, ha condannato lo scrittore Alaa Hamed a otto anni di prigione per un suo libro. Nel 1992 l'Iran ha condannato a 50 frustate e a una multa il caricaturista che raffigurò Khomeini sulla rivista "Farad", sequestrata; processo ripetuto l'anno scorso perché la pena è stata considerata "troppo mite". Casi di sequestri e chiusura di giornali e riviste sono all'ordine del giorno in tanti Paesi. Mentre definiscono "sozzura" ogni tipo di cultura diversa dalla loro, gli integralisti religiosi si offendono "a morte" con chi interpreta i loro dogmi e la loro cultura in modo ad essi spiacevole. Costoro ritengono d'avere il monopolio circa le verità religiose e tante altre cosette; gli integralisti musulmani si appellano ai loro fratelli occidentali in base alla causa comune, ed ottengono spesso risposte positive ed ispirate: Giovanni Paolo II ha espresso nel marzo del 1989 solidarietà a Khomeini; l'arcivescovo di Canterbury, Carey, lo ha fatto nel 1991, e così via... verso all'autorizzazione all'omicidio degli "infedeli". In un articolo apparso su "Micromega" nel 1993, la giornalista polacca Irena G.Gross denuncia l'appoggio dato dal clero polacco alla campagna anti- Rushdie, e lo collega ad una generale strategia di istigazione all'odio e all'ostracismo verso coloro che non si adeguano ai canoni di pensiero graditi al clero, ad un clero molto attaccato al potere politico ed economico. In Italia, le campagne denigratorie volte ad ottenere la censura di film, giornali, vignette, libri, sono infinite*.
Ma come possono essere punite, in Paesi che si dichiarano a favore della libera espressione, la satira, la critica politica, la differente interpretazione di fatti religiosi? Le vie del Signore (e dei Signori politici) sono infinite: gli articoli dei Codici penali che sanciscono la punibilità di "offese" a capi di Stato, a pubblici ufficiali, alla bandiera, alla patria, alla religione, a ministri del culto... lasciano un margine larghissimo di discrezione ai giudici, e perciò permette la persecuzione del libero pensiero attraverso l'incasellamento nei "reati d'opinione". In Italia, attraverso recenti casi, è stata messa in discussione la legittimità di tali articoli di legge. Tra i casi più eclatanti, quello del 1988 accaduto a Eloisa Manciati, di Orvieto, alla quale fu fotografato e sequestrato dall'automobile l'adesivo con la scritta "Papa Wojtyla? No, grazie", accusato di oltraggio al Papa ed alla "religione di Stato". Sebbene la religione cattolica non sia più religione di Stato secondo il Nuovo Concordato (1984), la Corte Costituzionale ha decretato che, supponendo che essa sia la religione della maggioranza degli italiani ("incarna un'antica ininterrotta tradizione del popolo italiano"), gli articoli di legge in questione vanno ancora applicati. E li applicano eccome! Denuncia a Cuore, nel 1991, per un fotomontaggio col Papa, effettuata dalla DC bolognese. Denuncia ai "Jack Daniel's Lovers" per aver riadattato una canzone di Bon Jovi dal convincente titolo "Clerophobia", effettuata dal gruppo "Famiglia domani" che addirittura si appellò al decreto Mancino antirazzismo (pensa te: fare opposizione verrà considerato istigazione all'odio razziale e religioso?) e chiese di farne vietare l'esecuzione ai concerti. Denuncia contro una discoteca di Terracina per aver inserito in un collage decorativo la figura di Paolo VI. Senza citare la denuncia per vilipendio al Papa durante il Meeting '91 di Fano e tante altre, ... . Nel giugno del '94 la Digos ha sequestrato a Brescia uno striscione "Ieri stragisti Oggi ministri" perché ritenuto oltraggioso nei confronti del Governo. La trasmissione "Blob" è stata perseguita per oltraggio alla figura del Presidente del consiglio. Un carro del famoso Carnevale di Viareggio è stato messo sotto accusa nell'ottobre del '93 per aver rappresentato il Papa e Clinton su un elicottero da guerra che sorvola la Somalia. E non parliamo delle "adunate" per le crociate contro la "bestemmia": qualche tempo fa il direttore del giornale "Il Carroccio" ha spiegato che i Paesi debbono punire chi bestemmia... per non attirarsi l'ira di Dio.
Sta di fatto che il nostro codice penale giudica "una bestemmia" qualsiasi espressione che non sia condivisa dal "credente standard" (tra poco credente Standa); recenti sentenze affermano che "costituisce vilipendio l'affermare che i dogmi sono invenzione dei preti e che la Chiesa cattolica insegna il contrario di quanto voluto da Gesù". Come si vede, corriamo il rischio di essere puniti per qualsiasi critica alla religione ed alla sua storia.
Il "vilipendio" (Ida Magli, nel suo ultimo saggio*, spiega come significhi "ritenere vile", e anche nella sua accezione simbolica "appendere all'ingiù") simboleggia nella nostra cultura ancora fortemente patriarcale il non riconoscere la sacralità dei Padri che ci governano l'anima e la vita. La critica è consentita... finché non tocca l'autorità ed il dominio, finché non mette in dubbio i sacri paramenti del Re (ricordiamo il Re nudo). Non è consentito rovesciare ciò che è eretto (o Diritto) e mettersi alla pari con chi dall'alto domina; il "popolo sovrano" continua ad essere una balla.
In un interessante articolo apparso su "Volontà" (1/1994), lo storico del diritto Italo Mereu fa interessanti annotazioni sul concetto di vilipendio e di separazione nel diritto tra Stato e Chiesa; egli spiega sapientemente come spesso le riforme del diritto siano da considerarsi solo "nominali", perché nella sostanza vengono solo dati nuovi nomi a vecchi istituti. Basti pensare al Nuovo concordato che in realtà non ha cambiato una virgola dei privilegi della religione cattolica, che viene ancora considerata religione "di Stato". L'art. 3 della Costituzione italiana recita "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione... di religione..." eppure poco dopo l'art. 7 dichiara i cattolici privilegiati di una particolare intesa con lo Stato. Mereu ricorda che si è poco lontani da quello stato di "tolleranza" che veniva citato nello Statuto Albertino "La religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi". E non si tratta qui di tolleranza voltairiana, cioè ove tutti si considerano alla pari con gli altri al di là dei credo politici o religiosi: si tratta di tolleranza di coloro che si considerano portatori dell'unica vera Fede (vedi Pivetti) nei confronti degli "altri" che non ce l'hanno o non la vogliono.
Offendere e schiacciare costoro è ampiamente consentito dalla legge e dalle forze "dell'ordine". Mereu cita anche l'art. 292 del nostro c.p., che punisce con la reclusione da uno a tre anni chi offende la bandiera nazionale o altro emblema dello Stato: siamo al feticismo e all'apologia del simbolo, sarà possibile d'ora in poi mandare a quel paese la nazionale di calcio senza incorrere nelle ire della legge? Eppure anche la Corte Suprema USA ha dichiarato che offendere la bandiera fa parte di quelle libertà complessive che si ritengono appunto rappresentate dalla bandiera.
Del resto gli statunitensi sono fanatici della bandiera (e purtroppo anche della pena di morte) ma gli resta quel primo emendamento alla loro carta costituzionale che sancisce il divieto per lo Stato di legiferare in materia di pro o contro le religioni. Purtroppo invece nella maggior parte degli altri paesi, oltre al nostro, vige la "confessionalità": lo Stato cioè obbliga i cittadini ad appartenere ad una religione. Nel 1989, ad una protesta del relatore speciale dell'ONU per la libertà religiosa (circa l'impossibilità di professare liberamente altre religioni nell'Arabia Saudita), le autorità arabe rispondevano sprezzantemente di ritenere musulmani TUTTI gli abitanti dell'Arabia Saudita e che quindi il problema non si poneva.
La Conferenza Islamica del 1981, riguardo ai diritti dell'uomo (sic), ha dichiarato che questi erano comunque sottoposti alla Sharia, cioè all'insieme di leggi derivanti dal Corano e testi attigui. Ciò significa enormi restrizioni alla libertà di pensiero, alla libertà delle donne, alle libertà civili, in 46 paesi del mondo.
Ma l'intolleranza è legalizzata ovunque: in Germania, ad esempio, nel 1988, l'avvocato Gottfried Niemetz è stato processato per vilipendio alla religione cattolica sulla base della testimonianza di due integralisti che affermavano ch'egli avesse bestemmiato ad una conferenza pubblica; in realtà l'avvocato stava citando un caso di blasfemia ch'egli aveva difeso, ma nemmeno la prova video della conferenza è riuscito a fargli ottenere la completa assoluzione. Altro caso più recente: nel febbraio 1994 il rettore dell'università tecnica di Dresda ha comunicato al gruppo "Rotes Forum" la cancellazione dalla lista dei gruppi studenteschi autorizzati ad operare nell'università, questo perché Rotes Forum aveva effettuato un volantinaggio di denuncia della crociata cattolica contro varie sette religiose e contestato una iniziativa cattolica su questo tema. L'associazione tedesca "Bund Gegen Anpassung" (Lega anticonformista) lavora da tempo per la denuncia di questi casi di prevaricazione e censura e per l'abolizione del "par.166", l'articolo che in Germania punisce il vilipendio alla religione.
Anche in Inghilterra vari fatti, oltre al caso Rushdie, hanno fatto sì che l'Associazione "Article 19" chiedesse l'abolizione dell'articolo di legge che prevede la punizione dei "blasfemi", articolo che era stato appunto invocato contro Rushdie dai musulmani integralisti in UK.
Varie sono le reazioni all'integralismo religioso, dettate di volta in volta dalle corbellerie esternate dal clero, dalle censure subite, dall'incazzatura popolare...
In Olanda, nel 1987, alcune femministe tedesche hanno denunciato il cardinal Adrianus Simonis, che aveva pubblicamente affermato che le donne sono per natura inferiori e subordinate agli uomini (processo non vinto solo per presunto "vizio di procedura", ehm.
Dal Belgio, nel Maggio di quest'anno, è giunta notizia da Gand di un "invito" redatto da un gruppo di artisti e anticlericali per un processo al Papa.
Anche in Polonia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, sono stati lanciati appelli (vedi quello di qualche anno fa della rivista magiara "Arancia") contro la censura operata da Stato e Chiesa cattolica su riviste, programmi TV, gruppi politici e culturali non graditi.
E come sempre, per far passare come legittimi i loro assalti, gli integralisti si servono del presupposto dogmatico che la maggioranza delle popolazioni siano fedeli ai loro principi; non per niente, anche in Italia, la Chiesa cattolica ha fatto pressioni sulle 'autorità', ed il pretore di Modena Persico, nel 1986, mise sotto inchiesta l'Associazione per lo Sbattezzo per verificare se fosse "legale" rifiutarsi di essere conteggiati/e tra le pecorelle al servizio di Wojtyla, iniziate alla "fede" col tradizionale rito,... in età non adulta.

Dada Knorr

note:
*ricordiamo la denuncia contro Roberto Benigni per il suo "Wojtylaccio" a Sanremo nel 1980; ed anche la persecuzione del film "La via lattea" di Luis Bunuel nel 1969, e contro il film "I Diavoli" di Ken Russel nel 1971. Ed ancora: le denunce al film "Je vous salue Marie" di Jean-Luc Godard nel 1985, ad "Ave Maria" di Jean Richard nello stesso anno. Contro il film di Sergio Nasca "Malia" nel 1976 e "Nel più alto dei cieli" di Silvano Agosti nel 1978. Contro "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese nel 1988 e contro "Brian di Nazareth" dei Monthy Pyton, oppure contro la canzone "Like a Prayer" di Madonna, contro varie vignette del "Satyricon" de La Repubblica, de "Il Male", contro la gag su San-Remo del trio Lopez-Marchesini-Solenghi; giungiamo sino al linciaggio simbolico da parte di una folla ben "istruita" contro la cantante irlandese Sinead O' Connor, colpevole d'aver osteggiato il Papa e quindi posta al bando in molti paesi... cattolici.
*Ida Magli - Sulla dignità della donna. La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla. Ed.Guanda 1993.

Per altre informazioni:
AAVV - Salman Rushdie, il silenzio dell'Occidente. Ed.Sonda 1992.
-"Coscienza e libertà" n. 2/1993, Dossier ONU e libertà religiosa.
-"Coscienza e libertà" n. 17/1991, sulla libertà religiosa nei paesi musulmani. PS: questa pubblicazione, dell'Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa, sono un continuo inneggiare alle doti del cattolicesimo!
-"Ketzerbriefe", 1988, bollettino periodico curato dalla allora "Bunte Liste" di Friburgo e da anticlericali tedeschi.

sabato 17 novembre 2007

7 DICEMBRE: SIT IN DI SOSTEGNO PER LUIGI TOSTI

Venerdì 7 dicembre alle ore 08,00 in Piazza Indipendenza a Roma il Giudice Luigi Tosti sarà nuovamente chiamato in causa dal CSM (dopo che l’udienza del 21 settembre era stata spostata). La sua unica colpa ? … Essere “troppo laico” !
Tutto iniziò quando tra il 2004 ed il 2005 il giudice decise di sospendere le udienze presso il tribunale di Camerino perchè non venne accolta la sua richiesta di rimuovere i crocifissi dalle aule di giustizia (e a tal fine rinunciò anche al proprio stipendio).
Questo gesto gli costò una lunga serie di ritorsioni da parte delle istituzioni per “sospensione pubblico servizio”.
Il Giudice Tosti non ha mai declinato le proprie responsabilità circa le proprie funzioni, ma lo stato italiano si è ben guardato dal riconoscere le proprie responsabilità nel garantire la laicità delle sue istituzioni.
Ancora oggi troppi cittadini si chiedono perchè in un’aula di tribunale debba essere esposto un simbolo religioso e non l’emblema della Repubblica Italiana a cui le nostre leggi e le nostre istituzioni dovrebbero fare riferimento.
Ancora oggi troppi cittadini si chiedono perchè un giudice (che desidera che il principio di laicità dello stato sia rispettato per tutti, soprattutto nelle aule di giustizia) sospende le udienze e viene giustamente perseguito per “interruzione di pubblico servizio”, mentre un farmacista o un medico dipendenti di strutture pubbliche che si dichiarano obiettori (e che finiscono per imporre agli altri i dettami della loro religione) possono tranquillamente sospendere un servizio pubblico senza che questo comporti per loro la minima sanzione.
Il 7 dicembre alle ore 08,00 in Piazza Indipendenza a Roma l’UAAR ci sarà!

Tutte le associazioni sono invitate ad aderire inviando la propria sottoscrizione all’indirizzo roma@uaar.it

giovedì 15 novembre 2007

VILIPENDIO ALLA RELIGIONE CATTOLICA: SEQUESTRATI DUE FORUM

tratto dal sito dell'aduc

Cosa e' successo

Il 16 novembre 2006 la Polizia Postale di Firenze ha posto sotto sequestro preventivo due forum del nostro portale Internet. Viene contestata la violazione dell'articolo 403 del Codice penale (offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone): "numerosi messaggi che offendono la religione cattolica anche mediante vilipendio di persone". La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania (Pubblico ministero, dott. Luigi Lombardo) ha ritenuto di procedere al sequestro preventivo "in quanto vi e' fondato pericolo che la permanenza in rete dei predetti messaggi possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso dato che chiunque puo' liberamente continuare ad immettere messaggi dello stesso contenuto".

Dove ha origine la denuncia

La denuncia che ha mosso la procura siciliana proviene dall'associazione Meter onlus. L'associazione di don Fortunato Di Noto ci aveva inviato pochi giorni prima un fax in cui ci accusava di pubblicare messaggi di "vilipendio della religione", offensivi per gli handicappati e di natura "hard-porno": "con questa nostra diceva il messaggio- non si invoca la censura (ce ne guarderemmo!) ma comunque la possibilita' di 'moderare' un forum che nel contesto dell'Aduc non credo possa contenere tali messaggi di 'tutela dei consumatori'". Nel contempo ci veniva comunicato che era gia' stata depositata una denuncia.

I forum sequestrati


Al posto dei due forum sequestrati, ora compaiono le scritte " GESU E - sottoposto a sequestro preventivo" e "LUCIO MUSTO, CASCIOLI, ALEX, ECCETERA... - sottoposto a sequestro preventivo", con, nel testo, le specifiche del sequestro stesso.



Perche' il sequestro preventivo e' infondato


Vediamo alcune delle frasi incriminate di cui parla don Fortunato Di Noto dell'associazione "Meter onlus", da cui e' partita la segnalazione alla Procura di Catania, e che lo stesso ha citato in alcune interviste.

"Voglio anch'io insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio." Riteniamo che il significato di queste parole non possa essere giudicato come un'istigazione ad "insultare, picchiare, rubare e mentire in nome di Dio". In verita', appare come un atto di accusa verso coloro che, proprio "nel nome di Dio", queste cose le hanno fatte. Si puo' non essere d'accordo, anche se la storia del cristianesimo, e della Chiesa cattolica in particolare, potrebbe suggerire altrimenti.

"Solo le mazzate capiscono i cristiani, solo le mazzate ..." Per Di Noto, questa e' istigazione a tirare mazzate ai cristiani. La frase, invece, sostiene -alla lettera- che i cristiani capiscono solo la violenza. Si puo' considerare questa una banale generalizzazione, ma non per questo si deve impedire di esprimerla attraverso la censura ed il carcere. Anche perche', storicamente, proprio la cristianita' ha dimostrato per prima di condividere questo pensiero, usando violenza inaudita (altro che "mazzate") per sradicare eresie al suo interno. Dovremmo quindi censurare parti importanti della storia della Chiesa cattolica perche' offensiva alla religione cattolica?

Le bestemmie. Quello che probabilmente da' piu' fastidio a Di Noto e al Procuratore sono le bestemmie contenute in uno dei due forum, che effettivamente ci sono. Ma bestemmiare non e' piu' un reato, e pertanto non giustifica un sequestro preventivo che ha lo scopo di prevenire la reiterazione di un reato che non c'e'.

"Impicchiamo tutti gli handicappati". Per quanto riguarda le offese ai diversamente abili (persone disabili o con handicap), sul piano giuridico non si tratta di vilipendio della religione. Risulta pertanto ingiustificato il provvedimento di sequestro preventivo sulla base dell'articolo 403 del codice penale.
Ma non e' certamente questo il motivo per il quale non abbiamo censurato questo tipo di interventi. Noi riteniamo che l'obiettivo sia quello di non dover piu' ascoltare o leggere frasi del genere non perche' proibite, ma perche' veramente nessuno le pensa. Ma per discutere ed eventualmente convincere le persone, e' necessario prima di tutto sapere cosa pensano. Se gli si impedisce di esprimersi, puo' apparire che tutti la pensino allo stesso modo, anche al modo giusto, ma gli episodi di violenza e disprezzo sulle persone diversamente abili poi si ripeteranno...inspiegabilmente.

Incostituzionalita'
L'articolo 21 della Costituzione, oltre a ribadire che "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure", recita:
"Si puo' procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorita' giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili."
In altre parole, la Carta fondamentale stabilisce che il sequestro possa avvenire non nel caso di un reato qualunque, ma di un delitto gia' previsto dalla legge sulla stampa (Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948). Il delitto di cui all'articolo 403 del Codice penale, con cui la Procura di Catania ha motivato il sequestro preventivo, non e' in alcun modo contemplato nella legge sulla stampa. Pertanto, il sequestro preventivo decretato dal PM Luigi Lombardo ed effettuato dalla Polizia Postale di Firenze e' un atto incostituzionale.
Cosa stiamo facendo


Interrogazioni parlamentari

Sul sequestro dei nostri forum e' stata presentata una prima interrogazione parlamentare da parte di sei deputati della Rosa nel Pugno il 18 novembre 2006. Il Governo non ha ancora offerto una risposta. L'8 novembre 2007, quasi un anno dopo, abbiamo presentato una seconda interrogazione parlamentare in quanto i forum rimangono censurati, anche nelle parti non ritenute illecite dallo stesso PM di Catania.

Istanza di riesame


Il 23 novembre abbiamo presentato istanza di riesame del provvedimento di sequestro presso il Tribunale del riesame di Catania. Questa prima istanza e' stata rigettata.

Istanza di dissequestro

Ad ottobre del 2007 e' giunta notizia che tre utenti intervenuti sui forum sequestrati sono stati raggiunti da avvisi di garanzia per vilipendio ad un culto religioso. In particolare, l'accusa del Pubblico Ministero riguarda nove frasi fra le migliaia contenute nei forum. Per questo l'8 ottobre 2007, abbiamo presentato nuovamente un'istanza di dissequestro dei due forum ad eccezione delle nove frasi incriminate. Anche questa volta, l'istanza e' stata rigettata dal Gip di Catania. Questa volta pero' il Gip, nelle sue motivazioni, ha fatto qualche palso fasso. Si e' infatti basato sull'articolo 406 del codice penale ("Delitti contro i culti ammessi nello Stato"), articolo che -cosa di non poco conto- non esiste (e' stato abrogato nel febbraio 2006 dalla legge n. 85). Inoltre, e' del tutto evidente che, qualora si sia ritenuto di dover procedere contro nove frasi contenute nei forum, le rimanenti -anche se critiche della religione cattolica romana- non costituiscono reato. Nonostante cio', il Gip ha ritenuto comunque che i forum nel loro complesso offendono "la religione della stragrande maggioranza degli italiani". Insomma, il nostro magistrato ha censurato integralmente i forum non gia' in base a leggi esistenti, ma ad una sua personalissima opinione. Contro questa decisione stiamo ricorrendo in appello.

Cosa faremo

In futuro e' evidente che affronteremo il giudizio a fronte alta, consapevoli di essere in prima linea per la liberta' d'espressione e di pensiero. Se oggi e' capitato a noi, domani potrebbero essere censurate preventivamente edizioni di quotidiani o riviste prima che arrivino alla stampa perche' contengono materiale che qualcuno ritiene offensivo nei confronti di una religione o magari di una parte politica. Continueremo a difenderemo la liberta' di esprimere anche le opinioni piu' ripugnanti, sempre che non vi sia in esse una concreta istigazione alla violenza. Ci pare fin troppo facile difendere la liberta' di parola solo di coloro che non riteniamo offensivi.



I forum dell'Aduc


Come funzionano

I forum dell'Aduc (Di' la tua), con una media attuale di 3-400 messaggi al giorno, non sono moderati e non prevedono l'iscrizione o la registrazione dei partecipanti. Sono liberi e dissertano di tutte le attualita' sociali, religiose, economiche e politiche. Ci permettiamo di non pubblicare solo quegli interventi che sono palesemente fuori tema (ad esempio messaggi di spam), o che istigano la violenza (per istigazione non intendiamo un semplice "ammazziamoli tutti", ma un vero e proprio intento di provocare violenza su qualunque persona o cosa).

Perche' non censuriamo gli interventi

Forse molti non sono in grado di apprezzarlo, ma l'apparente "incivilta'" di cui sono accusati alcuni interventi sui nostri forum ha molti difetti, ma anche alcuni straordinari pregi. Prima di tutto il merito storico, in quanto chi in futuro vorra' capire chi sono gli italiani del 2006 lo potra' fare molto meglio leggendo questi forum piuttosto che quelli moderati e filtrati. Basti pensare alle preziose testimonianze, talvolta anche offensive, lasciateci dagli abitanti di Pompei sui muri delle loro abitazioni.
E come negare che molte cose che si pensano spesso non si dicono se non quando protetti dall'anonimato?
L'esempio piu' calzante e' quello che riguarda banche, amministrazione pubblica, grandi gestori telefonici, ed altre attivita' commerciali, i cui dipendenti o utenti spesso si fanno avanti denunciandone le frodi in maniera privata. Magari lo fanno anche con offese o bestemmie, ma spesso rivelano realta' che altrimenti rimarrebbero nascoste. Un altro esempio e' la questione dell'immigrazione e dell'integrazione, su cui la nostra associazione e' quotidianamente impegnata. Per capire se in Italia siamo davvero tolleranti o se invece siamo anche un po' razzisti e xenofobi, basta farsi un giro sui nostri forum, senza dover piantare microfoni nascosti in piazza o al bar o fare costosissimi sondaggi. Le obiezioni e le opinioni, anche quelle che riteniamo piu' sbagliate ed offensive, ci aiutano a capire come gestire le tensioni create dal fenomeno migratorio, tensioni che mettono a rischio il processo di integrazione e la convivenza civile.
Questi forum rispecchiano molto fedelmente la nostra societa', e pertanto sono utili anche a chi sente la necessita' di cambiare le cose.
Soprattutto, non vogliamo noi ergerci a censori per modellare i forum a nostra immagine e somiglianza, o a immagine e somiglianza di una societa' "civile" che vorremmo ma che non sembra esserci.

liberi di non leggerli

I nostri forum hanno infine un'altra importante caratteristica. Se qualcuno ci offende in un bar, in una scuola, o in una piazza, non e' possibile evitarlo. I nostri forum invece, per chi li trova offensivi, possono essere evitati semplicemente non andandoli a leggere. Come del resto si puo' cambiare canale se troviamo offensiva la satira su un politico, sul Papa o su qualunque altro capo di Stato.



Un'ipotesi (non azzardata) sul perche' si e' giunti rapidamente al sequestro preventivo


La rapidita' e l'efficienza non sono le qualita' piu' comunemente apprezzate del nostro sistema giudiziario. Le migliaia di segnalazioni che i nostri utenti e consumatori fanno alla magistratura, alla polizia postale ed ai vari Garanti richiedono mesi o anni per ottenere risposte, quando le si ottengono. Quando la giustizia agisce rapidamente e' da accogliere con soddisfazione ed orgoglio, ma -francamente- anche con una certa perplessita'.
L'inusitata solerzia (poche ore o giorni dopo l'esposto di don Di Noto) con cui il magistrato della Procura di Catania ha disposto il sequestro per vilipendio della religione cattolica non ci puo' non far riflettere. Sui nostri forum ci sono, da anni, frasi che potrebbero essere ritenute offensive dai credenti di altre religioni, se non dagli appartenenti a quasi ogni istituzione, associazione (compresa la nostra), o gruppo di persone, ma si e' deciso di agire con urgenza solo sul fronte della religione cattolica.
Quanto accaduto va, a nostro avviso, a braccetto con la politica dello Stato del Vaticano (le intimazioni affinche' cessi la satira sul Papa), con quella del Parlamento italiano che ha bocciato la richiesta di far pagare le tasse alla Chiesa cattolica quando svolge attivita' commerciali e non di culto (come fanno gia' tutti gli imprenditori che operano in Italia), e vari episodi in cui le istituzioni appaiono prostrarsi alla Chiesa cattolica romana (no al divorzio veloce, imposizione del crocifisso nelle aule, annullamento del referendum sulla procreazione assistita, etc..).
Mala tempora currunt...

lunedì 12 novembre 2007

APPUNTAMENTI TOSTI DA NON PERDERE, LAICI A ROMA E A L'AQUILA

Luigi Tosti, Lettera a un cattolico

La tua presenza è molto importante a sostegno del magistrato Dr. Luigi Tosti il quale chiede allo Stato Italiano che vengano rimossi dalle aule giudiziarie i simboli religiosi per rispettare il principio supremo di laicità affermato dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo.

**Vieni anche tu con amici e familiari Giovedì 22 Novembre 2007 ore 9:00

al Tribunale de L’Aquila, Via XX Settembre**

il magistrato Dr. Luigi Tosti, gli amici della Rosa nel Pugno-Radicali, il movimento Axteismo, l’associazione Uaar, altri movimenti e associazioni saranno presenti.

**Vieni anche tu con amici e familiari Venerdì 7 Dicembre 2007 ore 9:00

al CSM Consiglio Superiore della Magistratura di Roma, Piazza Indipendenza**

ci sarà il tavolo di Sit-In per il magistrato Dr. Luigi Tosti, gli amici della Rosa nel Pugno-Radicali, il movimento Axteismo, l’associazione Uaar, altri movimenti e associazioni saranno presenti.

Comunicato del giudice Luigi Tosti

Grazie. Il 22 novembre 2007 ci sarà anche il dibattimento del secondo processo dinanzi al Tribunale dell’Aquila, al quale ho ovviamente reiterato la richiesta di rimuovere i crocifissi o, in subordine, di esporre il logo dell’UAAR, la menorà ebraica, il simulacro di Budda, la statua di Pallade Atena e le effigi di altre divinità atzeche, nordiche ed egizie, alle quali mi sono recentemente “convertito” dopo esserne rimasto “folgorato” durante un viaggio a Damasco. Per ora ho recuperato il logo dell’UAAR, una statua di budda e la menorà ebraica. Chiederò la parola per esporre le motivazioni giuridiche della richiesta, ricordando ai giudici che esiste la Costituzione, che esiste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, che esiste l’art. 3 della legge 654/1975 italiana che sanziona con la reclusione sino a tre anni gli atti di discriminazione religiosa e preannuncerò loro che, se non solleveranno conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale o, in alternativa, non appenderanno in modo permanente a fianco dell’idolo del Dio biblico incarnato (tale è Gesù secondo la dottrina ufficiale della Chiesa) questi miei simboli in ossequio al principio secondo cui TUTTE le ideologie religiose sono UGUALI ED HANNO PARI DIGNITA’ DINANZI ALLA LEGGE, mi rifiuterò di presenziare all’udienza, revocherò la nomina dei miei difensori di fiducia (non intendo subire processi da parte di un’Amministrazione della Giustizia italiana “RAZZISTA”) e mi recherò immediatamente presso la locale Procura della Repubblica di LAquila per formalizzare contro di essi la denuncia per il delitto di “discriminazione religiosa” previsto e punito dall’art. 3 della legge 654/1975 (se non altro per la curiosità di leggere -e poi pubblicizzare- le rocambolesche “motivazioni” con le quali i giudici “insabbieranno” questa mia denuncia).

Grazie ancora per il sostegno e cordiali saluti.

Luigi Tosti

tosti.luigi@yahoo.it

mobile 3384130312

Nella foto, il giudice Luigi Tosti (foto Campanella Lasca, no copyright)

Interviste, commenti, conferenze pubbliche e altro tel. 3393188116

Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici

http://nochiesa.blogspot.com

Privati e librerie che volessero richiedere il libro “Le religioni plagiano” di Vittorio Giorgini possono rivolgersi alla Arduino Sacco Editore www.arduinosacco.it codice libro ISBN 978-8889584-60-6.

Richiedi gratis la seguente documentazione in formato digitale scrivendo a:

axteismo@yahoo.it

L'EUTANASIA DI WOJTYLA E IL SILENZIO DELLA CHIESA

TRATTO DAL BLOG DI FREESPIRIT

Lina Pavanelli è un medico anestesista che ha diretto per anni la Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’università di Ferrara. Nel saggio pubblicato su MicroMega ha ricostruito l’andamento degli ultimi mesi della malattia del Papa seguendo la testimonianza più diretta, quella appunto del professor Buzzonetti, e mettendo a confronto le scelte cliniche che ne risultano con i principi di bioetica riaffermati anche di recente dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio, di cui era a capo il cardinal Ratzinger prima di diventare Papa). Principi che considerano eutanasia in senso proprio la mancata alimentazione artificiale, non solo nei confronti di un malato grave o moribondo, ma addirittura di un paziente in stato di coma vegetativo (cioè di una persona cerebralmente morta e di cui vengono tenute “in vita” solo alcune funzioni fisiologiche, attraverso macchine più o meno complesse: il riferimento era al caso dell’americana Terry Schiavo).

Attraverso questo minuzioso confronto, Lina Pavanelli ha messo in evidenza come:

a) la malattia di cui soffriva il Papa (morbo di Parkinson) ha un decorso noto e prevedibile, che pone ad un certo punto problemi di alimentazione e/o di respirazione, insolubili senza ausilio artificiale;

b)* il Papa non è morto per crisi respiratoria ma per deficit alimentare*;

c) le linee-guida mediche europee indicano chiaramente che per impedire una denutrizione che porta alla morte va inserito, con operazione ambulatoriale poco invasiva ed efficacissima, un sondino permanente in zona addominale;

d) tale intervento va compiuto “a tempo debito”, cioè non appena il paziente non riesce più ad alimentarsi normalmente. Un eventuale sondino naso-gastrico in fase più avanzata non ha efficacia adeguata;

e) ogni medico ha il dovere, per legge e secondo il codice di deontologia professionale, di informare il paziente sul decorso della malattia, le terapie possibili, le conseguenze del rifiuto delle stesse. Non mettere al corrente il paziente è penalmente rilevante (si rischia la galera, insomma);

f) è del tutto impensabile che l’equipe medica diretta dal professor Buzzonetti (una decina di eccellenti anestesisti-rianimatori italiani) abbia tenuto il Papa all’oscuro, violando clamorosamente la legge, oltretutto nei confronti di un paziente di tale rango;

g) la decisione di rifiutare il sondino permanente addominale è dunque stata presa da Karol Wojtyla in persona;

h) tale rifiuto ha accorciato al vita del Papa. Di quanto non possiamo sapere, se giorni, settimane o mesi. Ma è certamente la “causa” prossima della morte;

i) il sondino naso-gastrico, inserito alla vigilia della morte, arrivava a “tracollo” ormai irreversibile, e non rappresentava dunque quella alimentazione artificiale adeguata che la bioetica cattolica esige anche nei confronti di un corpo in stato di coma vegetativo (figuriamoci di un Papa ancora in vita)

venerdì 9 novembre 2007

Shhhh!!! Sulle coppie di fatto l'enciclopia treccani deve stare zitta!!!!!

tratto da ILMONDODIGALATEA
L’Enciclopedia Treccani ha deciso, alla voce “matrimonio” di inserire un aggiornamento, in cui si citano, fra le varie forme di convivenza more uxorio, le unioni di fatto.

Apriti cielo (è il caso di dirlo)! Immediatamente Isabella Bertolini, vicepresidente dei Deputati di Forza Italia innesca il tric e trac: «Il laicismo ed il relativismo, purtroppo già ben rappresentato dall'attuale maggioranza al Governo, arruola tra i propri adepti anche l'enciclopedia italiana più prestigiosa». Non è un complotto demo-pluto-giudaico, ma ‘sti comunisti sono proprio dappertutto, fa capire.

Battuto di pochi secondi nella corsa alla dichiarazione – è uno degli sport che gli riescono meglio, quasi quanto il salto sulla poltrona del barbiere per farsi rimettere in piega il ciuffo – Luca Volontè immediatamente chiosa: «La scelta è fuori luogo, non rispecchia la realtà sociale italiana e non tiene conto della chiarissima differenza sul piano giuridico e lessicale fra i due termini».

Qualcuno sia così cortese da spiegare ai due esponenti politici, dal momento che è chiara la loro ignoranza in materia, che una enciclopedia è un’opera che spiega i significati delle parole e delle locuzioni; e che non è proprio una invenzione della Treccani, ma risale ai tempi degli antichi romani, almeno, quella di considerare affini al matrimonio, sebbene regolate da leggi parzialmente diverse, le convivenze more uxorio, cioè, come spiega la dicitura a chi ha fatto anche sei mesi soli di latino in prima superiore, simili al matrimonio. Forme di convivenza alternative - e normate da leggi apposite - all’epoca antica erano considerate così poco offensive della pubblica morale che persino imperatori cristiani come Giustiniano riconoscevano ad esse il diritto di esistere; ne approfittavano pure, gli imperatori cristianissimi, come fece appunto il buon Giustiniano con la sua Teodora, prima di riuscire regolarmente a sposarla a dispetto del passato chiacchieratissimo che la signora teneva.

Dove sia dunque lo scandalo della voce enciclopedica sfugge, dunque, a meno che lo scandalo non consista nel fatto che una enciclopedia, facendo il suo mestiere, informi i suoi lettori che una cosa esiste, e che si intenda con un dato nome.

Culturalmente, lo ammetto, le posizioni della Bertolini e di Volontè sono coerenti con la loro matrice di riferimento: l’enciclopedia è nata da quella congrega di laicisti schifosi che erano gli Illuministi, sempre infoiati a voler divulgare il sapere ed interrogarsi su di esso; per i bravi cattolici, si sa, l’unico libro utile e concesso è quello del catechismo, e meglio se non viene letto da soli, ma con il parroco a lato, per evitare derive d’interpretazione che rischiano di portare a Lutero. La Bertolini e Volontè l’enciclopedia la subiscono come uno dei tanti brutti rospi che la modernità impone loro di ingoiare, con cristiana rassegnazione.

Ma già che c’è, ‘sta benedetta enciclopedia del caspita, almeno sia tenuta sotto controllo e non dia scandalo:l’ideale di Volontè e della Bertolini, evidentemente, è quello di una enciclopedia che nemmeno contempli voci sulle cose che a loro danno fastidio, e men che meno dica ai lettori che simili cose possono esistere in altre parti del mondo, anche se non (o non ancora) in Italia: una bella enciclopedia fatta di pagine bianche, per dire, sarebbe l’esempio di divulgazione perfetta.

sabato 3 novembre 2007

IL PAPA IN FARMACIA

Secondo l'attuale Pontefice i farmacisti, importanti intermediari tra medici e pazienti, avrebbero un «diritto riconosciuto» all'obiezione di coscien/a in caso sia loro richiesta la vendita di farmaci cori «chiari scopi immorali, come l`aborto e l`eutanasia». Non basta: agli stessi farmacisti spetta il compito di far conoscere le implicazioni etiche di alcuni farmaci, non essendo possibile anestetizzare le coscienze circa gli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona. Per fortuna che il coito interrotto non si vende in farmacia, qualcosa di utile ci rimarrà pur sempre a disposizione. Ritengo infatti improbabili, per ragioni di praticità, i controlli notturni di farmacisti cattolici muniti di apposita lanterna.
Dico questo, perché qui ci sta l`intera gamma delle metodologie anticoncezionali: la pillola classica, la pillola del giorno dopo, la minipillola, la spirale intrauterina, i vari progestinici deposito, tutto o quasi. Posso immaginare una sola conseguenza, a un disastro come questo: raddoppieranno gli aborti. Qualcuno potrebbe pensare che ho esagerato nell`elencare i metodi che sarà per lo meno molto difficile utilizzare se verrà varata una legge che renderà attuabile l`obiezione di coscienza dei farmacisti, ma non è così: c`è un medico cattolico, del quale non voglio citare il nome (ma che qualsiasi navigatore di Internet saprà riconoscere) che asserisce che anche la pillola classica agisce, di tanto intanto, impedendo l`impianto di un embrione, e anche se penso che la cosa accada assai raramente (avrei scritto, in una differente occasione, a ogni morte di papa) immagino che possa anche essere vero, soprattutto per che crede nell`esistenza del diavolo. Cerco invece di spiegare, da anni, senza alcun successo, che la pillola post-coitale non ha niente a che fare con l`inibizione dell`impianto e mi permetto di affermare che chi sostiene il contrario è in perfetta malafede. Potete trovare tutta la bibliografia medica dalla quale ricavo questa certezza in uno dei miei libri più recenti, anche se ammetto che questa mia apparente sicumera si basa sull`attuale consenso scientifico, che potrebbe modificarsi in un avvenire più o meno vicino: ma questa è la scienza medica, che di verità ne conosce ben poche e che si basa sui risultati delle sperimentazioni de delle ricerche. Ripropongo il concetto in questi termini: chi ritiene, allo stato attuale delle conoscenze, che la pillola dei giorno dopo inibisca l`annidamento dell`embrione (notate intanto che nessuno dice più che è abortiva) o dice bugie, o ignora la verità, o è stato mal informato (magari a bella posta).
Mi rendo conto di esagerare nel pessimismo: perché i farmacisti si possano dichiarare obiettori di coscienza e rifiutarsi, ad esempio, di vendermi la liquirizia (da ragazzo mi provocava interessanti sogni umidi, molto molto immorali) ci vuole una legge apposita, per il momento conta quanto ha dichiarato Caprino, segretario nazionale di Federfarma, che cioè «i farmacisti hanno l`obbligo di legge, dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a consegnarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile» , per cui l`obiezione di coscienza per i farmacisti «è inattuabile in Italia come in ogni altro Paese». Resta solo da capire se la sollecitazione del Papa è rivolta ai legislatori (preparate in fretta una legge che lo consenta) o ai farmacisti (violate la legge, ne avete il diritto morale). Questa seconda possibilità mi turba e mi stimola insieme: un Papa che invita a scegliere la via dell'illegalità è più di quanto avrei mai potuto sperare, mi autorizza a pensare in grande, parla alla parte più oscura della mia coscienza, già fondamentalmente anarchica. Per chiarezza, mi limito a ricordare al Pontefice che al mo- mento, in questo Paese, sono autorizzate solo alcune obiezioni di coscienza: per il servizio militare (obsoleta); per la sperimentazione sugli animali; per la legge 194 sull'interruzione di gravidanza; per la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Debbo ammettere, a questo punto, che questo ennesimo proclama pontificio non mi pare particolarmente azzeccato, sono certo che sa fare di meglio. Mi dà però l'occasione di parlare di alcune cose e ne approfitto. La prima cosa riguarda tutti i moralisti, inclusi quelli laureati in farmacia: capisco i grandi turbamenti che vi procura l'uso di farmaci sulle cui interferenze con la fertilità non tutto è perfettamente chiaro, e capisco l'ansia di perfezione e la ricerca di un pò di martirio personale che vi impongono di rifiutare persino il ricorso al principio di precauzione, ma mi chiedo come mai vi accanite su una povera compressa progestinica, della cui moralità posso darvi le più ampie garanzie, mentre non vi turba minimamente il fatto che un gran numero delle nostre nuove cittadine assumono chili di prostaglandine - acquistate in farmacia, non esiste un mercato clandestino - e poi abortiscono, alla faccia della morale e della legge, finendo spesso in ospedale a causa dei terribili effetti collaterali di questo farmaco. Queste povere donne vengono in farmacia con una regolare ricetta e dichiarano di soffrire di mal di stomaco: a nessun farmacista è mai venuto un briciolo di sospetto? A nessun moralista è passato per la mente che le ulcere gastriche sono diventate stranamente endemiche tra e prostitute rumene? Le prostaglandine sono incluse nell`elenco dei farmaci ai quali il Pontefice allude? Il secondo problema riguarda una mia personale curiosità di bioeticista. Negli ultimi tempi, discutendo con i miei colleghi cattolici sui problemi etici della procreazione assistita, mi è stato detto più volte che in realtà l`antico ostacolo della dignità della procreazione (cioè l`obbligo di non separare mai la vita sessuale da quella riproduttiva) non è poi più così fonda- mentale. Oggi, leggendo le ultime esternazioni del Pontefice, non trovo più alcun accenno alla condanna dei mezzi contraccettivi che si limitano a offendere questa dignità (i farmacisti ogni tanto vendono preservativi e diaframmi). È un caso? State cercando di dirmi qualcosa che io, per ottusìtà personale, non riesco a capire? Un po` di luce, per favore. Il terzo e ultimo problema riguarda - e non sarà certamente l`ultima volta che ne parliamo - questa questione dell`embrione "uno di noi". Recentemente ho raccontato, su vari giornali, la storia del referendum che è stato tenuto in Irlanda del 2002 per cambiare, su proposta del Governo, la norma costituzionale che stabilisce che la protezione della vita nascente comincia dal primo momento del concepimento. Se il referendum avesse avuto successo - il che non è stato anche se per una manciata di voti - la nuova norma sarebbe stata molto diversa, perché avrebbe posposto l`inizio della protezione al momento dell`impianto dell`embrione nell`utero della madre. Le conseguenze di questa modifica sarebbero state straordinarie e tutte contrarie alle posizioni ribadite dal Pontefice nella sua recente dichiarazione: sarebbe stata lecita ogni forma di inibizione dell`impianto, compresa quella attribuita alla spirale e alla pillola del giorno dopo, e sarebbero state autorizzate le ricerche sull`embrione in vitro, gli studi sulle staminali embrionali e le indagini genetiche pre-impiantatorie. Questo, tra l`altro, è proprio quel personalismo che John Bryant e John Searle definiscono relazionale, che non attribuisce né alla biologia né alle prestazioni funzionali il carattere dirimente della persona. Secondo questa ipotesi, molto amata da alcuni evangelici, sono le relazioni a rappresentare un tratto riassuntivo e qualificante, perché legano tra loro biologia e biografia della persona e rappresentano il passaggio di una soglia significativa anche secondo un`ottica teologica: dal momento in cui si connette con quella della madre, l`esistenza dell`embrione si collega con la comunità degli uomini. Spero di avervi almeno incuriositi. Ebbene la ragione di questa lunga digressione è legata al fatto che tutto l`episcopato irlandese, ripeto, tutto, vescovi ausiliari inclusi, si è schierato con il massimo fervore possibile in favore della modifica e, perciò, del personalismo relazionale, della pillola del giorno dopo, della spirale, delle staminali embrionarie eccetera, eccetera, eccetera. Ebbene, nessuno, fino a questo momento, ha commentato questi fatti. Ho però il diritto di avere qualche chiarimento. Non erano, i vescovi irlandesi, l`espressione più alta (si fa per dire) del cattolicesimo intransigente? Cosa capisce, a questo punto, un povero cristiano? Non è d`abitudine cosa migliore fare le pulizie in casa, prima di uscire a spazzare in cortile? Se poi qualche compagno vorrà sapere quali sono le ipotesi che sono state fatte su questa scelta dell`episcopato irlandese, così peculiare e così inattesa, mi scriva, gli risponderò personalmente, voglio evitare scandali pubblici. Anche se, a dire il vero, da quando un grande filosofo cattolico mi ha spiegato che l`inferno è anticostituzionale, mi sento molto più tranquillo.

di Carlo Flamigni

LIVIA TURCO: LA PAROLA DEL PAPA è AUTOREVOLE MA LA SOVRANITà APPARTIENE AL PARLAMENTO

Il presidente dell'Unione dei farmacisti cattolici, Pietro Uroda, lo ha detto chiaro e tondo: "Mai venduta la pillola del giorno dopo, Norlevo o Levonelle, nella mia farmacia". Ma all'indomani del richiamo del Papa all'obiezione di coscienza per i farmacisti rispetto alla vendita di farmaci con scopi «immorali», la polemica è infuocata tra chi afferma che è un dovere garantire tali farmaci a chi li chiede e chi, invece, invoca il diritto all'obiezione per la categoria, peraltro secondo alcuni già praticato. In testa ai sostenitori del «no» all'obiezione per i farmacisti è lo stesso ministro della salute Livia Turco: "La parola del Papa è autorevole, da ascoltare nella sua dimensione pastorale e profetica, ma quando si parla di legge - ha affermato - la sovranità appartiene al Parlamento". E ancora: "i farmaci prescritti dal medico - ha precisato il ministro - devono essere disponibili, non possono essere negati" e " la legge non prevede l'obiezione di coscienza dei farmacisti e credo che le norme siano sagge".
Una posizione, questa, condivisa da varie forze politiche: «Il servizio delle Farmacie - sottolinea il capogruppo dei Repubblicani Liberali e riformatori alla Camera, Giorgio La Malfa - è un servizio pubblico ed i farmacisti hanno il dovere di distribuire prodotti medicinali a chi ne fa richiesta». Chi esercita un servizio pubblico, come i farmacisti, «non può ergersi ad arbitro, decidendo cosa è morale e cosa non lo è», incalza Antonio Borghesi, deputato dell'Italia dei Valori. Il Papa «non può dettare il codice ai farmacisti» e le farmacie devono garantire il servizio pubblico, afferma anche Chiara Moroni (FI), e Luana Zanella dei Verdi sostiene che «non esiste il diritto all'obiezione di coscienza per i farmacisti». C'è chi va oltre: Donatella Poretti (Rnp) afferma che il cittadino può denunciare la mancanza del farmaco e Marco Cappato (Associazione Coscioni) afferma che l'associazione aiuterà i cittadini a denunciare gli eventuali farmacisti obiettori fornendo l'assistenza giuridica necessaria.
Dura reazione anche da parte del farmacologo Silvio Garattini: «Il Papa ha tutto il diritto di dire ai suoi quello che vuole, ma non può imporre a un Paese quello che deve fare». Sul fronte opposto Luisa Santolini (Udc): «L'obiezione - afferma -è prevista dalla legge in campo militare e sanitario, e i farmacisti fanno parte del personale sanitario». E in realtà, rileva il presidente del Movimento per la vita Carlo Casini, «1`obiezione di coscienza per i farmacisti esiste già, come dimostrano i molti casi in cui farmacisti sono stati chiamati in giudizio». E che la polemica sia aspra lo confermano pure le parole della vicePresidente dei deputati Forza Italia Isabella Bertolini: «Noi siamo per la difesa della vita e per questo ci impegneremo nelle sedi competenti per combattere l'uso della cosiddetta kill pill».
Polemiche a parte, ci sono i numeri che parlano. In Italia, nel 2006, sono state oltre 400.000 le pastiglie di Norlevo e Levonelle vendute, afferma il ginecologo ed esponete radicale Silvio Viale: sarebbero state molte di più se non vigesse l'obbligo della ricetta medica, peraltro già annullato in molti altri paesi. Ricetta, avverte l'esperto, che può rappresentare un grave ostacolo limitando l'efficacia del farmaco: il massimo dell'efficacia (95%) si ha infatti assumendo la pillola entro 12-24 ore dal rapporto a rischio. E insomma, una corsa contro il tempo e non avere a disposizione la ricetta al momento del bisogno, conclude Viale, può purtroppo fare la differenza.
La Gazzetta del Mezzogiorno

mercoledì 31 ottobre 2007

Il Papa: "Su aborto e eutanasia obiezione di coscienza ai farmacisti"

Esplicito il riferimento alla pillola del giorno dopo
Federfarma: obbligo di legge garantire i medicinali prescritti

tratto da La Repubblica on line

Papa Benedetto XVI
ROMA - L'obiezione di coscienza dei farmacisti è un "diritto riconosciuto" quando si tratta di fornire medicine "che abbiano scopi chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia". Benedetto XVI nel discorso rivolto oggi alla Federazione internazionale dei farmacisti cattolici, non pronuncia il nome della pillola abortiva, ma il riferimento sembra esplicito.

"L'obiezione di coscienza - ha detto il pontefice - è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo le scelte chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia".

All'inizio dell'anno, era stata l'udienza concessa ai vertici delle amministrazioni locali del Lazio, a dare l'occasione a Benedetto XVI per ribadire il proprio veto verso la pillola RU486. Alla vigilia di due manifestazioni promosse per difendere la legge sull'aborto e i Pacs, il pontefice ammonì che bisogna "evitare di introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la gravità dell'aborto come scelta contro la vita".

Ai farmacisti cattolici, Benedetto XVI oggi ha ribadito che "non è possibile anestetizzare le coscienze sugli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona. Il farmacista, importante intermediario tra medici e pazienti, deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, perchè ogni essere sia protetto dalla concepimento fino alla morte naturale".

Benedetto XVI ha affrontato anche il problema del progresso della medicina, che porta grandi benefici ma talvolta espone i pazienti ai rischi di una incontrollata sperimentazione. "Nessuna persona - ha scandito il Papa - può essere utilizzata in maniera sconsiderata come un oggetto per realizzare sperimentazioni terapeutiche".

In questo contesto, il Papa ha infine ripetuto il suo appello affinché i farmaci salvavita siano garantiti ai Paesi del Terzo mondo che non possono acquistarli: "E' necessario che le diverse strutture farmaceutiche, i laboratori e i centri ospedalieri abbiano la preoccupazione della solidarietà nell'ambito terapeutico, per permettere un accesso alle cure e ai farmaci di prima necessità a tutti gli strati della popolazione, in tutti i Paesi".

All'appello del Papa risponde il segretario di Federfarma, Franco Caprino: "E' un obbligo per i farmacisti, così come previsto dalla legge, garantire ai cittadini di trovare in farmacia i medicinali prescritti dal medico". Caprino sottolinea così il ruolo delle farmacie che per altro non possono fare obiezione di coscienza nella vendita di medicinali, come per esempio la pillola del giorno dopo, così come previsto dalla legge.

Secondo Caprino, infatti "interferirebbe con il lavoro e le decisioni del medico. E costringerebbe i cittadini alla caccia della farmacia in cui si possono acquistare i medicinali 'incriminati'. Una soluzione - conclude Caprino - che neppure i cittadini capirebbe o accetterebbero".

(29 ottobre 2007)

venerdì 26 ottobre 2007

OMOFOBIA: TERAPIA RIPARATIVA DELL'OMOSESSUALITà

TRATTO DAL BLOG DI ALESSANDRO CAPRICCIOLI

In risposta alle polemiche divampate intorno alla campagna antidiscriminazioni della Regione Toscana, il sito Cultura Cattolica non trova di meglio che proporre un’intervista al Dott. Joseph Nicolosi, psicoanalista e inventore della cosiddetta “terapia riparativa dell’omosessualità”.

Poiché un minimo di decenza è rimasta perfino a un laicista come me, mi astengo dal riportarvela integralmente e mi limito ad alcuni, significativi stralci:

Alcune persone sono nate con un deficit dell’attenzione, cecità o sordità, ritardo mentale, handicap fisici o con il gene della schizofrenia. Ma se anche sono nati in quel modo, noi non diciamo che Dio li ha fatti in quel modo e che devono essere così.

(…)

Implicitamente si sostiene che qualsiasi tipo di amore tra due persone sia sano e buono. Questo vorrebbe dire che non si deve giudicare l’amore di un pedofilo per un bambino, o l’amore di una donna sposata per il marito di un’altra donna.

(…)

In realtà la nostra identità più profonda non può mai essere omosessuale; allo stesso modo la nostra identità più profonda non può mai essere quella di un alcolista, di un sadomasochista o di un marito violento.

lunedì 22 ottobre 2007

Odifreddi censurato: la chiesa sta tentando di chiudermi la bocca!

tratto dal blog di Rosalba Sgroia

Lo spettacolo teatrale del prof. Piergiorgio Odifreddi ( del Comitato di Presidenza UAAR n.d.r.), dal titolo: Matematico e impertinente, inserito in un primo tempo nel cartellone del Teatro Cristallo di Bolzano, finanziato da Comune e Provincia, è stato "oscurato".

Il responsabile, Pio Fontana, ha giustificato tale taglio "perchè l'autore è ateo ed autore di un libro dissacrante, il famoso: Perchè non possiamo dirci credenti e men che mai cristiani, a cui non potevano essere esposti bambini, famiglie ed anziani".

Eppure la originale rappresentazione che col messaggio virtuale percorre la nascita e l'evoluzione della speculazione matematica esula dal discorso politico o religioso.

E' stata già presentata con successo a Brindisi e a Lecce, nell'ambito della manifestazione "La notte dei Ricercatori", promossa dalle università di 4 Regioni, dalla Commissione Europea. dall' Enea, dal CNR, dalla Confindustria, da tanti altri enti, Locali e non.

La misura censoria può essere liberamente messa in atto da un servizio pubblico?

Il bello è che il teatro è di proprietà di una parrocchia - guarda guarda - ma gestito dal Comune, come?, attraverso una associazione - riaperto con un investimento di denaro pubblico di quasi un milione di euro.

Ecco l'ispirato gioco delle parti, ecco la vera "compagnia di giro", ecco cosa sgorga dietro le quinte del Cristallo, su cui andrebbero interessati gli organi di controllo e di revisione contabile,nonchè la pubblica opinione democratica e laica.

Pensate se fosse stata oscurata l'opera di un artista credente che scandalo e che mobilitazione sarebbe stata messa sù, da quel fronte confessionale che contrassegna le istituzioni, la scuola, la società i mezzi di comunicazione, senza tributi, ma a caccia di contributi, ormai a totale, beato carico dello
Stato.

Il prof. Odifreddi resta quindi "Inquisito", fortunatamente senza alcuna pena "pertinente".

Giacomo Grippa Uaar ( Coordinatore Unione degli atei e degli
agnostici) Puglia

martedì 16 ottobre 2007

‘Avvenire’ ritorna sul pericolo di una scienza atea

Notizia di Raffaele Carcano tratta dal sito dell'UAAR

L’ateismo toglie evidentemente il sonno ai vescovi italiani. Non si spiegherebbe altrimenti l’insistenza con cui, dalle colonne di “Avvenire“, si lanciano preoccupati messaggi a proposito della sua diffusione. Nell’edizione di ieri è stato riproposto il pericolo di una “scienza atea”, con tanto di articolo allarmista di cui citiamo il passaggio principale:

I punti di vista che affermano che tra scienza e religione esiste una contrapposizione irriducibile, presentano una contraddizione epistemologica – che spesso si manifesta nelle forme di un contrasto tra persone che tuttavia condividono la medesima ostilità nei confronti della religione e sono convinte della loro inconciliabilità – e ricorrono a una serie di falsificazioni storiografiche. La contraddizione si presenta nella forma seguente. Da un lato si afferma che la religione è soltanto superstizione e dogmatismo, espressione del fondo irrazionale dell’animo umano, mentre la scienza è manifestazione piena della razionalità ed è l’unica via per l’acquisizione di verità oggettive. Si è arrivati al punto di affermare che la scienza è la “religione della verità” e che «all’assolutismo politico¬teologico, impantanato nelle sabbie mobili della rivelazione e della fede, va contrapposto non il relativismo filosofico ma l’assolutismo matematico e scientifico, fondato sulle rocce della dimostrazione e della sperimentazione» (Odifreddi). Dall’altro lato, invece, si condanna l’aspirazione religiosa alla verità come espressione di oscurantismo, in quanto l’idea stessa di “verità oggettiva” sarebbe assurda e improponibile. Dato che le opinioni circa i fatti reali sono necessariamente molteplici e poiché non esisterebbe alcun modo di decidere definitivamente tra di esse, se ne deduce che l’essenza della scienza è il relativismo, ovvero l’acquisizione di asserti provvisori e tutt’al più correggibili, ma che spesso debbono essere radicalmente abbandonati per altri asserti. Anzi, la scienza sarebbe “la” forma di conoscenza razionale, laica e antidogmatica proprio perché, per sua natura, è relativista. In tal senso essa si contrappone inevitabilmente al dogmatismo religioso. Questa posizione – che è sostenuta da una platea molto più larga della precedente – è difesa in Italia da persone come Giulio Giorello ed Enrico Bellone; anche se quest’ultimo, fino a pochi anni fa, era fautore acceso della linea precedente e aspro critico della microsociologia della scienza, che è il massimo baluardo della posizione relativista (valga per tutti citare David Bloor). La situazione è curiosa. Il contrasto tra i due punti di vista non potrebbe essere più evidente e, come mostra la prima citazione, i fautori della scienza come “religione della verità” (fautori del più rigido oggettivismo) rigettano il relativismo. I secondi articolano invece in modo diversificato la loro concezione relativista: nei casi più “moderati” sostengono che la scienza può proporre soltanto asserti in termini di probabilità (Giorello), nei casi più estremi adottano un modello naturalistico (biologico) dello sviluppo culturale, per cui anche le teorie scientifiche sono prodotto di strutture biologiche transeunti, il che pone il problema di come dare qualche carattere di persistenza e adattabilità a una cultura soggetta alle mutazioni ambientali, il quale «non è detto che abbia soluzione» (Bellone).

Non entro nel merito dei contenuti, rinviando al confronto Veronesi-Giorello che a questi temi dedica ampio spazio: ognuno poi la pensi liberamente come vuole. Ciò che mi preme far notare è che si tratta di un dibattito interno al mondo dei non credenti. Non solo: lo spunto a questo intervento è stato dato da un convegno di Magna Charta, il think tank periano degli atei devoti. E l’autore dell’articolo è Giorgio Israel, che non è (o perlomeno non era) un cattolico. Domanda: esiste ancora una cultura cattolica che non sia una rimasticatura di Agostino (IV-V secolo) e Tommaso (XIII secolo)?

IL CREAZIONISMO NON è SCIENZA E VA VIETATO

tratto da La Repubblica.it

WASHINGTON - Un giudice federale ha deciso che il cosiddetto 'disegno intelligente' non può essere insegnato nelle classi di scienze delle scuole pubbliche negli Stati Uniti. Il verdetto è stato pronunciato ad Harrisburg, capitale della Pennsylvania.
Il giudice distrettuale John E. Jones III ha giudicato che il Consiglio scolastico dell'Area di Dover, in Pennsylvania, ha violato la Costituzione decidendo di inserire nei programmi di scienze il 'disegno intelligente', cioè il principio che la vita sulla Terra fu generata da una causa intelligente non identificata. Un principio che mira ad escludere le teorie di Darwin.

Otto famiglie fecero causa contro il Consiglio scolastico, che, nelle ultime elezioni, nel novembre scorso, è stato bocciato in blocco: la tesi dei ricorrenti era che il 'disegno intelligente' non è una vera e propria teoria scientifica, ma piuttosto un travestimento del creazionismo biblico che, quindi, viola la separazione costituzionale tra Chiesa e Stato.

L'insegnamento sul 'disegno intelligente' venne imposto agli studenti prima di seguire i corsi sull'evoluzione. La dichiarazione da sottoporre agli studenti dice che la teoria di Charles Darwin "non è un fatto" e ha "vuoti" che non sono stati ancora spiegati.
(20 dicembre 2005)

Il Consiglio d’Europa sul creazionismo: “Non insegnatelo”

tratto dal sito dell'UAAR

I parlamentari dei 47 paesi del Consiglio d’Europa hanno invitato i loro governi ad “opporsi fermamente” all’insegnamento del creazionismo - che nega l’evoluzione delle specie per mezzo della selezione naturale - come disciplina scientifica equivalente alla teoria dell’evoluzione. Il Consiglio d’Europa, istituito il 5 maggio 1949, con lo scopo di favorire la creazione di uno spazio democratico e giuridico comune in Europa, ha tra i suoi fini istitutivi quello di tutelare i diritti dell’uomo e la democrazia pluralista e garantire il primato del diritto e di favorire e incoraggiare la consapevolezza dell’identità culturale europea e della sua diversità. Proprio in questo senso l’assemblea del Consiglio d’Europa ha dichiarato (nella risoluzione passata con 48 voti contro 25 durante la sessione plenaria di giovedì a Strasburgo): «Se non stiamo attenti, il creazionismo può diventare una minaccia per i diritti umani». […] Il rapporto fa riferimento ad esempi in Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, nei Paesi Bassi, in Polonia, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia e nel Regno Unito. Fu proprio l’ex ministro dell’Istruzione Letizia Moratti una delle più strenue avversarie del darwinismo. Con la circolare n. 29 del 5/3/2004, nelle «Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola secondaria di primo grado» fece scomparire ogni cenno alla teoria dell’evoluzione di Darwin. Non fu una svista, né una dimenticanza. Nel suo piano Darwin non si sarebbe più studiato. In più cercò, basandosi sull´accordo del 23 ottobre del 2003 tra il Ministro dell´Istruzione e la Conferenza Episcopale Italiana, di far spiegare l’origine dell’uomo nell’ora di religione dai cui programmi spira forte il vento “creazionista”. […]

LA RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO D'EUROPA SUL CREAZIONISMO

tratto dal sito dell'UAAR

Pubblichiamo una traduzione, gentilmente fornitaci dal nostro amico Roberto (che ovviamente ringraziamo), della risoluzione con cui l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha bocciato il creazionismo e promosso la diffusione dell’evoluzionismo.

I PERICOLI DEL CREAZIONISMO NELL’ISTRUZIONE

RISOLUZIONE 1580/2007
Adottata nella seduta n° 35 del 4 ottobre 2007.
Vedi Documento 11375 del 12 giugno 2006 - Relazione del Comitato sulla Cultura, Scienza ed Istruzione.

1 Lo scopo di questa risoluzione non è quella di combattere una fede: il diritto alla libertà di credo non lo permetterebbe. L’obiettivo è di mettere in guardia contro alcuni tentativi di far passare una Fede come una Scienza. E’ necessario mantenere separate la Fede e la Scienza. Ciò non è una questione di antagonismo. Scienza e Fede possono coesistere. Non c’è motivo di contrapporre fede e Scienza, ma è necessario prevenire che il Credo si opponga alla Scienza.

2 Per molte persone la Creazione, come parte del proprio Credo religioso, dà un significato alla propria vita. Tuttavia, l’Assemblea Parlamentare è preoccupata per i cattivi effetti della diffusione delle idee creazioniste nei sistemi educativi, e delle conseguenze per le nostre democrazie. Se non stiamo attenti, il Creazionismo può diventare una minaccia dei diritti umani, che sono il principale pensiero del Consiglio d’Europa.

3 Il Creazionismo, nato come negazione della evoluzione della specie mediante la selezione naturale, è stato per parecchio tempo un fenomeno quasi esclusivamente americano. Oggi, le idee creazioniste cercano di prendere piede in Europa, e la loro diffusione riguarda alcuni stati membri del Consiglio d’Europa.

4 Oggi, il primario obiettivo dei creazionisti, quasi tutti cristiani o musulmani, è l’istruzione. I creazionisti stanno tentando di fare in modo che le loro idee siano inserite nei programmi scientifici delle scuole. Il Creazionismo, tuttavia, non può ingannevolmente reclamare di diventare una disciplina scientifica.

5 I creazionisti sostengono il sicuro carattere scientifico di alcuni punti delle loro teorie, ed affermano che la teoria dell’Evoluzione è solo una interpretazione fra le altre. Essi accusano gli evoluzionisti di non fornire sufficienti prove per stabilire che la teoria dell’evoluzione sia scientificamente valida. Al contrario, essi difendono le loro tesi come scientifiche. Al proposito, non forniscono nessuna testimonianza, né analisi oggettive.

6 Noi siamo consapevoli delle sfide che si sviluppano fra le teorie e le conoscenze circa la natura, l’evoluzione, le nostre origini ed il nostro scopo nell’Universo

7 C’è un rischio reale di seria confusione, nell’introdurre nelle menti dei nostri bambini ciò che ha a che fare con credenze, convinzioni ed ideali, insieme ad argomenti che riguardano la conoscenza scientifica. Il principio che “tutte le cose sono uguali” può sembrare allettante e tollerante, ma nei fatti esso è pericoloso.

8 Il Creazionismo ha parecchi aspetti contraddittori. L’idea del “Disegno Intelligente”, che è l’ultima raffinata versione del Creazionismo, non può negare un certo grado di evoluzione. Il “Disegno Intelligente”, prospettato in forme sempre più sottili, tenta di mostrarsi in un quadro scientifico, ed il pericolo è proprio in questa bugia.

9 L’Assemblea ha costantemente dichiarato che la Scienza è di fondamentale importanza. La Scienza ha reso possibili considerevoli miglioramenti nelle condizioni di vita e di lavoro, ed è un notevole fattore di sviluppo economico, tecnologico e sociale. La teoria dell’Evoluzione non ha nulla a che vedere con le rivelazioni divine, ma è costruita sui fatti.

10 Il Creazionismo pretenderebbe di essere basato sul rigore scientifico. Al momento, i metodi impiegati dai creazionisti sono di tre tipi: affermazioni puramente dogmatiche; uso distorto di citazioni scientifiche, a volte illustrate con magnifiche fotografie; ed infine appoggiandosi a più o meno noti scienziati, molti dei quali non sono specialisti in queste materie. Con questi mezzi i creazionisti tentano di convincere gli inesperti, e seminano dubbi e confusioni nelle loro menti.

11 L’evoluzione non è semplicemente il tema dell’evoluzione della popolazione umana. Negare questo può avere serie conseguenze nello sviluppo delle nostre società. I progressi nella ricerca medica, con l’obiettivo di combattere le malattie infettive come l’AIDS, sono impossibili, se viene negato il principio dell’evoluzione. Non si può essere pienamente informati dei complicati rischi legati al notevole declino della biodiversità e nei cambiamenti climatici, se i meccanismi dell’evoluzione non sono conosciuti.

12 Il nostro mondo moderno è basato su una lunga storia, nella quale lo sviluppo delle scienze e della tecnologia ha avuto una parte importante. Naturalmente, le regole scientifiche non sono ancora ben conosciute, e questo probabilmente alimenta lo sviluppo dei fondamentalismi e degli estremismi. Il rifiuto della Scienza è senza dubbio la più seria minaccia dei diritti umani e civili.

13 I movimenti che si oppongono alla teoria dell’evoluzione e nei confronti dei suoi sostenitori, hanno spesso origine da forme di estremismi religiosi che sono strettamente legati con movimenti politici di estrema destra. I movimenti creazionisti possiedono un forte potere politico. Alla base delle dispute - e questo è stato denunciato in parecchie occasioni - c’è che molti sostenitori del Creazionismo intendono sostituire la Democrazia con la Teocrazia.

14 Tutti i più autorevoli esponenti delle principali religioni monoteistiche hanno adottato un atteggiamento piuttosto moderato. Per esempio, Papa Benedetto XVI, come il suo predecessore Papa Giovanni Paolo II, apprezza il ruolo della Scienza nell’evoluzione dell’umanità, e riconosce che la teoria dell’evoluzione è “più che un’ipotesi”.

15 L’insegnamento di tutti i fenomeni inerenti l’Evoluzione come fondamentale teoria scientifica è quindi decisivo per le nostre società e per le nostre democrazie. Per questa ragione essa deve occupare una posizione centrale nei programmi scolastici, specialmente in quelli scientifici, dato che, come qualsiasi altra teoria, essa deve assoggettarsi ad accurati esami scientifici. L’Evoluzione è presente dappertutto, dall’eccesso di prescrizioni degli antibiotici, che causano l’emergenza della resistenza dei batteri, all’abuso dei pesticidi, che causa la mutazione degli insetti, per cui dopo qualche tempo i pesticidi non hanno effetto.

16 Il Consiglio d’Europa è consapevole dell’importanza dell’insegnamento delle tradizioni e delle religioni. In nome della libertà di espressione e del credo individuale, le idee creazioniste e le altre opinioni teologiche possono essere valide come complementi dell’educazione culturale e religiosa, ma non possono pretendere rispettabilità scientifica.

17 La Scienza offre un’insostituibile preparazione al rigore intellettuale. Essa non cerca di spiegare “perché le cose sono”, ma di capire come queste funzionano.

18 Le ricerche sullo sviluppo dell’influenza del Creazionismo dimostrano che le contese fra Creazionismo ed Evoluzione vanno parecchio oltre il dibattito intellettuale. Se noi non stiamo attenti, i valori che sono alla base del Consiglio d’Europa saranno minacciati dal fondamentalismo creazionista. Fa parte del ruolo del Consiglio reagire, prima che sia troppo tardi.

19 Pertanto, l’Assemblea Parlamentare raccomanda agli stati membri, ed in particolare alle loro Autorità preposte all’istruzione:

1.1 di difendere e promuovere la conoscenza scientifica;

1.2 di rafforzare l’insegnamento dei fondamenti della Scienza, la loro storia, la filosofia dei metodi che affiancano l’insegnamento degli obiettivi della conoscenza scientifica;

1.3 di rendere la Scienza più comprensibile, più attraente e legata alla realtà del mondo contemporaneo;

1.4 di opporsi fermamente all’insegnamento del Creazionismo come una disciplina scientifica sullo stesso piano della teoria dell’evoluzione, ed in generale di contrastare ogni introduzione di idee creazioniste in qualsiasi disciplina, al di fiori dell’insegnamento della religione;

1.5 di promuovere l’insegnamento dell’evoluzione come una fondamentale teoria nei programmi scolastici.

20 L’Assemblea approva la Dichiarazione che le 27 Accademie delle Scienze dei paesi membri del Consiglio d’Europa hanno sottoscritto nel giugno 2006, in merito all’insegnamento dell’evoluzione, e sollecitano le Accademie delle Scienze che ancora non lo hanno fatto, ad attuare ciò che è riportato nella risoluzione

lunedì 24 settembre 2007

LA CAMPAGNA DI AXTEISMO PER TOGLIERE I PROVILEGI ALLA CHIESA CATTOLICA

Lo Stato Italiano discrimina i cittadini: Segnalazione alle commissioni d’Europa.
Segnalazione alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa di atti e comportamenti discriminatori posti in essere dallo Stato Italiano. Migliaia di lettere inviate alle Commissioni d’Europa. Chiesto l’intervento di Bruxelles e Strasburgo.

Roma - “Basta coi privilegi politici ed economici dati dallo Stato Italiano a mani piene alla Chiesa Cattolica-Stato Vaticano. Basta, è ora di finirla. Quattro volte basta.” commenta Ennio Montesi, scrittore e fondatore di Axteismo, movimento internazionale di libero pensiero
http://nochiesa.blogspot.com “Considerato che i ‘Pappamentari’ di Montecitorio e dintorni, tranne rare eccezioni, non muovono un dito a difesa dei cittadini e a salvaguardia della laicità dello Stato, abbiamo deciso di agire da soli, come liberi cittadini, rivolgendoci direttamente alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa. Sono privilegi insopportabili che discriminano i cittadini di altre religioni, gli atei e gli agnostici”. E’ partita una grande campagna di informazione che sta investendo le Commissioni di inchiesta e di vigilanza internazionali di Bruxelles e di Strasburgo. Privilegio 1: il solo simbolo del “Crocifisso” viene affisso in Italia in tutti i Tribunali, negli Ospedali pubblici, nelle Scuole pubbliche di qualsiasi grado, nelle Amministrazioni Pubbliche, sia centrali che periferiche, come Comuni, Province, Prefetture. Perché gli altri simboli religiosi e i simboli atei non possono essere affissi negli stessi luoghi accanto al Crocifisso? Privilegio 2: nelle Scuole Pubbliche materne (bambini dai 3 ai 5 anni), elementari (dai 6 ai 10 anni), medie (dagli 11 ai 13 anni) e superiori (dai 14 ai 18 anni), viene insegnata la sola religione “cattolica” mentre le altre religioni e l’ateismo non vengono insegnati. Privilegio 3: alla Chiesa Cattolica-Stato Vaticano, attraverso il prelievo coatto dell’8 x 1000 dalle entrate fiscali, viene accordato un privilegio economico che ammonta, attualmente, a circa 2.000 (duemila) milioni di euro: alle associazioni degli atei e degli agnostici e alla maggior parte delle altre confessioni religiose (salvo l’ebraica, la valdese, i testimoni di geova) è stato espressamente negato lo stesso diritto. Privilegio 4: la Chiesa Cattolica e lo Stato Vaticano beneficiano di esenzioni fiscali relative alla tassa dell’ICI per gli immobili e di altre esenzioni, anche relative al pagamento di somministrazione di beni e servizi che tutti gli italiani, invece, sono costretti a pagare. La cosa è semplice e pratica: è stata preparata la ‘Lettera Bastaprivilegichiesacattolica’ (sotto riportata in formato PDF) che illustra privilegi e dettagli. Ogni cittadino è sufficiente che stampi due copie della lettera, metta i propri dati, firmi e spedisca la lettera in busta chiusa agli indirizzi. Niente email per questa campagna, ma lettere cartacee tradizionali che saranno protocollate e inoltrate alle varie commissioni internazionali. “Abbiamo elencato solo quattro punti di privilegi” sottolinea Montesi, “anche se sono molti di più ma, per ora, ci accontentiamo che vengano eliminati questi quattro vergognosi. Inutile perdere tempo aspettandoci sostegno dalla casta della politica impegnata a tenersi forte dalla storica onda Anti-tumorale Grillo, il Beppe Garibaldi d’Italia. Noi cittadini possiamo scavalcare da soli la chiavica del ‘Pappamento’ italiano affidando la situazione alle varie commissioni internazionali. I cittadini sono sovrani e non sudditi dello Stato Italiano e non possono essere costretti con l’arroganza e la violenza a sopportare e subire le imposizioni elencate. Lo Stato Italiano concede alla Chiesa Cattolica-Stato Vaticano privilegi discriminando e ledendo i diritti di tutti i cittadini, diritti che sono inviolabili e sanciti dalla Costituzione Italiana e dalla Carta per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo. La situazione è insostenibile ed è opportuno che le Commissioni internazionali si attivino obbligando lo Stato Italiano a cancellare i privilegi discriminatori.” Chiunque può richiedere la ‘Lettera Bastaprivilegichiesacattolica PDF’ scrivendo a: axteismo@yahoo.it

Interviste, commenti, conferenze pubbliche e altro tel. 3393188116
Fonte: http://nochiesa.blogspot.com
Diffusione: Axteismo Press l'Agenzia degli Axtei, Atei e Laici
http://nochiesa.blogspot.com

Richiedi gratis la Lettera BASTAPRIVILEGICHIESACATTOLICA in formato PDF già pronta a:

axteismo@yahoo.it

si invita alla massima diffusione e pubblicazione

Lettera Bastaprivilegichiesacattolica
ogni cittadino stampi 2 copie di questa lettera mettendo i propri riferimenti, firma
e le invii separatamente in buste chiuse agli indirizzi:

Alla Commissione Europea
rue Archimède 73
B-1049 Bruxelles - Belgio

Al Consiglio d'Europa
Avenue de l’Europe
67075 Strasbourg Cedex - Francia

OGGETTO: Segnalazione alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa di atti e comportamenti discriminatori posti in essere dallo Stato Italiano ai danni dei cittadini non credenti o credenti in religioni diverse da quella cattolica.

Come cittadino di nazionalità e residenza italiana denuncio e segnalo alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa che la mia persona e la mia famiglia sono gravemente discriminati a seguito degli ingiustificabili privilegi che il Governo Italiano concede alla Chiesa Cattolica-Stato Vaticano a discapito di tutti i cittadini atei, agnostici o che professano religioni diverse da quella cattolica. Questa discriminazione viene perpetrata dall’Italia nonostante che l’uguaglianza e la pari dignità di qualsiasi ideologia religiosa o filosofica siano riconosciute come un diritto inviolabile del singolo individuo sia dalla Costituzione della Repubblica Italiana (articoli 3 ed 8) che dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo” (art. 9 e 14), quest’ultima ratificata dall’Italia con legge n. 848/1955. In particolare, in Italia la Chiesa Cattolica-Stato Vaticano beneficia e gode dei seguenti, intollerabili, privilegi che determinano un’illegittima discriminazione ai danni degli atei e/o dei credenti in altre religioni.

Privilegio 1 - In primo luogo il simbolo religioso del “Crocifisso” viene affisso in Italia in tutti i Tribunali, negli Ospedali pubblici, nelle Scuole pubbliche di qualsiasi grado, nelle Amministrazioni Pubbliche, sia centrali che periferiche, come Comuni, Province, Prefetture, peraltro in applicazione di norme regolamentari e circolari dell’epoca FASCISTA. Questo simbolo uniconfessionale viene coattivamente imposto a tutti gli italiani non credenti e credenti in altre religioni, mentre a questi ultimi viene tassativamente vietato di affiggere negli stessi luoghi pubblici i propri simboli ideologici o religiosi, cioè di godere degli stessi diritti e della stessa dignità accordati dall’Italia alla “superiore” religione Cattolica. Questo comportamento discriminatorio dello Stato italiano è stato peraltro censurato come illegittimo dalla Corte di Cassazione penale nella sentenza n. 4273 del 1.3.2000: ciò nostante il Ministro dell’Interno, il Ministro della Giustizia ed il Ministro della Pubblica Istruzione si sono rifiutati di adeguarsi a questa pronuncia, al punto tale che un giudice italiano, il dott. Luigi Tosti del Tribunale di Camerino, residente a 47900 Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38, che aveva chiesto che i crocifissi venissero eliminati dalle aule giudiziarie in ossequio al principio di laicità o che, in subordine, venisse autorizzato ad esporre accanto al crocifisso la menorà ebraica e il simbolo dell’Associazione U.A.A.R. (Unione Atei, Agnostici Razionalisti), in ossequio al principio di eguaglianza e non discriminazione, è stato condannato alla pena di sette mesi di reclusione in carcere, è stato interdetto dai pubblici uffici, è stato sospeso sin dal 1.3.2006 dalle funzioni di giudice e dallo stipendio, è stato dichiarato “inidoneo” alle funzioni superiori di magistrato di cassazione e, infine, è stato sottoposto a ben due procedimenti disciplinari.

Privilegio 2 - Nelle Scuole Pubbliche materne (bambini dai 3 ai 5 anni), elementari (dai 6 ai 10 anni), medie (dagli 11 ai 13 anni) e superiori (dai 14 ai 18 anni), viene insegnata la sola religione “cattolica”, peraltro ad opera di insegnanti che sono scelti dai vertici della Chiesa Cattolica ma assunti dallo Stato italiano e pagati con danaro di tutti i contribuenti italiani, cioè anche di quelli atei, agnostici o credenti in religioni diverse da quella cattolica. Anche qui la discriminazione - e quindi la violazione degli artt. 9 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo - è palese, dal momento che lo Stato italiano non accorda ai cittadini ed alle confessioni diverse da quella cattolica gli stessi diritti e la stessa dignità.

Privilegio 3 - Alla Chiesa Cattolica-Stato Vaticano, attraverso il prelievo coatto dell’8 x 1000 dalle entrate fiscali, viene accordato un privilegio economico che ammonta, attualmente, a circa 2.000 (duemila) milioni di euro: alle associazioni degli atei e degli agnostici e alla maggior parte delle altre confessioni religiose (salvo l’ebraica, la valdese, i testimoni di geova) è stato espressamente negato lo stesso diritto, cioè il diritto di partecipare alla spartizione dell’8 per mille. Anche qui la discriminazione - e quindi la violazione degli artt. 9 e 14 della Convenzione - è palese, dal momento che ai cittadini atei, agnostici, islamici, buddisti ed alla maggior parte di coloro che professano religioni diverse da quella cattolica è negato il diritto di destinare una quota delle entrate fiscali alle loro associazioni ideologiche o religiose.

Privilegio 4 - La Chiesa Cattolica e lo Stato Vaticano beneficiano di esenzioni fiscali relative alla tassa dell’ICI per gli immobili e di altre esenzioni, anche relative al pagamento di somministrazione di beni e servizi che tutti gli italiani, invece, sono costretti a pagare, nonché di un’altra infinità di finanziamenti, più o meno occulti e/o mascherati, che vengono erogati da amministrazioni statali, periferiche, regionali, provinciali e comunali, in barba al principio di eguaglianza.

Tutti questi privilegi a favore della Chiesa Cattolica-Stato Vaticano ledono gravemente il mio diritto di cittadino all’eguaglianza ed alla non discriminazione da parte dello Stato Italiano. Chiedo alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa di intervenire in maniera determinante affinché sia restituita pari dignità a tutti coloro che non si identificano nella religione cattolica o in nessuna religione. Conseguentemente rivolgo un invito a che vengano aperte indagini ufficiali da parte delle Vostre Commissioni di inchiesta e di vigilanza sul conto dell’operato dello Stato italiano.
Confido nella grande serietà che Vi contraddistingue, Vi ringrazio e Vi porgo distinti saluti.
Data …… / …… / …….….

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