martedì 7 agosto 2007

OMOFOBIA: COS'è? COME SI RIPRODUCE?

Nostro reportage sui crimini che colpiscono le minoranzedi Raffaella ZajottiORVIETO - Il primo ad utilizzare il termine omofobia fu George Weinberg nel 1969 per indicare il “complesso delle reazioni ostili nei confronti di gay e lesbiche”. Nello stesso periodo Gregory Harek coniava il termine eterosessismo, “sistema ideologico che nega, svaluta e stigmatizza ogni tipo non eterosessuale di condotta, identità, rapporto o comunità” Questo passaggio è molto importante perché non vuole più il pregiudizio sessuale come legato esclusivamente ad una fobia, ad un’ansia individuale legata all’omosessualità, ma ne vede il più ampio sintomo di un fenomeno sociale ben determinato. È dunque la società che sostiene un sistema di pregiudizio sessuale agendo su un doppio fronte: l’omosessualità rimane culturalmente invisibile e quando emerge viene attaccata dalla società. Gli spazi sociali riservati agli omosessuali sono estremamente limitati, la gente comune ignora la loro presenza e la maggior parte dei paesi non concede loro gli stessi diritti, questo crea un circolo vizioso di ignoranza e stigmatizzazione. Ad esempio, mentre gay e lesbiche, nella maggior parte del globo, non possono godere dei benefici sociali e legali legati al matrimonio, sono accusati dalla stessa società di promiscuità ed incapacità di relazioni durature. Queste società contraddittorie creano norme e regole di comportamenti da cui sono esclusi i gruppi minoritari, che oltretutto vengono considerati deviati. Nella cultura eterosessista, inoltre, ogni riferimento ad artisti, filosofi, scienziati omosessuali è stato prudentemente eliminato. Molti accettano gay e lesbiche purché stiano zitti e buoni, non parlino della propria vita privata e dei loro affetti, creando imbarazzo, questa è la paura della visibilità. Esistono poi atteggiamenti espliciti di questo atteggiamento, come il pronunciamento di Margaret Thatcher del 1988 ( articolo 28 della legge sul Governo Locale), che proibisce espressamente di impartire un’educazione tollerante sulla diversità sessuale nelle scuole pubbliche. A livello individuale l’azione dell’eterosessismo culturale investe gli atteggiamenti negativi di coloro che utilizzano atteggiamenti aggressivi nei confronti dei non eterosessuali. I “crimini di odio” sono quelli che colpiscono le minoranze ( razziali, religiose etc.) e quelli che coinvolgono le persone omosessuali sono i più crudeli e feroci, come dimostrato dai fatti accaduti in Italia in questi ultimi mesi. In questi crimini di odio gli omosessuali rappresentano un simbolo per persone che dichiarano di non conoscere omosessuali (92-94% secondo la stima di una ricerca americana).Questo simbolo rappresenta un’espressione di valori, perché permette alle persone di affermare la propria adesione ad una serie di idee, profondamente legate al loro concetto di sé, ed è insieme un’espressione sociale, perché l’individuo sente in questo modo di appartenere ad un gruppo, ottenendo la stima e l’approvazione di coloro che per lui sono importanti ( famiglia, vicini, compagni di classe). A volte si riscontrano negli aggressori atteggiamenti egodifensivi, l’individuo, negando l’omosessualità nell’altro, nega insieme la sua, e col gesto aggressivo calma la sua ansia rispetto alla sua identità sessuale. L’atteggiamento forse più potente dell’eterosessismo della società resta comunque la cosiddetta omofobia interiorizzata, ovvero tutti gli atteggiamenti negativi interiorizzati dagli omosessuali stessi. Crescendo in un ambiente eterosessista che rifiuta e critica tutto ciò che non è eterosessuale, gli omosessuali interiorizzano inconsciamente questa negatività, che mina profondamente le loro forze e risorse psichiche. Forse non sono così frequenti i messaggi che rifiutano esplicitamente l’omosessualità, ma ce ne sono un’infinità che sicuramente non l’appoggiano: i personaggi omosessuali o bisessuali che appaiono al cinema sono per lo più negativi o ridicoli, e si sorvola in modo eclatante su i loro sentimenti, sulla loro vita, sulla loro realtà. Il processo di formazione dell’identità omosessuale, a causa dell’omofobia interiorizzata, è molto più lento e faticoso di quello degli eterosessuali, dato che la costituzione di questa identità deve confrontarsi con lo stigma sociale. In sociologia il concetto di stigma è utilizzato per riferirsi al marchio attribuito ad un gruppo socialmente deprecabile, attribuito ai gruppi e persone devianti rispetto alla convenzione vigente che diventa norma. Le persone stigmatizzate si sentono colpevoli di questo loro marchio, e vengono viste dalla gente come colpevoli di questo atteggiamento di esclusione, vale a dire pensano di avere questo marchio perché lo vogliono. Questo atteggiamento rafforza i pregiudizi della società contro gli omosessuali, nonché tutte le reazioni estreme di paura, insoddisfazione, isolamento e rabbia che subiscono le minoranze e le categorie marchiate dallo stigma.

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